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Illusioni Perdute

“La coscienza, mio caro, è un bastone che impugnamo per battere il prossimo, ma che non usiamo mai su noi stessi (...) Ma come! Voi che mi sembrate intelligente, che arriverete a quella spregiudicatezza di idee che devono avere gli avventurieri dell’intelletto nel mondo in cui viviamo, voi vi impegolate negli scrupoli come una monaca che si sente colpevole di aver mangiato un uovo con concupiscenza? (...) Con la vostra penna, metterete insieme quattromila franchi l’anno, senza contare i guadagni che potrete fare con gli editori se scriverete per loro.

Ora, un sottoprefetto guadagna solo mille scudi e si annoia a morte nella sua Sottoprefettura. Io non vi parlo del piacere di andare a teatro senza pagare, perché questo piacere diventerà presto una fatica; ma avrete ingresso libero fra le quinte di quattro teatri. Per un mese o due siate duro e spiritoso: sarete sommerso dagli inviti, dai trattenimenti con le attrici; sarete corteggiato dai loro amanti; cenerete in trattoria solo nei giorni in cui non avrete trenta soldi in tasca né un invito in città. Alle cinque, al Luxembourg, non sapevate dove sbattere la testa, ora siete alla vigilia di diventare una delle cento persone privilegiate che impongono le opinioni alla Francia. Fra tre giorni, se la cosa riesce, voi potrete, con trenta parole, stampate in ragione di tre al giorno, far maledire la vita a un uomo; potete crearvi una rendita di piaceri presso tutte le attrici dei vostri teatri; potete far cadere una buona commedia o far accorrere tutta Parigi a vederne una cattiva. Se Dauriat si rifiuta di stampare le vostre Margherite senza darvi nulla in cambio, potrete farlo venire da voi umile e sottomesso a comprarle per duemila franchi. Siate furbo e fate uscire su tre giornali diversi tre articoli che minacciano di rovinare qualcuna delle sue speculazioni editoriali o un libro sul quale egli conta, e lo vedrete salire fino alla vostra mansarda e rimanervi attaccato come l’edera (...) Ecco i benefici del mestiere del giornalista. Perciò noi impediamo l’accesso dei giornali a tutti i nuovi venuti; non solo ci vuole un grande talento, ma anche molta fortuna per entrarvi. E voi state a cavillare sulla vostra fortuna!” (...)

“- Il giornalismo, invece di essere un sacerdozio, è divenuto uno strumento dei partiti; da strumento è diventato commercio, e come tutti i commerci, è senza fede né leggi. Ogni giornale è, come dice Blondet, una bottega dove si vendono al pubblico le parole del colore che vuole. Se esistesse un giornale dei gobbi, dimostrerebbe sera e mattina la bellezza, la bontà, la necessità dei gobbi. Un giornale non cerca di chiarire, ma solo di lusingare le opinioni. E così entro un dato tempo tutti i giornali saranno vili, ipocriti, infami, mentitori, assassini; uccideranno le idee, i sistemi, gli uomini, e fioriranno proprio per questa ragione.  Avranno la scappatoia di tutti gli esseri ragionevoli: il male sarà fatto senza che nessuno sia colpevole. Io, Vignon, e voialtri, tu Lousteau, tu Blondet, tu Finot, saremo degli Aristidi, dei Plutoni, dei Catoni, degli uomini di Plutarco, saremo tutti innocenti, potremo lavarci le mani di ogni infamia. Napoleone ha spiegato questo fenomeno morale o immorale, come vi piace, con una frase sublime che gli hanno dettato i suoi studi sulla Convenzione: nessuno è responsabile dei delitti collettivi. Il giornale può permettersi la condotta più atroce, nessuno si ritiene personalmente macchiato.

-Ma il  potere farà delle leggi repressive, - disse Du Bruel, - le sta preparando-.

-Bah! Che può la legge contro lo spirito francese- disse Nathan, -che è il più efficace di tutti i solventi?-

-Le idee non possono essere neutralizzate che dalle idee,– riprese Vignon. – Il terrore e il dispotismo possono solo soffocare il genio francese, la cui lingua si presta ammirevolmente all’allusione, al doppio senso. Più la legge sarà repressiva, più lo spirito esploderà, come il vapore in una caldaia. Così se il re fa bene, ma il giornale è contro di lui, sarà il ministro che avrà fatto tutto, e viceversa. Se il giornale inventa una infame calunnia, gliel’hanno riferita. Con l’individuo che si lamenta, se la caverà chiedendo scusa della eccessiva libertà. Se viene trascinato davanti ai tribunali, si lamenterà che non si sia andati a  chiedere una rettifica; gliela chiedete? la rifiuta ridendo e considera la sua colpa una bagattella. Infine, se la sua vittima trionfa, le dileggia. Se è condannato, se l’ammenda che deve pagare è troppo forte, additerà nel querelante un nemico della libertà, del paese, del progresso (...) Così le sue colpe sono tutte bagattelle, i suoi aggressori dei mostri, ed esso riesce in un dato tempo a far credere quello che vuole a coloro che lo leggono tutti i giorni. E poi nulla di quello che gli dispiace sarà patriottico, egli non avrà mai torto. Si servirà della religione contro la religione, della carta costituzionale contro il re; si farà beffe della magistratura quando la magistratura lo contrasterà; la loderà quando avrà servito alle passioni popolari. Per ottenere degli abbonati inventerà le fole più commoventi (...) Servirebbe il proprio padre crudo e condito col sale delle sue piacevolezze piuttosto che rinunciare a interessare o a divertire il suo pubblico. Sarà come l’attore che mette le ceneri del proprio figlio nell’urna per poter piangere più efficacemente (...)  Il popolo ipocrita e senza generosità (..) bandirà dal suo seno il talento come Atene ha bandito Aristide. Vedremo i giornali, diretti dapprima da uomini d’onore, cadere più tardi in mano ai più mediocri che avranno la pazienza e la vigliaccheria che mancano ai begli ingegni, o in mano a dei droghieri che avranno il denaro per comprarsi delle penne. Ma son cose queste che già vediamo! Fra dieci anni il primo ragazzino uscito di collegio si crederà un grand’uomo, monterà sulle colonne di un giornale per schiaffeggiare i suoi antenati, li tirerà per i piedi per prendere il suo posto. Napoleone aveva ragione a mettere la museruola alla stampa. Io scommetto che sotto un governo messo in piedi da loro, i fogli dell’opposizione batterebbero in breccia, con le stesse ragioni e con gli stessi articoli che si pubblicano oggi contro il governo del re, quel governo medesimo nel momento in cui rifiutasse loro qualche cosa. Più concessioni si faranno ai giornalisti, più i giornali diventeranno esigenti. I giornalisti arrivati saranno sostituiti da giornalisti affamati e poveri. La piaga è incurabile, sarà sempre più maligna, sempre più fastidiosa; e più il male sarà grande più sarà tollerato, fino al giorno in cui la confusione entrerà nei giornali a causa del loro grande numero, come a Babilonia. Tutti quanti noi sappiamo che i giornali andranno più lontano del re in fatto di ingratitudine, più lontano del più sporco commercio in fatto di speculazioni e  di calcoli, che divoreranno le nostre intelligenze per vendere tutte le mattine il loro distillato cerebrale a trentasei gradi; ma noi continueremo tutti a scriverci, come coloro che sfruttano una miniera di mercurio sapendo che ne moriranno. Ecco là, accanto a Coralie, un giovane... come si chiama? Lucien! è bello, è poeta, e quel che conta di più, per lui, è intelligente; ebbene, egli entrerà in uno di quei luoghi di perdizione chiamati giornali, vi sprecherà le sue idee più belle, vi prosciugherà il suo cervello, vi corromperà la sua anima, vi commetterà quelle vigliaccherie anonime che nella guerra delle idee rappresentano gli stratagemmi, i saccheggi, gli incendi, i voltafaccia della guerra dei condottieri. Quando, come mille altri, avrà speso il suo ingegno a profitto degli azionisti, questi mercanti di veleno lo lasceranno morire di fame se ha sete, e di sete se ha fame-.”

H. DE BALZAC, Illusioni Perdute (1837-1842), trad. di A. Michettoni, MIlano, 1973, vol. I, p. 274-276, 297-300.

Commenti

Ho segnalato due cose o tre sul microcredito nel precedente topic sul maldipancia "proletario" che potrebbero interessare 'Lurker', se mai passa da qui o da li, o altri.

à dopo.

Francesca | 16.03.07 11:37

C´era un capitolo del romano, quello iniziale sul passaggio dalla tipografia "arcaica" all´editoria "moderna", che meritava di essere postato integralmente. Ma era troppo lungo... Come pure quello sull´industria della ´carta, o quello sull´avvocatura. Niente di strano che Marx e gli altri amassero tanto Balzac.

KK | 16.03.07 14:43

Anche il brano che ho postato, pero´, e´ quanto mai significativo. Si vede benissimo che Balzac ha dei pregiudizi "reazionari" nei confronti dell´ índustria e dell´ editoria in particolare; ma le cose le vedeva molto chiaramente.
E´ ovvio che le ragioni non sono quelle che immaginava Balzac, pero´ i suoi giornalisti non sono tanto dissimili da quelli di oggi, mi pare.

KK | 16.03.07 14:51

KK, non maledirmi ma io fatico un poco a capire il valore del pezzo che hai postato.

E' certamente colpa mia, mi sfugge qualche cosa, ma io non ci trovo (a parte la straordinaria capacità di ironia dell'autore) molto di più del luogo comune sul funzionamento dei giornali.

Quello che scrive Balzac pare esattamente quel che si sente dire sui tram la mattina da chi non fa lo sforzo neppure di leggere un giornale e cerca un modo per autosolversi della sua pigrizia.

colico | 16.03.07 18:41

Il post di Grillo di ieri (18) sembra in perfetta sintonia ....:-)

kriss | 18.03.07 19:24

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