R. GARY, Europa, Paris, Gallimard, 1972, p. 373
Mai tradotto in italiano, e a quel che so neppure ristampato, è un romanzo bellissimo. La trama è semplice: venticinque anni prima dell'inizio del libro, un giovane uomo (Jean Danthès), al promettente inizio della carriera diplomatica, ha abbandonato una donna (Malwina von Leyden) più anziana e dal dubbio passato, non si sa se prima o dopo averle causato - o forse solo aver assistito all'incidente - una grave infermità.
Questa è la fiaba del “io ti presto pochi spiccioli, quelli che ti servono per costruire semplici oggetti e rivenderli, tu mi restituisci gli spiccioli con un piccolo interesse e in piccole rate”.
E’ una fiaba, state accorti, non è la pubblicità della cucina o del televisore al plasma in 10 comode rate.
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E.H.GOMBRICH, Arte e progresso, tr. M. Carpitella, Roma-Bari, 2007 
Il libro contiene due famose conferenze di Gombrich tenute nel 1971.
La prima (“Dal classicismo al primitivismo”) comincia col chiarire che il concetto di “progresso” applicato all’arte è fonte di “una certa confusione nel linguaggio”; ed anche se è ormai sostanzialmente superato (“Qualunque universitario al primo anno sa già che Michelangelo non vale più di Giottto, bensì è soltanto diverso”) è comunque utile conoscerela sua storia.
La nozione di progresso artistico, come quasi tutte le idee-guida della critica d’arte, vengono dalla Grecia. Il primo scrittore a rappresentare lo sviluppo di scultura e pittura come un’evoluzione progressiva è stato, pare, Duride di Samo, i cui scritti, sebbene non pervenutici, hanno pesantemente influenzato gli scrittori successivi. In scultura, le fasi sono le seguenti:
arte arcaica=rappresentazione di spazio e movimento, ma durezza e rigidità
arte del V secolo= canone delle proporzioni e del movimento (Policleto)
arte del IV secolo=grazia (Prassitele)
fine epoca greca classica=perfezione dell’imitazione della natura (Lisippo).
In vista del secondo turno delle presidenziali in Zimbabwe- già vinte dal leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai - si vede bene che Mugabe e lo Zanu-PF sono ben determinati a garantirsi la vittoria a modo loro: oltre alle violenze diffuse, ora si è passati ad arrestare i leader dell'opposizione e a vietar loro la partecipazione a comizi e manifestazioni elettorali.
E purtroppo il ruolo di mediazione fin qui svolto (bene o male) dal presidente sudafricano è ormai seriamente compromesso.
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