« Servizio (rete) Universale | Home | Paura, Apocalissi & Catastrofe »

Lo Sprawl - (2)- di Anna Diana Debernardi

Lo sprawl nuoce gravemente all’ambiente.

Lo dice un rapporto della EEA, European Environment Agency.

E alla salute.

Lo dice lo studio condotto dal CPRE, Campaign to Protect Rural England, sull’importanza della tranquillità [1].

Le città sono cresciute, mangiandosi fette di territorio rurale in quantità maggiori rispetto alla reale crescita demografica.

Dalla metà degli anni ’50, segnala il rapporto EEA, il trend vede le città europee espandersi mediamente del 78%, a fronte di un incremento demografico del 33%!

La mancanze di piani del territorio, o la pianificazione a bassa densità, hanno eroso il territorio europeo riducendo la campagne e i terreni rurali al lumicino.

Di questo avverte la EEA, sottolineando la necessità immediata di una correzione, se non addirittura di un’inversione di tendenza, per salvaguardare un continente in cui il 75% della popolazione è urbanizzata.

Gli Eu Cohesion and Structural Funds sono la chiave e il motore principale degli sviluppi delle società degli stati membri, nonché la maggiore causa di sprawl.

L’impatto dei finanziamenti è particolarmente rilevante considerato che la UE e i suoi Stati membri devono dichiarare come intendono investire tali finanziamenti nel bilancio successivo UE.

Il grande rischio è che i nuovi membri dell’Unione cadano nei facili trabocchetti di cattive pianificazioni, senza alcuna linea guida dettata a livello comunitario che esprima una politica di salvaguardia del territorio e che i fondi UE finiscano per finanziare nuove espansioni a macchia di leopardo, all’inseguimento degli standard abitativi dei Paesi più ricchi, senza alcuna forma e strategia ragionate alla base.

 

Il fattore T (->Tranquillità) è, invece, indice del benessere e della qualità della vita.

Lo studio del CPRE è serissimo e scientifico e punta a costruire una vera e propria carta della T, in modo che possa essere valore imprescindibile per le decisioni strategiche a livello pubblico.

Il presupposto dello studio è quello di considerare T come una risorsa naturale, che riflette il livello di esperienza umana del paesaggio senza il disturbo del rumore, dei movimenti, dell’illuminazione artificiale, delle varie strutture.

T è una risorsa scarsa, in Europa, e irregolarmente distribuita.

Più T è disponibile e fruibile, più siamo in presenza di una società altamente sofisticata e riuscita.

T esiste anche in città: giardini, parchi, orti botanici, zone naturali protette.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che nel 2020 i disagi mentali, quali la depressione, saranno la principale causa di malattia, con tutti i costi sanitari connessi.

E’ provato che la tranquillità, l’ambiente naturale aiutano a salvaguardare la nostra salute psichica e fisica.

 

Quale futuro ci attende?

 

 

[1] http://www.cpre.org.uk/campaigns/index.htm

(Anna Diana Debernardi)

Commenti

mi ha colpito l'ultima frase (è provato che).
io vivo in un paese che più bucolico non c'è: la domenica possiamo portare la pargola a vedere pecore, cavalli e mucche a dieci minuti di passeggiata da casa; c'ho la foresta dietro l'angolo; in giardino sento l'odore della cacca di mucca.
mia moglie è felice, la pupetta pure.
invece il mio equilibrio psichico (formatosi in trentanni di inurbamento puro e duro) è gravemente turbato dal fatto di essere obbligato a prendere la macchina se voglio comprare un pezzo di pane o il giornale. vedere una strada completamente vuota è si rilassante, ma mi crea una specie di vertigine.

soupe | December 11, 2006 8:59 PM

credo di capirti, soupe.
ma forse "non sappiamo" rilassarci, o così ci direbbero...
non potrei, al momento, vivere altrove che in città.
centro città.
dove la macchina non mi serve.

addb | December 12, 2006 9:21 AM

Non saprei. Addb, tu sei un'architetto e il fenomeno dell'urbanizzazione lo conosci senz'altro molto meglio di me. A me pare che, se la gente si urbanizza, lo fa volontariamente, cioè perchè, nel trade-off tra campagna tranquilla/città rumorosa, preferisce quest'ultima. E se vivere in città non fosse davvero vantaggioso rispetto a vivere in campagna, se la "tranquillità" fosse davvero una risorsa scarsa (quindi costosa), dovremmo attenderci che a ricercarla siano i ceti più abbienti (un fenomeno di urbanizzazione dei poveri e de-urbanizzazione dei ricchi, diciamo). Invece non pare che sia così. No?

KK | December 12, 2006 12:00 PM

le città occidentali diventano sempre più costose e automaticamente espellono i ceti meno abbienti, che non vanno affatto a godere della campagna, ma finiscono col "godere" la periferia, più o meno densa.

[ovvero gentryfication.
ne farò un post, ok.]

addb | December 12, 2006 12:18 PM

OK, ma se a diventare più costose sono le città (vabbe', UNA PARTE delle città) anziché le campagne, se ne dovrebbe dedurre che la T. non è poi una risorsa così scarsa.

(Aspetto il post)

KK | December 12, 2006 12:21 PM

ma d'altra parte in alcune zone del mondo succede esattamente quel che NON osserva KK: il downtown è abbandonato ai poveri, finché non viene riconvertito in zona di uffici e terziario (i poveri spinti in periferia), deserto di notte, e gli affluents se ne vanno nei suburbs (che non è la stessa cosa di periferia) intorno alle malls collegate da highways.

Qui un esempio in parte riuscito (= in parte fallito) di rianimare un quartiere popolare senza trasformarlo in quartiere fighetto di giornalisti-scrittori interessati al pittoresco popolare.

Ho un serio problema con la nozione di 'tranquillità'.

Francesca | December 12, 2006 12:29 PM

a proposito di tranquillità, francesca ti è arrivata la mia mail di stamattina?
(scusate l'OT ma abbiamo un problema di comunicazione fra il granducato e la RSA)

soupe | December 12, 2006 12:39 PM

argh, il web mi ha mangiato la risposta...

1. il post sulla gentryficatin non arriverà in 2 secondi né in 2 giorni, ma arriverà.
la materia (sociologia) è vasta.

2. anch'io, francesca, ho problemi sulla nozione di T.
ma se voglio considerarla come parametro per valutare la qualità della vita urbana, per esempio, beh, credo che non sia poi così male mirare all'incremento di T in città (città che rimane per me il miglior sfruttamento del territorio possibile).

quindi, più la dolce campagna inglese da mettere sotto vetro, punterei a città più tranquille.

più tranquille= meno auto private, più efficienza dei traporti pubblici, alta densità e tutte quelle cose esposte per le città sostenibili.

anche se lo studio inglese dice che T esiste in assenza di strutture e menate varie, io dico che la T urbana esiste invece nella maggior efficienza del sistema città, non nella sua negazione.

addb | December 12, 2006 12:44 PM

Anna io sono per la CITTA'. La città è il motore del processo storico, della produzione di "urbanità" (justement). Così Lisbona recupera la zona industriale dell'Expo, Barcellona pareil, New York da sempre (c'era a Venezia questo progetto lungo una linea ferroviaria urbana dismessa, no?), e immagina quel che si potrebbe fare a Bagnoles, a Marghera, Piano a S.S. Giovanni, eccetera.

Francesca | December 12, 2006 12:50 PM

Soupe non so. C'è il mio genietto che se ne sta occupando. Non ho visto niente (grrrrrrrRRRRR!)!

Francesca | December 12, 2006 12:52 PM

sono d'accordo.
aspetto con ansia sesto san giovanni.
la città non è un mostro, è un'opera d'arte.

sarò bizzarra, ma il paesaggio urbano mi emoziona più di quello naturale.

ecco perché punto sempre alla città.
salvando la città, salvo il territorio.

adesso vado, vi rileggerò più tardi.
(cercherò di convincere il buon colico che vive in una città meravigliosa, giustappunto).

addb | December 12, 2006 12:55 PM

"io dico che la T urbana esiste invece nella maggior efficienza del sistema città, non nella sua negazione."

Assolutamente vero! La T urbana è l'"urbanità", secondo me!

Francesca | December 12, 2006 12:57 PM

Sì, ma mi sembra che la T di cui parla il post sia tutt'altra cosa. No?

KK | December 12, 2006 1:00 PM

"a città non è un mostro, è un'opera d'arte"

E' un' OPERA, e un'opera d'ARTE! voilà.
D'accordo! Dagli una botta in testa se qualche centimetro di gambe non dovessero funzionare. Lui fa belissime fotografie, 'intelligenti': mandalo a fotografare! vedrai che guardando attraverso il coso, il viseur, VEDE qualcosa che lo emoziona nella sua città.

Francesca | December 12, 2006 1:01 PM

Eh bien, appunto ho un serio problema con QUELLA idea di T.

Francesca | December 12, 2006 1:02 PM

T è scarsa e minacciata, così si sostiene tra gli ambientalisti e tra i promotori dello studio segnalato, perché non c'è solo la città, ma anche tutte quelle attività (industria, per esempio) che non sono urbane, ma hanno bisogno di territorio.
e poi ci sono le infrastrutture, gli hub internazionali (aeroporti), i porti, le connessioni stradali etc. etc.

c'è che la TAV, più velocità, più treni, più persone, più tutto.

c'è la funivia da 120 persone, più sciatori, più alberghi, più auto, più luci, più rumori, meno montagna incontaminata.

nel calderone, se volete, c'è anche il mose.
osteggiato, odiato, combattuto.
ahimè, c'è anche l'auditorium di niemeyer a ravello.

c'è l'ampliamento della base militare usa a vicenza.

...

addb | December 12, 2006 3:30 PM

Credo che, in effetti, a questo punto dovrei scrivere qualche cosa della biennale vista qualche settimana fa.

Tutto l'arsenale era dedicato a queste cose qui.
Anche i giardini (in realtà) ma quelli faccio un poco più fatica a metabolizzarli.

Vedrò di farlo.

colico | December 12, 2006 4:11 PM

tzè, adesso si mette anche in competizione...
e a me delle fotografie non ha mai parlato.
grrrr

addb | December 12, 2006 4:13 PM

per farmi perdonare l'assenza prolungata, scusandomi con Francesca per non essere più intervenuto nella discussione sul suo post, se preannuncio un (piccolo) articolo sulla TAV, mi fate ancora amico? :)

alessandro | December 12, 2006 4:18 PM

Non ho mai parlato delle foto neppure a f.
Un giorno me le ha chieste e io le ho fatte.

In effetti mi piace fotografare, benchè non lo faccia mai. Non ho neppure una macchina, se si esclude una digitale da 100 euro.
Ora te ne mando una via mail.

colico | December 12, 2006 4:21 PM

La TAV? Manda, manda...

KK-->Ale | December 12, 2006 4:37 PM

kk è onnivoro.
altro che rinoceronte.

addb | December 12, 2006 4:40 PM

A proposito, sempre per gli architetti: se a Natale trovo un po' di tempo, recensisco un vecchio saggio di Carlo Cattaneo su città e campagna (chissà se è quello di cui ci parlava Francesca un bel po' di tempo fa).
L'ideale infatti (secondo me) sarebbe che i non-architetti scrivessero di architettura, gli architetti scrivessero di economia e diritto, eccetera eccetera.

KK | December 12, 2006 5:04 PM

"L'ideale infatti (secondo me) sarebbe che i non-architetti scrivessero di architettura, gli architetti scrivessero di economia e diritto, eccetera eccetera".
CONCORDO al 110%.
preannuncio che per l'articolo della TAV mi calerò nei panni dell'automobilista. Mica del pendolare eh... :)

alessandro-->kk | December 12, 2006 5:25 PM

tranquilli, io non sono architetto.

addb | December 12, 2006 5:27 PM

Addb e Ale, vi segnalo anche questi due articoli apparsi dieci giorni fa su The Economist:
Buidlings with minds of their own
e
It all depends on your point of view

KK | December 12, 2006 5:53 PM

ah già, avevo già fatto promesse a riguardo...

adios, vado da aida.

addb | December 12, 2006 6:00 PM

Scrivi un Commento