Il significato della scienza
Credo però che voi vogliate in realtà sentir parlare di qualcosa d’altro, e precisamente dell’intima vocazione per la scienza. Al giorno d’oggi, l’esercizio della scienza come professione è condizionato, sul piano interiore, dal fatto che la scienza è pervenuta ad uno stadio di specializzazione prima sconosciuto, e tale rimarrà sempre in futuro. Non soltanto esteriormente, no certo, bensì proprio interiormente le cose stanno in modo che solo in cao di un’estrema specializzaizone l’individuo può avere sicura coscienza di produrre qualcosa di realmente compiuto nel campo scientifico.... Solo attraverso una rigorosa specializzazione l’uomo di scienza può giungere – una volta e forse mai più nella vita – a dire con sicura coscienza: ho prodotto qualcosa che non è destinato a perire.
Un’opera realmente solida e definitiva, oggi, è sempre un’opera specializzata. Resti, quindi, discosto dalla scienza chi non è capace di mettersi, per dir così, dei paraocchi, e di penetrarsi dell’idea che il detsino della propria anima dipende appunto dall’esattezza, poniamo, di quella congettura, proprio di quella, rispetto a quel passo di quel manoscritto. Altrimenti egli non avrà fatto dentro di sé ciò che può chiamarsi <<l’esperienza vissuta>> della scienza. Senza questa strana ebbrezza, derisa dai non iniziati, senza questa passione, questo <<dovevano passar millenni prima che tu venissi al mondo, e altri millenni attendono in silenzio>> - tutto per il successo di questa tua congettura -, non c’è vocazione per la scienza e bisogna scegliere un’altra via. Giacché, per l’uomo nella sua umanità, nulla ha valore di ciò che non può fare con passione.(...)
Nel campo della scienza l’ispiraizone non ha affatto un’importanza maggiore – come immagina la presunzione degli studiosi – che nel campo dei problemi della vita pratica ai quali deve sovrintendere un imprenditore moderno. E d’altra parte la sua importanza non è minore – come spesso erroneamente si crede – che nel campo dell’arte. E’ puerile pensare che a tavolino, munito di un regolo o di altri mezzi meccanici o macchine calcolatrici, il matematico giunga a risultati di qualche valore scientifico; certo, la fantasia matematica di un Weierstrass si presenta naturalmente del tutto diversa, nel suo significato e nei suoi risultati, da quella di un artista, e anche qualitativamente la differenza è fondamentale. Non però quanto al procedimento psicologico. Entrambe sono esaltazioni (nel senso della <<mania>> di Platone) e <<ispirazione>>.(...)
Un atteggiamento, di cui è ben comprensibile la popolarità specialmente fra i giovani, si ès chierato ... in favore di alcuni idoli, il cui culto vediamo oggi trionfare a tutti gli angoli di strada e in tutit i giornali. Tali idoli sono la <<personalità>> e l’<<esperienza vissuta>>. Sono intimamente connessi l’uno all’altro; l’opinione dominante è che il secondo sia costitutivo del primo e gli appartenga. Ci si tormenta per <<vviere la propria esperienza>>... e non potendo riuscirvi bisogna almeno far come se si possedesse quella grazia (...)
Egregi ascoltatori! Nel campo scientifico ha una sua <<personalità>> solo chi serve puramente il proprio oggetto. E ciò non si verifica soltanto nel campo scientifio. (...) Nel campo della scienza non è certo una <<personalità>> colui il quale, al modo di un impresario, porta se stesso alla ribalta assieme con l’oggetto a cui dovrebbe dedicarsi... Un fenomeno, questo, che oggi si osserva su larga scala.(...)
Oltre a queste condizioni preliminari che il nostro lavoro ha in comune con l’arte, esiste una legge fatale che lo differenzia profondamente dal lavoro dell’artista. L’attività scientifica è inserita nel corso del progresso. E viceversa nessun progresso – in questo senso – si attua nel campo dell’arte (...) Un’opera d’arte veramente <<compiuta>> non viene mai superata, non invecchia mai (...) Viceversa, ognuno di noi sa che, nella scienza, il proprio lavoro dopo dieci, venti, cinquanta anni è invecchiato. E’ questo il destino, o meglio, è questo il significato del lavoro scientifico ,il quale, rispetto a tutti gli altri elementi della cultura di cui si può dire la stessa cosa, è ad esso assogettato e affidato in senso assolutamente specifico: ogni lavoro scientifico <<compiuto>> comporta nuovi <<problemi>> e vuol invecchiare ed essere <<superato>>. A ciò deve rassegnarsi chiunque voglia servire la scienza. Senza dubbio vi sono opere scientifiche che possono cosnervare durevolmente la loro importanza come <<mezzi di godimento>> a causa delle loro qualità artistiche, oppure come mezzi per educare al lavoro. ma esser superati sul piano scientifico è – giova ripeterlo – non solo il nostro destino, di noi tutti, ma anche il nostro scopo. Non possiamo lavorare senza sperare che altri si spingano più avanti di noi. In linea di principio, questo progresso tende all’infinito. E con ciò siamo giunti al problema del significato della scienza. Infatti, non appare di per sé stesos chiaro come poss avere in sé un senso e una ragione qualcosa che è sottoposto a una simile legge. Perché mai ci si adopera intorno a quello che, nella realtà, non giunge e non può mai giungere al termine?
Nel campo della scienza l’ispiraizone non ha affatto un’importanza maggiore – come immagina la presunzione degli studiosi – che nel campo dei problemi della vita pratica ai quali deve sovrintendere un imprenditore moderno. E d’altra parte la sua importanza non è minore – come spesso erroneamente si crede – che nel campo dell’arte. E’ puerile pensare che a tavolino, munito di un regolo o di altri mezzi meccanici o macchine calcolatrici, il matematico giunga a risultati di qualche valore scientifico; certo, la fantasia matematica di un Weierstrass si presenta naturalmente del tutto diversa, nel suo significato e nei suoi risultati, da quella di un artista, e anche qualitativamente la differenza è fondamentale. Non però quanto al procedimento psicologico. Entrambe sono esaltazioni (nel senso della <<mania>> di Platone) e <<ispirazione>>.(...)
Un atteggiamento, di cui è ben comprensibile la popolarità specialmente fra i giovani, si ès chierato ... in favore di alcuni idoli, il cui culto vediamo oggi trionfare a tutti gli angoli di strada e in tutit i giornali. Tali idoli sono la <<personalità>> e l’<<esperienza vissuta>>. Sono intimamente connessi l’uno all’altro; l’opinione dominante è che il secondo sia costitutivo del primo e gli appartenga. Ci si tormenta per <<vviere la propria esperienza>>... e non potendo riuscirvi bisogna almeno far come se si possedesse quella grazia (...)
Egregi ascoltatori! Nel campo scientifico ha una sua <<personalità>> solo chi serve puramente il proprio oggetto. E ciò non si verifica soltanto nel campo scientifio. (...) Nel campo della scienza non è certo una <<personalità>> colui il quale, al modo di un impresario, porta se stesso alla ribalta assieme con l’oggetto a cui dovrebbe dedicarsi... Un fenomeno, questo, che oggi si osserva su larga scala.(...)
Oltre a queste condizioni preliminari che il nostro lavoro ha in comune con l’arte, esiste una legge fatale che lo differenzia profondamente dal lavoro dell’artista. L’attività scientifica è inserita nel corso del progresso. E viceversa nessun progresso – in questo senso – si attua nel campo dell’arte (...) Un’opera d’arte veramente <<compiuta>> non viene mai superata, non invecchia mai (...) Viceversa, ognuno di noi sa che, nella scienza, il proprio lavoro dopo dieci, venti, cinquanta anni è invecchiato. E’ questo il destino, o meglio, è questo il significato del lavoro scientifico ,il quale, rispetto a tutti gli altri elementi della cultura di cui si può dire la stessa cosa, è ad esso assogettato e affidato in senso assolutamente specifico: ogni lavoro scientifico <<compiuto>> comporta nuovi <<problemi>> e vuol invecchiare ed essere <<superato>>. A ciò deve rassegnarsi chiunque voglia servire la scienza. Senza dubbio vi sono opere scientifiche che possono cosnervare durevolmente la loro importanza come <<mezzi di godimento>> a causa delle loro qualità artistiche, oppure come mezzi per educare al lavoro. ma esser superati sul piano scientifico è – giova ripeterlo – non solo il nostro destino, di noi tutti, ma anche il nostro scopo. Non possiamo lavorare senza sperare che altri si spingano più avanti di noi. In linea di principio, questo progresso tende all’infinito. E con ciò siamo giunti al problema del significato della scienza. Infatti, non appare di per sé stesos chiaro come poss avere in sé un senso e una ragione qualcosa che è sottoposto a una simile legge. Perché mai ci si adopera intorno a quello che, nella realtà, non giunge e non può mai giungere al termine?
(M. WEBER, La scienza come professione, tr. it. A.Giolitti, Einaudi, 1997, p. 13,15-18)
Commenti
mumble, mumble...
sicuri che l'arte non invecchi mai? non mi pare proprio: giotto, per esempio, non è la stessa cosa visto con gli occhi di uno spettatore odierno o di qualche secolo fa.
quanto alla scienza poi, anche qui non credo esista l'invecchiamento. è vero che alcune teorie vengono superate, è altrettanto vero, però, che nell'evoluzione delle idee certi concetti conservano comunque una loro validità. e anche quelle sbagliate possono rivelare un qualche "metodo" ancora valido.
per quanto riguarda la domanda:
Perché mai ci si adopera intorno a quello che, nella realtà, non giunge e non può mai giungere al termine?
si potrebbe fare la stessa, identica, obiezione alla filosofia. come disse qualcuno (aristotele?) c'è nulla di più bello e fondamentale, ma al tempo stesso inutile.
:-)
Sull'arte, ti rispondo con le parole dello stesso Weber (le avevo omesse per ragioni di spazio, e ho fatto male): "Non è vero che un'opera d'arte di un'epoca in cui siano stati elaborati nuovi mezzi tecnici o, per esempio, le leggi della prospettiva, si trovi per questa ragione a un più alto livello, sul piano puramente artistico, di un'opera d'arte priva di ogni conoscenza di quei mezzi e di quelle leggi, purché questa non sia formalmente o materialmente manchevole, purché cioè essa abbia scelto e plasmato il proprio oggetto come era possibile fare a regola d'arte senza l'applicazione di quelle condizioini e di quei mezzi. Un'opera d'arte veramente 'compiuta' non viene mai superata, non invecchia mai; l'individuo può attribuirvi personalmente un significato di diverso valore; ma di un'opera realmente 'compiuta' in senso artistico nessuno ptrà mai dire che sia 'superata' da un'altra".
Come vedi, Weber non sta negando quel che tu dici, sta dicendo uan cosa diversa: che lo scopo dell'arte, a differenza della scienza, non è "progredire".
Anche quel che tu dici sulla eprenne validità della scienza è vero, e anche Weber la pensa allo stesso modo (ora non ho il tmepo di copiare il passo in cui la cosa emerge): si limita a dire appunto che lo scopo della scienza è quello di andare avanti, e quindi di "superare" incessantemente la ricerca precedente.
Quanto infine alla domanda sul senso della filosofia, qui devi avere pazienza :-)): è il problema del senso, su cui Weber si sofferma poche pagine dopo, e vale non solo per la scienza, ma per la filosofia, e anche per la vita stessa.
Chissà se lo scritto di Weber sia scientifico, letterario o filosofico.