La democrazia (secondo Carlyle)
E tuttavia, tutti gli uomini che godono di buona vista possono scorgere che in democrazia non può esserci finalità alcuna; che con la vittoria assoluta della democrazia non si vince proprio niente - tranne il vuoto, e la libera possiiblità di vincere! La democrazia è, per sua natura, un fenomeno che si autoanniente; e alla lunga distanza dà il risultato netto di zero. Ci può essere democrazia solo là dove non c'è bisogno di governo tranne quello del gendarme locale, come in America, con il suo sterminato territorio, e dove ogni uomo è in grado di trovarsi un lavoro e un compenso; ma non altrove, se non per breve tempo e come rapida transizione verso qualcosa di diverso e di più lontano.
(T. CARLYLE, Chartism [1839], tr. di G.Nori, Cartismo, Macerata, 1999, p. 52-53)
Commenti
Yeah, carino: parrebbe però che Carlyle non si accorga che niente democrazia, niente libertà civili. E' un oste che fa il conto senza il cliente.
:-))
Vorrei che fosse chiaro che io il discorso di Carlyle lo trovo assolutamente detestabile. Non solo sbagliato, quindi.
Eppure queste posizioni, in fondo in fondo, le ritrovi in tutti quei teorici (sedicenti "di sinistra") che criticano la "liberaldemocrazia". E' una cosa impressionante.
Come profeta si è rivelato pessimo, se c'è una cosa in cui la democrazia parlamentare moderna si è rivelata abilissima è stato aumentare il peso dello stato nella vita dei cittadini, in questo senso è evidente che è l'aspetto LIBERALE che non può essere apprezzato dai fanatici dello stato pianificatore.
In questo senso per quanto ti dispiaccia certi teorici sono coerentemente di sinistra (a meno che tu abbia un concetto di sinistra mollto più restrittivo del suo significato comune ).