Architettura di vetro
Non è per invadere il campo dei molti architetti del blog, ma in attesa di pubblicare nuovi articoli dei medesimi, non resisto alla tentazione di citare alcuni brani di Glasarkitektur, il libro di Paul Scheerbart del 1914 (cap. I, “L’ambiente e il suo influsso sull’evoluzione della civiltà”; cap. 110, “Chimica e tecnica nel ventesimo secolo”; cap. 111, “La civiltà del vetro”, trad. M. Fabbri, Adelphi, Milano, 1982, p.15, 139, 140):
Noi viviamo perlopiù in spazi chiusi. Essi costituiscono l’ambiente da cui si sviluppa la nostra civiltà. La nostra civiltà è in certa misura un prodotto della nostra architettura. Se vogliamo elevare il livello della nostra civiltà saremo quindi costretti, volenti o nolenti, a sovvertire la nostra architettura. E questo ci riuscirà soltanto eliminando la chiusura degli spazi in cui viviamo. Ma ciò sarà possibile soltanto con l’introduzione dell’architettura di vetro, che permette alla luce del sole, al chiarore della luna e delle stelle di penetrare nelle stanze non solo da un paio di finestre, ma direttamente dalle pareti, possibilmente numerose, completamente di vetro, anzi di vetro colorato. Il nuovo ambiente che in tal modo ci creeremo dovrà portarci una nuova civiltà.
Non siamo alla fine, bensì all’inizio di un’era della civiltà. Dalla tecnica e dalla chimica possiamo attenderci ben altri miracoli veramente straordinari. Non dimentichiamolo mai. Questa sicurezza dovrebbe infonderci un coraggio sempre nuovo. Ci sarebbe ancora da menzionare il vetro che non si scheggia mai, formato da una lastra di celluloide incorporata fra due lastre di vetro.
Dopo quanto si è detto possiamo ben parlare di una <<civiltà del vetro>>. Il nuovo ambiente di vetro opererà una completa trasformazione dell’uomo. E adesso non ci resta che augurarci che la nuova civiltà del vetro non trovi troppi avversari. Anzi dobbiamo augurarci che la civiltà del vetro di avversari ne trovi sempre meno. Essere legati all’antico è in certi casi un’ottima cosa; almeno si preservano le cose antiche. Anche noi siamo legati all’antico- non vogliamo, infatti, che siano abbattute le piramidi dell’antico Egitto. Aspiriamo però anche al nuovo- con tutte le nostre forze- e possano queste forze crescere sempre più!
Commenti
E' chiaro che il signore in questione non ha mai pulito una finestra in vita sua...diversamente col cavolo che avrebbe scritto certe cose.
A parte gli scherzi, è curioso come la conclusione mi suoni condivisibile mentre la premessa appare sfacciatamente errata.
Non mi pare, infatti, che l'uso (talvolta davvero imponente) del vetro fatto negli ultimi decenni abbia avuto gli effetti previsti dal nostro.
Sei troppo severo, colico. Il testo è visionario (cosa aspettarsi d'altronde da uno che ha scritto un romanzo sugli ippopotami?), ma mi interessava (vista anche la discussione di ieri sulle tecniche in architettura) per quel che ci dice sull'importanza dei materiali. Secondo Scheerbart, l'architettura cambia gli esseri umani e i materiali cambiano l'architettura; e non bisogna avere paura di cambiare. Mi sa che gli architetti italiani avrebbero molto da imparare da questo libretto.
I materiali sicuramente cambiano l'architettura ma ho seri dubbi che gli architetti possano cambiare gli esseri umani, forse lo stile di vita...ho sempre sostenuto che le "case", i ns. gusci ci sopravvivono quindi sposto sempre di più il mio interesse verso il "materiale" umano.
"I materiali sicuramente cambiano l'architettura ma ho seri dubbi che gli architetti possano cambiare gli esseri umani, forse lo stile di vita..."
Ma quello non significa forse cambiare gli esseri umani?
"ho sempre sostenuto che le "case", i ns. gusci ci sopravvivono quindi sposto sempre di più il mio interesse verso il "materiale" umano."
Non c'è dubbio che ci sopravvivano (anzi, sarebbe strano il contrario), però nno capisco il sequitur.
no, kk, suona strano da noi, ma per molte altre culture gli edifici hanno speranze di vita molto più basse di quelle umane.
Davvero, addb?
le tentazioni vanno sempre assecondate :)
è indubbio che la rivoluzione industriale abbia modificato profondamente l'architettura e dato nuove visioni alla nostra società. Così, proprio per l'esposizione universale di Londra del 1851, il giardiniere Joseph Paxton progettò il Crystal Palace. Il quale "non esprimeva una soluzione formale particolare: era piuttosto un processo costruttivo reso esplicito quale sistema totale, a partire dalla concezione, dalla fabbricazione e dal trasposto iniziali, fino alla costruzione e allo smantellamento finale..." (K. Frampton, Storia dell'archiettuta MODERNA, Zanichelli, Terza Edizione, 1993, pp.29)
il frampton!
che tempi che tempi!
dunque una vera celebrazione dell'industria e della nuova architettura di stampo ingegneristico. Standardizzazione, produzione, trasporto, montaggio. La fine delle maestranze, la fine dell'architetto artigiano. Ferro e vetro. Questo accadde in Europa.
e in Italia?
i sistemi prefabbricati, il sistema balloon frame delle case di legno americane...
si monta e si smonta l'edificio.
il cartongesso oggi, il concetto di flessibilità degli spazi interni.
l'edilizia a secco.
il vetro prende forma, il vetro affascina, il vetro va usato con sapienza e prudenza, se non si vuole realizzare una serra...
:)
eh, come siamo bravi, alessandro!
si vede che abbiamo studiato!
maaaa, tieni il frampton in ufficio?!?
che è proprio quello che fece Paxton. Ma lui era un giardiniere, mica un architetto! :)
Un giapponese invece costruì, in tempi recenti, una piramide di vetro al Louvre. Tutti ne parlarono, in pochi notarono che fondamentalmente il gorsso della costruzione era ipogea...
tranne chi doveva comprare i biglietti di ingresso al museo...
naaaaaa, oggi sono a casa. Anzi, devo assolutamente postare qualcosa nel MIO blog... finchè il pc di casa rimane libero. Sapete com'è, abbiamo due creature ora in famiglia... :D
No, kk, non credo di essere troppo severo.
Il fatto che il nostro abbia sbagliato la "previsione" di dice qualcosa, a mio avviso dell'architettura.
Credo sia la scienza (o l'arte?) le scui possibilità di incidere sulla vita dell'uomo siano più spesso errate.
In un senso o nell'altro.
Si passa da chi attribuisce all'architettura poteri salvici capaci di rivoluzionare la vita dell'uomo, delle sue città delle sue relazioni sociali, delle sue scelte familiari, lavorative o personali.
Per convincersene basta sfogliare le riviste del settore, piene di iperboli fantasiose.
Al contrario vi è chi la trascura completamente giudicandola inutilmente ridondante ed affidando il compito di tirar su i muri a geometri giudicati equivalenti.
Per convimcersene basta girare la val padana, punteggiata dalle villetet opera dei geometroni.
Forse un poco di misura aiuterebbe.
Errata corrige:
"Credo sia la scienza (o l'arte?) le scui possibilità di incidere sulla vita dell'uomo siano più spesso VALUTATE IN MODO erratO".
sorry
le esposizioni temporanee sono state un ottimo campo per l'esercizio di stile.
laddove le costruzioni erano concepite per essere smontate, ci sono straordinari casi in cui, invece, sono sopravvissute.
la tour eiffel.
il padiglione tedesco di mies van de rohe a barcellona.
se siamo i nipoti della rivoluzione industriale, non necessariamente dobbiamo ostinarci a produrre nelle stesse modalità e quantità. Solo pochi decenni fa a scuola si insegnava che tra le risorse infinite vi erano l'aria e l'acqua. Oggi chi provasse a sostenere una cosa del genere non sarebbe neanche ascoltato. La scarsità delle risorse: questa è la NUOVA sfida dell'età contemporanea. Perchè non dovrebbe esserlo anche in architettura?
errata corriga: risorse ILLIMITATE.
Scusate, ma il concetto è una così tale panzana che dimentico sempre come si dice... :D
ci sono regioni metropolitane americane preoccupatissime per la scarsità d'acqua.
gli infiniti sobborghi californiani o del nevada rischiano di rimanere senz'acqua.
a las vegas, la cui crescita è stata incredibile, ci sono incentivi per tramutare i prati di erba in piante grasse.
10$ per ogni cactus, ma rinunci al prato all'inglese...
salve! credo ke l'architettura in vetro sia 1 creazione straordinaria se saputa applicare nel contesto giusto.lo stupore ke creano gli edifici in vetro è davvero rilevante,ma a volte l'eccesso nell'utilizzo trasforma il volto urbano in un sorta di ANIMA DI GHIACCIO! BERLINO NE è UN ESEMPIO ,SECONDO ME ! SI SENTE A PELLE UN SENSO DI VUOTO ,DI SMARRIMENTO .....quindi è sempre meglio nn esagerare o utilizzare in modo efficace il colore!NON CREDE??:)