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Servizio (rete) Universale

Il ”digital divide” (divario digitale, o DD) è la differenza nell’accesso alla tecnologia digitale. L’UE, come saprete, ha da tempo rimproverato all’Italia di essere ancora ben al di sotto della media europea nel rimediare a questo divario.

 In questo articolo Repubblica descrive una iniziativa italiana per rimediare al digital divide.  Il tono dell’articolo è vagamente “cittadini versus ‘sistema’”, “antagonismo militante versus conformità al ‘modello di sviluppo dominante’”, ma come spesso accade, e anche senza domandarsi se la diffusione dell’ADSL non rientri per caso nel sacrilegio che la velocità s-misurata commette contro la lentezza, questa particolare iniziativa è proprio di quelle che l’economia moderna dello sviluppo suggerisce.

La questione del DD rientra infatti in un particolare ambito di questa teoria – quello che si occupa delle esternalità di rete, network externalities – che conduce a conclusioni assai significative al riguardo (ed anche al riguardo di argomenti apparentemente distanti, come quello del sottosviluppo e della povertà: con questo articolo proviamo ad iniziare un esame di questi problemi, ed è per questo che ‘inauguriamo’ una nuova categoria nel blog). Basta un accenno per capire molto meglio alcuni aspetti dell’intera questione del DD (e, in seguito, anche quella del sottosviluppo).

 

La 'rete' è qualsiasi bene in cui il "beneficio" o “utilità”  per il consumatore dipenda non solo dalla sua parte di consumo ma anche dal fatto che ci sono altri consumatori (dunque 'terzi' o 'esterni' - da cui appunto “esternalità” - rispetto alla transazione consumatore/produttore). Una rete telefonica è un ovvio esempio, ma lo è anche un sistema di distribuzione dell’acqua o dell’istruzione.

Ciò posto, guardate questo grafico. 

(cliccare sull'immagine per averne una copia più grande in un'altra finestra)

Guardate che cosa succede alla curva rossa di domanda in funzione della dimensione della rete .

(N.B.: questa NON è una 'normale' curva di domanda. Quelle 'normali' sono in funzione del prezzo).

Vedete che per certe regioni del grafico la domanda cresce più velocemente della dimensione dell’offerta. Questa è la rappresentazione grafica della presenza di utilità crescenti in funzione di quanti già sono connessi alla rete (esternalità positive di consumo: 'positive' si riferisce a 'incrementali', non a 'buone' esternalità).

In questo esempio succede che:

1) non esiste un unico punto di equilibrio (dove domanda e offerta sono uguali: le curve rossa e verde si incrociano): in questo esempio ce ne sono tre (i pallini celeste e rosso). In generale, ci sono equilibri multipli;

2) ci sono non-linearità. Nel nostro esempio c'è una soglia di utilità (un valore minimo di offerta prima che possa esistere una ‘utilità’: se si tratta di una rete di telefoni deve esserci almeno UN utente perchè un altro decida di aderire alla rete, se no questo non saprebbe con chi parlare). Queste soglie sono a volte chiamate “masse critiche";

3) la dinamica dello sviluppo della rete è tipicamente del tipo o niente o massimo. Se considerate il punto di equilibrio domanda=offerta nel pallino rosso, osservate che al di sotto di questo l’utilità della rete per qualcuno che decida di connettersi è troppo bassa rispetto al costo in cui incorre il fornitore per connetterlo, e dunque la connessione non viene offerta, dunque l’utilità diminuisce, e dunque a maggior ragione la connessione non viene offerta: la rete si ‘sviluppa’ verso il punto di equilibrio indicato dal pallino celeste a sinistra. Se d’altra parte quel punto viene superato ‘verso destra’, l’utilità per l’ennesimo utente connesso aumenta più del costo associato a connetterlo, dunque la rete si espande, e così l’utilità, e dunque la rete, in una dinamica che si autoalimenta fino a raggiungere il pallino celeste a destra. Il pallino rosso è un equilibrio ‘instabile’, ed è anche una soglia minima (o massa critica) perché si manifesti l’offerta;

4) non tutti gli equilibri sono dunque stabili. In questo esempio il pallino rosso è un equilibrio instabile;

5) gli equilibri stabili, che sono quelli verso cui la dinamica di domanda/offerta è naturalmente "attratta", possono anche non piacerci per niente: nel nostro esempio uno di questi è Domanda=0, Offerta=0 (niente rete), oppure un 'massimo' che però non è quello che vogliamo se ci proponiamo l'obiettivo di servire tutti (servizio universale: pallino giallo. N.B.: servizio universale non è la stessa cosa di servizio pubblico. E' per questo che la rete privata di aerei non arriva da sola a Lampedusa: ci vogliono sovvenzioni o 'forze esterne').

Insomma: le esternalità sono una cosa complicata, con questi equilibri multipli e con gli attrattori, e possono richiedere una attentissima iniezione di 'forze esterne'. Ma proprio perchè gli equilibri sono molti, e alcuni instabili, bisogna sapere con estrema precisione che cosa e dove fare. Non c'è, infatti, nulla che ci garantisca che, se da un lato le 'forze' del mercato non sono sufficienti, dall’altro lato forze pubbliche qualsiasi funzionino nel verso giusto. Supponete per esempio di trovarvi vicino al pallino rosso e che qualcuno, anche ottimamente intenzionato, decida che le 'tasse' sono un programma di educazione morale. Allora la 'rete' può benissimo collassare, e il pubblico fare  più danni che qualsiasi imprenditore privato, che almeno fallirebbe solo lui.

Ed ecco perché bisogna andar cauti quando si parla di un problema di “servizio universale” come l’obiettivo finale del DD. La rete ADSL "non arriva dappertutto": siamo già al punto di massima estensione (attrattore stabile celeste a destra); da quel punto in avanti l'utilità marginale diventa minore del costo marginale, e per estenderla al pallino giallo (servizio universale) ci vogliono forze 'esterne'. L’iniziativa del consorzio è di queste (e sarebbe interessante chiedere perché mai le compagnie telefoniche sarebbero ‘ostili’). C’è in più il fatto che, nell’esempio del consorzio, c’è questa cosa rilevante che è lo sfruttamento di una tecnologia che riduce il costo unitario di connessione dell’utente in più (il wireless), il che apre un altro capitolo tecnico e molto importante su questa faccenda che magari discuteremo un’altra volta.

 Prossimamente cercheremo di utilizzare di nuovo questi concetti per affrontare il problema dello sviluppo e delle “trappole della povertà” (suggerimento: la ‘trappola’ della povertà è un equilibrio stabile in una dinamica non lineare. Gli interventi ‘esterni’ non solo NON sono osteggiati dal pensiero detto “unico”, ma al contrario sono previsti da questo ‘pensiero’, che non è affatto unico e che appare tale soltanto all’anti-pensiero, quello si ‘unico’).

Francesca

Commenti

Io mi chiedo: perché questo servizio dovrebbe essere universale? Se non capisco male, la rete in Italia copre all'incirca l'80% del territorio (o della popolazione); siamo quindi presumibilmente -sempre se non capisco male - all'altezza del pallino celeste a destra, che è il massimo dell'evoluzione "naturale". Mi pare che gli articolisti di Rep diano in qualche modo per scontato che l'estensione ancora oltre (fino al pallino giallo) della copertura sia un bene: ma in base a quali argomenti?

KK | December 4, 2006 2:27 PM

Ah! questo è tutto un altro can of worms in its own right!

Principio generale: maggior densità e precisione di flussi di informazioni->minore densità e waste dei flussi di energia + esternalità 'positive' (Alessandro lo chiamerebbe forse 'effetto systema).

Allez, je me sauve.
à plus.

Francesca | December 4, 2006 2:46 PM

Premsso che probabilmente non ho capito niente. Due domande: appunto,perchè mai le compagnie telefoniche sarebbero ostili all'iniziativa di cui si parla?
E poi, l'intervento esterno (forze esterne di cui al punto 5): intervento pubblico? Privato, sostenuto dal pubblico (da vari punti di vista, per esempio anche legislativo/regolamentare)?

B.B. | December 4, 2006 5:19 PM

Et voilà, exactement! Toi t'as très bien compris, au contraire!
E ci sono meccanismi 'strani' analoghi anche con le infrastrutture di cui parlavi qualche giorno fa! (quel grafico è una faccenda estremamente rudimentale, giusto per dare un'idea). In realtà quasi tutte le cose interessanti e comunque quelle rilevanti nel mondo che si sta formando, compreso il problema dell'ambiente, dell'energia, ect, sono di natura diciamo 'atipica' rispetto ai modelli convenzionali. E' una specie di cosa analoga al passaggio, in fisica, dalla meccanica 'classica' a quella 'quantistica': si trova che gli 'atomi' NON sono descritti che solo approssivamente dall'analogia del sole (il nucleo) con i pianetini (gli elettroni) che gli girano in torno.
E ci sono un SACCO di interazioni fra il meccanismo di scambio di beni e servizi (il mercato) e il sistema di riferimento giuridico-legale che lo istituisce.

J'ai des trucs à te dire mais je n'ai pas osé ces jours-ci. je ne savais pas... je ne sais TOUJOURS pas mais bon, je vais t'ecrire quand même demain, d'accord?.
Allez, ciao! F.

Francesca | December 4, 2006 7:59 PM

Mi piace un modello che tiene in conto l'instabilità dell'equilibrio. Si può anche azzardare ad ipotizzare l'IRREVERSIBILITA' di alcuni processi?
Vorrei solo sottolineare, se fosse sfuggito a qualcuno, che la rappresentazione (immagine?) analitica presentata da Francesca (e non è affatto una critica!) "trasporta" in un ambito economico-sociale una impostazione tipicamente scientifica. Il limite (e il valore), ben noto a chi propone queste letture, è però proprio quello di non confondere l'ambito delle scienze esatte con le discipline sociali. Dico male Francesca?

alessandro | December 5, 2006 9:44 AM

Boh? vuoi dire que questa trasposizione è 'sospetta' o ha dei 'limiti' che la traspositrice rischia di ignorare, riducendo la "poesia" a "calcolo"?

Francesca | December 5, 2006 10:07 AM

Niente affatto Francesca. Ripeto che io condivido tale impostazione. Sono tra quelli che si emoziona di fronte ad una formula fisica, al pari di un bel gesto poetico. Perchè davvero penso racchiuda molto dell'animo, del pensiero e della storia dell'uomo. Ma, difetto (?) mio, tendo a non assolutizzare nulla e a relativizzare tutto... :)

alessandro | December 5, 2006 11:57 AM

e ripeto, non credo proprio che la traspositrice ignori i limiti del suo modello. Mi sembra che tempo fa, proprio a proposito dei modelli, anche tu sostenessi la stessa cosa: a parte gli stilisti, i limiti dei modelli sono ben noti ai "modellatori"...

alessandro | December 5, 2006 11:59 AM

scusate se mi intrometto, ma qualcuno ha idea di cosa significhi, nella fattispecie, "servizio universale?"

Diego | December 5, 2006 4:11 PM

Il servizio universale è una figura giuridica che comporta degli oneri a carico di un gestore pubblico o privato di un servizio di pubblica utilità (DPR 318/1997)
In Italia comporta un serie di obblighi a carico dell'operatore con la maggior quota di mercato (nella fattispecie, Telecom Italia), che vengono annualmente rimborsati dallo Stato al gestore privato. Tra questi:

l'allacciamento alla linea telefonica di chiunque ne faccia richiesta, la fornitura di elenchi telefonici cartacei, la copertura del territorio con postazioni telefoniche pubbliche la fornitura di un collegamento Internet con velocità minima di 33 kbps (la connessione analogica tradizionale arrivava a 64kbps, quindi stiamo parlando di grandezze infinitesimali)
L'ADSL NON è un obbligo legato al servizio universale.

Diego | December 5, 2006 4:22 PM

Nella fattispecie dovrebbe significare "servizio che viene fornito all'incirca al 100% della popolazione e/o del territorio".

KK | December 5, 2006 4:24 PM

acqua, acqua...

Diego | December 5, 2006 4:34 PM

"Universal service" significa "servizio offerto a qualunque utente ne faccia richiesta" (any user could connect).
Va meglio così?

KK | December 5, 2006 4:37 PM

o meglio, fuocherello..perchè secondo la definizione di legge, Telecom espleta già il servizio universale (il doppino telefonico standard arriva praticamente ovunque). Quindi, ribadisco, l'ADSL non è ancora un problema attinente al servizio universale. Lo diventerà (ma dubito) se il DPR suddetto sarà modificato/integrato: se l'ADSL entra a far parte degli obblighi connessi al SU, il monopolista della Rete fisica non avrà scelta che portarla ovunque.

Diego | December 5, 2006 4:41 PM

dicesi servizio universale
"un insieme minimo definito di servizi di determinata qualità disponibile a tutti gli utenti a prescindere dalla loro ubicazione geografica e, tenuto conto delle condizioni nazionali specifiche, ad un prezzo abbordabile" (Comunicazione della Commissione 1996)

soupe | December 5, 2006 4:45 PM

Il servizio universale è quello che deve essere fornito "a chiunque ne faccia richiesta".

Il fatto che la legge italiana imponga degli obblighi è precisamente un'indicazione che quel servizio non è fornito senza 'forze esterne' (se ho capito bene: non conosco la legge). La Aeritalia ha l'obbligo di servire Lampedusa (mi pare), la telecom di dare la linea a un villaggio anche molto piccolo di montagna, e la compagnia dell'acqua un servizio di acqua, ma la Esso non quello di mettere una pompa di benzina nello stesso villaggio, o Carrefour un supermercato.

Che un servizio debba essere universale lo stabilisce la politica (acqua ma non benzina), e i tizi dell'articolo affermano che l'ADSL deve essere considerato come l'acqua. Nel caso che hanno descritto la 'forza esterna' non è un obbligo di legge ma un consorsio pubblico senza scopo di lucro.

Gli economics sono ancora quelli.


Francesca | December 5, 2006 4:49 PM

Francesca, il fatto che "I tizi dell' articolo" affermino che l'ADSL è come l'acqua è una loro opinione. Tra l'altro, leggendolo con attenzione, si scopre che all'inizio le compagnie telefoniche non vedrebbero il progetto di buon occhio, poi si afferma che il progetto medesimo "si avvale della partnership di importanti società del settore, tra cui Cisco Systems, Dell, Siemens e Telecom Italia". Mah...diffidare sempre dei quotidiani generalisti quando fanno finta di occuparsi di materie specialistiche.

Diego | December 5, 2006 4:58 PM

diego non capisco bene l'obbiezione che fai a francesca.

la frase chiave è
"Che un servizio debba essere universale lo stabilisce la politica".stop.

soupe | December 5, 2006 5:01 PM

"diffidare sempre dei quotidiani generalisti quando fanno finta di occuparsi di materie specialistiche"

1.E' bene diffidare anche dei giornali "specialistici"
2.Stavamo appunto "diffidando"
3.Mi pare errato metterla in termini di dicotomia generalisti/specialisti: basta poco per afferrare i termini del problema

KK | December 5, 2006 5:04 PM

Soupe, non stavo facendo nessuna obiezione "di merito": semplicemente pensavo che Francesca, equivocando il tenore dell'articolo, avesse basato la sua analisi sulla convinzione che esista da qualche parte un obbligo di legge di portare l'ADSL a tutta la popolazione. That's all.

Diego | December 5, 2006 5:22 PM

A proposito, Diego: grazie per aver risposto al mio appello. Mi ricordo male, o proprio tu mi avevi promesso un articolo sul digital divide?

KK | December 5, 2006 5:24 PM

ehm....no, sarà stato un omonimo...(qui ci starebbe bene una faccina che arrossisce)

Diego | December 5, 2006 5:28 PM

:-))
Io l'aspetto, l'articolo, eh...

KK | December 5, 2006 5:32 PM

non per fare il bastian contrario
ma a me politicamente sembrerebbe
un ottima scelta fare arrivare l'adsl
dapperttutto.
Il che non ha nulla a che fare con
i punti fissi stabili e instabili
di Francesca, ovviamente, e probabilmente
nemmeno con l'articolo che non riesco
a leggere.

Aggiunta personale, mi trovo
un po a disagio a prendere
troppo sul serio l'economia come
scienza, perche ci sono infiniti fattori
altri, perche i sistemi non sono controllabili, perche non esistono leggi naturali, e via dicendo.
Le dinamiche, le teorie, ecc sono comunque interessanti, e belle da discutere;
mi trovo meno d'accordo quando si usano come ragioni di scelte "politiche" e via dicendo (spesso nei giornali ecc).


angelas | December 6, 2006 12:19 AM

In effetti non bisogna prenderla troppo sul serio. Ma c'è un modo particolare di non prenderla troppo sul serio che consiste nell'indagarla e nel produrre domande o porsi problemi, e ce n'è un altro che consiste nel dire, per esempio, che poiché alla fine tutto potrebbe dipendere dalle solar spots o da certe posizioni dei pianeti o dal battito d'ali della povera farfalla da qualche parte, allora on s'en fout degli equilibri stabili o instabili, ect. Dunque per esempio poiché sarebbe una buona idea estendere la connessione ADSL, o sviluppare un 'modello mediteraneo', e d'altra parte gli equilibri stabili o stabili "non c'entrano", allora possiamo prescinderne e fare, chessò, una bella campagna di sensibilizzazione con degustazione di ricotta. Se per caso non funzionasse potremmo sempre incolpare il "modello nordico", le multinazzzzionali, la globbbbbalizzzzzazzzzione, i teo-con, la sorda grevità delle bionde in SUV, or WHATEVER, naturalmente prendendo tutte queste cose estremamente 'sul serio', e anzi con abbondanti riferimenti al 2. teorema della termodinamica, quella faccenda dell'entropia e dei processi irreversibili. E dopo aver stabilito che tanto si tratta di una specie di astrologia, siamo comunque in grado di dire che dobbiamo redistribuire questo e in questo modo utilizzando il fisco così e cosà, farfalle o non farfalle.

NESSUN economista prende 'sul serio' l'economia, Angela, ed è precisamente per questo che continua a smontarla e rimontarla. TUTTI sappiamo che facciamo una cosa che si chiama 'modellare', che non abbiamo modo di sperimentare in condizioni controllate 'in laboratorio', che le cose potrebbero stare in MILLE altri modi, che la curva di 'utilità' è una rilevazione empirica locale e storica di un aggregato, e che non sappiamo perché (principi 'primi') sia convessa, sappiamo che la deriviamo due e tre volte ASSUMENDO che sia derivabile, ect, ma questo significa che SAPPIAMO esattamente quel che facciamo, PUBBLICHIAMO l'ambito locale e storico che utiliziamo, le ipotesi che facciamo, ect.
Insomma c'è il modo scientifico di non prenderla sul serio e c'è quello sacerdotale.

La scienza non la riconosci da quel che cerca e ancor meno da quel che trova, ma dal modo in cui cerca e dal FATTO che 'cerca'.

Francesca | December 6, 2006 10:30 AM

Cara Angelas, con tutto il rispetto, non mi sembra questo il luogo per discutere lo statuto scientifico dell'economia politica. Personalmente, trovo cmq bizzarro pretendere di trovare leggi "naturali" all'interno di una scienza "sociale": come indicano gli aggettivi stessi, sarebbe semmai strano il contrario. Né mi sembrerebbe giusto condannare la mela perché non è una pera...
Quanto al fatto che nei giornali l'economia sia spesso usata come un abracadabra, è senz'altro vero, ma non è colpa dell'economia, semmai dei giornali.

KK | December 6, 2006 10:30 AM

No no, KK! Mi sembra invece proprio il caso di discuetere di questo 'statuto'! E' proprio il caso, invece!
Mi domando seriamente, io mi domando, voglio dire, non so dire se è una domanda fondamentale per tutti come lo è per me, che posizione o ruolo l'economia debba avere nel 'dibbbbattito' di cittadinanza!
Io continuo a pensare che l"'espulsione" dell'economia da questo dibbbbattito sia precisamente il comesidice, il 'portato'(?) storico del 'movimento del '77', che a me continua a sembrare un movimento anti-marxista nel senso che ha tolto al marxismo precisamente l'ancoraggio nei processi storici e materiali concreti (e diciamo l'economia anche se non è tutto qui, ma certamente l'economia).
Dunque hai oggi questa 'sinistra' che, senza quell'elemento, e a causa di quella esplusione, rimette sui troni tutto il bric-à-brac pre-marxista, parla per esempio di "logica del profitto" come di un (dis)valore morale della borghesia bassamente 'materialista' (nel romantico e non filosofico del termine), e secondo me sfocia o può sfociare dove è già sfociato.
E' una sinistra di "bombi", quelli di ecce bombo justement. Quella che da allora non ha più sedi di partito ma articoli di giornale.
Insomma a me pare importante; voilà.

Francesca | December 6, 2006 10:53 AM

Non so, Francesca. A me pare che il discorso sulla scientificità dell'economia politica sia diverso da quello se e quanto l'economia debba entrare nelle decisioni politiche. Voglio dire, non c'è dubbio che, per es., il diritto costituzionale e il diritto penale NON siano scienze, ma non c'è (credo) alcun dubbio che debbano entrare eccome nelle decisioni politiche.
Il resto che dici sull'involuzione del marxismo e della sinistra lo trovo giustissimo, già lo sai.

KK | December 6, 2006 11:03 AM

In altre parole, anche lasciando impregiudicata la natura scientifica dell'economia politica - che io peraltro non saprei proprio come negare, alla luce delle ragioni che hai ricordato prima - mi sembra che la sua utilità per il dibattito politico non cambi di una virgola.

KK | December 6, 2006 11:08 AM

secondo me quella di francesca è una domanda fondamentale.

non riesco a trovare una risposta positiva, ma solo un un limite a quello che l'economia può fare e cioè non dimenticarsi mai che alla fine le decisioni politiche non si basano solo su considerazioni economiche.
il caso dell'adsl e del servizio universale mi pare significativo: l'economia ci fornisce modelli per capire il funzionamento della rete, ma poi la decisione se considerare l'adsl servizio universale o no si baserà anche su altri parametri

soupe | December 6, 2006 11:23 AM

Senti,

Il punto è che l'"economia" figura in questa sinistra come un oggetto contundente in mano agli avversari.
Per esempio c'è una costante associazione del "mercato" al "capitalismo", il che ignora completamente Braudel, per esempio.

Che sia perché gli si nega scientificità, che sia perché si è convinti che capire l'economia distrugga la sensibilità poetica, che sia perché la si ritiene un prosaico calcolo contabile di convenienze, che sia perché forse è 'utile' ma si odia proprio la nozione di 'utilità', che sia per quel che ti pare, il punto è che essa la ignora in quanto ancoraggio alle condizioni materiali del divenire storico. Non mi importerebbe niente se, avendola considerata, la si trovasse insufficiente o irrilevante nel fornire questo ancoraggio. Il punto è che al momento questo ancoraggio si cerca nelle 'tradizioni' e melle 'identità' o nel 'minestrone' o nel 'mio ombelico', SE anche lo si CERCA.

Dunque l'obiezione di Angela, che è un'obiezione ONESTA, è importante.

Francesca | December 6, 2006 11:28 AM

soupe, in realtà quel che dici ("alla fine le decisioni politiche non si basano solo su considerazioni economiche") gli economisti lo sanno benissimo. Sono solo i ciarlatani (i no global, per es., o il Tremonti dell'intervista a Repubblica dell'altroieri) - quelli che "il mercato non può essere il luogo della politica"- che lo ignorano.

KK | December 6, 2006 11:28 AM

Ecco: a uno che ha un'idea dell'economia (NON una conoscenza tecnica del teorema di Pinco o del corollario di Pallo), un tizio che dice "il mercato non può essere il luogo della politica" fa ridere di quel particolare tipo di 'risata' che "li seppellirà". (perchè la risata di Voltaire non è quella di Zuccone). Invece quello che ride à la Zuccone prende MOLTO sul serio quella affermazione: gli pare un interessante quid.
(Alzi la mano chi può ricordare in quale ideologia "liberismo e comunismo" erano associati come mali che distruggevano i sacri vincoli del Volk).

Francesca | December 6, 2006 11:34 AM

Esattamente, Soupe! (parentesi sentimentale: ti ho offeso? perché non mi scrivi più?).

Francesca | December 6, 2006 11:36 AM

Zuccone=Zucconi (anche se il lapsus dice secondo me una grande verità :-))

I fascisti e i nazisti, direi?

KK | December 6, 2006 11:37 AM

apertura di parentesi sentimentale

no, non mi hai offeso, ma ultimamente ho appena il tempo di leggervi e non scrivo a nessuno da un po' di tempo (a parte i fiori virtuali ad addb, l'ultima cosa spedita era qull'articolo sullo sprawl)
il famoso libro di lollini l'hai ricevuto?

chiusura parentesi sentimentale

soupe | December 6, 2006 11:50 AM

Precisamente. naturalmente il tipo non sta peddling il fascismo e neanche ci pensa. Ma a me interessa il modo in cui certe formule si embeddano nella sensibilità collettiva.
Una specie di depressione del systema immunitario della cultura.

Bon devo andare a fare certi calcoli.
Salut

Francesca | December 6, 2006 11:53 AM

non ho MAI detto che l'economia non e' rilevante. Ma che le decisioni politiche
sono piu complesse, e che se si pensa
di decidere su, ad esempio, l'adsl,
in base, per esempio, il grafico di Francesca, pensando cosi di prendere
la decisione "migliore", ci si prende in
giro da soli, un po come ci prendono
in giro molti giornali.

So benissimo che Francesca sa tutto questo. Ma a me non sembra che la
cosa emerga quando leggo altri.


Poi, la questione di cosa e' una scienza
mi rendo conto che non frega nulla a nessuno, qui dentro. Ma la mia non e'
una polemica sterile. Una scienza
e' diversa dall'economia perche fa predizioni teoriche, che possono essere
contraddette sperimentalmente, e perche
tenta di descrivere le leggi della natura.
La cosa non me la sono inventata io,
tanto e vero che esiste l'economia "sperimentale" che ha cercato di avvicinarsi a questo tipo di approccio.
Con tutti i limiti del caso.

Po non condanno affatto l'economia,
ne le mele perche non sono pere.
Pero appunto, non sono pere.
Basta saperlo.


angelas | December 6, 2006 2:40 PM

ah: non era nemmeno una polemica marxista-leninista comunista capitalista.

angelas | December 6, 2006 2:44 PM

tra l'altro, era anche quello che gia in altre
occasioni avevo scritto, senza farmi molto
capire probabilmente.
A questo punto considero la cosa chiarita
(=ho detto quello che pesno e spero
che lo abbiate capito) e mi limito a non
intervenire su questi argomenti.

(sopra intendevo "basandosi SOLO sul grafico di Francesa)

angelas | December 6, 2006 2:46 PM

Non mi risulta che nessuno (né qui dentro, nè fra gli "economisti", né ovunque insomma) abbia mai pensato di decidere in merito all'adsl (né in merito a qualunque altra cosa, se è per questo) "basandosi SOLO sul grafico di Francesca". E' da quando è nata l'economia che gli economisti per primi insistono che la politica DEVE prendere in considerazione un sacco di altre cose. Pensa che ci è arrivato persino Tremonti...
Devo però dire che mi sfugge per quale mai motivo utilizzare ANCHE l'economia dovrebbe condurre a prendere decisioni politiche peggiori che ignorandola del tutto, e perché quel grafico sarebbe meno istruttivo della tesi (dei giornalisti e amministratori locali di cui all'articolo di Rep) per cui l'adsl sarebbe "come l'acqua".

KK-->Angelas | December 6, 2006 3:15 PM

Quanto alla questione dell'economia come scienza: ben lungi dal non interessarmi, al contrario mi interessa molto. Mi sembra però (da quel poco che so) un discorso abbastanza complesso, forse un poco più complesso che non la semplice equazione scienza vera=scienza della natura (con una definizione del genere, tra l'altro, stai implicitamente negando che lo studio della società possa mai essere, o diventare, scienza).
E data la sua complessità, mi sembrava fuori luogo farlo qui. That's all.

KK | December 6, 2006 3:20 PM

KK, non ho mai detto che utilizzare "anche"
l'economia sia male. Pero rileggiti il tuo primo post. Mi pare che li tu sostenessi
ben altro di cio che dici ora.
Se cosi non e' ti ho frainteso e mi scuso.

( Non ho detto che scienza e' cio che si
occupa di natura. Ma che una scienza scopre delle leggi (dette naturali) e fa predizioni contraddicibili. Si, il discoroso e' molto piu complesso e quindi
lo chiudo).


angelas | December 6, 2006 3:43 PM

Dici questo?
"Io mi chiedo: perché questo servizio dovrebbe essere universale? Se non capisco male, la rete in Italia copre all'incirca l'80% del territorio (o della popolazione); siamo quindi presumibilmente -sempre se non capisco male - all'altezza del pallino celeste a destra, che è il massimo dell'evoluzione "naturale". Mi pare che gli articolisti di Rep diano in qualche modo per scontato che l'estensione ancora oltre (fino al pallino giallo) della copertura sia un bene: ma in base a quali argomenti?"
Scusami, ma non capisco la critica. Stavo dicendo: come fanno gli articolisti a dare per scontato che il servizio universale sia un bene?

KK-->Angelas | December 6, 2006 3:50 PM

D'accordo, allora ho frainteso. A me sembrava che dessi per scontato che 1) siamo a destra del pallino giallo e 2) in base a cio l'adsl non deve essere un servizio universale.
Chiedo scusa.

angelas | December 6, 2006 4:06 PM

Non ti devi scusare (primo, non mi hai offeso, e secondo, ancora non sono sicuro di aver capito la critica). Secondo me (in quel post) noi siamo a sinistra del pallino giallo (per definizione: infatti non siamo ancora al servizio universale) e mi chiedevo perché dovremmo arrivare al pallino giallo.

KK | December 6, 2006 4:09 PM

Inoltre: a me l'argomento "scientificità dell'economia" interessa molto. Quindi se ne vuoi parlare qui, ci sto anch'io. Ho solo paura che non esauriremo l'argomento...
ma d'altronde questo accade anche per argomenti molto meno interessanti, no?

KK | December 6, 2006 4:13 PM

si a sinistra. La critica era che mi sembrava che opponessi alle certezze dell'articolista altrettante
certezze derivate dal grafico/post
di Francesca.

angelas | December 6, 2006 4:21 PM

Ah, ecco.
No, non pretendevo di avere alcuna certezza.

KK | December 6, 2006 4:26 PM


Per finire il discorso: non penso nulla di tutto questo qua sotto.


Ma c'è un modo particolare di non prenderla troppo sul serio che consiste nell'indagarla e nel produrre domande o porsi problemi, e ce n'è un altro che consiste nel dire, per esempio, che poiché alla fine tutto potrebbe dipendere dalle solar spots o da certe posizioni dei pianeti o dal battito d'ali della povera farfalla da qualche parte, allora on s'en fout degli equilibri stabili o instabili, ect. Dunque per esempio poiché sarebbe una buona idea estendere la connessione ADSL, o sviluppare un 'modello mediteraneo', e d'altra parte gli equilibri stabili o stabili "non c'entrano", allora possiamo prescinderne e fare, chessò, una bella campagna di sensibilizzazione con degustazione di ricotta. Se per caso non funzionasse potremmo sempre incolpare il "modello nordico", le multinazzzzionali, la globbbbbalizzzzzazzzzione, i teo-con, la sorda grevità delle bionde in SUV, or WHATEVER, naturalmente prendendo tutte queste cose estremamente 'sul serio', e anzi con abbondanti riferimenti al 2. teorema della termodinamica, quella faccenda dell'entropia e dei processi irreversibili. E dopo aver stabilito che tanto si tratta di una specie di astrologia, siamo comunque in grado di dire che dobbiamo redistribuire questo e in questo modo utilizzando il fisco così e cosà, farfalle o non farfalle.

angelas | December 6, 2006 4:42 PM

Ma l'avevamo capito (quel commento di Francesca non parlava di te).

KK | December 6, 2006 4:49 PM

Ultimo, per Francesca (prego saltare; rispondo a questo e mi mutifico sull'argomento):
appunto. Io facevo una critica scientifica non sacerdotale.
IL metodo scientifico
e' una cosa ben definita: una teoria
fa predizioni sulle leggi che governano
un sistema, e tali predizioni possono essere contraddette sperimentalmente.
L'archeologia cerca ma non e' una scienza,
pur essendo una disciplina interessante.
La storia cerca, ma non e' una scienza,
per lo stesso motivo; di nuovo,
nessuno nega che sia interessante
fare lo storico.


Insomma c'è il modo scientifico di non prenderla sul serio e c'è quello sacerdotale.

La scienza non la riconosci da quel che cerca e ancor meno da quel che trova, ma dal modo in cui cerca e dal FATTO che 'cerca'.

angelas | December 6, 2006 5:34 PM

Angelas, a proposito del significato dei modelli in economia e della "scientificità" dell'economia, c'è un libro interessante al link sotto.
Cmq, non è così scontato che la "scienza" debba essere *predittiva* né che le sue "predizioni" debbano poter essere *contraddette sperimentalmente* (pensa alla matematica, per es.). Questo senza nemmeno affrontare la questione dell'attendibilità del paradigma falsificazionista di Popper ecc. ecc.

KK | December 6, 2006 6:07 PM

Angela,

Quel 'grafico' in particolare no, ho già detto che è rudimentale. Ma c'è un modello di cui quel grafico è una rudimentale rappresentazione che predice la dinamica di espansione/contrazione dei beni rete sotto le condizioni incluse nel modello, e c'è una serie di dati empirici che corroborano quelle predizioni entro gli intervalli di significatività statistica. (il nostro problema non è l'impossibilità di predire o di confrontare con i dati sperimentali, ma quello di controllare le ipotesi. Così diciamo ad esempio: "a prezzi costanti, la grandezza X dovrebbe fare così". Naturalmente non siamo in grado di imporre 'prezzi costanti'. Allora leggiamo la serie dei punti della grandezza X, e la 'depuriamo' del rumore sovrapposto dal fatto che i prezzi non sono costanti).

Quel modello (quello 'meno rudimentale') dice TUTTO quel che sappiamo di questa dinamica.

MA NESSUNO HA DETTO
1-che quel che sappiamo di questa dinamica è tutto quel che c'è da sapere o che si saprà mai di questa dinamica
2-che sapere tutto di questa dinamica è TUTTO quel che c'è da sapere per prendere una decisione politica.

Quel modello non dirà MAI che estendere l'ADSL è una buona idea, dice solo come funziona la dinamica (non per esempio i prezzi, o il la domanda di computer, o il prezzo dei carciofi) SE si decide che lo sia.

Ci sono invece altri modelli, che volevo discutere in un prossimo numero, che dicono che cosa succede al bilancio energetico degli scambi SE si interconnettono, per esempio via ADSL, certi sottosistemi. Questo può suggerire ALLA POLITICA che, LIMITATAMENTE al bilancio energetico, sarebbe una buona idea estendere l'ADSL. Dunque se anche il modello dicesse TUTTO quel che c'è da sapere sul rapporto ADSL-bilancio energetico, NESSUNO direbbe che il rapporto ADSL-bilancio energetico è TUTTO quel che serve per decidere di estenderla.

Spero che questo si capisca, e se non si capisce SPERO che qualcuno me lo dica.

Francesca | December 6, 2006 6:14 PM

Perché non capisco nè di come Diego sia andato a immaginare che "Francesca, equivocando il tenore dell'articolo, avesse basato la sua analisi sulla convinzione che esista da qualche parte un obbligo di legge di portare l'ADSL a tutta la popolazione", né di come tu sia andata a immaginare che io abbia enunciato "certezze (??) derivate dal grafico (???)" sul fare o no dell'ADSL un servizio universale.

Simple misunderstanding, I guess. Ma siamo qui to understand, arent'we?

Francesca | December 6, 2006 6:16 PM

Ora, Angela, spero che tu abbia la pazienza di capire che le mie considerazioni ulteriori sulla sinistra eccetera sono MIE considerazioni punto e basta. Mi pare di averlo detto, e di non aver MAI suggerito che avessero qualcosa a che fare con TE.
Ho considerato la tua obiezione ONESTA e IMPORTANTE, e poiché la sento spesso, mi sono chiesta in generale che ruolo debba avere l'economia nel dibattito di cittadinanza.

Perchè l'economia ha un bel suggerire alla politica, o mostrare certe conseguenze. Ma se la politica preferisce i fondi di caffé o attribuire successi e insuccessi all'intervento degli alieni ostili o amichevoli, la cosa ha poco a che vedere con la scientificità dell'economia.

A questo punto mi viene in mente di precisare: MOI, je me FICHE completamente dell'economia in quanto tale. Il grafico si dimostra parziale o incompleto o inattuale? Tant pis per il grafico! Al diavolo il grafico! Al diavolo l'intera economia! Ma c'è questo problema che tu capirai benissimo: una cosa è vedere in che modo e dove e perché il grafico si dimostra sbagliato, un'altra dire che poichè POTREBBE dimostrarsi sbagliato tanto vale basarsi sulla chiromanzia.

Sono dunque estremamente dispiaciuta che tu decida di non intervenire più, perché a parte un misunderstanding la tua era una di quelle IMPORTANTI obiezioni che è NECESSARIO esaminare. Spero che ci ripensi.

Francesca | December 6, 2006 6:26 PM

Pensavo di scrivere un truc prossimamente sul tema interconnessioni via reti di trsmissione approfittando di questo articolo (in inglese) dove si cita en passant uno dei 'miei' progetti. Anzi domani devo strappare ai contabili gli ultimi $$$ che mi servono per continuarlo.

Francesca | December 7, 2006 10:38 AM

A me sembra interessantissimo, F. Spero che l'articolo dell'Economist ti aiuti a convincere gli accountants...

E' possibile che la mia previsione di ieri si riveli errata. Il che, in termini popperiani, la dovrebbe rendere allo stesso tempo sbagliata E *scientifica* :-))

KK | December 7, 2006 10:53 AM

Io spero soprattutto che Alessandro, almeno lui, si faccia vivo. Perché c'è questa cosa di "fare systema" di mezzo.

Francesca | December 7, 2006 10:57 AM

scusate ma per problemi tecnici non riesco piu a leggere il blog se non mi collego dalla sala pubblica.

KK si il problema e' piu complesso
di come l'ho semplificato, esistono
eccezioni, estensioni e via dicendo. Ma (a parte la matematica che e' un caso a se) se si rinucia agli elementi
di cui sopra non e' difficile dimostrare
che chiunque ha un microscopio e/o mette
insieme dati e li tratta statisticamente
o fa uso della teoria dei giochi applicata a no matter what "fa scienza".

Leggero il libro che suggerisci.
Ci risentiamo quando potro leggervi di nuovo.

angelas | December 8, 2006 7:16 PM

Grazie Angelas! Vorrà dire che quando sarai di nuovo a tiro faremo un topic apposito sull'argomento.
(Il libro è molto bello, cmq)
A presto, spero!

KK | December 8, 2006 8:11 PM

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