Mugabe (come lo vedeva Doris Lessing nel 1988)
Quando Mugabe entrò a far parte della lotta di liberazione era al governo britannico che si opponeva e all'epoca il linguaggio del marxismo era comune a tutti i movimenti di liberazione... Dato che l'Unione Sovietica faceva l'errore di appoggiare Joshua Nkomo, Mugabe si orientò verso la Cina... Fu alla testa di un esercito che non combatteva soltanto contro le forze di Smith, ma a volte anche contro quelle di gruppi di oppositori politici, il vescovo Muzorewa, Nkomo, i quali, pur avendo lo stesso scopo, spesso erano in lizza per il potere futuro.
Mugabe fu messo in carcere da Smith. la prigionia fu un'esperienza dura. Il carcere era teatro di centinaia di esecuzioni, fra cui quelle di molti degli amici e dei compagni di Mugabe. Gli uomini di Smith commisero ogni sorta di atrocità... Smith rifiutò il permesso a Mugabe di andare a trovare suo figlio, il suo unico figlio, quand'era malato, e quando poi morì non gli fu consentito di assistere al funerale. A volte si dice che questa sia stata la cosa più stupida fatta da Smith. Robert Mugabe arrivò al potere dopo oltre dieci anni di una guerra combattuta, come devono esserlo le guerre, con ferocia da entrambe le parti. Gli attentati alla sua vita lo avevano isolato, reso sospettoso. Ma allora perché la gente si aspetta che Robert Mugabe, con una storia simile, sia una combinazione tra Abraham Lincoln, Jefferson e Gandhi? Eppure la gente se lo aspetta: il compagno Mugabe, come Dio, sta dalla parte di tutti. E a volte si comporta con magnanimità. Cosa c'è nell'esperienza di Mugabe che possa farne un ammiratore della democrazia?
(D. LESSING, Sorriso africano, Milano, 2004, p. 280-281)
Doris Lessing scriveva queste belle pagine nel 1988, quando nonostante tutte le difficoltà ereditate dal regime segregazionista, lo Zimbabwe stava facendo progressi enormi. Voleva dire: armatevi di pazienza, non c'è ragione di pretendere che loro facciano, in mezzo a tutti questi disastri causati da noi, meglio di quanto a suo tempo non abbiamo fatto noi.
Eppure queste parole suonano molto tristi oggi che l'ex combattente eroico della guerra di liberazione, l'ex intellettuale, l'ex speranza del suo popolo, si è rivelato solo per l'ennesimo sanguinario dittatore, che da anni organizza brogli, spedizioni punitive, stupri, violenze, terrore e intimidazioni di ogni tipo. Non è vero che chi ha vissuto nelle persecuzioni e nella discriminazione non possa diventare un autentico amante della democrazia e della libertà. Non è vero che non ci possiamo liberare dei nostri fantasmi, che non possiamo scegliere per il lato migliore anziché per il peggiore. Non è vero che combattere oggi contro il Mugabe diventato dittatore significhi solo porre le basi per la dittatura di domani.
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Giusto per allungare l'elenco delle macchiette che governano in Africa, vi segnalo Teodoro Obiang:
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