La produttività è una parolaccia?
No, non mi sento male. E' che in questo post (su un blog scoperto grazie ad Alessandro) ho letto quanto segue:
se, come dice GS, l'unico modo di fare cultura di sinistra è dire qualcosa di nuovo (e io ne sono convinta quanto lui), allora bisogna dire cose finora inaudite, cose coraggiose, cose scomode.
Per esempio:
che la produttività di cui tutti si riempiono la bocca dovrebbe essere considerata una bestemmia, perché ormai la maggior parte di ciò che si produce e si smercia è roba che non serve a nulla, costa molto, dura poco e in men che non si dica aumenta la massa atroce del pattume e che quindi la cosa più razionale da fare è diminuire l'orario di lavoro, permettendo alla gente di coltivare le relazioni di cura oggi spesso trascurate e che costituiscono un altro drammatico problema che il welfare non colma e che diventa un incentivo all'arrivo di masse di sfruttati provenienti da altri Paesi;
Lasciamo stare che le cose "inaudite, coraggiose, scomode" della tizia si leggono a ogni pié sospinto e a ogni angolo di strada (per non parlare dei blog "de sinistra"); guardiamo proprio e solo quel che la tizia sta dicendo.
Innanzitutto, confonde la produttività con la produzione. Non sono la stessa cosa. Puoi benissimo decidere di non aumentare la tua produzione ma di lasciarla invariata, ma contemporaneamente di voler aumentare la produttività: ad esempio, puoi decidere di produrre sempre X, ma in meno tempo, o consumando meno energia, o con meno dipendenti, ecc. Quindi, se davvero, come dice la tizia, "ormai la maggior parte di ciò che si produce e si smercia è roba che non serve a nulla, costa molto, dura poco e in men che non si dica aumenta la massa atroce del pattume", non ne deriva affatto che si debba ridurre o anche ignorare la produttività, dato che quel che la tizia lamenta è un problema di output, non di rapporto tra output e input.
Inoltre, e questo è altrettanto grave, la tizia ignora che l'orario di lavoro dipende appunto dalla bestemmia, dalla parolaccia, insomma dalla produttività. Le riduzioni dell'orario di lavoro che hanno caratterizzato così massicciamente i paesi industrializzati sono state appunto dovute al fatto che la produttività del lavoro (grazie al progresso tecnico, all'istruzione e a un sacco di altre cose) è aumentata vertiginosamente. Quindi sarà bene che la tizia ricordi che, se si potrà in futuro "diminuire l'orario di lavoro, permettendo alla gente di coltivare le relazioni di cura oggi spesso trascurate", dovrà ringraziare appunto la bestemmia, la parolaccia, insomma avete capito.
Idem con patate per le altre cose che preoccupano la tizia, come il consumo energetico (a proposito del quale scrive che il rimedio non sono le centrali nucleari, ma "abituarsi a consumare meno": none, il rimedio è trovare metodi di produzione meno energy intensive, cioè, ancora una volta, aumentare la produttività). E così via.
Ma la cosa più grave è forse un'altra. Più avanti nel post la tizia scrive:
diffondere l'idea che la cultura, la curiosità, l'approfondimento di temi politici e sociali NON sono cose noiose contribuirebbe a far sì che almeno qualcun altro oltre ai soliti pochi carbonari che siamo avessero un contatto con il mondo esterno che andasse oltre la disinformazione e il rincoglionimento televisivi di cui Berlusconi è notoriamente maestro.
Il proposito è indubbiamente lodevole. Ma per cominciare a diffondere l'idea che "la cultura, la curiosità, l'approfondimento NON sono cose noiose" la prima cosa da fare non sarebbe proprio quella di essere noi curiosi e desiderosi di approfondimento? O basta riempirsi la bocca di parole di cui non si conosce nemmeno il significato per sentirsi in diritto di dare agli altri del cretino e rincoglionito dalle TV commerciali e dalla propaganda del Nano?
Commenti
Il bello è che in una marea di parole senza troppo contenuto (bellissima quella sul pattume, un pò triste sentir dire che per essere di sinistra bisogna dire qualcosa di nuovo) la signorina ha esattamente promosso incrementi di produttività.
(anche il linguaggio contorto di confindustria a mio parere è letale alle menti)
Dal profilo dell'autrice:
"...da tre anni vegeto stabilmente negli uffici di un ente pubblico di Torino(...) Mi interessa molto studiare i misteri dell'animo umano e sto seguendo un corso per diventare consulente psicologica; abbastanza coerentemente, perciò, amo molto gli animali e in particolare adoro i gatti. E sono anche astrologa."
Il profilo dell'autrice, direi, è abbastanza irrilevante. Nulla vieta che anche chi vegeta stabilmente negli uffici pubblici a Torino, vuol diventare consulente psicologica e ama i gatti possa scrivere cose intelligenti; e se non ne scrive, non è perché vegeta stabilmente a Torino ecc. ecc.
Restiamo in argomento, dai.
Domando scusa. Avendo assistito alla precedente lapidazione, pensavo fosse prassi corrente.
Scuse accettate. Sulla "lapidazione" ti ho già risposto.
Ah sì? e dove?
Per e-mail, tempo fa. Te l'ho inoltrata di nuovo, comunque.
A me non sembra che si assista a lapidazioni,ma a rubriche (in fondo "vegeto in un ente pubblico" è materiale degno di nota). Io comunque, torno volentieri qui a leggere periodicamente, ci sono articoli che trovo interessanti e che commento solo se credo di aver qualcosa da dire. Non, diciamo, per "consuetudine" come accade invece in molti siti o blog. Quanto al caso precedente, da noi si dice che chi semina vento, raccoglie tempesta.
Grazie, 1ps. Neanch'io penso di aver assistito a "lapidazioni" (che cmq andrebbero evitate anche se il "lapidato" è uno che semina vento), ma certo può capitare di esagerare; nel qual caso, si smette e basta.
Anch'io ho trovato singolare il fatto che la tizia definisca 'produttività' una parolaccia e poi si trovi ad invocare cose che sono appunto incrementi di produttività. O forse non è singolare: si vede che, essendo una parolaccia, se ne può impunemente ignorare il significato.
Tu sei pazzo, questo è ovvio. E prima la tipa che parlava di Lolita, mo questa. Insomma, li vai a cercare col lanternino. E poi la tizia in questione ha scritto un post così lungo che dopo cinque righe uno si addormenta. Su ciò che riporti tu, non si può che concordare. Infine, non capisco una cosa: il blog della signora è un inno al lavoro. Mai vista una cosa del genere!
Il problema è certo di competenza, ma solo in parte. Capisco perfettamente l'irritazione di chi vede quotidianamente banalizzati concetti complessi, che richiedono di essere maneggiati con l'ausilio di un minimo di "tecnica", ma credo che un punto di vista come quello dell'autrice sia un po' l'altra faccia della nenia ideologica che ci dobbiamo sorbire quotidianamente, e che eleva alcune grandezze e dinamiche economiche a livello di "valori" indiscutibili, che valgono "per tutti".
Sono comunque convinto che un discorso piattamente ideologico vada attaccato - sul piano intellettuale e politico - in primo luogo mostrandone la debolezza in termini di capacità esplicativa, la "stortura" nei rapporti che intrattiene con i fenomeni di cui parla, la falsa pretesa di neutralità. Questo implica in effetti il possesso di una competenza specifica, la conoscenza del linguaggio e del metodo utilizzato, un buon grip sui concetti in ballo.
Nel caso della produttività (variamente declinata) ci troviamo di fronte a un indicatore
- soggetto a problemi di misurazione, particolarmente gravi in un paese dove parte del PIL e del lavoro sono "sommersi". Aggiungiamo oggettive difficoltà di misurazione del tempo di lavoro autonomo, che tra l'altro in molti casi forma un continuum con il c.d. tempo libero
- sintetico, di alto livello, collegato da nessi causali (e di retroazione) complessi a vari fenomeni "strutturali": livello e tipologia degli investimenti, andamento e composizione dell'occupazione, organizzazione del lavoro e conflittualità (che determinano variazioni sia dell'orario contrattuale sia di quello reale).
Se non si parte da questo piano di analisi, da questa granularità, da questa individuazione delle dinamiche e delle forze in campo non solo non si fanno discorsi di sinistra, ma neanche discorsi interessanti (neppure per un semplice lettore come me)
Intervengo, nel poco tempo a me disponibile, per chiarire alcune cose.
Ad essere in disussione non è la blogger, ma le idee che circolano oramai senza più alcuna capacità di voler capire. Lo dico perchè, avendo seguito da un tot di tempo il suo blog, mi accorgo che la tizia rappresenta posizioni che sono radicate in una parte politica che, taratam taratam, IO per primo ho votato. Ma questo poco importa, se non a me.
Lo dico perchè, anche al di fuori della parte politica per cui io ho votato, negli altri programmi politici e nelle rivendicazioni sindacali il livello di confusione è pressochè totale. La produttività è oramai tutto e niente, niente di più che una parola per comporre slogan pro o contro qualcosa. E, se la base di partenza è questa, ne deriva il fatto che non è più neanche pensabile un serio (e onesto, così faccio arrabbiare KK :o) ) confronto.
PS: KK, @mail per te.
PS: Ale, anche per te. :-))
Ahò, ma che è, oggi è forse la sagra dei messaggi personali?
quella in cui si dice che hai cambiato indirizzo? :o))
Io penso produttivo perché son vivo
perché son vivo
Io penso produttivo perché son vivo
e finché son vivo
niente e nessuno al mondo
potrà fermarmi dal lavorare
(momento, invero non raro, di demenza)
Sono la tizia in questione e diversamente da te mi presento con nome, cognome e faccia. Inoltre ho l'abitudine, quando cito qualcuno, di farglielo sapere, non di andare sul suo blog a piazzare citazioni criptiche.
Chi si annoia a leggere i miei post può farne a meno, c'è in giro roba molto pià divertente. Ma chi porta avanti le sue argomentazioni insultando gratutitamente e si limita a dire che le persone parlano di cose che non conoscono, come se sapessero tutto loro, veramente dovrebbe cercarsi altre occupazioni.
Per esempio potrebbe cominciare a spigarci come mai, con tutto l'aumento di produttività - che, ricordo, non è una parola di cui mi rimepio la bocca io, ma tutti i cosiddetti paladini della modernità di cui abbondiamo, compresi quelli che hai votato tu e che non credo siano quelli che ho votato io - che ci rende felici, non si parla che di aumentare l'orario di lavoro. Perché la produttività non è aumentata quanto si vorrebbe credere e anche perché, non paghi dell'aumento che c'è comunque stato, si vorrebbe produrre ancora e ancora e ancora per vendere, smerciare e consumare sempre di più.
Queste cose, checché tu ne pensi, le dicono ben in pochi e nessuno praticamente le diceva in campagna elettorale, sennò non avrei avuto tanti mal di pancia per andare a votare.
Rispondo ad Alberto che dice che il mio blog è un inno al lavoro: dipende da cosa di intende per lavoro. Se è il lavoro citato nelle ultime righe delo scopiazzamento del mio post, sì, lo è.
Concludo dicendo che evidentemente non si è capito che io non voglio assolutamente inneggiare alla produttività: non intendo caldeggiare il fatto che, lavorando meno, si labori uguale. Io mi auguro proprio che si produca meno, meno di tutto. E i concetti li so maneggiare tanto quanto voi, ma non ho bisogno di parlare di granularità perché il mio spazio non è un congresso per addetti ai lavori.
Infine, nel mio blog sono rappresentate le mie idee, che mi sforzo di avere: per esempio, quando mi si viene a dire che bisogna aumentare produzione e produttività, ci penso su e capisco che non è la panacea che mi dipingono.
La tizia
Giuliana Cupi
A parte che anch'io mi presento con nome, cognome e faccia (li trovi nella Home Pege, in alto, cliccando su "Chi siamo"), e a parte che mi chiedo perché mai presentarsi con nome, cognome e faccia dovrebbe automaticamente rendere quel che uno dice più intelligente, il punto è che a me non importa minimamente chi sei, come sei ecc., perché non sto parlando di TE. La tua spett.le persona (che nessuno si è mai neanche lontanamente sognato di insultare) è completamente fuori dal quadro: a me interessa quel che hai scritto, e che purtroppo è assai diffuso (cose nuove, inaudite, scomode, nevvero).
Sono lieto che tu non ignori cosa sia la produttività; il tuo testo tuttavia lo ignora, visto che la evoca ma poi si mette a parlare di tutt'altro. D'altronde una certa confusione si vede anche in quel che scrivi adesso: "spigarci come mai, con tutto l'aumento di produttività ... che ci rende felici, non si parla che di aumentare l'orario di lavoro. Perché la produttività non è aumentata quanto si vorrebbe credere e anche perché, non paghi dell'aumento che c'è comunque stato, si vorrebbe produrre ancora e ancora e ancora per vendere, smerciare e consumare sempre di più", dove fai le seguenti affermazioni di cui ti invito a notare la coerenza: (i) la produttività è aumentata ma non ci ha reso felici (irrilevante), (ii) non si parla che di aumento dell'orario di lavoro (ergo la produttività non è aumentata: ma allora la prima affermazione?), (iii) la produttività non è aumentata quanto si vorrebbe credere (idem, e quindi toccherebbe aumentarla), (iv) si vorrebbe produrre ancor di più (il che non ha niente a che fare con la produttività)...
Sicurissima di saper "maneggiare i concetti"?
Stai tranquilla che il fatto che non intendessi inneggiare alla produttività si era capito benissimo. Quel che mi aveva colpito era il fatto che parlassi di produzione credendo di perlare di produttività, che elogiassi la curiosità e la cultura mentre manifestamente usavi parole di cui il significato non ti è chiaro (e non è il solo caso: nel tuo blog hai parlato a sproposito, per es., anche dell'utilità marginale), e che mentre ripetevi slogan abusati e sconnessi ti permettessi anche di invocare cose " inaudite, coraggiose, scomode".
Mi chiedo cosa potreste pensare in casi come questo
Attenzione ai commenti in cui riporta le lettere che ha scritto alla banca d'italia.
Penso che per gente simile ci sono già le autorità di vigilanza (in Italia: Banca d'Italia, CONSOB, AGCM, Giurì dell'autodisciplina pubblicitaria, ecc.), tutta gente che sa fare piuttosto bene il suo mestiere.
Per te forse essere felici non è importante, per me, sì, e né la produttività, né la produzione hanno mai reso felice qualcuno. Tu continui a ignorare quello che dico e cioè che quello che bisogna fare è produrre meno: meno produzione, meno produttività.
Guarda che le cose che dico nel mio blog e sono i miei pensieri, non slogan sentiti chissà dove, perché il coraggio di dire che bisogna produrre meno, consumare meno e inquinare meno ce l'hanno veramente pochi.
Tutti gli altri, in fila appresso alla Marcegaglia e a chi per essa. Accomodatevi.
Giuliana
rispondo, per quanto riguarda me, all'autrice del post citato. Non mi interessa sbeffeggiare o offendere (non in questo contesto, almeno) ma - per quel che posso - discutere su testi e idee che trovo per qualche motivo interessanti. Non sono nemmeno andato a vedere il tuo blog, proprio perché ho considerato la citazione iniziale solamente uno spunto. Sulla valutazione di incompetenza specifica (non è un'offesa gratuita, ma una considerazione "tecnica" e oggettiva) mantengo quanto detto.
Io non ho detto che "essere felici" non è importante; ho detto che la frase "la produttività è aumentata ma non ci ha reso più felici" è senza senso, perché produttività (idem produzione) e felicità non hanno alcuna relazione ovvia o necessaria.
La felicità è una cosa tanto importante che non andrebbe mischiata ad una "cultura" nella quale si sparacchiano a caso bestialità senza capo né coda: in un guazzabuglio simile, la prima cosa che si perde è proprio la felicità.
Quanto a produrre meno - a parte che così come produrre di più non ha niente a che fare con la felicità, lo stesso vale per produrre meno - ribadito che non è la stessa cosa di ridurre la produttività, va benissimo: è una cosa anche abbastanza facile. Tra l'altro in Italia sostanzialmente già ci siamo. Il che peraltro non implica affatto che, per es., producendo meno si consumi anche meno energia o si inquini meno: il risparmio energetico e il minore inquinamento sono anch'essi faccende di produttività, non di output.
In fila dietro la Marcegaglia, prego, vacci tu.
Le bestialità le vai magari a rimproverare a qualcun altro e produrre meno mi pare un'ottima e necessaria premessa per consumare meno e inquinare meno: o vorrai dire che dover piazzare sul mercato mille automobili o un milione è uguale?
Dietro alla Marcegaglia andrei per un solo motivo: per spingerla su un'astronave e mandarla su un altro pianeta.
Giuliana