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Sorridere a un bambino e votare per Sarkozy

Parigi, 3 del pomeriggio, il métro è quasi vuoto. Davanti a me, una giovane donna ha preso posto con un magnifico bambino nel suo passeggino. 

Il bimbo mi sorride, io pure. Eccoci imbarcati in lunghe chiacchiere mute. Qualche fermata più tardi, la signora si alza, il bimbo agita la manina, <<arrivederci!>>

E' allora che un signore di mezza età si avvicina, l'aria affabile e ben messo: <<E' lei Glucksmann? -Sì. - La sto osservando da un bel po', continua senza aggressività, come può lei sorridere a un bambino e votare per Sarkozy?>>

(A. e R. Glucksmann, Mai 68 expliqueé à Nicolas Sarkozy, Paris, Denoel, 2008, p. 19)

Commenti

Forse se qualcuno avesse sorriso a Sarkozy quand'era bambino, non ci saremmo trovati di fronte a questa contraddizione...

Pensatoio | 26.05.08 10:29

Sinceramente non vedo nessuna contraddizione tra sorridere ad un bambino e votare Sarkozy, la frase detta a Glucksmann mi sembra solo una dimostrazione del fatto che molte persone di sinistra si credono moralmente superiori, secondo me chiunque, di dstra o sinistra si ritenga moralmente superiore solo in base ad una scelta ideologica è semplicemete un cretino.


pietro | 26.05.08 13:33

Intanto la necessità di spiegare il '68 a Sarkozy la si avverte...
Un problema c'è.

Pensatoio | 26.05.08 13:59

Glucksmann sorride a un bambino e vota per Sarkozy. Questa è una "contraddizione". E allora Sarkozy che sorride a un bambino cos'è, una contraddizione al quadrato? E Hitler che sorrideva ai bambini cos'era, una contraddizione alla n-esima potenza?
Come se poi c'entrasse qualcosa la "necessità di spiegare il '68 a Sarkozy".

KK | 26.05.08 14:56

Hai ragione, Pietro, non c'è e non ci può essere nessunissima "contraddizione".
Ma il tizio del métro non è un cretino, è una vittima, uno che si è visto inesorabilmente sottrarre uno alla volta tutti gli attrezzi "culturali" che gli avrebbero consentito, una volta, di vedere immediatamente la bestialità che stava pensando.

KK | 26.05.08 15:02

Anche Hitler sorrideva ai bambini.
La sua era una contraddizione ?
Nel primo intervento comunque semplicemente scherzavo e prendevo la questione da un altro lato : il problema non è di Glucksmann che sorride a questo bambino e vota per Sarkozy, ma di chi non ha sorriso a Sarkozy quando questi era bambino, così il problema (bene o mal posto) non ci sarebbe stato.
Comunque ribadisco : se Glucksmann si prende la briga di spiegare il Sessantotto a Sarkozy, un problema (accettando i presupposti di Glucksmann, cioè che sia possibile la coesistenza del Sessantotto e di Sarkozy) c'è : se tale coesistenza è possibile, perchè c'è qualcuno che lo deve spiegare a Sarkozy ?

Pensatoio | 26.05.08 15:31

Ha ragione Pietro.
Come se chi vota a destra mangiasse i bambini... ma quelli non erano i comunisti??

Pippi | 26.05.08 16:32

scherzi? (riferito al post delle 15.02)

soupe -> kk | 26.05.08 16:47

No.

KK | 26.05.08 16:58

"Ma il tizio del métro non è un cretino"
magari no, ma ha detto una cretinata

"è una vittima"
di chi? chi è il colpevole?

"uno che si è visto inesorabilmente sottrarre uno alla volta tutti gli attrezzi "culturali" che gli avrebbero consentito"
chi sottrae?
KK, se qualcuno sottraesse, saremmo tutti vittime, ed invece ecco qui che qualcuno scopre la sottrazione. perché il tizio del metro non poteva accorgersene da solo?

"una volta"
o tempora o mores...

"di vedere immediatamente la bestialità che stava pensando"
ritorno su quanto scritto prima, l' incapacità di vedere le proprie bestialità è stata selettivamente tolta a qualcuno si e qualcuno no?
perché il tizio non se ne accorge della bestialità e tu, pietro, glucksman (e pure io) si?

soupe | 26.05.08 17:25

Intendo dire:
- il tizio ha detto una bestialità;
- il tizio l'ha detta, e la pensa, ma non è un cretino; anche perché altrimenti
- dovremmo concluderne che una notevole proporzione di elettori francesi, nonché italiani (tipo tutti coloro che credono che chi vota per Berlusconi è deficiente/disonesto/fascista: e sono legione), è cretina; e inoltre
- questa posizione (chi non la pensa come me è cretino) non è diversa dalla posizione speculare testé ricordata, che qui abbiamo sempre combattuto;
- anche questa posizione non scende giù dal cielo, non è geneticamente determinata, ma è un prodotto culturale;
-precisamente, è il prodotto di una cultura in cui, un po' alla volta, la politica si è trasformata da un processo di elaborazione di un prodotto comune (mutamento delle condizioni di vita delle persone, trasformazione pratica del mondo) in un semplice mezzo di espressione della propria personalità, che se ne stracatafotte della realtà (sicché io posso fare bensì le stesse cose che fanno gli altri, ma sono comunque diverso da loro; e quel che conta non è più cosa si fa, ma chi lo fa);
- siamo tutti vittime, infatti: l'atmosfera comune a tutti in cui la politica, quella vera, può sopravvivere, si è di molto rarefatta; ciononostante c'è tuttora chi - e ho ragione di credere che non si tratti di una minoranza - si accorge che un'epidemia è in corso;
- ricostruire uno spazio in cui nessuno più abbia occasione di dire o pensare qualcosa del genere, dovrebbe proprio essere uno degli obiettivi.

(Spero che la formulazione di questa mia ti piaccia :))

KK | 26.05.08 17:41

Aggiungo, sempre per chiarezza, che la frase di pietro di sopra: "secondo me chiunque, di dstra o sinistra si ritenga moralmente superiore solo in base ad una scelta ideologica è semplicemete un cretino" secondo me è sbagliata. Ci sono dei casi in cui una scelta ideologica piuttosto che un'altra è in se stessa una scelta morale. Es.: la scelta se aderire alla Repubblica di Salò o fare il partigiano; la scelta se denunciare il vicino alla Gestapo o tacere; ecc.
Ma certo non si tratta di situazioni frequenti (per fortuna).

KK | 26.05.08 17:54

Pensatoio, guarda che la domanda "Hitler sorrideva ai bambini. La sua era una contraddizione?" sono io ad avertela fatta (alle ore 14.56), e sei tu a non aver risposto. Giochi a far l'eco?
Non stavi affatto "prendendo la questione da un altro lato", stavi solo ripetendo con altre parole la bestialità del tizio del métro (che minchia vuol dire sennò che se qualcuno avesse "sorriso a Sarkozy quando questi era bambino, così il problema (bene o mal posto) non ci sarebbe stato"? quale problema non ci sarebbe stato?).
E che cazzo vorrebbe dire "se la coesistenza del 68 e di Sarkozy sia possibile"???

KK | 26.05.08 18:41

Per me che Hitler sorridesse ai bambini era (dato quello che Hitler era e professava) una contraddizione.
Su quella questione (sul Sarkozy bambino) scherzavo (perchè Sarkozy ha per me un'immagine piuttosto triste)e l'ho manipolata
Per "coesistenza tra Sarkozy e il Sessantotto" intendo la possibilità di votare Sarkozy e riconoscere il ruolo storico del Sessantotto (L'operazione che fa Glucksmann). Tale possibilità è coerente ?
Comunque se posso farò un post sulla tua citazione.

Pensatoio | 26.05.08 19:56

La scelta di fare il partigiano è proprio un esempio di come una scelta morale possa prescindere dall'ideologia, Edgardo Sogno è stato un esempio di come si poteva essere antifascisti senza essere assolutamente di sinistra.

pietro | 26.05.08 20:11

no, ma adesso ho troppa fame per motivare.
a domani
:-)

soupe | 26.05.08 20:30

Pietro, KK diceva proprio questo: una scelta morale in sè è stata quella di scegliere la Resistenza piuttosto che il Fascismo. Sei tu che proponi l'equazione (per te errata, sinistra=scelta morale migliore). E tu Pietro, sei moralmente migliore di chi non paga le tasse, parcheggia in doppia fila, salata la fila, si fa raccomandare, è un mafioso, è un camorrista, non fa la raccolta differenziata, non gira la testa dall'altra parte, ecc. ecc.? Perché delle persone che si comportano così io sono moralmente superiore. Oggi e sempre. E poi, per tutti: chi dice che il signore che parla nel metrò è uno che vota a sinistra e quindi di sinistra e quindi persona che si crede moralmente superiore? Lo ha scritto G.? E dove?
Sono un po' stanco di sentire sempre la stessa solfa. Viviamo in un paese di merda, da secoli sempre uguale a stesso, in cui il migliore dei suoi uomini ha qualche magagna da nascondere e sembra che tutto il problema sia la superiorità morale.
Domanda finale: scrivendo quello che ha scritto e KK riportato, G. non si erge a persona moralmente superiore almeno rispetto al signore anziano che incontra nel metrò?

Alberto | 27.05.08 10:32

KK diceva che una scelta ideologica era in se stessa scelta morale, io ho solo risposto che secondo me le due cose potevano essere casualmente correlate, ma non necessariamente.
Una persona che trova eticamente deprecabile votare un politico di destra è molto probabilmente di sinistra.
Detto questo io non mi ritengo moralmente superiore a nessuno, ritengo che anche nel peggiore dei casi ( il camorrista ) ho il fondato dubbio che se fossi nato in un diverso ambiente, non avessi goduto dell'educazione che ho e delle possibilità di scelte di vita che mi si sono presentate sarei potuto essere un camorrista anchio.
Il vizio di ritenersi moralmente migliori c'è sia a destra che a sinistra, ma il punto è che ciò che trovo criticabile è legare il giudizio morale su una persona ad una singola scelta di campo.
Mi sembra una semplificazione manichea.
Forse il concetto che trovo più corretto è che non esistono persone moralmente superiori, ma singole scelte valutabili eticamente.

pietro | 27.05.08 13:33

Sì Alberto, il tizo del métro è uno che votava per Ségolène Royal, quindi direi proprio che è "di sinistra" (le virgolette hanno il loro bravo significato). Il discorso della superiorità morale nel libro di Glucksmann non lo fa nessuno, nemmeno il tizio - che in effetti si limita a stupirsi che uno che vota per Sarkozy possa amare i bambini - ma se conosci appena un po' la passata campagna elettorale in Francia non ti saranno sfuggiti gli slogan tipo Sarko=Facho ecc.

Sul resto, che ti devo dire? Mi sembra innanzitutto che, se tu ti consideri "moralmente migliore" allora l'"equazione" di pietro non è sbagliata, no? :)
Inoltre, sta storia della "superiorità morale", che peraltro è tanto a buon mercato che consiste nel mero rispetto della legge (così abbiamo passato decenni a discettare di laicità/laicismo, distinzione del foro interno dal foro esterno, per poi ritrovarci a identificare peccato e reato, proprio come fanno i preti - e come Salvemini quasi cent'anni fa ammoniva a NON fare?), a me mi ha abbondantemente frantumato le ecc. ecc. Qualunque cosa sia il senso di superiorità morale, l'unica cosa certa è che non ha niente a che fare con la politica. Il partigiano, di destra o di sinistra, che imbracciava le armi cotnro i fascisti non si sentiva superiore, si limitava a fare la cosa giusta, senza vantarsene.

Devo inoltre invitare tutto il mio pubblico ad ammirare la tua chiusa: "scrivendo quello che ha scritto e KK riportato, G. non si erge a persona moralmente superiore almeno rispetto al signore anziano che incontra nel metrò?". Effettivamente, ora che mi ci fai pensare: se il tizio avesse detto a G. "come può un ebreo sorridere a un bambino?" e G. l'avesse scritto, si sarebbe eretto a persona moralmente superiore, no?

KK | 27.05.08 17:10

'Eccoci imbarcati in lunghe chiacchere mute'

Pas mal ce Glucksmann...

Andrea | 28.05.08 04:29

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