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    <title>Karl Kraus</title>
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    <updated>2008-07-18T07:04:40Z</updated>
    <subtitle>Faccio di una mosca un elefante. Non è arte questa?</subtitle>
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    <title>Fantasticare</title>
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    <published>2008-07-18T07:04:18Z</published>
    <updated>2008-07-18T07:04:40Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Esistono luoghi dove si &egrave; condannati a fantasticare: la catena di montaggio, il colombario burocratico, la sala d'attesa, la prigione, ogni radunanza dove manchi la passione spirituale o l'esercizio dei muscoli se non della mente....]]></summary>
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            <category term="La Reazione" />
    
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        <![CDATA[Esistono luoghi dove si &egrave; condannati a fantasticare: la catena di montaggio, il colombario burocratico, la sala d'attesa, la prigione, ogni radunanza dove manchi la passione spirituale o l'esercizio dei muscoli se non della mente.]]>
        <![CDATA[<p>Allorch&eacute; comparvero le catene di montaggio si os&ograve; coingetturare che gli operai addetti (o, che &egrave; lo stesso, coloro che sorvegliano i quadranti delle fabbriche automatiche o i guidatori al volante su un'autostrada), una volta perfettamente allenati alle loro manovre meccaniche, avrebbero avuto la mente del tutto sgombra per pensare. In verit&agrave; alla catena di montaggio e in altrettali frangenti l'uomo pu&ograve; soltanto fantasticare.</p><p>La differenza tra fantasticheria e pensiero, sia pure un pensiero riccamente nutrito di fantasia, &egrave; manifesta: basta il colpo d'occhio su due opposte figure: l'uomo che fantastica seduto in un'anticamera con il piede o la mano che tradiscono nei loro movimenti automatici e nervosi il lavorio dell'immaginazione, e, di contro, l'uomo che medita e contempla, assorto senza alcun gesto o contrazione.</p><p>Nella lingua italiana la condanna della fantasticheria era implicita: <em>fantasticamente</em> voleva dire nel buon secolo: <em>con modo rincrescevole</em>, <em>molesto</em> e in latino l'uomo fantastico si diceva <em>morosus</em>, che significa altres&igrave; stravagante, morboso...</p><p>La fantasticheria, come il grillotalpa ai coltivi, &egrave; esiziale alla coltura dei sentimenti.</p><p>(E.ZOLLA,<em><u> Storia del fantasticare</u></em>, Milano, 1964, 1973, p. 7-8)&nbsp;</p>]]>
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    <title>Il Concorso: Nuova Edizione</title>
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    <published>2008-07-17T11:13:04Z</published>
    <updated>2008-07-17T11:21:33Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[La Cazzata della Settimana viene vinta per acclamazione da questo articolo di Flores d'Arcais, in cui l'autore (gi&agrave; segnalatosi in precedenza per aver millantato di possedere la chiave per vincere le elezioni &quot;a mani basse&quot;), a proposito della manifestazione dell'8...]]></summary>
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            <category term="Concorsi" />
    
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        <![CDATA[La <strong>Cazzata della Settimana</strong> viene vinta per acclamazione da <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/clamoroso-sondaggio-un-terzo-degli-elettori-con-gli-%e2%80%9cestremisti%e2%80%9d-di-piazza-navona/">questo articolo</a> di Flores d'Arcais, in cui l'autore (gi&agrave; segnalatosi in precedenza per aver millantato di possedere la chiave per vincere le elezioni &quot;<em>a mani basse</em>&quot;), a proposito della manifestazione dell'8 luglio scorso a Roma che avrebbe visto in piazza la bellezza di circa 100.000 persone, a forza di elucubrare su certi sondaggi con metodi cabalistici del tipo &quot;<em>se a tre mele aggiungo due pere ottengo cinque unicorni</em>&quot; (il 29,4% del campione consultato dal sondaggio diventa allegramente &quot;<em>oltre un terzo del corpo elettorale che si esprime</em>&quot;; per non parlare di questa stupefacente trasformazione: &quot;<em>la maggioranza degli elettori di Veltroni non ha dubbi, sta con piazza Navona, 48,2 contro 39,2, il che, ricalcolato senza tener conto del 12,4 di astenuti, significa 55% con piazza Navona contro il 45% col segretario del Pd. Che dunque, contro un candidato di piazza Navona, perderebbe oggi le primarie dentro il suo stesso partito</em>&quot;) conclude di avere in mano la bussola della futura condotta politica del PD e di poter dettare la linea a Veltroni.]]>
        <![CDATA[Le regole del concorso da oggi cambiano. In primis, ci sar&agrave; un solo vincitore per tutte le categorie (Blog, Giornali e Politici). <div class="entry-more" id="more">Ogni settimana potrete segnalare l'articolo di giornale (= quotidiano o periodico) italiano (=scritto in italiano, o meglio: non scritto in una qualunque altra lingua conosciuta), ovvero il post e/o il commento su un blog italiano (idem), o infine la dichiarazione di un politico italiano,&nbsp;pi&ugrave; cretino che avete letto. Le segnalazioni dovranno per&ograve; obbligatoriamente contenere una riga di spiegazione del perch&eacute; l'articolo (o il post, o il commento, o la dichiarazione) &egrave; cretino.&nbsp; Le candidature, con le relative spiegazioni, devono pervenire sul blog (precisamente, nella rubrica &quot;Concorsi&quot;); i voti, viceversa, se mai qualcuno volesse farli pervenire in incognito, possono anche essere inviati a lskarlkraus@gmail.com. Nuova regola: potete votare anche il candidato che avete segnalato. </div>]]>
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    <title>Parla la classe del 1912</title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2008://1.400</id>
    
    <published>2008-07-15T11:50:59Z</published>
    <updated>2008-07-15T13:11:28Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[&quot;Mio nonno e mia nonna avevano nove figli; tutti si sposarono ed ebbero figli a loro volta. Abitavamo tutti quanti insieme, eravamo ventinove. Solo a voler dire &quot;Buongiorno&quot; e &quot;Buonanotte&quot; a tutti, passava mezza giornata......]]></summary>
    <author>
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        <![CDATA[&quot;Mio nonno e mia nonna avevano nove figli; tutti si sposarono ed ebbero figli a loro volta. Abitavamo tutti quanti insieme, eravamo ventinove. Solo a voler dire &quot;Buongiorno&quot; e &quot;Buonanotte&quot; a tutti, passava mezza giornata...]]>
        <![CDATA[<p>Avevamo un bel podere, tra San Lorenzo e Pergola. Eravamo tra quelli che se la passavano meglio, da quelle parti. Eppure noialtri dodici ragazzini, in cucina (grande un quattro metri e mezzo per otto), avevamo un tavolo poggiato su quattro sedie e mangiavamo ginocchioni per terra. </p><p>Quando si facevano gli gnocchi (una volta ogni due, tre settimane) era una festa.</p><p>Avevamo anche un grande salone, di dieci metri per cinque circa, che usavamo per allevare i bachi da seta. Arrivavano in una scatola da scarpe, minuscoli (ce li portava l'impresa, a cui poi li rivendevamo come bozzoli; era un'impresa grande, produceva cinquanta/sessanta tonnellate l'anno); noialtri ci divertivamo un mondo a guardarli. Crescevano velocemente ed erano voracissimi (ma quelli molto grossi, i bachi giganti, non andavano bene, la loro seta non era buona e la ditta non li voleva). Li sistemavamo subito nei cassettoni pieni di foglie di gelso, disposti ad intervalli di sessanta centimetri d'altezza in tre torri di legno alte tre metri circa; quando poi arrivava il momento del bozzolo, gli sistemavamo intorno rametti d'ulivo, ai quali i bachi attaccano il filo per cominciare la costruzione del bozzolo.&nbsp; Quelli che non riuscivano a fare il bozzolo li prendevamo, li portavamo sull'aia e li davamo da mangiare alle galline, che non aspettavano altro e stavano l&igrave; col becco gi&agrave; aperto. Poi bisognava sbrigarsi, una volta finito il bozzolo, a farlo seccare, altrimenti il baco si apriva la strada all'esterno del bozzolo forandolo e&nbsp; danneggiando la seta. Facevamo un quintale circa l'anno. Zio Menco, che aveva un podere dall'altra parte della collina, ne faceva di pi&ugrave;, un paio di quintali all'anno, perch&eacute; dipendeva dalla quantit&agrave; di gelsi che c'era.</p><p>A scuola ero bravo, arrivai in terza elementare come tutti gli altri ragazzi della famiglia, ma poi non mi fecero proseguire. La maestra si arrabbi&ograve; e venne a chiedere spiegazioni ai miei. Una delle zie le rispose che, siccome gli altri ragazzi, miei cugini e fratelli, si erano fermati alla terza, neanch'io avrei continuato, e non ci fu niente da fare. A dieci anni, poi, a pensarci, cosa mai potrai fare di buono nei campi? Sei solo capace di andare dietro ai pi&ugrave; grandi, guardarli e parlare. </p><p>Oggi tutti vanno a scuola. Nessuno di noi ha mai viaggiato o visto nulla del mondo, n&eacute; a dieci anni, n&eacute; dopo. Mia nipote va in Inghilterra da sola a quattordici anni. A quattordici anni noi avevamo fatto solo la terza elementare.&quot;</p>]]>
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    <title>Europa</title>
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    <published>2008-07-13T07:00:00Z</published>
    <updated>2008-07-14T07:04:59Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[R. GARY, Europa, Paris, Gallimard, 1972, p. 373&nbsp;Mai&nbsp;tradotto in italiano, e a quel che so neppure ristampato, &egrave;&nbsp; un romanzo bellissimo. La trama &egrave; semplice: venticinque anni prima dell'inizio del libro, un giovane uomo (Jean Danth&egrave;s), al promettente inizio della...]]></summary>
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            <category term="Narrativa" />
    
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        <![CDATA[<p>R. GARY, <em><u>Europa</u></em>, Paris, Gallimard, 1972, p. 373&nbsp;</p><p>Mai&nbsp;tradotto in italiano, e a quel che so neppure ristampato, &egrave;&nbsp; un romanzo bellissimo. La trama &egrave; semplice: venticinque anni prima dell'inizio del libro, un giovane uomo (Jean Danth&egrave;s), al promettente inizio della carriera diplomatica, &nbsp;ha abbandonato una donna (Malwina von Leyden) pi&ugrave; anziana e dal dubbio passato, non si sa se prima o dopo averle causato - o forse solo aver assistito all'incidente - una grave infermit&agrave;.</p>]]>
        <![CDATA[<p>La donna (&quot;<em>E anche invecchiare non sarebbe nulla, se fosse possibile non restare giovane. Ma il Tempo vi condanna al travestimento. Voi avete sempre venti anni, ma siete obbligate a nasconderlo, per paura del grottesco e del ridicolo. Vi fa vivere sotto l'apparenza di una vecchia, quando tutto in voi aspira a ritornare al ballo. Dicono di voi, per qualche anno: &lt;&lt;E' ancora bella&gt;&gt;. E poi non dicono pi&ugrave; nulla. Questo finisce per rendervi un tantinello eccentriche</em>&quot;), che ha giurato di vendicarsi di lui, alleva la sua figlia Erika (&quot;<em>ella temeva questa routine di fettuccine, scampi, chianti, tutta questa ristorazione che ha rimpiazzato gli incontri nei viali del parco, le scale di seta e le ombre furtive e mascherate sul Rialto</em>&quot;) con l'unico scopo di farla arrivare, al momento giusto, nella vita di Danth&egrave;s, farlo innamorare, farla sposare da lui e rovinargli la carriera. Cos&igrave; venticinque anni dopo, all'insaputa della madre, Erika e Danth&egrave;s (ormai cinquantenne ambasciatore di Francia in una Roma in cui si succedono manifestazioni, scioperi e crisi di governo) si innamorano sul serio, inscenano una innocua finzione per far contenta Malwina... Ma sar&agrave; davvero cos&igrave;? Perch&eacute; Erika &egrave; cos&igrave; incredibilmente somigliante a Malwina da giovane? Perch&eacute; Danth&egrave;s non riesce pi&ugrave; a dormire, o rimane in uno stato di dormiveglia anche nelle ore del giorno? E perch&eacute; Danth&egrave;s ha la sensazione sempre pi&ugrave; forte di essere il frutto del sogno di un altro - forse del misterioso marito di Malwina, il Barone? Perch&eacute; il Barone e Danth&egrave;s sembrano impegnati in una complicata partita a scacchi, che ricalca le mosse di quella famosa fra Alekhin e Capablanca? Che c'entrano i racconti di Malwina, un po' sincerit&agrave; e molto mistificazione, che sostiene di aver attraversato in vita sua molte epoche (i Medici, Ludwig II di Baviera, Nostradamus, Luigi XV) e di frequentarne ancora a suo piacimento? Com'&egrave; possibile che lo stesso Conte di Saint-Germain appaia e scompaia continuamente e s'intrometta nel gioco, cercando di proteggere Danth&egrave;s e di spezzare le trame di Malwina, e come mai Erika&nbsp;sembra a volte&nbsp;convinta che Danth&egrave;s stesso sia Saint-Germain? E perch&eacute; Erika teme di essere pazza come sua madre, mentre Danth&egrave;s a sua volta comincia a mostrare chiari sintomi di schizofrenia?</p><p>Sta di fatto che Danth&egrave;s (&quot;<em>Se c'era un'arma alla quale Danth&egrave;s non esitava mai a ricorrere, era la menzogna. La parola, del resto, si applicava male a ci&ograve; che era semplicemente un rifiuto di ferire, per ripetto degli altri, delle vulnerabilit&agrave;, debolezze, mancanze segrete e pene. L'onest&agrave; non consiste nell' &lt;&lt;io dico sempre quel che penso&gt;&gt;: consiste nel risparmiare. La lumpen-borghesia dei frigoriferi e dei buoni ristorantini dove si va a mangiare dopo aver parcheggiato la propria auto sul marciapiedi, aveva inventato l' &lt;&lt;io dico sempre quel che penso&gt;&gt; non per qualche inconcepibile integrit&agrave;, ma per gusto della facilit&agrave;, per aggressivit&agrave;, e perch&eacute; l'idea di rispettare il territorio psichico degli altri, era al giorno d'oggi&nbsp; come la porcellana dei musei</em>&quot;) vive gli episodi della sua vita pi&ugrave; volte, quasi si trattasse di versioni successivamente corrette e migliorate della stessa vicenda, e questo d&agrave; al romanzo una forma ciclica,&nbsp;e allo stesso tempo un'atmosfera ossessiva e claustrofobica. I due protagonisti si affannano a tentare di vivere la loro vita secondo&nbsp; il loro desiderio, ma si ritrovano continuamente al punto di partenza (non a caso, la stupenda scena del loro &quot;primo incontro&quot; - mentre si tratta in realt&agrave; solo di un atto della commedia inscenata per ingannare Malwina: Erika e Danth&egrave;s si amano infatti gi&agrave; da pi&ugrave; di un anno - viene ripetuta, con sottili variazioni, innumerevoli volte). Col passare del tempo - mentre i personaggi si avviano al loro ineluttabile e triste destino, predisposto da un drammaturgo d'eccezione (bench&eacute;, come sostiene malignamente il Barone, solo un mediocre allievo di Eschilo, Sofocle e Euripide) - ci si rende conto che la scissura che&nbsp;divide in due la psiche di Danth&egrave;s, e anche quella di Erika, e che finisce per distruggere entrambi, &egrave; la medesima frattura della coscienza e della cultura dell'Europa, il vero grande amore di Danth&egrave;s&nbsp;e su cui il libro contiene pagine di profondit&agrave; e brio mirabili. L'amore per la cultura, per l'arte, per la nobilt&agrave; dello spirito, non &egrave; incompatibile con l'orrore e la barbarie; aver dimenticato il fondamentale principio che la vera cultura &egrave; solo quella che ci rende impossibile di sopportare l'orrore e la barbarie, l'aver messo la cultura da una parte e la vita degli uomini dall'altra, &egrave; stato il grande torto dell'Europa. La vicenda di Danth&egrave;s, che di questo errore dell'Europa &egrave; lucidamente consapevole, dimostra (forse) che neppure&nbsp;la coscienza dell'incompatibilit&agrave; fra barbarie e cultura &egrave; sufficiente per rimediare alla frattura, e che solo l'azione, la cultura <em>in atto</em>, quella che cambia il mondo, &egrave; la via d'uscita.</p>]]>
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    <title>Un&apos;idea dell&apos;Europa</title>
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    <published>2008-07-14T07:00:00Z</published>
    <updated>2008-07-14T07:03:49Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Egli si irritava&nbsp; anche di questo dandysmo dei sentimenti e di questo raffinamento della sensibilit&agrave; che gli avrebbero meritato una palla nella nuca nel nome di tutti quelli che muoiono di fame&nbsp; ed erano massacrati nel mondo. L'Europa dei suoi...]]></summary>
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            <category term="Europa" />
    
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        <![CDATA[Egli si irritava&nbsp; anche di questo dandysmo dei sentimenti e di questo raffinamento della sensibilit&agrave; che gli avrebbero meritato una palla nella nuca nel nome di tutti quelli che muoiono di fame&nbsp; ed erano massacrati nel mondo. L'Europa dei suoi sogni non poteva coesistere pacificamente&nbsp; con la sofferenza, la disumanizzazione e la miseria psicologica d'un miliardo di esseri umani per i quali la stessa parola &lt;&lt;cultura&gt;&gt; era un insulto e una provocazione.]]>
        <![CDATA[<p>Il secolo dei Lumi... aveva potuto permettersi quel lusso perch&eacute; la cultura non aveva ancora fatto nascere la coscienza sociale che restava in carico a Dio. Lo spirito si era appena scoperto, era un trastullo innocente perch&egrave; tutto nuovo; alle sue delizie non si mischiavano ancora i sentori&nbsp; di sangue, di suduciume e di sudore; era in periodo di rodaggio ed erano questi giochi gratuiti che dovevano farne il preciso strumento di lotta &nbsp;che divenne pi&ugrave; tardi. Ma nel 1972, la cultura che non si faceva partecipazione, che non si faceva azione, che bastava a se stessa e non traeva le conseguenze, si negava e annullava essa stessa. </p><p>(R. GARY, <u><em>Europa</em></u>, Paris, Gallimard, 1972, p. 79)</p>]]>
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    <title>Don&apos;t blame the speculators</title>
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    <published>2008-07-10T11:46:57Z</published>
    <updated>2008-07-10T12:02:01Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Ne aveva gi&agrave; parlato l'Economist parecchio tempo fa (e l'avevo gi&agrave; citato qui). Poi c'&egrave; stato un importante intervento del professor Krugman. Adesso sul sito del professor Mankiw trovate altri riferimenti.&nbsp;...]]></summary>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[Ne aveva gi&agrave; <a href="http://www.economist.com/finance/displaystory.cfm?story_id=11453090">parlato</a> l'<em><u>Economist</u></em> parecchio tempo fa (e l'avevo gi&agrave; citato <a href="http://karlkraus.urbiloquio.com/archives/2008/06/linflaizone_alimentare_e_le_be.php">qui</a>). Poi c'&egrave; stato un importante intervento del professor <a href="http://www.nytimes.com/2008/05/12/opinion/12krugman.html?ex=1368331200&amp;en=94f48ca72770aae6&amp;ei=5124&amp;partner=permalink&amp;exprod=permalink">Krugman</a>. Adesso sul sito del professor <a href="http://gregmankiw.blogspot.com/2008/07/defense-of-oil-speculators.html">Mankiw</a> trovate altri riferimenti.&nbsp;]]>
        <![CDATA[<p>In parole povere, &egrave; assai probabile che chi si scaglia contro la speculazione attribuendole la responsabilit&agrave; dell'aumento dei prezzi del petrolio non sappia di cosa sta parlando.</p><p>Una buona sintesi la fa l'<em><u>Economist</u></em>:</p><p><span style="color: #3333ff">For one thing, the surge in investment in oil futures is not that large relative to the global trade in oil. Barclays Capital, an investment bank, calculates that &ldquo;index funds&rdquo;, which have especially exercised the politicians because they always bet on rising prices, account for only 12% of the outstanding contracts on NYMEX and have a value equivalent to just 2% of the world&rsquo;s yearly oil consumption. More importantly, neither index funds nor other speculators ever buy any physical oil. Instead, they buy futures and options which they settle with a cash payment when they fall due. In essence, these are bets on which way the oil price will move. Since the real currency of such contracts is cash, rather than barrels of crude, there is no limit to the number of bets that can be made. And since no oil is ever held back from the market, these bets do not affect the price of oil any more than bets on a football match affect the result. The market for nickel provides a good illustration of this. Speculative investment in the metal has been growing steadily over the past year, yet its price has fallen by half. By the same token, the prices of several commodities that are not traded on any exchanges, such as iron ore and rice, have been rising almost as fast as that of oil. Speculators do play an important role in setting the price of oil and other raw materials. But they do so based on their expectations of future trends in supply and demand, not on whims. If they had somehow managed to push prices to unjustified heights, then demand would contract, leaving unsold pools of oil. The futures market does sometimes signal that prices are likely to rise, which might prompt speculators to hoard oil in anticipation. But it is not signalling that at the moment, and there is no sign of hoarding. In the absence of rising stocks, it is hard to argue that the oil markets have lost their grip on reality. Some claim that oil producers are in effect hoarding oil below the ground. But there is also little sign of that, either among companies or countries: all big exporters bar Saudi Arabia are pumping as fast as they can</span>. </p><p>In altre parole, un effetto - sia pure solo indiretto - della speculazione sui prezzi del petorlio non &egrave; impossibile (e nei limiti in cui esiste, &egrave; probabilmente positivo: come scrive un altro commentatore, &quot;<span style="color: #3333ff">It would be too much to claim that futures prices don't influence players in the physical market. But to the limited extent that speculators' influence is real, this is probably a good thing. If speculators see that oil suppliers are headed for trouble and that oil demand is trending up, they express their expectation of a higher price via the futures market. This can deliver a valuable message: Governments and consumers had better adjust before shortages get even nastier</span>&quot;), ma non esiste alcuno dei sintomi che vi si accompagnano.</p><p>Forse &egrave; meglio trovarsi un altro capro espiatorio.</p>]]>
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    <title>La democrazia (secondo Carlyle)</title>
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    <published>2008-07-09T08:10:09Z</published>
    <updated>2008-07-09T08:17:31Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[In questi ultimi tempi, la democrazia avanza rapidamente, sempre pi&ugrave; rapidamente, con una pericolosit&agrave; direttamente proporzionale alla sua accelerazione; il progresso delle cose tende ovunque verso la democrazia, e verso di essa soltanto, come sua meta finale e traguardo. Cos&igrave;...]]></summary>
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        <name>Karlkraus</name>
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            <category term="La Reazione" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[In questi ultimi tempi, la democrazia avanza rapidamente, sempre pi&ugrave; rapidamente, con una pericolosit&agrave; direttamente proporzionale alla sua accelerazione; il progresso delle cose tende ovunque verso la democrazia, e verso di essa soltanto, come sua meta finale e traguardo. Cos&igrave; pensano, cos&igrave; gridano ovunque a gran voce le masse.]]>
        <![CDATA[<p>E tuttavia, tutti gli uomini che godono di buona vista possono scorgere che in democrazia non pu&ograve; esserci finalit&agrave; alcuna; che con la vittoria assoluta della democrazia non si vince proprio niente - tranne il vuoto, e la libera possiiblit&agrave; di vincere! La democrazia &egrave;, per sua natura, un fenomeno che si autoanniente; e alla lunga distanza d&agrave; il risultato netto di zero. Ci pu&ograve; essere democrazia solo l&agrave; dove non c'&egrave; bisogno di governo tranne quello del gendarme locale, come in America, con il suo sterminato territorio, e dove ogni uomo &egrave; in grado di trovarsi un lavoro e un compenso; ma non altrove, se non per breve tempo e come rapida transizione verso&nbsp; qualcosa di diverso e di pi&ugrave; lontano.</p><p>(T. CARLYLE, <u><em>Chartism</em></u> [1839], tr. di G.Nori, <em><u>Cartismo</u></em>, Macerata, 1999, p.&nbsp; 52-53)</p>]]>
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    <title>Muhammad Yunus visto da un architetto</title>
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    <published>2008-07-07T14:31:36Z</published>
    <updated>2008-07-07T14:38:20Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Questa &egrave; la fiaba del &ldquo;io ti presto pochi spiccioli, quelli che ti servono per costruire semplici oggetti e rivenderli, tu mi restituisci gli spiccioli con un piccolo interesse e in piccole rate&rdquo;. E&rsquo; una fiaba, state accorti, non &egrave;...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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            <category term="Economia" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana">Questa &egrave; la fiaba del <em>&ldquo;io ti presto pochi spiccioli, quelli che ti servono per costruire semplici oggetti e rivenderli, tu mi restituisci gli spiccioli con un piccolo interesse e in piccole rate&rdquo;. </em></span></p><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">E&rsquo; una fiaba, state accorti, non &egrave; la pubblicit&agrave; della cucina o del televisore al plasma in 10 comode rate. </span><span style="font-family: Verdana"><p>&nbsp;</p></span></span>]]>
        <![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana">I pi&ugrave; poveri dei poveri, al momento, non pensano n&eacute; alla cucina n&eacute; al televisore, ci penseranno quando saranno un po&rsquo; meno poveri, forse, ma allora non chiederanno pi&ugrave; il prestito allo stesso soggetto. </span></p><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Yunus inizia cos&igrave;, nel 1976. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Il successo &egrave; enorme, perch&eacute; &egrave; una fiaba e continua ancora adesso: il microcredito funziona. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">I poveri restituiscono il proprio microdebito. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Spesso sono le donne povere che lo chiedono e lo restituiscono, riscattando se stesse e la propria famiglia. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">E cos&igrave; si innesca un magico circolo virtuoso che usa il mezzo finanziario per dare credito&nbsp;a chi non l&rsquo;ha mai avuto: la rivoluzione &egrave; la risorsa umana, sono le donne che si fanno intestare dai mariti i terreni per poter accedere al fondo per la costruzione dell&rsquo;abitazione, sono le nuove generazioni che vanno a scuola, si alfabetizzano, qualcuno arriva alla laurea. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Per pochi dollari iniziali. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Ma ci voleva qualcuno che avesse l&rsquo;intuizione e che soprattutto organizzasse un sistema istituzionalizzato: la Grameen Bank &egrave; una banca a tutti gli effetti, non regala nulla e nemmeno ci tiene a collassare sotto al peso dei debiti, quindi la Grameen Bank si deve saper amministrare bene. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Il principio non &egrave; assistenzialismo, ma imprenditoria sociale. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">I poveri si aiutano da soli, ma come la maggior parte di noi hanno bisogno di un prestito iniziale, pur non avendo nulla da dare in garanzia. </span><span style="font-family: Verdana"><p><span style="font-family: Verdana">Di economia non so nulla, ma la fiaba di Yunus non mi appare un sogno di un avventato, la pratica di un santo protetto della buona stella da 30anni a questa parte. </span></p></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">La fiaba di Yunus &egrave; una fiaba di economia, di un sistema ben congegnato, a quanto pare, per alimentare un processo di sviluppo autonomo, radicato nel territorio e, da profana, mi sembra pi&ugrave; virtuoso, come principio, degli aiuti internazionali e di tutti i finanziamenti dal carattere assistenziale (posto che arrivino a destinazione e non si perdano nei meandri della burocrazia o dei governi corrotti&hellip;). </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Poi non so se lo stesso Yunus potesse prevedere la catena di positive conseguenze determinate da un microcredito iniziale, soprattutto per quanto riguarda i risvolti sociali avuti in Bangladesh. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">E&rsquo; stato commovente sentirlo parlare, spiegare con parole semplici un miracolo fatto dagli uomini, intuire in lui una determinazione fuori dal comune e farsi indicare una via che guarda avanti, sempre pi&ugrave; ambiziosa, perch&eacute; la povert&agrave; venga sconfitta, producendo e dando la possibilit&agrave; di produrre ricchezza, a tutti, per tutti, senza fare la carit&agrave; a nessuno. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">L&rsquo;occasione di sentirlo &egrave; stata il Congresso Mondiale degli Architetti 2008, tenutosi a Torino in questi giorni. </span><span style="font-family: Verdana">S&igrave; s&igrave;, un congresso di architetti, perch&eacute; Yunus ha vinto, nell&rsquo;89, un premio d&rsquo;architettura, grazie al finanziamento per le abitazioni per i poveri. </span><span style="font-family: Verdana">Un&rsquo;architettura di felicit&agrave;, un tetto di lamiera equivalente a un sogno. </span></span><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana"><span style="font-family: Verdana">Sentimenti puri coi quali dovremmo ricordarci di progettare. </span><span style="font-family: Verdana">E lui m&rsquo;&egrave; sembrato un uomo che avesse afferrato il senso della Felicit&agrave;. </span><span style="font-family: Verdana"><p>Non ha smesso un attimo di sorridere, parlando alla platea come se raccontasse una fiaba.</p></span>Non ha smesso un attimo di sorridere, parlando alla platea come se raccontasse una fiaba.<span style="font-family: Verdana">Avrebbe potuto darci la buonanotte, come a dei bimbi, alla fine, se invece il senso di tutto ci&ograve; non fosse stato una sonora sveglia! <p><span style="font-size: 12pt; font-family: Verdana; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA">E ora ditemi cosa ho mal interpretato e mal capito, perch&eacute;, da cinica impenitente quale sono, da qualche parte mi aspetto sempre caschi l&rsquo;asino.</span></p><p><span style="font-size: 12pt; font-family: Verdana; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA">(<strong><em>Anna Diana Debernardi</em></strong>)</span></p></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span>]]>
    </content>
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    <title>La produttività è una parolaccia?</title>
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    <published>2008-07-07T06:56:40Z</published>
    <updated>2008-07-07T07:05:13Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[No, non mi sento male. E' che in questo post (su un blog scoperto grazie ad Alessandro) ho letto quanto segue:se, come dice GS, l'unico modo di fare cultura di sinistra &egrave; dire qualcosa di nuovo (e io ne sono...]]></summary>
    <author>
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            <category term="Fuffologia" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[<p>No, non mi sento male. E' che in <a href="http://troppagrazia.ilcannocchiale.it/post/1944770.html">questo post</a> (su un blog scoperto grazie ad Alessandro) ho letto quanto segue:</p><p style="color: #ff0000">se, come dice GS, l'unico modo di fare cultura di sinistra &egrave; dire qualcosa di nuovo (e io ne sono convinta quanto lui), allora bisogna dire cose finora inaudite, cose coraggiose, cose scomode. </p><p style="margin-bottom: 0cm; color: #ff0000; font-style: normal" align="justify">Per esempio: </p><ol><li><p style="margin-bottom: 0cm; color: #ff0000" align="justify"><span style="font-style: normal">che la produttivit&agrave; di cui tutti si riempiono la bocca dovrebbe essere considerata una bestemmia, perch&eacute; ormai la maggior parte di ci&ograve; che si produce e si smercia &egrave; roba che non serve a nulla, costa molto, dura poco e in men che non si dica aumenta la massa atroce&nbsp;del pattume&nbsp;e che quindi la cosa pi&ugrave; razionale da fare &egrave; diminuire l'orario di lavoro, permettendo alla gente di coltivare le relazioni di cura oggi spesso trascurate e che costituiscono un altro drammatico problema che il </span><em>welfare </em><span style="font-style: normal">non colma e che diventa un incentivo all'arrivo di masse di sfruttati provenienti da altri Paesi;</span></p></li></ol>]]>
        <![CDATA[<p>Lasciamo stare che le cose &quot;inaudite, coraggiose, scomode&quot; della tizia si leggono a ogni pi&eacute; sospinto e a ogni angolo di strada (per non parlare dei blog &quot;de sinistra&quot;); guardiamo proprio e solo quel che la tizia sta dicendo.</p><p>Innanzitutto, confonde la produttivit&agrave; con la produzione. Non sono la stessa cosa. Puoi benissimo decidere di non aumentare la tua produzione ma di lasciarla invariata, ma contemporaneamente di voler aumentare la produttivit&agrave;: ad esempio, puoi decidere di produrre sempre X, ma in meno tempo, o consumando meno energia, o con meno dipendenti, ecc. Quindi, se davvero, come dice la tizia, &quot;<em>ormai la maggior parte di ci&ograve; che si produce e si smercia &egrave; roba che non serve a nulla, costa molto, dura poco e in men che non si dica aumenta la massa atroce&nbsp;del pattume</em>&quot;, non ne deriva affatto &nbsp;che si debba ridurre o anche ignorare la produttivit&agrave;, dato che quel che la tizia lamenta &egrave; un problema di output, non di rapporto tra output e input.</p><p>Inoltre, e questo &egrave; altrettanto grave, la tizia ignora che l'orario di lavoro dipende appunto dalla bestemmia, dalla parolaccia, insomma dalla produttivit&agrave;.&nbsp; Le riduzioni dell'orario di lavoro che hanno caratterizzato cos&igrave; massicciamente i paesi industrializzati sono state appunto dovute al fatto che la produttivit&agrave; del lavoro (grazie al progresso tecnico, all'istruzione e a un sacco di altre cose) &egrave; aumentata vertiginosamente. Quindi sar&agrave; bene che la tizia ricordi che, se si potr&agrave; in futuro&nbsp;&nbsp;&quot;<em>diminuire l'orario di lavoro, permettendo alla gente di coltivare le relazioni di cura oggi spesso trascurate</em>&quot;, dovr&agrave; ringraziare appunto la bestemmia, la parolaccia, insomma avete capito.</p><p>Idem con patate per le altre cose che preoccupano la tizia, come il consumo energetico (a proposito del quale scrive che il rimedio non sono le centrali nucleari, ma &quot;<em>abituarsi a consumare meno</em>&quot;: none, il rimedio &egrave; trovare metodi di produzione meno <em>energy intensive</em>, cio&egrave;, ancora una volta, aumentare la produttivit&agrave;). E cos&igrave; via.</p><p>Ma la cosa pi&ugrave; grave &egrave; forse un'altra. Pi&ugrave; avanti nel post la tizia scrive: </p><p style="font-size: 10px; color: #ff0000">diffondere l'idea che la cultura, la curiosit&agrave;, l'approfondimento di temi politici e sociali NON sono cose noiose contribuirebbe a far s&igrave; che almeno qualcun altro oltre ai soliti pochi carbonari che siamo avessero un contatto con il mondo esterno che andasse oltre la disinformazione e il rincoglionimento televisivi di cui Berlusconi &egrave; notoriamente maestro.</p><p style="font-size: 10px; color: #000000">Il proposito &egrave; indubbiamente lodevole. Ma per cominciare a diffondere l'idea che &quot;<em>la cultura, la curiosit&agrave;, l'approfondimento NON sono cose noiose</em>&quot; la prima cosa da fare non&nbsp;sarebbe proprio quella di essere&nbsp;<strong><em>noi</em></strong> curiosi e desiderosi di approfondimento? O basta riempirsi la bocca di parole di cui non si conosce nemmeno il significato per sentirsi in diritto di dare agli altri del cretino e rincoglionito dalle TV commerciali e dalla propaganda del Nano?</p>]]>
    </content>
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    <title>Happiness Universal Customer Service</title>
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    <link rel="service.edit" type="application/atom+xml" href="http://www.urbiloquio.com/cgi-bin/mt/mt-atom.cgi/weblog/blog_id=2/entry_id=394" title="Happiness Universal Customer Service" />
    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2008:/recensioni//2.394</id>
    
    <published>2008-06-29T23:00:00Z</published>
    <updated>2008-07-06T11:09:49Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[-(ding!).C'&egrave; nessuno?! (ding! DING! DING!!). ALLORA!?!
-Buon giorno! Benvenuta al Customer Service dell'Universo! Come posso renderla felice, oggi?
-Ecco appunto! Dov'&egrave; la mia Felicit&agrave;?
-Ehm! Buongiorno! Siamo qui per soddifarla! L'Universo &egrave; a sua completa disposizione! Vuole una regolatina? Nessun Problema! Dica, dica!]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Antropologia" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[-(ding!).C'&egrave; nessuno?! (ding! DING! DING!!). ALLORA!?!<br />-Buon giorno! Benvenuta al Customer Service dell'Universo! Come posso renderla felice, oggi?<br />-Ecco appunto! Dov'&egrave; la mia Felicit&agrave;?<br />-Ehm! Buongiorno! Siamo qui per soddifarla! L'Universo &egrave; a sua completa&nbsp;  disposizione! Vuole una regolatina? Nessun Problema! Dica, dica!]]>
        <![CDATA[<p>-Che regolatina? Dov'&egrave; la mia Felicit&agrave;?</p><p> -Ehm, non l'ha ricevuta? Nessun Problema! Un deplorevole disguido senza  dubbio! Abbiamo molte richieste, sa.. I sistemi sono sovraccarichi. Ma nessun problema! Siamo qui per soddisfarla! Vuole degnarsi di prendersi il disturbo  di comunicarmi il numero della sua ordinazione? Risolviamo subito tutto! Cinquanta giornate soleggiate per l'inconveniente! Dica, dica!</p><p>-Che ordinazione?</p><p>-Ah.. Ecco, vede... Siamo qui per soddisfarla! Lei non ci ha ordinato la sua Felicit&agrave; Personale? Sa, le chiediamo di farci l'onore di comunicarci gentilmente le sue speciali esigenze per configurare l'Universo per la sua totale soddisfazione. Ma nessun problema! Dica, dica!</p><p>-Ma ho 35 anni! Vuole dirmi che siete stati 35 anni a non fare niente? Ma che razza d Universo &egrave; questo? Una si prende il disturbo di nascere, e voi niente! Mi dia subito la mia Felicit&agrave;.</p><p>-Sa com'&egrave;, Signorina, uno vuole cataclismi, un altro radiose giornate.. Ma  nessun problema! l'Universo &egrave; a sua completa disposizione. Rimediamo subito! Che tipo di Felicit&agrave; desidera?</p><p>-Ma che domanda! Ma &egrave; cretino, scusi? Non si vede? Voglio una Felicit&agrave;, ehm,  come vuole che sia, scusi? Felice, insomma, una Felicit&agrave; Felice, non &egrave; ovvio?</p><p>-Ah, ma cara Signorina, c'&egrave; la Felicit&agrave; artistica, quella solforica.. Ma nessun Problema! Sono qui per lei! Provvediamo subito! Vuole uno Stato che non le rompa le palle cos&igrave; lei fa i cazzi suoi?</p><p>-Ma che orrore!! Ma per chi mi prende!? Lo Stato ci vuole! Ma &egrave; cretino, scusi? Certo che ci vuole lo Stato!</p><p>-Certamente! Nessun Problema! Abbiamo anche la Felicit&agrave; con lo Stato, un articolo da intenditore. Guardi, le propongo uno Stato che si occupa di tutte le rotture di palle cos&igrave; lei fa i cazzi che vuole!</p><p>-Ecco. Ma che devo precisarlo, scusi? Ma &egrave; cretino, scusi? Ci vuole quello  Stato li.</p><p>-Naturalmente! Siamo qui per soddisfarla! Felicit&agrave; con Stato che si occupa di&nbsp; tutte le rotture di palle. Benissimo. E pu&ograve; onorarmi con la sua scelta dei cazzi che vuole?</p><p>-Come che cazzi voglio?!</p><p>-Sa, ci sono i cazzi crescenti e quelli decrescenti, quelli, ehm, incazzati e quelli depressi. Scelga pure con calma! Siamo pieni di cazzi di tutti i tipi! Siamo qui per soddisfarla!</p><p>-Senta, non stiamo a farci pippe mentali. Ma che &egrave; cretino, scusi? Mi dia il  tipo &quot;da ciascuno secondo le sue possibilit&agrave; e a ciascuno secondo i suoi bisogni&quot;.</p><p>-Ottima scelta! Si vede subito che lei se ne intende! Nessun Problema! E pu&ograve; favorirmi cortesemente una descrizione di quali sono le sue possibilit&agrave;?</p><p>-Ma che dice! Ma &egrave; cretino scusi? Come sarebbe le mie possibilit&agrave;?</p><p>-Sa, abbiamo una Clientela molto variegata. Ci sono alcuni tipi eccentrici, i &quot;Comunisti&quot; si chiamano, che stanno sempre li a domandarsi quali sono le loro possibilit&agrave;.. Tipi buffi. Mi ero permesso umilmente di suggerire..</p><p>-Non dica scemenze! Ma &egrave; cretino, scusi? Ma come sarebbe? Le mie possibilit&agrave;? roba da pazzi! Ma che Universo &egrave; questo, che non sa che ho dei bisogni!? Voglio la mia Felicit&agrave;, non ci sente? Non dovrebbe conoscere i miei bisogni da 35 anni!?</p><p>-Le chiedo umilmente perdono. Siamo qui per soddisfarla! Nessun Problema! Si&nbsp;  vede subito che lei ha dei bisogni! Posso prendermi la libert&agrave; di provare a.. si insomma, lei ha forse un bisogno di Solidariet&agrave;?</p><p>-Ecco. Solidariet&agrave;. Ma non &egrave; ovvio? </p><p>-Senz'altro! Siamo qui per soddisfarla! E mi dica, con chi vuole essere  solidale? Scelga pure, abbiamo neri, gialli, appestati, affamati.. Nessun problema!</p><p>-Un po' di tutti quelli l&igrave;. E mi ci metta anche una cuoca. Sa, noi stiamo con  le cuoche, non coi professori.</p><p>-Benissimo!. Tre o quattrocento milioni, va bene? Cinquecento! Un miliardo! Siamo qui per soddisfarla! Abbiamo le migliori cuoche, non dubiti! Gliene do una umile e materna, grassoccia, odorosa di lardo di colonnata, una vera  figurina del presepe. E le metto anche dei contadini che sono un amore, e pastorelli. Altro? Nessun problema! Vuole un po' di Disprezzo? Abbiamo del disprezzo sarcastico, cinico, doloroso. Scelga pure! Siamo qui per soddisfarla!!</p><p>-Vedo che comincia a capire. Del Disprezzo, si.</p><p>-Benissimo! Nessun Problema! un bel Disprezzo che le danno subito una feluca da Accademica in riconoscimento del suo disprezzo per le Accademie! Le metto anche qualche professore, cos&igrave; lei Solidarizza con la cuoca e Disprezza i professori. Nessun problema! Vuole degli imbecilli da disprezzare? Le danno un bel colore che si addice molto al suo tailleur. Dica, dica!</p><p>-Ecco, due o trecento milioni di imbecilli e anche un Paese di Merda, per favore.</p><p>-Benissimo! Qualche Multinazionale? Sarebbe un'ottimo accessorio, sa. Siamo qui per soddisfarla!</p><p>-Una decina di Multinazionali. </p><p>-Magnifico! Le metto cento Multinazionali assolutamene straniere, cos&igrave; non &egrave; colpa sua, onnipotenti, cos&igrave; lei non deve domandarsi perch&egrave; non fa niente, e immensamente cretine, cos&igrave; le basta un milionesimo di grammo di disprezzo per atterrarle. Siamo qui per soddisfarla! Le confeziono tutto e glielo mando con una bella gigantografia di ghiacci che si sciolgono, per le sue serate chic. Va bene? </p><p>-Benino. E' il minimo, buon uomo. E non creda che finisce qui, per&ograve;, eh? Io scrivo al re dell'Universo, copia kilombo. Servizio trasandato. E vaffanculo.</p><p>-Grazie! Siamo onorati! E' un piacere servirla. Ci rimandi indietro la sua Felicit&agrave; se non &egrave; completamente di suo gradimento, no questions asked!. Vaffanculo anche a lei!</p>

<i><b>Post Scriptum</b></i>
I "comunisti" sono un "incubo quotidiano" soltanto per una certa lupen-bourgeosie in cerca di catarsi e di salvazione <i>individuali</i>. Il tema del blog &egrave; la critica della cultura, ed esso ritiene che l'<i>assenza</i> di comunisti, intendiamo dei portatori in carne ed ossa della cultura comunista, che &egrave; una cultura del <i>fare</i>, e del fare <i>collettivo</i>, sia un fatto maggiore che appare dall'esercizio della  critica della cultura in tutti i modi in cui essa si esprime fattualmente (non dal commento m&eacute;lodrammatico del ribollimento dell'"anima").
Un solo pomeriggio a colloquio con uno di <a href="http://www.sacp.org.za/index.php" title="South African Communist Party" target="_blank">questi</a> sarebbe sufficiente a ricordare che:
<ul><li>non si &eacute; comunisti soltanto perch&eacute; si ha un cruccio, una frustrazione, una rabbia "a quintali", delle pretese, un disgusto di "tutto"</li>
<li>non si &egrave; comunisti soltanto perch&eacute; si hanno dei <i>bisogni</i>. Il pi&ugrave; demunito dei comunisti si domanda continuamente: "quali sono le mie possibilit&agrave;?", non "quali sono i <i>miei</i> bisogni"?</li>
<li>non si &egrave; comunisti perch&eacute; si possiede questo pi&ugrave; borghese di tutti i "patrimoni" borghesi: un'<i>anima</i>, tanto pi&ugrave; se <i>in pena</i></li>
<li>i comunisti lavorano per il socialismo, non il socialismo per loro</li>
<li>stare "con la cuoca" significa <i>prima di tutto</i> <b>non </b>pensare quella donna come una "cuoca"</li>
<li>fra quelli che prolungano l'esistenza dello stato di cose soltanto perch&egrave; esiste, quelli che fanno un mestiere, un arte, una sbruffonata, uno pcychodramma di essere "contro" questo stato esistente delle cose non sono i meno complici con esso: ne hanno bisogno, e lo "stato di cose" provvede.
<li>il coraggio fisico lo hanno anche i fascisti. Un comunista non teme la prigione, ma non ci va per dare lustro al suo "coraggio", procurarsi una biografia, impressionare i compagni o liberarsi del peso della sua "anima". Ci sono quelli che si mettono a fare aforismi per disgusto di tutto, e quelli che per disgusto di tutto sono pronti al romanzo e magari anche al fatto dello scontro fisico. Agli uni e agli altri questo "Tutto" disgustoso &egrave; disposto a fare una carriera e a conferire onori (secondo il clima <i>estetico</i> prevalente, questo "Tutto" pu&ograve; preferire gli aforismi alle sbruffonate, ma non &egrave; ostile n&eacute; agli uni n&eacute; alle altre). Quelli che nel frattempo vanno in prigione sono i poveracci come il tipo del Pigneto col tatuaggio del Che sul braccio, abbandonati dagli uni e dagli altri, ai quali non &egrave; mai venuto in testa di fare un romanzo intimista, di fondare una Lega Antidiffamazione del PIgneto, un Festival del Cinema, una Gastronomia Guerrigliera, un blog furente.
<li>non &egrave; comunista<b> chi vuole</b></li>
</ul>
Ci infischiamo assolutamente delle vicende personali di questi "comunisti". Ci interessa la scomparsa della cultura comunista, sommersa da questi personaggi e personalit&agrave; in fin dei conti fatue, perch&egrave; quella si &egrave; una crisi di civilt&agrave;.

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    <title>Pena di morte e deterrenza</title>
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    <published>2008-07-02T08:05:04Z</published>
    <updated>2008-07-02T08:30:38Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Si discute da molti anni circa l'effettiva effciacia deterrente della pena di morte.Questo bellissimo articolo di Sunstein e Wolfers ci spiega perch&eacute; bisogna diffidare sia di chi ci dice che&nbsp;la dterrenza &egrave; provata, sia di chi afferma il contrario. In...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Si discute da molti anni circa l'effettiva effciacia deterrente della pena di morte.</p><p><a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/06/29/AR2008062901476.html?nav=rss_opinion/columns">Questo</a> bellissimo articolo di Sunstein e Wolfers ci spiega perch&eacute; bisogna diffidare sia di chi ci dice che&nbsp;la dterrenza &egrave; provata, sia di chi afferma il contrario. In poche parole, i dati non consentono di&nbsp;trarre alcuna conclusione.&nbsp;</p>]]>
        <![CDATA[Ma ci dicono anche una cosa molto interessante sul dibattito pro e contro la pena di morte in corso negli USA: oggi come oggi, le posizioni retribuzioniste a favore della pena di morte sono del tutto minoritarie, e l'unica ragione comunemente addotta (anche tra i giudici della Corte Suprema) per affermare la costituzionalit&agrave; della pena di morte di fronte all'Ottavo Emendamento (che vieta le pene &quot;crudeli e inusuali&quot;) &egrave; proprio l'efficacia deterrente. <em>What if</em>, dicono i due studiosi, questa efficacia non &egrave; sostenuta con certezza dai dati?]]>
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    <title>Mugabe (come lo vedeva Doris Lessing nel 1988)</title>
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    <published>2008-07-01T07:25:12Z</published>
    <updated>2008-07-01T08:19:43Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Robert Mugabe &egrave; il prodotto di una cultura autoritaria. E' stato educato da cattolici autoritari. Le persone che gli hanno dato un'istruzione e i suoi compagni di scuola dicono che era intelligente, che leggeva sempre, che non faceva comunella facilmente...]]></summary>
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        <![CDATA[<span style="color: #3333ff">Robert Mugabe &egrave; il prodotto di una cultura autoritaria. E' stato educato da cattolici autoritari. Le persone che gli hanno dato un'istruzione e i suoi compagni di scuola dicono che era intelligente, che leggeva sempre, che non faceva comunella facilmente con gli altri, ma osservava e ascoltava: &lt;&lt;Un tipico intellettuale&gt;&gt;. E' cresciuto sotto la Supremazia Bianca, il che era come vivere sotto un coperchio freddo, un cielo gelido. La sua cultura, il suo popolo, subivano continuamente critiche, denigrazioni, spregio...</span>]]>
        <![CDATA[<p style="color: #3366ff">Quando Mugabe entr&ograve; a far parte della lotta di liberazione era al governo britannico che si opponeva e all'epoca il linguaggio del marxismo era comune a tutti i movimenti di liberazione... Dato che l'Unione Sovietica faceva l'errore di appoggiare Joshua Nkomo, Mugabe si orient&ograve; verso la Cina... Fu alla testa di un esercito che non combatteva soltanto contro le forze di Smith, ma a volte anche contro quelle di gruppi di oppositori politici, il vescovo Muzorewa, Nkomo, i quali, pur avendo lo stesso scopo, spesso erano in lizza per il potere futuro.</p><p style="color: #3366ff">Mugabe fu messo in carcere da Smith. la prigionia fu un'esperienza dura. Il carcere era teatro di centinaia di esecuzioni, fra cui quelle di molti degli amici e dei compagni di Mugabe. Gli uomini di Smith commisero ogni sorta di atrocit&agrave;... Smith rifiut&ograve; il permesso a Mugabe di andare a trovare suo figlio, il suo unico figlio, quand'era malato, e quando poi mor&igrave; non gli fu consentito di assistere al funerale. A volte si dice che questa sia stata la cosa pi&ugrave; stupida fatta da Smith. Robert Mugabe arriv&ograve; al potere dopo oltre dieci anni di una guerra combattuta, come devono esserlo le guerre, con ferocia da entrambe le parti. Gli attentati alla sua vita lo avevano isolato, reso sospettoso.&nbsp; Ma allora perch&eacute; la gente si aspetta che Robert Mugabe, con una storia simile, sia una combinazione tra Abraham Lincoln, Jefferson e Gandhi? Eppure la gente se lo aspetta: il compagno Mugabe, come Dio, sta dalla parte di tutti. E a volte si comporta con magnanimit&agrave;. Cosa c'&egrave; nell'esperienza di Mugabe che possa farne un ammiratore della democrazia?</p><p><br />(D. LESSING, <em><u>Sorriso africano</u></em>,&nbsp;Milano, 2004, p. 280-281)&nbsp;</p><p>Doris Lessing scriveva queste belle pagine nel 1988, quando nonostante tutte le difficolt&agrave; ereditate dal regime segregazionista, lo Zimbabwe stava facendo progressi enormi. Voleva dire: armatevi di pazienza, non c'&egrave; ragione di pretendere che <em>loro</em> facciano, in mezzo a tutti questi disastri causati da noi, meglio di quanto a suo tempo non abbiamo fatto noi. </p><p>Eppure queste parole suonano molto tristi oggi che l'ex combattente eroico della guerra di liberazione, l'ex intellettuale, l'ex speranza del suo popolo, si &egrave; rivelato solo per l'ennesimo sanguinario dittatore, che da anni organizza brogli, spedizioni punitive, stupri, violenze, terrore&nbsp;e intimidazioni di ogni tipo. Non &egrave; vero che chi ha vissuto nelle persecuzioni e nella discriminazione non possa diventare un autentico amante della democrazia e della libert&agrave;. Non &egrave; vero che non ci possiamo liberare dei nostri fantasmi, che non possiamo scegliere per il lato migliore anzich&eacute; per il peggiore. Non &egrave; vero che combattere oggi contro il Mugabe diventato dittatore significhi solo porre le basi per la dittatura di domani.</p>]]>
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    <title>Cosa vuole la massa (secondo Carlyle)</title>
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    <published>2008-06-30T10:32:52Z</published>
    <updated>2008-06-30T10:39:47Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Non diciamo di come il laissez-faire possa adattarsi ad altri settori; ma osiamo chiederci se gli eventi, ovunque nella storia mondioale e nella storia locale, non dicano con ogni sorta di linguaggio che, riguardo agli strati inferiori della societ&agrave; e...]]></summary>
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            <category term="La Reazione" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[Non diciamo di come il <em>laissez-faire</em> possa adattarsi ad altri settori; ma osiamo chiederci se gli eventi, ovunque nella storia mondioale e nella storia locale, non dicano con ogni sorta di linguaggio che, riguardo agli strati inferiori della societ&agrave; e al loro governo e alla loro guida, il principio del <em>laissez-faire</em> abbia esaurito il suo compito e che non si possa assolutamente pi&ugrave; applicare in questa nostra Europa, e&nbsp; tantomeno in questa nostra Inghilterra.]]>
        <![CDATA[<p>Non del malgoverno e nemmeno del nongoverno, ma solo del governo c'&egrave; bisogno ora. Qual &egrave; il sigmificato dei &lt;&lt;cinque punti&gt;&gt; se li si comprende a fondo? Che cosa sono tutte le sommosse popolari e i muggiti pi&ugrave; folli, da Peterloo alla stessa Place de Gr&egrave;ve? Muggiti, gridi inarticolati come quelli di una creatura muta, scossa dall'esasperazione e dal dolore; all'orecchio della saggezza sono preghiere inarticolate: &lt;&lt;Guidami, governami! Sono esasperata e misera, e non so guidare me stessa!&gt;&gt; E' certo che fra tutti i &lt;&lt;diritti dell'uomo&gt;&gt;questo diritto dell'ignorante a essere guidato dal pi&ugrave; saggio, a essere, con delicatezza o costrizione, tenuto sulla giusta strada, &egrave; quello pi&ugrave; indiscutibile.&nbsp;La natura stessa lo stabilisce fin dall'inizio; la societ&agrave; tribola sulla via della perfezione applicandolo e attuandolo sempre pi&ugrave;. Se la libert&agrave; ha qualche significato essa significa godimento di questo diritto, per mezzo del quale si gode di tutti gli altri diritti. </p><p>(T. CARLYLE, <em><u>Chartism</u></em> [1839]; tr. it. di G. Nori, <em><u>Cartismo</u></em>, Macerata, 1999, p. 51-52)</p>]]>
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    <title><![CDATA[Notizia Esclusiva: il PIL non misura la Felicit&agrave;!!]]></title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2008:/recensioni//2.393</id>
    
    <published>2008-06-28T23:00:00Z</published>
    <updated>2008-06-29T14:07:45Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Nonostante gli &quot;economisti&quot; mandino ormai da 100 anni segnali dal Pianeta Terra su tutte le frequenze, ridotti ormai alla disperazione, non c'&egrave; modo di far capire ai Decrescenti Felici questa semplice affermazione: IL PIL NON MISURA LA FELICITA'!....]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Discussioni Fichissime" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[Nonostante gli &quot;economisti&quot; mandino ormai da 100 anni segnali dal Pianeta Terra su tutte le frequenze, ridotti ormai alla disperazione, non c'&egrave; modo di far capire ai Decrescenti Felici questa semplice affermazione: IL PIL NON MISURA LA FELICITA'!.]]>
        <![CDATA[<p>&nbsp;</p><p>Niente da fare: quelli si ostinano a<strong> non</strong> volerlo credere.</p><p> Insistono: &quot;ma un aumento del PIL non distingue fra un aumento di burro e uno di cannoni&quot;!. </p><p>E i poveracci con le mani nei capelli: &quot;Ma <em>certo</em> che non distingue fra burro e cannoni!, figurarsi fra Felicit&agrave; e cannoni!&quot; </p><p>E quelli: visto? Dunque riduciamo il PIL e Decresceremo felici!</p><p>  (Proviamo la frequenza sub-warp): Ma se il PIL non distingue fra una crescita di burro e una di cannoni, come fa a distinguere una <em>decrescita </em>di burro da una di cannoni? Se un aumento del PIL pu&ograve; essere dovuto ad un aumento della produzione di cannoni, perch&eacute; una <em>decrescita</em> del PIL non potrebbe essere dovuto a una diminuzione della produzione di <em>burro</em>? Se non c'&egrave; relazione fra aumento del PIL e Felicit&agrave;, come insistiamo a dirvi da un secolo!, perch&egrave; ce ne sarebbe una fra <em>diminuzione </em> del PIL e Felicit&agrave;? Convinciti! NON C'E' RELAZIONE FRA PIL E FELICITA'!!</p><p>&quot;Ah! Ma io voglio vivere in Felicit&agrave; e questo significa non dovermi preoccupare del PIL!&quot;!</p><p> Ma diavolo! Ma perch&egrave; non vivi dunque Felice e SMETTI di preoccuparti del PIL, come se fosse una cosa arcana e inaccessibile, e non ti preoccupi invece <em>veramente</em> della Felicit&agrave;, che mi sembri considerare una cosuccia ovvia?</p><p>  Un esperimento: sei in una comunit&agrave; agricola e decidi di vivere <em>nel modo <u>qualsiasi</u> che pi&ugrave; vi rende felici</em>. Non avete a che fare col PIL (ma con il raccolto, le uova e il latte che producete, ect), non dovete preoccuparvi della &quot;produttivit&agrave;&quot; (ma probabilmente finite per sapere quante uova danno le galline, anzi, quante ne da Caterina e quante Armandina), non dovete preoccuparvi dei &quot;ritorni decrescenti del capitale&quot; (ma probabilmente finite per scoprire che il doppio di galline nel pollaio non danno il doppio di uova), non dovete preoccuparvi di &quot;deprezzamento&quot; (ma probabilmente vi accorgerete che l'argine del fiume va rifatto, la pompa aggiustata, le galline invecchiano, ect), non dovete preoccuparvi della &quot;combinazione produttiva&quot; (ma finirete per realizzare che, se dare un trattore a uno di voi aumenta l'estensione dell'aratura che lui fa in un giorno, dargliene due non raddoppia questa misura, o viceversa che non la raddoppia mettere due guidatori sul trattore), non dovete preoccuparvi di &quot;finanza&quot; (ma forse scoprite che il maiale che macellate a dicembre mette qualche mese a crescere), e cos&igrave; via.  Producete per la sola sussistenza, se cos&igrave; vi pare, producete come vi pare, distribuite come vi pare. Ma provate a pensare come <em>funziona veramente</em> questa comunit&agrave;.</p><p>   Poi provate a immaginare che questa sia una comunit&agrave; di kilombi.   </p>]]>
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    <title>A che punto è la notte?</title>
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    <link rel="service.edit" type="application/atom+xml" href="http://www.urbiloquio.com/cgi-bin/mt/mt-atom.cgi/weblog/blog_id=1/entry_id=377" title="A che punto è la notte?" />
    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2008://1.377</id>
    
    <published>2008-06-27T07:09:49Z</published>
    <updated>2008-06-27T08:59:09Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[E' il destino dell'epoca nostra, con la sua caratteristica razionalizzazione e intellettualizzazione, e soprattutto col suo disincantamento del mondo, che proprio i valori supremi e sublimi sian divenuti estranei al gran pubblico per rifugiarsi&nbsp; nel regno extramondano della vita mistica...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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    </author>
            <category term="Elementi di liberalismo per principianti" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[<p>E' il destino dell'epoca nostra, con la sua caratteristica razionalizzazione e intellettualizzazione, e soprattutto col suo disincantamento del mondo, che proprio i valori supremi e sublimi sian divenuti estranei al gran pubblico per rifugiarsi&nbsp; nel regno extramondano della vita mistica o nella fraternit&agrave; dei rapporti immediati e diretti fra i singoli. Non &egrave; a caso che la nostra arte migliore sia intima e non monumentale, e che oggi soltanto, in seno alle pi&ugrave; ristrette comunit&agrave;, nel rapporto da uomo a uomo, nel <em>pianissimo</em>, palpiti quell'indefinibile che un tempo pervadeva e rinsaldava come un soffio profetico e una fiamma impetuosa le grandi comunit&agrave;. Proviamoci e forzare e a &lt;&lt;suscitare&gt;&gt; un senso monumentale dell'arte, ed ecco nascere un pietoso aborto come quello dei numerosi monumenti commemorativi degli ultimi vent'anni. Qualcosa di simile si riproduce nella vita interiore, con effetti ancor pi&ugrave; deleteri, se si cerca di escogitare nuove forme religiose senza una nuova e genuina profezia. E la profezia formulata dalla cattedra potr&agrave; forse dar vita a sette fanatiche, mai per&ograve; ad una autentica comunit&agrave;. A chi non sia in grado di affrontare virilmente questo destino della nostra epoca bisogna consigliare di tornare in silenzio, senza la consueta conversione pubblicitaria, bens&igrave; schiettamente e semplicemente, nelle braccia delle antiche chiese, largamente e misericordiosamente aperte.&nbsp; Esse non gli rendono il passo difficile. Comunque, bisogna compiere - &egrave; inevitabile - il &lt;&lt;sacrificio dell'intelletto&gt;&gt;, in un modo o nell'altro.&nbsp; Non glielo rimprovereremo, se egli ne sar&agrave; realmente capace. Giacch&eacute; un simile sacrificio dell'intelletto in favore di una incondizionata dedizione religiosa &egrave; pur sempre qualcosa di moralmente diverso da quel modo di evitare la semplice probit&agrave; intellettuale che si verifica quando, non avendo il coraggio di rendersi chiaramente conto della propria posizione ultima, si allevia questo dovere col rifugiarsi nel relativo. E lo considero anche pi&ugrave; rispettabile di quella profezia che si proclama dalla cattedra senza aver capito che tra le pareti dell'aula d'insegnamento una sola virt&ugrave; ha valore: la semplice probit&agrave; intellettuale. La quale ci impone di mettere in chiaro che oggi tutti coloro i quali vivono nell'attesa di nuovi profeti e nuovi redentori si trovano nella stessa situazione descritta nel bellissimo canto della scolta idumea durante il periodo dell'esilio, che si legge nell'oracolo di Isaia: &lt;&lt;Una voce chiama da Seir in Edom: Sentinella! qaunto durer&agrave; ancora la notte? E la sentinella risponde: Verr&agrave; il mattino, ma &egrave; ancor notte. Se volete domandare, tornate un'altra volta&gt;&gt;. &nbsp;Il popolo, al quale veniva data questa risposta, ha domandato e atteso ben pi&ugrave; ,di due millenni, e sappiamo il suo tragico destino. Ne vogliamo trarre l'ammonimento che anelare ed attendere non basta, e ci comporteremo in altra maniera: ci metteremo al nostro lavoro ed adempiremo al &lt;&lt;compito quotidiano&gt;&gt; - nella nostra qualit&agrave; di uomini e nella nostra attivit&agrave; professionale. Ci&ograve; &egrave; semplice e facile, quando ognuno abbia trovato e segua il demone che tiene i fili della <em>sua</em> vita.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>(M.WEBER,<em><u> La scienza come professione</u></em>, tr. A. Giolitti, Torino, 1997, p. 41-43)</p>]]>
        
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