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Discutiamo di questo metodo

La replica (di ieri su Rep) di D'Avanzo a Travaglio merita un breve commento. Premetto che non è qui in discussione il fatto di cui discute Travaglio, e che coinvolge l'attuale Presidente del Senato.

Quel che è in discussione è un metodo - di cui proprio Rep si è fatta per troppo tempo vessillifera, ragion per cui articoli come questo risultano quanto mai promettenti.

"Che cos'è un "fatto", dunque? Un "fatto" ci indica sempre una verità? O l'apparente evidenza di un "fatto" ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l'esercizio indispensabile del giornalismo che, "piantato nel mezzo delle libere istituzioni", le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio ("Io racconto solo fatti") si confonde e confonde i suoi lettori."

Mi sembra, ripeto, particolarmente rincuorante che un noto giornalista di Rep riconosca che il giornalismo può non solo proteggere, ma anche corrompere le "libere istituzioni".

"E' l'impegno che Travaglio trascura. Il nostro amico sceglie un comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del "vero" e del "falso". Afferra un "fatto" controverso ... Con la complicità della potenza della tv ... lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: "Anche la seconda carica dello Stato è un mafioso...". ...  Discutiamo di questo metodo, cari lettori. Del "metodo Travaglio" e delle "agenzie del risentimento". Di una pratica giornalistica che, con "fatti" ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica. E' un paradigma professionale che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target (gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come a sinistra)."

Sembra di sognare: un giornalista di Rep che rammenta che il difetto di cura, l'omissione di impegno del professionista può portare alla corruzione del corpo sociale, all'imbarbarimento della politica e delle istituzioni.

Commenti

Puntuale risposta di Travaglio
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e che puntualmente manca il bersaglio.

KK | 15.05.08 12:35

Il y a plus.

Per descrivere il "metodo" D'Avanzo cita le scuole o i maestri di giornalismo.

Non c'è niente di specificamente 'giornalistico' o savant in quel metodo. E' il 'metodo' di qualsiasi studente del primo anno alle prese con il suo primo essay, di un artigiano qualsiasi alle prese col legno che si scheggia, i mattoni che non c'entrano, la muffa che s'installe, l'acqua che non scorre. Una roba anti-postmoderna se ce n'è una:)

E' in più una roba DI TUTTI. Dunque 'rivoluzionaria'.

Francesca | 15.05.08 13:08

La replica di Travaglio ("imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni", " D'Avanzo sta cercando - con miseri risultati - di minare la fiducia dei lettori nella mia onorabilità personale e nella mia correttezza professionale, eccomi qui pronto a denudarmi", "Se questo maestro di giornalismo avesse svolto una minima verifica prima di scrivere quelle infamie") secondo me è molto significativa anch'essa perché il succo è: *IO* sono al di sopra della critica. *IO* posso ogni giorno insinuare sinistri sospetti sul conto degli altri, rimarcare contraddizioni tra quel che altri hanno detto ieri e quel che dicono oggi, ma *A ME* nessuno può venire a chiedere conto di nulla, perché quel che conta non è quello che faccio, è quello che sono (e infatti, "eccomi pronto a denudarmi": come se mostrarci le sue vergogne sostituisse un argomento). No?

Capitolo coerenza. Travaglio tiene una rubrica fissa su Rep ("Carta canta") in cui scopre continuamente contraddizioni tra quel che uno diceva ieri e quel che dice oggi (es.: ieri Sgarbi diceva di Bondi che è una nullità, oggi - che lo nomina sottosegretario - dice di averlo seprre stimato. Contraddizione! Sgarbi è un cialtrone!). Ma Travaglio dimentica che si può legittimamente cambiare idea, non solo perché cambiamo noi, ma perché cambiano gli altri, e cambiano le circostanze (magari anche perché noi abbiamo contribuito a cambiarle). Oppure che le idee possono restare le stesse, ma può cambiare il modo per metterle in pratica.
Invece qual è la ricetta che la parte politico-culturale a cui appartiene Travaglio (cioè MicroMega) ha "riscoperto" per rilanciare la sinistra? Semplice:
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ma la coerenza, diamine! La "coerenza intransigente e radicale con i valori che si dichiarano".
La "coerenza" in questa accezione vuol dire, va da sé, ripetere continuamente sulle stesse note la medesima canzone, anche se per avventura ormai superata dai fatti. E va anche da sé che per accontentare MicroMega o Travaglio, i leader dell'ANC nei primi anni Novanta non si sarebbero mai dovuti sedere al tavolo delle trattative con De Klerk e i nazionalisti al potere in SA, visto che li avevano sempre fieramente combattuti come razzisti e fascisti: dove andava a finire la coerenza, sennò? Non c'è tregua fra l'uomo e il leone, diceva quello.
Era Polonio, mi pare, che nell'Amleto raccomandava al figlio Laerte di "essere sempre fedele a se stesso". C'è tutta una letteratura psicologica e psicanalitica (Watzlawick ecc.) che parla dei danni immani che essere sempre fedeli a se stessi può comportare.

KK | 15.05.08 14:37

Questa preoccupazione dovrebbe essere tale anche nel caso in cui, con singoli episodi, si criminalizzano intere comunità.
Da questo punto di vista constato un certo appiattimento generale.
L'altra questione, che il post mi solletica, è quella rispetto al "feeling", alla percezione che sembra essere diventato un modo per analizzare e porre le questioni (es. la criminalità ).Quanto contribuiscono i D'Avanzo ed i politici in questo, e qual'è la priorità Travaglio o l'ipocrisia di chi osserva i campi rom andare a fuoco e non dice nulla su chi ha contribuito a creare il clima?
Per chiudere, perché invidiamo le tradizioni liberali quando osserviamo come vengono trattati i politici nei paesi anglosassoni?

Mario | 15.05.08 14:58

D'accordo, Mario, ma non ti sembra che l'"appiattimento generale" per cui si criminalizzano intere comunità, altro non sia che l'altra faccia di quello stesso clima culturale per cui il nemico politico (o il concorrente universitario, il giornalista rivale, ecc.) è un disonesto, un mafioso, un puttaniere, il tutto ovviamente da urlare senza la minima prova, senza il minimo "impegno", come dice D'Avanzo?

Inoltre
Nei paesi anglosassoni i politici vengono trattati male. Ma non so se hai presente anche come trattano i giornalisti che scrivono cazzate (o i professori che non insegnano, gli impiegati che non lavorano..).

KK | 15.05.08 15:06

Non ci vuole un c***o a praticare la coerenza radicale con i valori che si dichiarano, soprattutto se i 'valori' si 'dichiarano' (ma non si sa come si producono(*): magari è un ormone, magari una illuminazione interiore, magari una secrezione di qualche ghiandola, magari una Gratia, un pre-giudizio, un'anima ingombrante, una rabbia coquette o tremendissima, una cattiva digestione): ci riesce qualsiasi razzista, fascista, bigotto o semplicemente cretino tuttodunpezzo.

Ma poichè c'è una differenza, allora essa deve consistere in qualcos'altro. Magari la 'produzione', appunto? Magari il 'metodo' c'entra con la 'produzione'?
Ecco qualcosa di 'marxista' e di fondamentale sparito dalla cultura 'di sinistra'.

(*)en passant. Come sa qualsiasi chimico o albergatore o ginnasta conosca due o tre cose di fisica statistica, è una fondamentale cazzata che le interazioni 'orizzontali' (tipo 'internet') di agenti spontaneamente tuttodunpezzo produca strutture piatte e diffuse. Possono produrre e producono invece gerarchie e strutture che possono essere tanto rigide e persistenti quanto l'Impero Hyper-Galattico.

Francesca | 15.05.08 16:22

Immarcescibile e granitica corenza d'acciaio con i valori che si dichiarano:
link
(so 'bbboni tutti, e si sa da un bel pezzo)

Metodo "buono, puro e pulito" sive "iconico"

"Durante la campagna elettorale per il Comune di Roma Gianni Alemanno ha promesso il raddoppio del Grande raccordo anulare, ma un'icona dell'ambientalismo come Carlo Petrini sostiene che il neosindaco della capitale "è un politico senza difetti"

Metodo "matrioska"

"Il bisogno di sicurezza che ha spinto gli elettori verso destra è anche un bisogno di identità e chi minaccia l'identità è un certo tipo di globalizzazione e tra chi si oppone a questo tipo di globalizzazione c'è sicuramente l'ambientalismo"

Metodo "Noto" (speciale mentione per i 'valori' localistici)

"Se è vero che nel centrodestra c'è una mancanza storica di cultura ambientale, è anche vero .. che si sta recuperando in fretta, grazie soprattutto al ricambio generazionale: battaglie ambientaliste come quella contro le trivellazioni petrolifere in Val Di Noto viste inizialmente con scetticismo iniziano ad essere apprezzate per il loro valore localistico, per l'impegno a favore della bellezza e della qualità come prima risorsa da tutelare. Non a caso tra le cose più a lette a destra in questo momento c'è 'Pensiero meridiano' di Franco Cassano".

Metodo "annacquato"

"Una parte dei valori dell'ambientalismo moderno, come la lotta alla globalizzazione, la difesa delle identità locali e delle tradizioni, la critica del materialismo, fanno parte del patrimonio della destra 'storica', ma la destra attuale è solo un contenitore elettorale privo di ideali"..."Per tutta la campagna elettorale Veltroni ha ripetuto come un disco rotto che "l'Italia deve crescere", parole che devono aver avuto l'effetto dell'orticaria su un entusiasta sostenitore del "Movimento per la decrescita felice" che "festeggia quando il Pil scende", come il presidente di Fare Verde.

Metodo "picconate 'ndo-coglio-coglio"

"Nella passata legislatura il verde Paolo Cento da sottosegretario all'Economia ha contribuito all'approvazione del disegno di legge per l'introduzione dell'indice di sostenibilità ambientale, una prima piccola picconata alla dittatura del Pil e della crescita ad ogni costo, ma la sinistra ha pensato bene di tenere l'iniziativa semiclandestina"

Francesca | 15.05.08 17:10

:-))
Alla "coerenza" contribuirà forse anche la serena consapevolezza che "l'ambientalismo non è né di destra né di sinistra"? E d'altronde come sorprendersi che "tra le cose più a lette a destra in questo momento c'è 'Pensiero meridiano' di Franco Cassano" o che Carlo Petrini in persona provveda a sdoganare Alemanno ("è un politico senza difetti")?

KK | 15.05.08 17:26

Bisogna dire che il "metodo buono, puro e pulito" non è proprio colpa di Petrini. E' in realtà una ibridazione - forse via metodo "matrioska" sive "paralogismo del kaiser" - del metodo standard "Repubblica"

1-Alemanno propone raddppio GRA
2-GRA è anti-ambientale
2.b-(variante metodo "picconate ndo.c.c":
il raddoppio del GRA fa crescere la forfora o il PIL)
3-l'icona dice che Alemanno è un politico senza difetti (ma non si sa se voleva dire che ha tutti gli arti e non louche da un occhio)

Dunque il GRA è anticasta (metodo "vaffanculo" omesso nel commento sopra), oppure Dunque Alemanno è nato a Noto, o è noto alla Nato, oppure Dunque la matrsioska è felice, non so più..

Francesca | 15.05.08 17:43

Be', c'è sempre a disposizione il metodo di last resort, anche detto metodo del Libretto Rosso: "C'è grande confusione sotto il cielo, la situazione è ottima".

KK | 15.05.08 17:47

Ah! vero!
clap clap clap clap clap clap clap.

PS: Ne laisse surtout pas tomber l'affaire MIE. Tu te renderas à toutes les présentations de livres, les colloques, ect.
Je veux tout savoir!! J'espère que Anna voudra bien nous raconter ce qui s'est passé à l'emission radio.

Bises.

Francesca | 15.05.08 17:52

Brrrr, a tutte le presentazioni???
Comunque, per la radio, chiedo a addb.

KK | 15.05.08 18:30

grazie per la segnalazione di questo articolo interessante.

noto pero', a malincuore, che da una parte d'avanzo rimprovera a travaglio di "trascurare l'impegno" e dall'altra pubblica quella che, stando alle parole di travaglio è una vera e propria palla.

schematizzo:
1. travaglio dice che x va a cena con y (essendo y un mafioso). d'avanzo gli rimprovera (giustissimamente) che il semplice fatto nudo e crudo, per quanto accertato, serve a poco.

2. d'avanzo dice che z va a cena con w e....questo è semplicemente falso!

insomma se il "metodo travaglio" lascia il tempo che trova (anche se credo che sia ingeneroso rimproverare l'assenza di impegno), mi pare che il d'avanzo *in questo caso* predica bene per poi razzolare male.

soupe | 16.05.08 14:40

Per curiosità, Soupe, mi sono riletto con attenzione sia D'Avanzo sia Travaglio e ho visto quanto segue.

D'AVANZO dice:
1) T. conosce Ciuro
2) T. ha telefonato a Ciuro per dei cuscini
3) gli inquirenti ne hanno dedotto che T. e C. erano in vacanza insieme
4) un certo Aiello ha dichiarato agli inquirenti di aver pagato lui le vacanze di T., su richeista di C.

TRAVAGLIO replica:
1) non conosco Aiello (ma D'A. non ha mai affermato il contrario)
2) la vacanza l'ho pagata tutta io (ma D'A. non dice che non l'ha pagata: dice che Aiello ha raccontato agli inquirenti che, e questo T. non lo ha smentito)
3) conoscevo C. che mi ha consigliato un villino
4) non sono andato in vacanza con C. (ma anche qui, D'A. non dice il contrario: dice che a dedurre che erano in vacanza insieme sono stati gli inquirenti, ed anzi dice che gli inquirenti lo deducono "per approssimazione" e che "durante le indagini, trovano un'ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente"!)
5) ci sono poi stati problemi col prezzo, C. mi promise di intervenire e poi non lo fece
6) C. mi prestò dei cuscini, di qui la telefonata.

Sinceramente, soupe, dove starebbero le "bugie" di D'Avanzo? D'A. racconta o cose che alcuni (C. e Aiello) hanno detto, o cose che gli inquirenti hanno "dedotto" (secondo D'A., erroneamente), o cose che T. ammette essere vere. A me sembra piuttosto una descrizione "oggettiva" - ma indubbiamente, nel complesso,c alunniosa. Porprio coem quella di T. su Schifani.
C.D.D.

KK | 16.05.08 17:10

Mi avete tolto ogni possibilità di aggiungere qualcosa! Avete detto tutto e condivido tutto. Uffa.

etienne64 | 16.05.08 18:36

:-))
Peccato, mi piace quando qualcuno non è d'accordo.

KK | 16.05.08 18:40

Io non sono d'accordo, figurati. A me Travaglio non piace granchè ma stavolta ha ragione da vendere. E se poi la predica arriva da Repubblica, mi viene da ridere.
Nello specifico, D'Avanzo dice solo cazzate. Punto. Travaglio parla di un fatto che nessuno può smentire: i rapporti di Schifani con alcuni personaggi che poi sono stati inquisiti e processati per mafia. E la cosa da chiedersi sarebbe stata: ma come si fa a diventare consulenti di un comune come quello di Villabate? Perché si è bravi?
Qui l'unico che dovrebbe spiegare e velocemente è Schifani che è il presidente del Senato, per la miseria.

Detto ciò, so bene di essere fuori tema.
Ma lo faccio per fare incazzare kk...

PS
Siamo un Paese in cui la camorra allontana i Rom a colpi di molotov: ragazzi, non c'è salvezza.

Alberto | 17.05.08 09:55

No, Alberto, non sei fuori tema. Tu dici che Schifani dovrebbe spiegare poerché concsceva due persone che dieci anni dopo sono state inquisite per mafia e perché è stato consulente di un comune che dieci anni dopo è stato sciolto per mafia. Questa è un'opinione legittima. C'è da chiedersi (io me lo chiedo) se il fatto che S. non sente il bisogno di spiegare ciò non dipedna proprio dal fatto che certo giornalismoi italiano pretende di sostituire fatti del genere (che di per sé, ovviamente, non significano nulla, o possono significare tutto) alle verità giudiziarie, che come tutti sappiamo si formano nei processi. A furia di usare questo metodo, continuando irresponsabilmente a parlare di "fatti" e "verità", si inquina irreparabilmente il clima democratico, e si finisce per arrivare a una situaizone (l'attuale) in cui non si discute più ma si abbaia. E' questo quel che dice D'Avanzo: è tutt'altra cosa, e io sono convinto che abbia ragione.

KK | 17.05.08 10:28

io dico che mancini e materazzi sono dei mafiosi...
forza romaaaaaaaaaaaaaa!

addb | 17.05.08 10:58
alessandro | 17.05.08 11:22

Mi sembra che anche Gomez non abbia capito quel che dice D'Avanzo. D'Avanzo non voleva rendere pubblico un fatto (tantomeno un veleno), come pensa Gomez: voleva dimostrare come, con il metodo di Travaglio, si possa dimostrare qualsiasi cosa su chiunque. Era un exemplum, non un fatto, né una notizia. Ed è paradossale che proprio Travaglio (che ha sì citato un fatto, o magari una notizia, ma non ha fatto alcun "ragionamento") dica - contro D'Avanzo - che "chi non può attaccare il ragionamento, attacca il ragionatore". Qui l'unico che ha ragionato è proprio D'Avanzo.

KK-->Ale | 17.05.08 17:54

Sig.Cretinetti

Quello a cui si è assistito quotidianamente dal 13 maggio in poi sulle pagine di Repubblica ad opera della più autorevole (forse fino ad oggi) e sicuramente potente firma della testata, Giuseppe D’Avanzo, non è la critica lecitissima, nonostante il contesto da linciaggio permanente appena apre bocca, del collega Marco Travaglio, ma una resa dei conti con definizioni dal sapore diffamatorio e paragoni quantomeno indegni, per bollare come fasullo, tartufesco e pernicioso “il metodo Travaglio”. Quello che fa Marco Travaglio, può benissimo essere criticato, non condiviso, giudicato eccessivo o provocatorio data l’assuefazione ad una cronaca politica ritagliata sui desiderata dei protagonisti, peraltro non criticata dall’inflessibile analista-filosofo D’Avanzo che discetta del rapporto tra evidenza e verità, tema che ha impegnato il pensiero occidentale dai presocratici in poi, con una supponenza sconosciuta ad Aristotele, Platone e Kant.

Ancor più possono essere criticati i suoi eventuali acritici seguaci: tra le centinaia e migliaia di cittadini che ogni giorno in tutte le piazze d’Italia si accalcano per ascoltare Marco Travaglio da molti anni a questa parte e senza che mai la stampa né nazionale, né locale ne desse adeguatamente conto fino al successo televisivo, può esserci e quasi sicuramente c’è una minoranza di fans senza ulteriori definizioni. Ma i milioni che testimoniano interesse per Marco Travaglio e Michele Santoro e per i fatti che raccontano piuttosto che per il salotto attrezzato per tutte le stagioni di Porta a Porta, non possono essere descritti tout court da D’Avanzo come una massa abulica ed acefala più o meno inferocita in preda “ad un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo ed irrefrenabile..”

Per minare la credibilità di Marco Travaglio, la sua onestà intellettuale e la sua professionalità Giuseppe D’Avanzo inizia con i dubbi che attribuisce ai suoi eccellenti maestri sull’allievo che poi si sarebbe rivelato indegno, si appella alla “confusione” di cui sarebbe preda e che ingenererebbe nei suoi beoti lettori, lo accusa di fare giornalismo da salotto e non di inchiesta, di mettersi all’ombra dei Vaffa invece di andare in Sicilia, di avvalersi di espedienti, di disinteressarsi del “vero” e del “falso” dopo averci messo in guardia per metà articolo-invettiva contro la fondatezza di questa contrapposizione.

Il demone Travaglio, quasi fosse il giornalista più potente e più protetto d’Italia e non avesse casomai fondato il suo consenso sul suo personale coraggio e le capacità professionali, sarebbe in grado, attraverso la manipolazione di un fatto, nella fattispecie, le consuetudini, di natura economica e lavorativa, di Schifani con personaggi mafiosi, di gettarlo in faccia ad una succube opinione pubblica: complice la potenza della TV, l’impotenza della Rai, l’inermità di Fazio. Il risultato: spargere arbitrariamente veleno sulle istituzioni. Sembra sinceramente di sognare. La potenza della tv che viene evocata non per denunciare il guasto del rimbecillimento e dell’imbarbarimento prodotto da oltre 20 anni dalla tv commerciale e dalla mancata concorrenza del servizio pubblico; l’impotenza della Rai, che peraltro ha immediatamente aperto un’istruttoria insieme all’Authority, (secondo autorevoli pareri esorbitando dai suoi compiti) contro Travaglio e Santoro, in balia dunque degli untori dell’antipolitica piuttosto che della più bieca lottizzazione partitocratrica che oggi, grazie all’agognata “semplificazione” si riduce al pensiero unico del veltrusconismo.

Insomma “il metodo Travaglio” è sintetizzabile in “una pratica giornalistica che “con ‘fatti’ ambigui e dubbi manipola cinicamente il lettore/spettatore.. un paradigma professionale che sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali… può distruggere chiunque…gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti a destra come a sinistra…”. E qui evidentemente sta la ratio del linciaggio bipartisan, contro un giornalista un po’ anomalo che non ha danti causa nel Palazzo, sport in cui D’Avanzo si accredita come insuperato battipista. Al seguito le voci più intrepide, dal Riformista che titola in prima pagina “Un passato travagliato” citando entusiasta D’Avanzo e compiacendosi per “la fine di un mito” all’impavido Giornale che esibisce con giubilo “Travaglio l’impresentabile, il giornalista di cui Repubblica si vergogna”, passando per Europa che dopo due giorni di attacchi se l’è dovuta vedere con discreto numero di lettori infuriati. Insomma meglio di D’Avanzo non avrebbero potuto fare nemmeno Ferrara, Facci e Guzzanti in un pensatoio congiunto: affondare “il metodo travaglio” messo alla gogna come manipolazione basata su una sorta di sillogismo zoppo che pretenderebbe di considerare mafioso Schifani in quanto sodale di mafiosi, attraverso una surrettizia e assurda comparazione, tesa a dimostrare come Travaglio possa rimanere vittima del suo stesso “metodo”.

Il filosofo-giornalista che si impanca a vestale della deontologia professionale e detta le regole del buon giornalismo ad un collega ritenuto nemico pubblico della civile e pacifica convivenza, cita una telefonata intercettata tra Marco Travaglio e Giuseppe Ciuro maresciallo della Dia, già consulente di Falcone e al tempo segretario del PM Antonino Ingroia, condannato in seguito per favoreggiamento a Michele Aiello, a sua volta condannato a 14 anni per associazione mafiosa. La telefonata è dell’estate del 2002 e ha come oggetto dei cuscini che Ciuro insieme ad altri vicini di bungalow aveva prestato a Travaglio in vacanza in Sicilia a sue spese, particolare abbastanza rilevante dato che D’Avanzo riporta come secondo l’avvocato di Aiello, su richiesta di Ciuro, avrebbe pagato il soggiorno lo stesso Aiello.

D’Avanzo, allievo e maestro di cattiva retorica, finge di snocciolare questo casuale esempio come costruzione di una “prova maligna”, una delle tante di cui si abbevererebbe “quell’agenzia del risentimento” di cui Travaglio sarebbe florido titolare. Ma con occhio sgombro da subdoli sofismi retorici, si fatica a vedere che cosa abbiano in comune quella telefonata intercettata sui cuscini con le deposizioni rese da Francesco Campanella e dallo stesso Schifani a proposito di partecipazioni societarie o di consulenze urbanistiche di quest’ultimo con e per personaggi rivelatisi in seguito mafiosi di peso e che comunque al tempo non erano sicuramente segretari di alcun PM antimafia.

Intanto il maresciallo Ciuro ha confermato punto per punto il racconto dei fatti di Marco Travaglio e annuncia una querela a D’Avanzo per averlo definito favoreggiatore di Bernardo Provenzano, circostanza non di poco conto che non risulterebbe in alcun atto processuale.

Marco Travaglio ha deciso di querelare D’Avanzo e d’altronde oltre che nella ricostruzione dichiaratamente in malam partem della telefonata con Ciuro ed annessi, a prima vista, non è difficile cogliere diversi profili diffamatori della dignità professionale nell’intero articolo “Non sempre i fatti sono la verità” che pure faceva seguito al precedente “La lezione del caso Schifani” di tenore non molto più lusinghiero.

La domanda desolata è come, nonostante diverse anticipazioni, un giornalista delle capacità di D’Avanzo sia sprofondato in questo baratro di supponenza e faziosità velenosa. Sembra che il peccato più diffuso, meno confessato dagli italiani e in fondo meno confessabile sia l’invidia.

Daniela gaudenzi

Anonymous | 18.05.08 08:47

L'intervento dell'anonimo qui sopra (che, con caratteristico simpatico coraggio, ha postato per intero un articolo di sostegno a Travaglio facendolo precedere da un amabile riferimento alla persona del sottoscritto) è, mi sembra, il tipo più irrefutabile di conferma della verità di quel che intendevo dire col mio post (e di quel che dice D'Avanzo): una conferma, cioè, involontaria.
Sarebbe facile procedere punto per punto a dimostrare la inconferenza o irrilevanza degli addebiti che la g. muove a D'A. (così potremmmo ricordare che il primo a tirar fuori i "maestri" non è stato D'A., ma T., e che quindi l'arrogante è lui; che non è scritto nelle Tavole della Legge che il buon giornalista è quello che critica "una cronaca politica ritagliata sui desiderata dei protagonisti"; che se per stabilire la bontà di un argomento conta il numero di lettori che stimano T. e lo vanno a sentire in piazza o scrivono lettere a suo favore ai giornali, allora forse valgono anche le decine di milioni di persone che hanno votato per il partito di Schifsni e per la sua elezione a pres. del Senato; che se Porta a Porta fa schifo perché i politici possono dire quel che gli pare senza contraddittorio, non è che trasmissioni dove un giornalista dice quel che gli pare su un politico, parimenti senza contraddittorio, sarebbero meglio; che se D'A. è un tartufo, allora lo è anche T. che va in TV a dire che Schifani ha avuto amicizie mafiose e cointeressenze in imprese con comuni sciolti per mafia, ma poi ci tiene a specificare di non aver mai detto né pensato che S. è mafioso; che se la gaudenzi non ha ancora capito che nesso c'è tra la vicenda S. raccontata da T. e la vicenda T. raccontata da D'A. - che NON consiste nella identica "gravità", o anche lontanamente equivalenza, dei comportamenti ascritti, ma nel metodo- allora è inutile perdere ancora tempo a spiegarglielo; che il fatto che Ciuro annunci di aver "querelato" D'A. per dei fatti che D'A. ricava da una condanna del Ciuro, la dice lunga sull'obiettività di chi dimentica tutte le volte che a beccarsi una querela è stato T.; e così via); ma il punto importante è che l'articolo della gaudenzi è la conferma appunto che il virus del cattivo metodo ha GIA' avvelenato il confronto democratico. Non si tratta più di stabilire qual è il metodo giornalistico corretto, ma solo di identificare con precisione da che parte si sta. Dopodiché, si può cominciare a sparare a palle icnatenate, possibilmente facendo anche a chi le spara più grosse.

KK | 18.05.08 12:23

a parte l'imbecillita' dell'apertura da avanspettacolo di bassa lega e a parte tutte le incongruenze che tu citi KK ci sono delle cose che mi piacerebbe discutere con tutti quelli che ne hanno voglia.

per prima cosa vorrei lasciare da parte la discussione se travaglio e' un peracottaro allora d'avanzo e' una peracotta (anche se pochi giorni fa avrei voluto postare qui una questione che ora sarebbe in tema. su repubblica appare la seguente notizia: titolo: tremonti: il tesoretto non c'e'. articolo: tremonti dice che il tesoretto non c'e', prodi dice che c'e'. e io mi chiedevo ma voi giornalisti qualcosina la volete dire o no?).

nella questione del merito invece mi sembra che d'avanzo utilizzi un argomento retorico piuttosto trito. tu dici che non ha interesse se "i fatti" citati da d'avanzo a proposito di travaglio siano paragonabili o meno a quelli citati da travaglio a proposito di schifani.
a me sembra che la differenza sia di sostanziale importanza.
non vorrei farlo ma citare pasolini quando affermava di avere la certezza della colpevolezza di una classe politica pur senza averne le prove mi viene spontaneo. s

ora il punto secondo me e' che il confine tra un uso peloso del giornalismo del sospetto e un uso coraggioso del giornalismo contro un sistema corrotto non e' facilmente tracciabile.

e io sinceramente non saprei dove piazzare travaglio ma non sono cosi' sicuro che il metodo travaglio possa essere disprezzato tout court come fa d'avanzo, perche' proprio la il correlare fatti in modo diverso da come vorrebbero il potere politico e quello giudiziario mi sembra uno dei compiti del giornalismo.

mamo | 18.05.08 15:40

Ciao Mamo,
quel che volevo dire (ma ammetto di non essere stato chiaro) è che il merito qui è irrilevante perché la cosa importante del pezzo di D'Avanzo non è l'accusa a Travaglio di avere amicizie discutibili (non è affatto questo quel che dice D'A., no?) ma l'invito ai suoi lettori a discutere di quel metodo.
In secondo luogo, e venendo al merito: D'A. dice che T. è un tartufo, perché in TV ha detto 1 e ha detto 2, sapendo benissimo che ci avrebbe pensato il pubblico a fare l'addizione 1+2=3, senza bisogno che lo facesse lui (così ha potuto tranquillamente difendersi, a seguito delle polemiche, dicendo: ma "3" io non l'ho né detto né pensato!). Il "metodo" che D'A. critica è questo, e onestà impone di dire che non è proprio certo solo di T.
Aggiungo che il metodo di T. non è semplicemente "giornalismo del sospetto", ma qualcosa di più grave: consiste nella convinzione che, in qualche modo, anche in faccende diciamo così "complesse", i fatti "parlino da soli"- mentre non è affatto vero che sia così. Accade nel giornalismo giudiziario: in uno Stato di diritto, i processi si fanno in Tribunale, non sui giornali o in TV, il che già rende il mestiere del cronista giudiziario scivoloso e delicato in generale; se poi si ha anche la pretesa di sostituire ad una faticosa e accurata analisi delle prove e dei fatti (che non hanno tutti la stessa importanza) la convinzione che basti limitarsi a raccontare il fatto (pur vero) che un politico, nello stringere le sue brave 200.000 paia di mani l'anno, ha stretto anche quella di due mafiosi, allora a me pare che abbiamo un problema (la cui faccia più vistosa è Vespa che rifà in TV i processi penali del giorno, o quelli che rifanno sui giornali o sui libri i processi a Berlusconi imputando, a seconda del punto di vista, ai magistrati di essere stati troppo generosi o troppo severi). Un "fatto", in un processo, non parla mai da solo! Se poi aggiungiamo che queste semplificazioni del cazzo avvengono continuamente anche in altri campi (così, se uno scienziato dice che le obiezioni correntemente mosse agli Ogm sono scientificamente infondate, e questo scienziato attualmente dirige una ricerca congiunta Italia-Cina sugli Ogm, questo è un fatto che "parla da solo"? Molti ti direbbero di sì - per es. Conteoliver, a suo tempo, su questo blog, ha detto che sì, è un fatto che parla da solo: quello scienziato parla per interesse, quindi è biased e i suoi argomenti non sono attendibili), la situazione a me sembra ancora più grave.

KK | 18.05.08 18:01

ma a un certo punto, passata una certa soglia un giornalista puo' ritenere che i fatti parlino da soli?
e se la magistratura di questi fatti non se ne cura, il giornalista che deve fare?

ecco, a me non sembra che il giudizio sia cosi' semplice. non credo ci sia una regola matematica per decidere quando scodellare i fatti.

mamo | 18.05.08 21:50

Che non ci sia una regola fissa, data una volta per tutte, ne sono convinto anch'io.
Credo che proprio questo volesse dire D'Avanzo quando ha scritto: cari lettori, discutiamo di questo metodo.

KK | 18.05.08 22:58

Discutere il metodo, non Travaglio o Schisani.
Perderebbero qualcosa in efficacia (????), Travaglio o La Repubblica tutta intera, che si sveglia con Mauro o D'Avanzi solo quando Grillo o Travaglio rovesciano i piatti di casa, a lasciar perdere il metodo 'Ami du Peuple'?

Non è questa la cosa? La cosa semplicemente e letteralmente laica - propria, pertinenza di tutti, non di specialisti, chierici, particolarmente consacrati - fra l'altro?

Gli uni discutevano Dreyfus, gli altri il "metodo"(*). Gli uni discutono Sofri, gli altri il "metodo".

Senza di che bisogna che Colico ci faccia vedere la firma di Hitler perché ci accorgiamo che una certa proposizione è fascista. Bisogna che lo scriva Tremonti perchè ci accorgiamo - con stupore - di che parla Naomi Klein. Bisogna che lo dica uno di destra perchè ci accorgiamo - con sorpresa - di che tratta il 'pensiero meridiano'.

(*)cfr: ce grand cadavre à la renverse.

Francesca | 19.05.08 07:48

Chiosa. E' davvero carino come la Gaudenzi, nella perfetta scia di un sacco di gente, attribuisca ad un processo virtù gnoseologiche capaci di farti raggiungere (suppongo) l'illuminazione.
Chiunque abbia fatto un esamino di filosofia del diritto o due righe di procedura (sopratutto penale) è stato tormentato con i discorsi sulla relatività dell'accertamento giudiziale, la sua fallibilità: ma no, la sentenza ha detto, ha fatto etc etc.
Per arivare alla cosa bellissima che preannuciare la proposizone della solita, esasperante querela, è la prova di qualcosa.
Ok, Dio è morto e non ci sono più certezze ma sostituire il vecchio con il giudicato, mi sembra sempre di più meschino.

etienne64 | 19.05.08 09:48

Giusto, Eyienne. Per non ricordare poi il banalissimo fatto che una querela non è manco lontana parente del giudicato...

KK | 19.05.08 10:08

kk, per esempio questa frase:
"Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco"

stando a quanto dice travaglio, riporta una pura invenzione facilissimamente smontabile (bastava chiedere a travaglio).

la differenza sta tutta li': travaglio parla di un fatto accertato (e si, certo, pone il fatto malignamente) d'avanzo fa circolare una voce falsa.

se avanzo non avesse trovato questo esempio cretino, sarei stato perfettamente d'accordo con la prima parte del suo articolo

soupe | 19.05.08 12:16

Scusa, ma mi veniva in testa ancora una cosa. In tema di diffamazione il giudizio non corre sulla verità o meno dei fatti, ma sulla valenza offensiva dell'espressione.
Salvo il deferimento al giurì d'onore (che non mi pare strada molto comune) resta certo che una affermazione vera può essere diffamatoria: p.es. quello che dice la Gaudenzi potrebbe essere anche vero, ma è ingiurioso (o diffamatorio: non seccatemi con le questioni di ingiuria/diffamazione via internet) dare, esempio a caso, del sig. Cretinetti a qualcuno. O genericamente, come insegnava Antolisei, dare del ladro al ladro (vero) può costituire ingiuria (o diffamazione).
Sicché, il fatto che nei confronti di D'Avanzo vengano prospettate querele varie , non mi dice che D'Avanzo abbia torto, ma che, secondo i querelanti in pectore, NON doveva dire certe cose perché offensive. Insomma, i travaglisti si sperticano a dire che quel che dice D'Avanzo è falso ed è così falso che lo quereleranno (o l'hanno già querelato, beato il collega che si farà un sacco di soldi con una querelina) a prova della verità dei loro asserti: peccato che in quel processo non si discuterà della "verità" di quel che ha detto D'Avanzo, ma della attitudine dello scritto del giornalista a ledere onore e decoro del querelante.
E, per chiudere, viene da pensare su chi crei un clima ostile alla libera espressione delle idee: D'Avanzo, che propone una riflessione (liberamente valutabile anche come sbagliatissima, infame e puranco brufolosa) o chi lo querela dicendo, in buona sostanza "Se ti azzardi a criticarmi, ti faccio un c*** così"?
P.s. Magari lo assolvono, ma sappiamo tutti che il processo è già pena.
P.s. II. Però è vero che i fatti parlano da soli: questi, il Simone di Penale non l'hanno letto! ;-)

etienne64 | 19.05.08 12:19

Ma guarda che D'A. non dice che il fatto sia vero (anzi, dice che è falso); dice che l'avvocato di Aiello l'ha riferito agli inquirenti.
L'esempio è sicuramente cretino (D'A. è il primo ad ammetterlo): ma non si può non notare come il risultato sia identico a tanti pezzi di T.
Perché il punto è: se anche fosse tutto vero (anziché falso e frutto di fraintendimenti e di bugie raccontate e poi smentite), significherebbe qualcosa? T. uscirebbe sminuito in qualche modo dal fatto di conoscere un tizio poi condannato per mafia?

KK | 19.05.08 12:22

Si lo so, volevo solo notare l'insulsaggine dell'eterno ricorso alla processo come fonte di conoscenza.
Quello che mi colpiva del commento della Gaudenzi è il continuo ricorrere al processo (come del resto fa Travaglio) come fonte di verità. Per far di una mosca un elefante, mi aveva colpito questa frase: "Intanto il maresciallo Ciuro ha confermato punto per punto il racconto dei fatti di Marco Travaglio e annuncia una querela a D’Avanzo per averlo definito favoreggiatore di Bernardo Provenzano, circostanza non di poco conto che non risulterebbe in alcun atto processuale"
a) Ciuro conferma la versione di Travaglio; mi fa piacere ed è l'unica affermazione che abbia un qualche contenuto informativo (non che serva a qualcosa, visto che non era contestato, ma insomma).
b) annuncia una querela: e chissenefrega; ma no, andando all'ordalia (o supposta tale) l'affermazione è "più" vera;
c) "circostanza non di poco conto che non risulterebbe in alcun atto processuale"; mio figlio ieri ha baruffato con mia figlia: chiaramente non ci crederete perché non risulta da nessun atto processuale. Anzi, siccome non ho mai convenuto mia moglie in accertamento dell'esistenza dei nostri figli, fareste bene a dubitare di uno che si dice padre non potendo spendere a suo favore un giudicato;
d) e così via....
Insomma, è solo uno dei miei soliti partire per la tangente...

etienne64 | 19.05.08 12:49

questa e' una di quelle discussioni che sarebbe bene fare di persona. cmq provo a dire la mia senza impiegarci 2 ore.

il mio punto e' che il metodo tout court non si puo' discutere.
quale sarebbe il metodo: prendere dei fatti e insunuare una correlazione non provata ne' giuridicamente ne' come /verita'/ metafisica?
beh questo metodo puo' essere una carognata micidiale o un atto di civil courage a seconda del contenuto.
non solo, questo metodo e' il giornalismo vero, secondo me, che deve proporre un'interpretazione dei fatti diversa e indipendente (ma non random ovviamente ;-) )


io non credo al giornalismo obiettivo, io credo che un giornalista crei i fatti, appunto con un meccanismo del tipo di quello di travaglio nel caso schifani.
la denuncia di pasolini del sistema politico italiano nel 1974 segue esattamente lo stesso metodo. fu una carognata? oppure e' travaglio un eroe del nostro tempo?

oppure bisogna effettivamente giudicare con ragionevolezza (e non razionalita') i contenuti e decidere di caso in caso?

mamo | 19.05.08 12:56

"questa e' una di quelle discussioni che sarebbe bene fare di persona".

E' ora, KK, di fare di queste discussioni di persona.

Mamo ha trovato la formula che riassume decine di mails su "quid, NUNC?".

Francesca | 19.05.08 13:00

@Mamo. Con ragionevolezza, certo. Perché difficlmente riuscirai a dominare tutte le variabili connesse ad un problema del genre e quindi fare un discorso "razionale".
Sono però ragionevoli alcuni schemi quali:
1) se A conosce B allora le qualità (negative) di B si trasmetto a A?
2) Violentare il consenso dell'uditorato spacciando valutazioni mie per fatti (e cioé proposizioni condivise) ?
3) Essere "contro" offre un qualsivoglia incemento di plausibilità a quel che si dice (versione contraria: avere un qualche interesse economico, implica falsità di quel che si dice?)
4) Aumentare lo sdegno dell'uditore non ai fini dell'azione, ma del giudizio?
5) Ascoltare i giornalisti (leggere i giornali e altre cose tossiche di questo tipo)?
Questo è un problema di metodo. Non razionale, ma ragionevole. Sempre lui, Perelman (eddai, anche il povero Blaise che tanto scemo non era).

etienne64 | 19.05.08 13:31

etienne con ragionevolezza,

ricevere una carica che ha potere di decidere su appalti pubblici in un comune mafioso puzza o no?

mamo | 19.05.08 13:46

Secondo me bisognerebbe distinguere i diversi piani (e questa mia è già una questione di metodo). Il piano giornalistico non è il piano processuale, nè tantomeno il piano politico. Ognuno ha (o dovrebbe avere) opportuni e/o adeguati sistemi di controllo-bilanciamento. Se T. ha sbagliato, ben venga che il giornalismo sbugiardi la sua tesi. Il fatto che ci sia una critica giornalistica a T. non è che un arricchimento del giornalismo, cosa peraltro che T. ha più volte sostenuto. Delle beghe personali tra T. e D'A. non ce ne dovrebbe interessare molto, almeno finchè non si candidino a ricoprire qualche carica istituzionale: un giornalista sono libero di leggerlo o di non comprarlo in edicola, una carica istituzionale mi rappresenta comunque.

alessandro | 19.05.08 15:09

Etienne:
il mio commento delle 12,22 era per soupe. Sono d'accordo con te.

KK | 19.05.08 18:05

Mamo,
Pasolini - si parva licet: come lo Zola linkato da Francesca metteva sotto accusa tutta la società francese, tutto lo Stato, tutta la Nazione - nel passo che citi se la prendeva con l'intera struttura di potere democristiana, o con la cultura italiana nel suo complesso, non con un singolo, mediocrissimo episodio dalla rilevanza dubbia se non francamente nulla. Mi sembrano due cose non paragonabili.

Io credo inoltre che "insinuare una correlazione tra due fatti" sia sempre una carognata, mai un atto di civil courage, indipendentemente dal contenuto. E lo vedi proprio dall'esempio di Travaglio: dove sarebbe il coraggio di "insinuare" che dal fatto A si deduce B, ma stando bene attento a non farla lui sta deduzione (e di affrettarsi a ricordare a tutti che lui la deduzione non solo non l'ha fatta, ma non l'ha manco pensata)? Mi rendo conto che sto usando "coraggio" nella sua accezione più triviale, ma dove lo vedi qui il coraggio? A me sembra ipocrisia. Un Tartufo, coem ha detto bene D'Avanzo.

Ma sul fatto che bisogna "parlarne di persona", sono d'accordo.

KK | 19.05.08 18:23

Allo stato maggiore dell'Armata Francese "puzzava" che un capitano ebreo dello stato maggiore conoscesse molte lingue e si recasse spesso nella sua città di origine, allora parte della Germania dopo l'annessione del 1870-71.
Nel J'accuse di Zola: "et l'auteur du bordereau était recherché lorsqu'un a priori se fit peu à peu que cet auteur ne pouvait être qu'un officier de l'état-major, et un officier d'artillerie : double erreur manifeste, qui montre avec quel esprit superficiel on avait étudié ce bordereau, car un examen raisonné démontre qu'il ne pouvait s'agir que d'un officier de troupe.."
Le espressioni sottolineate sono le stesse udate da D'Avanzo.

Non si è molto intervenuti civilmente perchè Sofri ci è parso condannato dall'olfatto sensibile di alcuni?

A un sacco di gente il tale episodio cruento di cronaca 'puzza' sempre di immigrati.

A Johannesburg la quasi metà degli abitanti dello Zimbabwe scappati dal loro Paese 'puzzano' di imbroglioni.

E se una carica pubblica 'puzza' in un comune mafioso, allora bisogna abbandonare quella carica ai mafiosi, visto che la 'puzza' si comunica a chiunque, dde destra o dde sinistra, accede a quella carica?

Nessuno dice che non bisogna indagare la 'puzza'. Nessuno discute Travaglio. Ci si domanda - si discute - il metodo di indagine della puzza.
E continuo a non capire perchè un "esprit meno superficiale" o un "esame ragionato" indebolirebbero invece di fortificare Travaglio. Perchè sarebbe più favorevole al puzzone? Mistero.


Francesca | 19.05.08 18:29

Ale,
"Il piano giornalistico non è il piano processuale, nè tantomeno il piano politico".
Sì... ma bisognerebbe spiegarlo a Travaglio.
:-))

E' vero che un giornale sei libero di leggerlo o no, ma quid se sei convinto che il tuo giornale ti dica il vero (non il Vero, ma un'onesta, seria, impegnata ricerca del, e approssimazione al)? E poi, chi ce lo dice che il ruolo di un giornale sia meno importante, in una democrazia, di quello del Presidente del Senato?

KK | 19.05.08 18:29

Embè, se fosse così anche quello di direttore del giornale sarebbe un'istituzione, la sua nomina dovrebbe essere regolata politicamente, magari trattata in un manuale di diritto pubblico...
Se non è così, è perchè non è considerata importante come quella di Presidente del Senato....

Pensatoio | 19.05.08 21:27

ma infatti il mio paragone con pasolini aveva come scopo quello di dimostrare che i paragoni in questi casi lasciano il tempo che trovano.

il paragone di d'avanzo e' altrettanto nulladicente del paragone tra il caso dreyfuss e quello schifani (se lo vogliamo chiamare caso).

sull'auspicabilita' di un metodo meno superficiale (travaglio: ironie dei cognomi) sono ovviamente d'accordo.

i tarallucci e vino li serviamo questo fine settimana a casa mia o ci vediamo tutti in sudafrica?

mamo | 19.05.08 22:05

Erano anni che non sentivo l'espressione "tarallucci e vino"!, solo che non mi ricordo se vuol dire "mo te meno", o "banalizzi tutto a 'esprit non superficiale' e 'esame ragionato' (e dunque "mo te meno").

Io non paragono Schifani a Dreyfus: paragono Zola a "La Repubblica", perchè secondo me non solo il "metodo" non è una banalizzazione, ma il suo contrario: è la COSA; ed è importante soprattutto il fatto che D'Avanzo mette in relazione la débauche del metodo e l'"avvelenamento del metabolismo sociale". Almeno mi sembra, là dove Zola dice:
"Ils ameutent la France, ils se cachent derrière sa légitime émotion, ils ferment les bouches en troublant les coeurs en pervertissant les esprits. Je ne connais pas de plus grand crime civique".

Ed è anche quello che alcuni di noi hanno scritto a Ezio Mauro tempo fa quando anche a M. le Directeur è venuto un soprassalto, mi sembra a causa di Grillo.

Nota fra l'altro che Zola se la prendeva con l'Armata, non con M. Un Tel, che ai suoi tempi era una istituzione non meno rilevante della Présidenza del Senato.

Dunque vediamo questo 'metodo' (me meni dopo)

Francesca | 20.05.08 09:35

Anzi vediamo prima la débauche del metodo.

la d.d.m ha intanto una conseguenza ovvia: la possono usare indifferentemente i buoni e i cattivi, per squalificare indifferentemente i buoni e i cattivi, per esempio Sofri o, se non ricordo male - ma qui vado a tentoni - Toni Negri.
Ci tocca dire "dipende dalla persona". Che è - pare a me - come Fini che dice che il diritto a parlare alla Camera dipende "da quello che si dice".

Anzi non solo la débauche del metodo ci fa dire "dipende dalla persona", ma la débauche del metodo CONSISTE fra le altre cose nel "dipende dalla persona".

Vabbè, questo non è poi così interessante.

Francesca | 20.05.08 09:40

Esempio: (vedi qui link, che riprendo da un commento in questo stesso thread di qualche giorno fa).

Il giornalista scrive questo stronzillogismo:
- Alemanno vuole raddoppiare il GRA (che è un fatto - o lo assumo come tale)
- Petrini ha dichiarato che Alemanno è un politico senza difetti (che assumo come fatto)
- Petrini è un'icona dell'ambientalismo (è un fatto? qui già mi fa incazzare)

DUNQUE... Il 'dunque' non è tirato esplicitamente ma lasciato democraticamente ai lettori. N'empeche che serve a illustrare questa grande TROVATA: ambientalismo no-partisan.

Ma NON sappiamo se Petrini sapesse del GRA, NON sappiamo a che si riferisse Petrini dicendo che Alemanno è un politico senza difetti, NON sappiamo niente che ci metta in grado di capire in che relazione stanno le due cose.

NO-partisan! for Pete's sake! Questo NON è un fatto. Questo è un prodotto "postmodernista" (bear with me: me meni DOPO).

Francesca | 20.05.08 09:47

Nello stesso articolo ci vengono poi elencate le dichiarazioni di gente di DESTRA che - sorpresa sorpresa - approva certe posizioni "ambientaliste".

Non che questo suggerisca al giornalista che c'è qualcosa di tremendamente insufficiente nelle posizioni "ambientaliste", per esempio che a quello stadio sono perfettamente compatibili con posizioni reazionarie e di destra. E non si azzarda a dire almeno che quelle posizioni sono "bi-partisan", perchè siamo in clima di denuncia del bi-partisan: inventiamo la categoria del NO-partisan.

Francesca | 20.05.08 09:54

Il metodo débauchato ha infatti quest'altra bella proprietà, che è più seria:

Ci ammazza il 'riflesso' antifascista (che quindi NON è un "riflesso": antifascisti (tolleranti, cosmopoliti, LAICI - quello di Zola non è un testo di "tolleranza", ma il modello, almeno in Francia, della laicità) si DIVENTA a forza di METODO). NON siamo più in grado di riconoscere un'idea fascista o reazionaria: dobbiamo prima conoscere l'albero genealogico del tale.

Francesca | 20.05.08 09:58

tarallucci e vino vuol dire alla fin fine siamo d'accordo e non siamo riusciti a litiga' neanche stavolta ;-)

Anonymous | 20.05.08 10:01

ero io quello sopra

mamo | 20.05.08 10:02

Alessandro mi chiede qui (link, penultimo commento almeno fino adesso)

"E la questione del metodo: davvero non esiste metodo pre-vaffa? Quale analisi ha appurato che ci si debba preoccupare del vaffa e non indagare i costi ed i benefici del reset?"

Ci vorrebbe l'Oracolo di Delphi per sapere cosa intende (forse solo: "mo te meno"). Ma supponiamo che voglia dire "che cavolo stiamo a preoccuparci del postmodernismo invece di indagare costi/benefici del reset"?, con il che immagino intenda dire "della décrescita".

Ecco, se ci sono alcuni (dde destra) che si disinteressano di questo calcolo e altri (dde sinistra) che mettono l'ambiente nei termini idiot.. ehm "insufficienti" di di "calcolo costo/benefici" del "reset", è precisamente perche il "metodo" è débauchato.

Francesca | 20.05.08 10:08

Quale sarebbe dunque il "metodo" giusto?

Quello di Guccini, che dice:
"C'era anche un altro racconto di questa nuova serie, che però è rimasto fuori all'ultimo momento. Raccontava di contrabbandieri, ma mi sono bloccato sul mulo. Non so nulla dei muli, non so come si caricano, quanto peso sopportano, dovrò farmi una cultura sul mulo".

BISOGNA SAPERE DI MULI.

Se no si fanno i "contrabbandieri" tipo quelli nella Carmen di Bizet. Gente romantica col pugnale sotto il mantello, intorno al fuoco, che RECITA davanti a Messieurs in marsina e sparato inamidato e Mesdames in abito da sera, parure di diamanti nei capelli e poitrine nuda.

Francesca | 20.05.08 10:13

Oppure si fa la "guerrilla cuisine" "falce e forchetta" (vedi Repubblica di qualche giorno fa: trovalo tu il link), che è la cucina di qualsiasi villaggio africano ma che è interessante solo a S. Francisco.

Il metodo "mulo" applicato alla "guerrilla cuisine" ti farebbe vedere invece che in zona di operazioni SE mai si fa un fuoco per cucinare bisogna prendere diecimila precauzioni per non fare fumo o luce o annerire il comesichiama, il 'foyer', i sassi. Dunque si mangia frutta che si deve mordere in modo che sembri che l'abbiano mora i baboons, e dunque bisogna fare il campo dove ci sono i baboons; che se ce n'è uno incazzato o malato ti contende essa frutta, e ti assicuro che vince lui. Che non si fanno canti e balli ma che prima di tutto ci si occupa di togliere i parassiti dai vestiti e dalla pelle, e che poi bisogna riparare le scarpe e soprattutto cercare e curare qualsiasi graffio o puntura di insetto perchè se si infetta metti in pericolo tutto il gruppo. E se non si casca morti dal sonno allora si passa il tempo raccontando storie (e secondo me Sherazade che salva il behind raccontando storie al Sultano non è solo un'immagine romantica). Forse è così che è nata l'Odissea.

Insomma c'è il metodo occupiamoci del MONDO.

Francesca | 20.05.08 10:19

E, meraviglia delle meraviglie, in contemporanea con D'Avanzo che si accorge che il "metodo postmodernista" avvelena il "metabolismo sociale", ecco comparire la "new italian epic", che è il nome scientifico, reincarnato, del semplice metodo-metodo-terra-terra: il metodo "mulo", sive "proteo", che è il metodo "Homero".

Vedi qui: link

Nel quale si leggono cose incredibilosissime che diciamo su questo modesto blog da anni. Come queste:

"la trasmissione di questo sapere è un parlare che trasforma una conoscenza altrimenti impotente. Il raccontare è un cogliere che mette in moto un’azione: un sapere performativo"

"Cercare di cogliere il molteplice con un colpo d’occhio è un gesto che si oppone al postmodernism volgare e alle sue derive. Il postmodernismo, quella buona moneta ai tempi di Lyotard che rapidamente s’è inflazionata e scaduta a giustificazione dello stato di cose esistente lo spirito postmoderno che «come un Proteo vago or in questa or in quell’altra faccia cangiandosi, giamai ritrova loco, modo, né materia di fermarsi e stabilirsi» (Giordano Bruno, De gli Eroici Furori) si ferma al mero almanaccare degli eventi, li assume come oggetti naturali, senza indagarne né criticarne la genesi (naturalismo ingenuo che ignora l’esistenza di una seconda natura). Una variante del postmodernismo volgare è l’idea che tutto sia rappresentazione, che dietro i fenomeni non vi sia alcunché di concreto"

"Che “tutto sia forma” o “rappresentazione”, o che tutto sia natura ingenuamente assunta sono due facce della stessa medaglia: in qualche caso anything goes, in qualche altro non tutto va bene, ma in fondo potrebbe..."

"Ad esempio, Pinco, Pallino e Fernando, tre libri per ragioni diverse importanti sulla e contro la guerra come condizione nella quale siamo gettati, hanno in comune questo: l’assunzione di responsabilità degli autori che prendono sul serio l’oggetto della propria narrazione".

"il rifiuto della tonalità emotiva predominante nel postmoderno. A queste caratteristiche io ne aggiungerei altre due, particolarmente evidenti (ma non esclusive) all’interno del genere noir: l’attenzione al contesto urbano, e l’essere scrittori “col culo in strada”.

Il tutto, siano rese grazie agli dei, che appare su Liberazione.

Dunque ecco che il "metodo", e, en passant, "il raccontare", aaaaa curtura, ridiventano importanti.

Facciamo in modo che QUESTA ROBA impedisca che fra qualche secolo, quando si racconteranno le imprese della figlia di Anna Diana - perchè NONOSTANTE la 'fine del mondo' e alla faccia della déprime si CONTINUA ad amare e a nascere - gli annalisti non scrivano:

Berlusconi quater Schifano bis consulibus, ect ect.

Ma che i due siano scomparsi dove meritano.

ADESSO se me voi menà sta attento a TE!.

Francesca | 20.05.08 10:31

'Metodo'.
Sulla questione dei Rom l'articolista di Rep oggi scrive:
" Mentre questa mattina, sulla questione della sicurezza e dell'immigrazione, arriva anche il monito dei vescovi: "L'errore maggiore sarebbe buttarla, per l'ennesima volta, in politica - dice in una nota la Sir, l'agenzia che fa capo alla Cei; perché, altrimenti, "una questione vera, per l'Italia come per molti Paesi europei", rischia "di diventare un affare ideologico, l'alibi per schiamazzi e contrapposizioni, per eludere, anzichè risolvere i problemi"".
A parlare è un vescovo, e vabbe'; ma non è tipico del metodo di Rep quello di presupporre che "risolvere i problemi", le "questioni vere" NON sia "politica"?
La "politica", per questi qua, è tutt'altro: sono le chiacchiere, le ripicche, i fumismi, le accuse, le smentite, le insinuazioni, i birignao. Mentre i 'problemi veri' li deve risolvere lo Spirito Santo (o magari, chissà, le ronde spontanee o meno spontanee dei cittadini, la mafia, la camorra, la Caritas).
Sedicenti laici e veri chierici, tutti dalla stessa parte.

KK | 20.05.08 12:28

L'osservazione dela CEI mi sembra basata su una semplice idea:
La politica è ciò che fanno i politici.
E il fatto che troppi rappresentanti della classe politica italiana riducano ogni problema a pretesto per schiamazzi e contrapposizioni ideologiche può essere anche considerato trascurabile, ma l'osservazione in questione diceva appunto che i problemi vanno affrontati e analizzati senza paraocchi ideologici, altrimenti è un metodo per eluderli e non risolverli, cioè non è Politica nel senso in cui la intendi tu.

pietro --- > KK | 20.05.08 13:10

Pietro,
indubbiamente i paraocchi ideologici sono quello che i vescovi stigmatizzavano (benché... ma lasciamo perdere :)), però io trovo interessante quest'eguaglianza politica italiana= schiamazzi ideologici.
Questa, mi sembra, non è che una posizione speculare a quella, tanto tipica della sinistra "chic" (aka "radicale" ma non solo), per cui un conto è la "politica" (roba da Filosofi, Antropologi, Sociologi, Esperti di Comunicazione, Giornalisti e Veline) e un conto è l'"amministrazione" (roba da ragionieri).

KK | 20.05.08 16:49

Vago senso di deja vu...
Temo abbia ragione Pietro: la connotazione che attualmente ha nell'italiano moderno il termine politica è quello iusato dai preti e dai sinistri chic per cui è roba da filosofi e veline.
Credo sia inutile prendersela con la deriva linguistica: le lingue funzionano così.
Semmai, definito (accettato che) il termine "politica" come insieme degli schiamazzi ideologici, dovremmo darci da fare per trovare un nuovo termine che copra l'ambito di quello che politica significava qualche secolo fa.
Certo che "Amministrazione" con la sua capacità di evocare un mandare avanti la baracca, stando chini sulla "pratica" e con totale esclusione di filosofi e veline, me piace assai.... ;-) (anche se, poi, dobbiamo violentare il termine amministrazione, mancando nella amministrazione come intesa sino ad oggi, la definizione delle scale valoriali)

etienne64 | 20.05.08 18:10

Etienne,
le disquisizioni linguistiche erano l'ultima cosa che volevo fare.
Il fatto che da noi destra (=i preti, per es.) e sinistra (=i radical chic, per es.) intendano per politica tutto salvo quel che la politica è, è un problema probabilmente solo nostro (=italiano), ma non è affatto un problema linguistico. Non è che chiarito di cosa parliamo torna tutto a posto. Se la politica espelle da sé come un corpo estraneo tutto ciò che è concreto, reale, pratico, in una parola tutto ciò che richiede di "sporcarsi le mani" e che non si sottomette facilmente alle parole, il risultato è un radicale impoverimento della politica, della dialettica democratica, delle istituzioni democratiche, e infine conduce o può condurre a forme di politica autoritaria o anche fascista.

KK | 20.05.08 18:26

Le tue considerazioni e preoccupazioni le condivido in toto, tanto da considerarle come date per assunto.
In linea di max non credo che nomina sunt substantia rerum: ma come tutte le regole, ci sono delle eccezioni.
Da parecchio tempo gli italiani vedono che chi si occupa di politica è un lazzarone e un cretino.
Da qui, l'equivalenza concettualmente sbagliata politica = roba da lazzaroni. Che sia concettualmente sia sbagliata è vero (ne sono convinto), empiricamente, bhé, un po' meno.
Allora come "dire" che la politica è prima di tutto occuparsi di cose concrete e pratiche?
Perché quello a cui stiamo ass