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Lo sprawl- (3)

Di Anna Diana Debernardi

Le super palestrate e in formissima protagoniste della serie televisiva sulle casalinghe disperate, ambientata nei sobborghi tutti uguali di non so quale città americana, dalle tipiche casette  in legno con giardino,  affacciate su reticoli stradali a cul de sac, ci stanno prendendo in giro.

E vi svelo il perché.

Non sono ormai pochi gli studi che si sono concentrati nell’analisi delle correlazioni tra la forma della città e la forma del corpo, tra sprawl e obesità, in particolar modo.

Uno dei primi rapporti pubblicati negli Stati Uniti dall’Università del Maryland, risalente al 2003, analizza i dati di una rilevazione nazionale in cui ognuno dei 200.000 interpellati riferiva indirizzo, attività fisica, massa corporea, altezza e altre variabili sullo stato di salute. Gli abitanti delle città e regioni a insediamento diffuso tendono a pesare di più, camminare di meno e ad avere pressione sanguigna più elevata di coloro che abitano in tessuti urbani compatti.

Un altro studio, condotto dall’Università di San Diego, ha riferito che gli abitanti di quartieri ad alta pedonabilità, ad insediamento misto tra residenza ed attività economiche varie, tendono a camminare di più e ad essere meno obesi di quanto accada agli abitanti di zone a bassa pedonabilità.

Un maschio bianco medio, americano, abitante in un quartiere compatto a funzioni miste, pesa circa 4.5 chilogrammi in meno di un suo simile abitante una lottizzazione dispersa fatta di sole abitazioni.

Ma attenzione ad interpretare i dati: nessuno di questi studi afferma che lo sprawl causi pigrizia o aumento di peso. Gran parte degli studi inquadra un preciso momento della vita delle persone intervistate, quindi potrebbe anche essere che le persone propense ad essere poco attive scelgano di vivere in ambienti in cui è più facile usare l’automobile per spostarsi.

Vero è che la forma urbana può o meno incentivare l’attività fisica.

E l’inattività si porta con sé aumento di peso, diabete, artrite, pressione alta, problemi cardio- circolatori.

Alla luce dei monitoraggi condotti, la gente meno attiva tende ad abitare quartieri poco pedonali e, indipendentemente dalla propensione all’attività fisica, la forma urbana compatta rende “più attivi” i propri abitanti, volenti o nolenti.

I ragazzi e i bambini, per esempio, più vivono vicino ad una scuola, più praticano attività fisica; nella popolazione adulta la percentuale di coloro che si dedicano ad una attività fisica è più alta tra gli abitanti in prossimità di un parco.

Dati e considerazioni abbastanza intuitivi.

Da qui i costi dello sprawl: costi sanitari, maggior dipendenza dall’automobile uguale maggior inquinamento, maggior permanenza sulle strade quindi maggior probabilità di incorrere in un incidente, quindi, di nuovo, costi sanitari che ricadono sulla comunità.

Insomma, una catena di disastrosi effetti, cause e concause agevolati dalla forma a bassa densità degli insediamenti residenziali.

Questo è quello che dipingono i nemici dello sprawl, ovviamente. Calcando la mano su quanto questo tipo di sviluppo urbano possa incidere sulla vita, le abitudini e i costi di una società evoluta.

Insomma, lo sprawl non sembra proprio essere un modello intelligente di crescita urbana, il cosiddetto smart growth va cercato in altre forme.

Eppure piace tantissimo.

E proprio perché piace molto, in America ormai si può parlare di veri e propri integralisti anti-sprawl, ecologisti senza se e senza ma, proibizionisti di qualsivoglia forma di peccaminoso vizio.

E i “vizi” urbani sono molti e vari.

Come quelli privati.

Commenti

Interessante. Ma le casalinghe disperate di Wisteria Lane non hanno una beata mazza da fare durante tutto il giorno, quindi si dedicano al footing e allo yoga.
TV a parte, mi domando se una riflessione del genere possa essere applicata anche all'Italia. Se, insomma, gli abitanti delle piccole città conducono una vita più malsana di quelli delle grandi città.
Per esempio, i primi 30 anni li ho passati a Lucca, ridente cittadina toscana. Vivevo in centro storico e lavoravo in centro storico. Mi muovevo in bicicletta o a piedi (anche per uscire fuori dalla mura che circondano la città. In pratica usavo l'auto solo la sera o per lunghi e rari spostamenti.
Da quando vivo a Roma mi muovo solo con i mezzi, e lo stress da metropoli mi impigrisce.
Va da sè che non c'entra una pippa con lo sprawl, ma francamente mi interesserebbe più vedere la riflessione (interessante) rapportata alla vita di tutti i giorni. Anzichè a suburbia.

Pippi | February 7, 2007 1:47 PM

la tua esperienza personale dimostra, nel suo piccolo, che la forma e le dimensioni urbane influenzano l'attività fisica quotidiana, quella fatta per i consueti spostamenti.
non parliamo, infatti, di sport.

non ricordo quale comune della cintura milanese ha promosso una campagna per lo spostamento in bici o a piedi, risistemando e attrezzando il paese con piste ciclabili o dossi che scoraggiano l'uso della macchina.
a quanto pare gli obesi tra la popolazione sono diminuiti (a preoccupare il sindaco fu il dato sui bambini obesi e fortemente in sovrappeso della comunità).

l'unico rischio che pavento è l'atteggiamento da crociata: se si toccano le abitudini private ci si inoltra in un terreno minato.

ovviamente gli incentivi o le campagne informative vanno benissimo.
ma in certi ambienti USA chi abita lo sprwal già suona un più "brutto e cattivo" degli altri.
e chi costruisce lo sprawl è ancora più cattivo.

addb | February 7, 2007 1:58 PM

Ma vedi, secondo me c'è un distinguo da fare, che riguarda il life style.
Nelle piccole città italiane (che per dimensioni e densità di popolazione possono essere in qualche modo equiparate allo sprawl) si conservano (anche se ultimamente a fatica) delle abitutidini sia alimentari che di svago sane. Per quanto concerne la prima, prendiamo i fast food, rei di aver portato la tanto paventata obesità anche nel Belpaese. Ebbene, ci sono. Eccome se ci sono! Però difficilmente li trovi in centro storico. Insomma, sono un po' meno frequentati di quelli delle grandi città.
Lo svago: nelle piccole città i rischi legati al traffico (e quindi alla causa di incidenti) è minore, quindi i bambini possono muoversi più liberamente. senza considerare le minori distanze da percorrere se un bambino, per esempio, duranete il pomeriggio fa attività sportive. Insomma, ci sono mille variabili.
Certo è che, a mio avviso, non dovrebbe essere lo Stato a interferire nelle abitudini individuali. Dovrebbe essere autocoscienza.

Pippi | February 7, 2007 2:10 PM

Il punto è che le desperates (che sono - in TV - in perfetta forma fisica, maschi femmine, adulti e adolescenti, cani e gatti) non sono pensabili in una città neanche americana. D'altra parte l'obesità è correlata(*), in US ma anche in Sicilia altrove, alla povertà non solo economica ma di educazione e di opportunità. Dunque DUE tipi di obesità (e disturbi vari associati).

Contro lo sprawl gli US discutono dagli anni '30 (Lewis Mumford su tutti), e cfr. il titolo "Jane Jacobs, Vita e Morte delle Grandi Città", Einaudi 1969. Originale "Life and Death of Great American Cities".
(In generale tutto il movimento ecologista ha origini americani, dal Sierra Club negli anni '90 del XIX secolo)

Hai ragione, Addb, a sottolineare la deriva intransigente che, come quasi tutte, è il 'backlash' di un movimento opposto: il sogno della vita "in mezzo al verde" - dove 'verde' è un coacervo di valori positivi, è all'origine di un sacco di migrazioni verso gli spwaling suburbs, ed è oggi lo slogan principale di vendita di sprawling villette.

à songer: non c'è manco un vaso di fiori nella "Città Ideale" del Rinascimento

Grazie Anna per questa essenziale sottolinezione: una correlazione NON è una relazione causale.
Ciao! (je te remercie!).

Francesca | February 7, 2007 2:23 PM

no, la realtà delle medie-piccole città italiane non è paragonabile allo sprawl.
le città anche medio piccole hanno alta densità.

sono i sobborghi di sola residenza il "pericolo".

in questa sede si è detto che lo sprawl mangia territorio, ha una diretta dipendenza dall'automobile (e l'automobile si porta con sé tutta una serie di coneguenze che conosciamo)e porta all'impigrimento.

passando da lucca a roma hai cambiato dimensioni, ma non densità, tanto che abitavi in centro a lucca.

in italia lo sprawl non è così diffuso, come non lo è l'abitudine, molto anglosassone, di vivere in case unifamiliari "disperse".
ma è un modo di vivere, un'ambizione di qualità della vita, quella della casa singola, col giardino, in quartieri di sola residenza, che piace sempre più.

bisogna vedere se è un modello "sostenibile".

addb | February 7, 2007 2:29 PM

Brava addb, bel post.

Dico due piccole cose.

Primo, di questo genere di dibattito (di come gestire lo sviluppo urbano) non sento traccia in Italia.
Si decida in un verso o nell'altro ma lo si faccia parlandone prima.

Secondo: il territorio è uno solo. I vizi privati non sono equiparabili ai vizi urbani. Mi pare.

colico | February 8, 2007 6:40 PM


Anch'io dico due piccole cose: se abito in uno sprawl dovrò prendere l'auto per recarmi al lavoro e per tornare a casa, per fare la spesa e tornare a casa per portare il figlio a scuola e tornare a casa.
E' un po quello che succede nella provincia italiana, la cosa che più assomiglia ad uno sprawl da noi: paradossalmente sono la necessità e la possibilità di usufruire dei mezzi pubblici che mi spinge ad adoperare il cavallo di san francesco.
Devo andare fino alla fermata del bus/della metro, devo camminare dentro la metro, devo andare dalla fermata a dove volevo andare e così via.
Penso che un abitante di Milano faccia piu strada a piedi in un giorno di uno di Gallarate.

La seconda cosa che volevo dire è che meno male che c'è la francesca che ogni volta fa il punto e ha sottomano il testo giusto.

Witt | February 9, 2007 10:25 AM

Ma perché "avere ogni volta sottomano il testo giusto" non andrebbe bene mentre chiudere una discussione dicendo "Allora diciamo scemenze. Buona serata a tutti" sì?

Per quale ragione, poi, se non cito la mia fonte sono inattendibile e se la cito sono pedante o spocchioso?

KK-->Witt | February 9, 2007 11:05 AM


Oh, nono, va benissimo, che si parli d'acqua o d'urbanistica o di lavorazioni tradizionali della soppressata avere sempre la fonte da citare è sintomo di serietà e attendibilità assoluti.
Anche intervenire e dire "il punto è questo e ve lo dico io" è un ottimo metodo a supporto.
D'altra parte il "Allora diciamo scemenze. Buona serata a tutti" può essere un modo come un altro per uscire da una discussione in cui l'interlocutore usa il paradosso per spostarsi sempre dove vuole lui (puoi rileggere a cosa ho risposto, dicendo quello).

Witt | February 9, 2007 11:16 AM

"Paradosso per spostarsi sempre dove vuole lui"?
Witt, stavamo parlando di prezzi e di mercati: non s'è spostato proprio nessuno.

KK | February 9, 2007 11:19 AM


Anzi, voglio costruire il perfetto post interattivo per l'interlocutore che battaglia aspramente per il punto testo alla mano.

"Premesso che XXYY nel suo "ZZKK" edico da WWQQQ dice che (qui mettere quello che si vuole), voglio dire che il punto IN REALTA' è che... (qui mettere quello che si vuole - abbreviamo in QMQCSV). certo, è anche vero che... (QMQCSV), ma se non si considera il problema sotto tutti i suoi aspetti, si rischia di... (QMQCSV). ovviamente, questa considerazione non esclude il fatto che... (QMQCSV), perché se è vero, da un lato, che... (QMQCSV), dall'altro non si può omettere di segnalare una certa... (QMQCSV).
La voglia di una soluzione, di una conclusione, non deve portare a trascurare il rischio della superficialità. "

Anche questa è una citazione e per disonestà intellettuale non riporterò l'autore.

ADDB mi perdoni, non era mia intenzione e la chiudo qui.

Witt | February 9, 2007 11:24 AM

Nessuno "battaglia aspramente". Witt.
Sei completamente fuori strada, ma pazienza.

KK | February 9, 2007 11:27 AM

"Witt, stavamo parlando di prezzi e di mercati: non s'è spostato proprio nessuno."

NO, in quel momento si parlava di diritti universali e di servizi universali.

Dai ti prego, francesca se vuole può rispondere da sola e in altra sede magari.

Witt | February 9, 2007 11:27 AM

-Non sto rispondendo per Francesca, ma per me
-Se non ti spiace, su cosa verteva un MIO post lo so benissimo anche da solo, senza che me lo venga a spiegare qualcun altro
-Ti si è risposto APPUNTO su diritti/servizi universali: rileggi e vedrai

KK | February 9, 2007 11:33 AM

In effetti lo sprawl è paragonabile solo ad una certa tipologia di provincia italiana. Le provincie con centro storico -come Lucca- non fanno testo.

Pippi | February 9, 2007 11:47 AM

"-Non sto rispondendo per Francesca, ma per me"

E in cosa saresti stato colpito dalla mia frecciatina a Francesca? Immagino dalla questione delle citazioni. Ma a me fa veramente piacere incontrare persone che leggono tutto, sul serio.

"-Se non ti spiace, su cosa verteva un MIO post lo so benissimo anche da solo, senza che me lo venga a spiegare qualcun altro"

Qual'è il problema?
Io non voglio spiegare niente a nessuno, mi pare vero il contrario.

"-Ti si è risposto APPUNTO su diritti/servizi universali: rileggi e vedrai"

Spiacente, la discussione s'è fatta un tantino troppo prolissa per poter sostenere la sua intrinseca sterilità.
Dopo "il diritto universale di possedere un attico non so dove" ho mollato il pezzo e non ho intenzione di rimettermici.

Adesso però ti posso chiedere francamente che cazzo ti rode e perchè non ti rilassi un attimo?

Witt | February 9, 2007 12:25 PM

Ma che palline, che montgolfière!.

Witt se non fossi scappato sbattendo sdegnosamente la porta avremmo potuto semplicemente parlarne.

"se la risorsa è eauribile non può essere un diritto universale" è una 'scemenza'.

"c'è un diritto universale ad avere un apart sul parc monceau" non è un 'paradosso', è nella legge.

Fra dichiarare un diritto ed esercitarlo c'è di mezzo questo dettaglio: la produzione. E' una roba noiosa, ma QUESTO è il problema 'di sinistra': come produrre affinché i diritti siano esercitabili. E se no anche il Papa o Jovanotti bastano ad affermare i diritti (distinguendo non si sa come fra quelli 'giusti' e quelli 'sbagliati').
E puoi strepitare quanto ti pare, ma quando dici giustamente si può desalinizzare, estrarre, purificare, ect, stai parlando di produrre. (la definiz. di servizio universale si trova in qualsiasi testo, e nella legge). Per qualche strano paradosso cosmico, produrre, che è anche lui un diritto se non lo limiti, come lo è NON produrre, non è per questo gratuito.
Ci sono insomma alcune complicazioni che una non può far evaporare nel blu dichiarandole 'scemenze'.

Adesso ti butto li un altro 'paradosso':
Lo 'sprawl' è (in parte) il risultato di un processo di produzione di (surrogati) di aparts sul 'parc monceau'. Diritto universale al 'verde', che non solo è scarso, ma non esiste in 'natura' (paradosso n. 12342).

Fine.


Francesca | February 9, 2007 12:38 PM

"Fra dichiarare un diritto ed esercitarlo c'è di mezzo questo dettaglio: la produzione. "

E'precisamente per quello che precisavo:
1-l'acqua non è esauribile per questo e questo motivo. Ammettiamo che sia esauribile l'aqua di falda.
2-il problema è semmai dei costi di TRASFORMAZIONE (non produzione)
3-dati uno e due, il diritto te lo pigli sui denti.
4-l'"apart dovecazztepar" a parte la gustosa notazione e il puntino sulla i, non sposta niente. A questo punto m'è sovvenuto che avevo da fare.

"Lo 'sprawl' è (in parte) il risultato di un processo di produzione di (surrogati) di aparts sul 'parc monceau'. Diritto universale al 'verde', che non solo è scarso, ma non esiste in 'natura'"

Sconvolgente.
E se dico: e con ciò, ti disturba?

Witt | February 9, 2007 12:45 PM

E' dall'inizio che non fai altro che dirci, con succulente variazioni sul tema, "e con ciò". Non è una novità. E non è, ne converrai, un contributo particolarmente interessante.
Quello che "mi rode", come dici tu, è appunto che uno come te sia convinto di dire chissà cosa con "e con ciò" (varianti: gavete la nata/e che to dico a ffà/sta a guardà er capello/stiamo dicendo scemenze/tutte pippe mentali).

E adesso, fine dell'OT.

KK | February 9, 2007 1:06 PM

Ah cavolo! Trasformazione, non produzione!
questo taglia la testa *e* il toro.
Pianto un fagiolo in cantina e domani qualcuno è Ministro delle Infrastrutture, o Papa.
Witt, se ti andasse di ri-leggere con calma? senza che ti roda? un bicchiere d'acqua?

alakam!
*pof*

Francesca | February 9, 2007 1:15 PM

io osservo lo sprawl degli articoli sullo sprawl di addb. ma credo che in questo caso il responsabile sia kk... :)

per addb e kk: mail ricevuta, vi rispondo il prima possibile!
per francesca: ci sentiamo nel post di là, quello sull'acqua. :)

alessandro | February 9, 2007 1:52 PM


KK, davvero adesso sei un po' una pena.
La stai mettendo sul personale e oggettivamente non è tipico dei grandi totem di ghisa come te.
Io parlo con Francesca e mi rispondi tu, e son già due volte.
E usi il plurale: "dirci".
Io a te niente, ma niente, ma niente.
Son contento che chiudi con l'OT.
Saluti.


"Ah cavolo! Trasformazione, non produzione!
questo taglia la testa *e* il toro."

No, non taglia ma c'è la sua porca differenza.
Ma del resto, come fai notare altrove, è tutta una questione di cultura e poco importa se questa cultura non distingue una risorsa da un prodotto, ovvero una cosa che si può produrre da una che si può solo trasformare.
Non mi rode niente, almeno non a me.
Volevo essere un tantino provocatorio nei tuoi confronti, almeno perchè mi pari qualcuno che trova la polemica stuzzicante, ma, ahimè, sei circondata di corazzieri gonfi per il tappo nel culo.
(toh, così si sente ancora migliore.)

Witt | February 9, 2007 2:42 PM

L'OT vale anche per te, Witt.
Cmq questo tuo ultimo brillante commento lo lascio, così, ad imperitura memoria, ktèma ès aèi. Si commenta da sé e almeno non potrai dire in futuro di esser stato frainteso, di non aver voluto ecc.ecc.
Ciao ciao.

KK | February 9, 2007 2:50 PM

sbaglierò ma credo che non sia possibile nè pensabile una correlazione tra una realtà alimentare quale quella degli States, fatta in larga parte di fast food, piatti da microonde, spear-ribs, six-packs, popcorn patatine e take away.. e quella italiana dove, per quanto variegato secondo la latitudine e gli usi regionali, il tratto comune è e resta una certa "cultura" del cibo, una passione per il mangiare bene, dedicandogli il giusto (o forse troppo) tempo, che fa parte in maniera importante della vita della maggior parte della popolazione.

...e che ogni americano che abbia visitato l'Italia ci invidia.

a mio parere, sprawl o non sprawl...le abitudini alimentari americane sono troppo radicalmente diverse per poter fare un paragone serio, quando si parla di ciccia.

la teoria "ambiente vitale+urbanistica+stile di vita+ alimentazione= forma fisica" poi... beh... non ci vedo molto di nuovo, se non forse giusto l'introduzione dell'urbanistica nell'equazione. e questo criterio di analisi, certo, è applicabile anche in italia.

in quanto agli ecologisti "senza se e senza ma"... l'unico modo per fare contenti loro è ritirarsi a vivere in un parco nazionale, preferibilmente nudi e nutrendosi di bacche di stagione. intendiamoci, sono profondaente convinto della necessità di una coscenza ecologica/ecologista, ma mi pare che un qualche compromesso si debba poter cercare e trovare..e con gli oltranzisti, da una o l'altra parte, non mi convincono granchè

una teoria di segno opposto ma che vale quanto quella di chi sostiene la lotta allo sprawl, è che avere il proprio back-garden, il proprio box dove tenere al riparo la macchina, e, diciamocelo, un tenore di vita medio-alto tale da permetterci la villetta monofamiliare, a mio parere significa che ci si può anche permettere di "vivere meglio" e di avere quindi più tempo/energie/risorse da dedicare anche al prossimo. la macchina nel box, se c'è un pullman che mi porta al lavoro ci può rimanere e non inquina. un backgarden semplifica molto la gestione di rifiuti separati, un giardino va mantenuto in ordine e il lavoro che questo comporta è tutta attività sana (se non ti tagli con la tagliasiepi come è capitato a me)..
chi vive in un palazzone di 20 piani ha poca voglia di fare 4 giri coi rifiuti per portare via plastica, secco, umido, vetro, carta... certo, bisognerebbe che scuolabus, infrastrutture, mezzi pubblici vari ed assortiti funzionassero come si deve...ed ecco un'ulteriore "impossibilità" di applicare il modello all'italia.
insomma... ogni cosa ha più facce ed interpretazioni, non solo una e neppure solo due.

alessandro | February 14, 2007 11:02 AM

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