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Un'idea dell'Europa

Egli si irritava  anche di questo dandysmo dei sentimenti e di questo raffinamento della sensibilità che gli avrebbero meritato una palla nella nuca nel nome di tutti quelli che muoiono di fame  ed erano massacrati nel mondo. L'Europa dei suoi sogni non poteva coesistere pacificamente  con la sofferenza, la disumanizzazione e la miseria psicologica d'un miliardo di esseri umani per i quali la stessa parola <<cultura>> era un insulto e una provocazione.

Il secolo dei Lumi... aveva potuto permettersi quel lusso perché la cultura non aveva ancora fatto nascere la coscienza sociale che restava in carico a Dio. Lo spirito si era appena scoperto, era un trastullo innocente perchè tutto nuovo; alle sue delizie non si mischiavano ancora i sentori  di sangue, di suduciume e di sudore; era in periodo di rodaggio ed erano questi giochi gratuiti che dovevano farne il preciso strumento di lotta  che divenne più tardi. Ma nel 1972, la cultura che non si faceva partecipazione, che non si faceva azione, che bastava a se stessa e non traeva le conseguenze, si negava e annullava essa stessa.

(R. GARY, Europa, Paris, Gallimard, 1972, p. 79)

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