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Il disincanto del mondo

Il progresso scientifico è una frazione, e senza dubbio la più importante, di quel processo di intellettualizzazione al quale andiamo soggetti da secoli e contro il quale oggi si prende una posizione di natura così straordinariamente negativa.

Anzitutto rendiamoci chiaramente  conto di che cosa propriamente significhi, dal punto di vista pratico, questa razionalizzazione intellettualistica per opera della scienza e della tecnica orientate scientificamente. 

Vorrà forse significare che oggi noialtri, e per esempio ogni persona presente in questa sala, abbiamo una conoscenza delle condizioni di vita nelle quali esistiamo, maggiore di quella di un indiano o di un ottentotto? Ben difficilmente. Chiunque di noi viaggi in tram non ha la minima idea – a meno che non sia un fisico specializzato – di come la vettura riesca a mettersi in moto. Né, d’altronde, ha bisogno di saperlo.  Gli basta di poter <<fare assegnamento>> sul modo di comportarsi di una vettura tramviaria, ed egli orienta in conformità la propria condotta; ma nulla sa di come si faccia per costruire un tram capace di mettersi in moto. Il selvaggio ha una conoscenza dei propri utensili incomparabilmente migliore. Se oggi spendiamo del denaro, scommetto che, perfino se vi sono colleghi economisti qui presenti, ognuno avrà pronta una risposta diversa alla domanda: come avviene che qualcosa – ora poco, ora molto – possa esser comprato col denaro? Il selvaggio sa in che modo riesca a procurarsi il nutrimento quotidiano e quali istituzioni gli servano a  questo scopo. La progressiva intellettualizzazione e razionalizzazione non significa dunque una progressiva conoscenza generale delle condizioni di vita che ci circondano. Essa significa bensì qualcosa  di diverso: la coscienza o la fede che basta soltanto volere, per potere ogni cosa – in linea di principio – può essere dominata con la ragione. Il che significa il disincantamento del mondo. Non occorre più ricorrere alla magia per dominare o ingraziarsi gli spiriti, come fa il selvaggio per il quale esistono simili potenze. A ciò sopperiscono la ragione e i mezzi tecnici. E’ soprattutto questo il significato della intellettualizzazione come tale.

(M. WEBER, La scienza come professione,  tr. it. A. Giolitti, Torino, Einaudi, 1997, p. 19-20)

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