« Nuovo "Cattolicesimo Democratico" | Home | L'idea di città »

Arrêtons de couiner (la "Felicità")

Partiamo da qui: Movimento della Decrescita Felice.
Lasciate perdere se la ‘decrescita’, ecc. Lasciamo stare se la ‘teorizzazione’ della decrescita come fatto ‘economico’ abbia senso o no. Non stiamo a domandarci se il ‘PIL’ è veramente la cosa descritta in quel sito. Del resto "la decrescita è innanzitutto uno slogan", dicono qui quelli della 'Rete per la decrescita". Innanzitutto uno slogan!!!

Ce qui me marre, moi, è la ‘Felicità’.

Se l’insalata coltivata per l’autoconsumo sia o no una merce… Lasciamo stare, è probabile che in quanto questione ‘tecnica’ possa oppure no interessare uno, tre, qualcuno, molti o pochi.
Ma  la ‘Felicità’, quella dovrebbe toccarci tutti, no? Ci tocca in effetti tutti.

Ebbene allora supponete che questi del MDF parlino agli africani.

I “monasteri del III millennio”. Supponete di parlare di ‘monasteri del III millennio’ agli africani.
Una cosa che è toccata agli studenti sudafricani ‘grazie’ all’apartheid è che si sono ‘persi’, per esempio, J-P Sartre, Camus o Foucault (proibiti senza che se ne sentisse troppo la mancanza), ma hanno studiato Marx (proibito anche lui, ma studiato proprio perché proibito), e hanno ancora intere biblioteche nei licei e nelle Università dove si è continuato a frequentare Coleridge, Carlyle, tutta la cultura inglese dell’800. (Ci sono dei ‘vantaggi’, a volte, a vivere in un paese arretrato!)
E dunque voi provate a parlare di “monasteri del III millennio” a questi studenti di lettere, economia o architettura (qui si chiamano ‘humanities’. E si, l’economia è fra le humanities), e quelli riconoscono in dieci secondi “Past and Present”, di T. Carlyle appunto, con quel ritratto dell’eroico abate Samson e della sua comunità medievale, ritratto notevole e forse più conforme alla realtà di tutte le interpretazioni dell’ordinamento medievale che i critici della società del diciannovesimo secolo tentarono di contrapporre all’industrialismo (termine inventato da Carlyle stesso in Sartor Resartus). “Una società degna di questo nome è composta molto di più che di rapporti economici, con il ‘pagamento in contanti’ come unico legame. Anche noi rispetteremo l’offerta e la domanda; e tuttavia quante ‘domande’ ci sono, affatto indispensabili, che devono andare altrove che nei negozi, e produrre tutt’altro che contanti, prima di avere la corrispondente offerta”. Sounds familiar?

Pensate di dire ai sudafricani che la ‘felicità’ è un affare di ‘monasteri del III millennio’. Come impedire che quelli vi guardino sbalorditi e si mettano a sghignazzare? Quelli conoscono benissimo il legame fra il socialismo ‘romantico’, l’architettura della House of Parliament di Londra, la critica ‘artista’ e tutto il ciarpame dell’epoca vittoriana. Lo conoscono benissimo perché è esattamente ciò che è stato loro imposto per un secolo in nome della felicità, per la loro felicità!! Conoscono a memoria, perché sono gli unici testi che hanno potuto frequentare, i romanzi ‘sociali’ del diciannovesimo secolo, fra i quali “New Grub Street” (dove potreste scoprire, ancor meglio che in Illusions Perdues di Balzac, come funziona “La Repubblica” nel III millennio), o “The Unclassed” di Gissing (1891) dal quale traggo questo passo:
“Spesso mi diverto a fare a pezzi il mio precedente io. Non ero un ipocrita cosciente in quei giorni di violento radicalismo, di conferenze ai circoli operai, e cose simili; l’errore era che io comprendevo me stesso ancora così imperfettamente. Quell’ardore a favore delle masse sofferenti non era né più né meno che un travestimento per le mie passioni fameliche. Ero povero e disperato, la vita non aveva piaceri, il futuro sembrava senza speranze, tuttavia io traboccavo di impetuosi desideri, ogni nervo di me era una brama che gridava per essere placata. Mi identificavo con il povero e l’ignorante; non feci mia la loro causa, ma diedi loro la mia”.

Vedete come la ‘cultura’ funziona sempre. Il regime forma i giovani sudafricani a forza di romanzi sociali vittoriani, di Burke e Coleridge e Cobbett e Southey, in funzione ANTI-marxista, e ottiene che quelli rischiano la libertà e a volte la vita per studiare appunto il marxismo precisamente perché negli autori vittoriani scoprono la mistificazione della critica ‘sociale’ che scaturisce dal “travestimento di passioni fameliche (borghesi) frustrate”, dalla “vita senza piaceri” e il “futuro senza speranze”; la critica ‘sociale’ REAZIONARIA. E non solo, ma poiché il marxismo lo studiano e non lo consultano soltanto come una cava di formule, finiscono persino per capirlo nei suoi contenuti profondi, come si liberano con disinvoltura, senza animosità, delle rigidità e degli errori in fatto di ‘economia’.

Percorso inverso a quello dei ‘radicali’ europei dagli anni ’70 in poi. Chessò, prendete per esempio nel libro di Arpaia “Per una sinistra reazionaria” quel bel passo nel quale l’autore spiega perché è andato a votare per il referendum sulla fecondazione assistita. “IO non sarei andato, perché è una manipolazione tecnicistica, ma poiché a ME fa schifo il Vaticano che si pronunciava contro, allora sono andato per spirito di contraddizione con i Vescovi”. Voi ci vedete qualche traccia di “noi” in questo? Il disgraziato fa forse SUA la causa delle coppie sterili, che non sono neanche nello schermo radar? Non proietta invece sulla causa delle coppie sterili i SUOI personali gusti e disgusti? Non parla da cima a fondo che di SE’, stagliando SE’ su un ‘noi’ che è una specie di fondale teatrale per un giochino perfettamente individuale. Sinistra ‘reazionaria’, radicalismo vittoriano, socialismo ‘reazionario’ identificato da Marx-Engels fin dal Manifesto del Partito Comunista nel 1848. T. Carlyle almeno non è un “Arpaia”.

Soupe solleva spesso la questione: “ma quanti sono”? Non ne ho idea. Ma forse la domanda dovrebbe essere “pochi o molti, questi sono precursori? E se sì precursori di che?”
Se per esempio seguiamo P. Brown, quello ci dice “alla cultura classica la formazione delle comunità cristiane appariva, nel II secolo d.C, un fatto marginale, una mania di mattacchioni. Ma in realtà il fatto è che per quelli le funzioni civiche, la ‘politica’ diremmo oggi, non avevano assolutamente nessun rapporto con la ‘felicità’. La perfezione ‘morale’ che per i classici era distinta dalle religiones (le norme e prescrizioni del culto, compreso quello ‘civico’), e che si otteneva attraverso il lungo studio della filosofia e delle lettere, per i cristiani era invece un tutt’uno con LA religione, e scaturiva da un nucleo che ciascuno portava individualmente in sé, e che poteva essere ‘toccata’ dalla Grazia. Non si trattava di una diversa ‘religione’ (ai romani proprio non faceva né caldo né freddo che ci fosse o no una nuova setta di mattacchioni), ma di una diversa concezione dell’uomo, della ‘felicità’". Molto più semplice. Una cultura molto più semplice. Un’architettura molto più semplice, per esempio. E così, tanto per dire, questo frammento di architrave scolpito, con sofisticate modanature ioniche, agli occhi di quelli era semplicemente una bella pietra rettangolare già pronta per l’uso per far parte di un muro di una nuova basilica cristiana. Le modanature? Neanche le ‘vedevano’. Cos’è quello? Vitruvio avrebbe detto: “un frammento di architrave ionica”. L’architetto cristiano: “una pietra di due cubiti”.  Non è che si sono fatte basiliche romaniche perché si è ‘perso’ Vitruvio per secoli, ma si è perso Vitruvio per secoli perché non aveva più niente da dire per la ‘felicità’ delle comunità cristiane.

Fast forward, e vi trovate oggi una comunità di mattacchioni che usa ‘inserti’ di marxismo presi a caso, o di Burke, o di Polanyi, o di n’importe quoi,  e persino di fascismo e clericalismo, per fabbricare “monasteri del III secolo”. “Concerti” anti-Bush  come “Cantanti” in piazza per la festa del Santo Patrono. Sono pochi? Sono molti? Sono mattacchioni? Sono la futura ‘sensibilità’ e ‘felicità’? Sono avanzi putridi della vecchia? Lo ignoro. So solo come appare agli africani, che ne ridono. Dieci o quattordici di questi, i più determinati nella loro ottusa mancanza di immaginazione, ‘determinati’ appunto perché nessun dubbio o intermittenza del cuore interferisce con la loro ottusità piena di zelo e solerzia, 10 o 14 di questi diventano ‘redattori’, organizzatori di stands dell’Estate Romana o che so io, come 10 o 14 di quelli diventavano diaconi o vescovi.

E’ una questione di “felicità”, non di economia o di politica. L’economia o la politica sono ‘sfigate’ perché è sfigata la ‘felicità’. La Decrescita Felice sarà anche ‘decrescita’, e che se ne frega (potete organizzare OGGI STESSO un monastero: almeno i cristiani non chiedevano mica all’Imperatore o al Senato che gliene facessero uno. Lo facevano e basta! Vendete e liquidate OGGI STESSO i vostri beni materiali, comprate un terreno in Africa o altrove, costruite un monastero, coltivate insalata per l’autoconsumo, e non ci rompete più le scatole! Potete farlo OGGI STESSO. Nessuno vi  da' in pasto alle fiere nell’anfiteatro).

E’ questo “Felice” che fa veramente ridere!
Vi propongo dunque, oggi che in Francia si vota per le legislative, questo articolo (in francese) su "Le Monde": "la sinistra deve uscire dal pessimismo sociale".

Naturalmente si può essere d'accordo o no (qui ci sono i pareri dei lettori abbonati a Le Monde), però a me colpisce questo: "la sinistra ha perduto sul terreno delle idee e dei valori".

Non dell'"economia", mes amis. Delle idee e dei valori. Della Felicità, io direi. Dell'idea di Felicità. Quella è una faccenda di 'cultura', non di tecnica economica o altra.

Arrêtons de couiner (piantiamola di frignare), dice uno dei commentatori. "Una risata li sotterrerà" Parbleu!!! Ridete al naso de La Repubblica, di Serra, di Baricco, di Kilombo, di tutto quel linguaggio infantile di "girotondi", di preti descrescenti. Si può fare una 'politica' quando persino il lunguaggio è ridotto a quello degli indiani nei westerns? "i no speak italian". No-questo, No-quello.

Allez! Fatevi una bella risata! 

Commenti

Non può essere che i monasteri siano proposti solo agli europei e non agli africani ?
E' possibile che un movimento per la decrescita che era reazionario al tempo di Marx non lo sia più tanto oggi (premetto che le tesi di Latouche e compagni non sono adesso al centro dei miei pensieri) ?

Pensatoio | June 10, 2007 7:48 PM

Altro che risate, Francesca! Questi sono dei veri professionisti dell'avanspettacolo.
Già nel testo programmatico citano Elemire Zolla (http://www.decrescitafelice.it/pagina.php?id_sezione=1), anche se, va detto, Zolla si sarebbe indignato a vedersi menzionare assieme alla teoria che i beni autoprodotti non sarebbero merci perché non passano "attraverso una intermediazione mercantile".
La migliore però è il racconto della giornata dell'imbecille in vacanza, alla scoperta dei valori autentici (http://www.decrescitafelice.it/pagina.php?id_sezione=11).

Invece merita la traduzione il commento del lettore di le Monde che dà il titolo al tuo post:

"la posizione di vittima del sistema(?), della mondializzazione,della colonizzazione, del capitalismo...in breve di ciò che hanno fatto gli altri,non è una posizione efficace, può funzionare per il tempo di un processo, ma non può essere un progetto per l'avvenire. Bisogna mettere in piedi dei progetti che ci entusiasmino, che richiedano uno sforzo, con la nostra fatica, col nostro lavoro, e persino con i nostri sacrifici. Finiamola di piagnucolare"
(dove è da notare che pure l'autore di questo bel commento ha sentito il bisogno di mettere le mani avanti prima di osare il termine "sacrifici")

KK | June 10, 2007 8:42 PM

L'articolo di le Monde contiene comunque un passo ntoevole:
"Le sarkozysme repose sur la combinaison habile de trois dimensions qui n'avaient pas forcément vocation à se rejoindre : les valeurs traditionnelles de la droite (ordre, sécurité, autorité), les valeurs du libéralisme économique ("libérer le travail"), les valeurs de la nation. On est donc très loin d'un projet "ultralibéral". De ce succès, la gauche peut retirer de bonnes et de mauvaises leçons. La mauvaise consisterait à dire que si Sarkozy a réussi, c'est parce qu'il a "radicalisé la droite" et qu'il faudrait donc "radicaliser la gauche". Nul besoin d'être grand clerc pour souligner l'inanité de ce raisonnement à l'heure où la gauche recherche les voix du centre.

La bonne leçon consisterait, en revanche, à penser qu'un projet politique doit emprunter aux valeurs traditionnelles de son camp, aux enjeux d'une société moderne et aux marqueurs identitaires d'une nation. Or, si cette synthèse a été possible à droite, il n'y a pas de raison qu'elle ne le soit pas à gauche. Les valeurs traditionnelles de la gauche sont bien connues : elles tournent autour d'une aspiration forte à l'égalité. Tout le problème, pour la gauche, est de moderniser son analyse sur cette question. Elle doit admettre qu'il n'y a pas de redistribution possible sans incitations fortes, que le marché n'est pas l'ennemi du bien public, que la défense des services publics doit être découplée de la défense des statuts de ses personnels, qu'il incombe de protéger les personnes plutôt que les emplois et que si l'Etat doit être défendu, il ne doit plus être systématiquement sacralisé. Le défi pour elle est donc de partir de l'individu sans renoncer au collectif dans des sociétés de plus en plus individualistes."

Già: se modernizzarsi è stato possibile per la destra, perché non per la sinistra?

KK | June 10, 2007 9:00 PM

x KK
Un atteggiamento "ottimista" ci porterebbe più avanti di un atteggiamento "pessimista" ?
E che c'entra il pessimismo con la decrescita felice ?
La decrescita felice è pessimista ?
Sarkozy è una destra moderna ?
O è una risposta tradizionale a nuovi problemi ?
Come una frase mai pronunciata ma che rispetta la grammatica vigente ?
Ed il problema è la modernizzazione della sinistra ?
Che intendiamo per modernizzazione ?
Non è una parola che rischia di essere vuota ?

Pensatoio | June 10, 2007 10:53 PM

articolo e post interessanti.
inizio dalla fine con una considerazione su "linguaggio infantile".

fra i dieci punti che indica zagrebelski come fondamento della democrazia*, vi è appunto "linguaggio", sull'idea che "più parole ci sono, più discorso c'è e più democrazia abbiamo".
mi sembra interessante (e sul punto, amici miei, vi rimando ai miei dubbi sul madagascar) e credo che l'idea di "più parole" sia strettamente legata a "tecnica" (o "più tecnica").


*"imparare democrazia", einaudi 2007, una lettura che consiglio vivamente, non solo per le idee di zagrebelski ma anche per la raccolta di testi che il libro offre

soupe | June 11, 2007 11:37 AM

In che senso "più parole"? Se vuol dire che l'impoverimento del linguaggio implica l'impoverimento delle idee (e di conseguenza, tra l'altro, anche l'impoverimento della democrazia), allora sono d'accordo (anche se non c'era bisogno di Zagrebelski per saperlo: senza bisogno di citare Orwell o più indietro, anche qualcuno che scrive qui lo va dicendo da anni).

KK-->Soupe | June 11, 2007 11:57 AM

si in quel senso.
ti ricopio un passo (in effetti gustavo non dice più parole ma "cura delle parole")

10- La cura delle parole

Essendo la democrazia una convivenza basata sul dialogo, il mezzo che permette il dialogo, cioè le parole, deve essere oggetto di una cura particolare, come non si riscontra in nessuna altra forma di governo. Cura duplice: in quanto numero e in quanto qualità.
(a) II numero di parole conosciute e usate è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia.
(...)
(b) Con il numero, la qualità delle parole. Le parole non devono essere ingannatrici, affinchè il dialogo sia onesto. Parole precise, specifiche, dirette; basso tenore emotivo, poche metafore; lasciar parlar le cose attraverso le parole, non far crescere parole con e su altre parole; no al profluvio che logora e confonde

che siano concetti non propriamente originali sono d'accordo (il libro sembra avere più che altro il carattere di un "promemoria" e in alcuni punti pare direttmente ispirato dal blog*), che non c'era bisogno di ripeterli un po' meno: guarda in particolare il punto (b). non ti pare una descrizione "a contrario" della politica italiana?


*quasi che non una battuta: mi è capitato più di una volta di pensare a te e a francesca mentre divoravo il libro

soupe | June 11, 2007 12:07 PM

per dire,
come si conciliano con (b): tesoretto, lenzuolata, i vari -opoli, "l'emergenza immigrati", "lotta al terrore" e via (dis)dicendo?

soupe | June 11, 2007 12:11 PM

a me pare anche una descrizione al contrario della maggior parte dei testi di legge (vedi giù, sta giù!). Sbaglio?

alessandro | June 11, 2007 12:15 PM

sbagli :-)

soupe | June 11, 2007 12:24 PM

"-opoli"??? Che robb'è, Soupe?

No, Alessandro, credo proprio che Zagrebelski non ce l'abbia con la bassa qualità dei testi di legge contemporanei.

KK | June 11, 2007 12:34 PM

me lo chiedevo io. pensavo alle dicotomie pubblico/privato, autorità/diritti, dialogo/conflitto... Cioè mi chiedevo se il problema non andasse ricercato nel linguaggio della politica, ma nel linguaggio del governo.

alessandro | June 11, 2007 12:42 PM

No, direi proprio di no (fermo restando che la distinzione tra "linguaggio della politica" e "linguaggio del governo" andrebbe spiegata, così come il senso del richiamo che fai alle dicotomie).

KK | June 11, 2007 12:46 PM

vallettopoli, calciopoli, concorsopoli ecc.

soupe | June 11, 2007 12:50 PM

Ah, ecco. Grazie, soupe.

KK | June 11, 2007 12:52 PM

"quasi che non una battuta" resterà negli annalio. volevo dire semplicemente "non è una battuta" e il quasi non so perché é li

soupe | June 11, 2007 12:53 PM

ho frainteso il senso del post e dell'articolo linkato da soupe.

alessandro | June 11, 2007 1:41 PM

No problem, Ale, sono cose che capitano.

KK | June 11, 2007 1:54 PM

Un giorno di anni fa mi dicono "domenica tutti a pzza Cavour (Roma): ci sarà N. Moretti, ect". Ok andiamo. Mentre attraverso il ponte vedo che qualcosa NON VA. Ci sono dei tipi che camminano ma non sembra succedere niente. Ho lasciato gli occhiali a casa e non capisco niente. Mi avvicino e sento una tipa con un megafono che urla con accento milanese: "forza! A Milano erano 4 file!" Comprendo niente. Dopo un po' mi spiegano: "facciamo il girotondo".

Ah.

Dopo un'ora vedo 'passare' Moretti. Dopo altri 30 minuti ripassa. Va in tondo. Non dice niente. Al successivo passaggio urlo: "Nanni, ma non dovremmo parlare?". Mi si guarda 'strano', anche perchè dall'altra parte, sulla piazza, c'è un gruppo di 10 o 12 poveri bougres con le bandiere rosse, ai quali una signora nel girotondo rimostra aspramente: "che ci fate con le bandiere!! Questa non è una cosa ddde partito!". Gli altri rumoreggiano e li guardano 'brutto', come se fossero dieci contadini in zoccoli che sporcano il parquet.

Ripassa Moretti. "Allora? non dovremmo parlare? Stavolta mi fanno "shssshhhhhh!!!!!!"

Ripassa: "Nanni, #!!@@!#!: com'era quella cosa "il linguaggio è importante, chi parla male pensa male"? E chi non parla proprio?.

Francesca | June 11, 2007 2:41 PM

Quel che non capisco, KK, è perchè, se un tizio che "Durante il viaggio ha parlato molto con sua moglie Liana delle mie ultime letture sulla decrescita felice", intendo dire se questo ha scovato una Liana che l'ha sposato e che lo sta ad ascoltare mentre parla molto, durante il viaggio, ect.. Se insomma ha tutto quel che gli serve, perchè diavolo non décresce da questa stessa mattina di oggi, adesso? Che sarebbe questa 'schiavitù del PIL'? Vanno a le chercher con i gendarmi, se si licenzia oggi stesso e si trasferisce dai suoi genitori a coltivare fichi biologici?

Perchè due papaboys sarebbero da schernire e questo signore, e soprattutto la povera moglie Luana, no?

Francesca | June 11, 2007 2:48 PM

Dunque "Dal punto di vista economico e produttivo i monasteri erano strutture tendenzialmente autosufficienti".

AUTOSUFFICIENTI!!!!???????

"tendenzialmente".

Ah.

"... I monasteri del secondo millennio, .. venivano costruiti lungo le strade di transito percorse da pellegrini e mercanti"

PERCHE', selon toi, erano costruiti lungo le STRADE DI TRANSITO percorse da pellegrini e MERCANTI?

(Hanno dato da voi, e avete visto, per caso, il film "Die Grosse Stille"?)

Non c'è uno straccio di architetto che ci racconti come funzionava un monastero?

Francesca | June 11, 2007 2:53 PM

Che io sappia, i monasteri "scambiavano"..

Anonymous | June 11, 2007 4:05 PM

Io non l'ho visto quel film, Francesca, e non ne ho nemmeno sentito parlare, ma da Gooogle deduco che devono averlo dato in Italia.

KK | June 11, 2007 4:13 PM

Più o meno un monastero funzionava, a occhio e CROCE, come un centro sociale antagonista. C'era un gruppo di persone che vestiva strano e non si rifaceva all'idea di famiglia tradizionale. Questi occupavano un'area e cominciavano a costruire il monastero e a coltivare le terre circostanti, impossessandosene, al fine di raggiungere l'autonomia economica. I più estremisti, dediti a strane pratiche mistiche, cominciarono anche a produrre ottime birre. Fu forse proprio la birra (ma su quest'aspetto gli storici non sono tutti d'accordo) a richiamare i più bravi writers, i quali cominciarono a imbrattare le pareti degli spazi comuni. :)

alessandro | June 11, 2007 4:18 PM

clap clap clap clap clap clap clap clap clap!

;))

Francesca | June 11, 2007 4:20 PM

Effettivamente, i passi sui monasteri sono fenomenali:
"Dal punto di vista economico e produttivo i monasteri erano strutture tendenzialmente autosufficienti. Le competenze professionali dei frati e dei loro coadiutori laici erano variegate e in grado non solo di assicurare la soddisfazione dei bisogni interni, ma anche di offrire beni e servizi a una popolazione esterna limitrofa, di soddisfare le necessità contingenti di alimentazione e ricovero di viandanti e pellegrini, di provvedere all’ospitalità e alla cura di alcuni tipi di malati che vi si recavano appositamente (ad esempio gli afflitti dal fuoco di sant’Antonio nell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, in Valsusa, lungo la via francigena). La base della loro autosufficienza economica e produttiva era costituita dall’agricoltura praticata nei terreni circostanti di loro proprietà, dalla trasformazione dei prodotti agricoli sia per uso alimentare sia per uso terapeutico (erboristeria), dalle attività artigianali connesse. Si trattava in sostanza di strutture economiche finalizzate fondamentalmente alla produzione di valori d’uso per i propri aderenti, ma non chiuse nei confronti dell’esterno: accanto alla centralità della produzione dei valori d’uso vi era anche una produzione di valori di scambio che fornivano alle Abbazie e ai Monasteri il reddito monetario con cui potevano acquistare beni e servizi non altrimenti ottenibili (particolarmente rilevanti, da questo punto di vista, sono stati gli investimenti in edifici di particolare pregio architettonico e nelle opere d’arte che ancor oggi si possono ammirare).
Il modo di produzione industriale e l’economia mercantile hanno rovesciato questo rapporto tra produzione di valori d’uso e valori di scambio, ponendo la centralità sulla produzione dei valori di scambio e marginalizzando progressivamente la produzione di valori d’uso, fino a farla sparire quasi del tutto. L’unico residuo significativo che oggi permane è il lavoro femminile all’interno delle famiglie nucleari. Questo capovolgimento ha favorito lo sviluppo delle specializzazioni professionali e delle tecnologie determinando forti accrescimenti di produttività e produzione, ma in cambio ha ridotto l’autonomia delle persone nella soddisfazione dei loro bisogni vitali. Oggi, nelle società industriali, in particolar modo nelle città che ne sono il cuore, nessuno produce nulla di ciò che gli serve per vivere e tutti dipendono da altri per tutto. Il corrispettivo a livello culturale di questa situazione di assoluta interdipendenza reciproca è l’esasperazione crescente delle specializzazioni, che riduce sempre di più l’area di conoscenza di ogni individuo creando barriere insormontabili a ricostruire una visione d’insieme anche all’interno di ogni singola branca del sapere.
"

Qua ci si vede (a parte la rimasticatura di quarta mano di alcune cose che dicevano già Polanyi e i primitivisti, con l'aggiunta di vaghe e irrilevanti stronzate su Max Weber e il "disincanto del mondo") solo l'incapacità di capire quel che si dice e l'ignoranza (le città nel mondo antico erano forse autosufficenti?).


Su una cosa però ha ragione: è vero che oggi si "riduce sempre di più l’area di conoscenza di ogni individuo creando barriere insormontabili a ricostruire una visione d’insieme anche all’interno di ogni singola branca del sapere": e questo disgraziato ne è la prova (solo che la suaincapacità di capire alcunché non deriva certamente da eccessiva specializzazione!).

KK | June 11, 2007 4:23 PM

Ammesso che si 'riduca' l'area di conoscenza di ogni individuo, e non si 'allarghi' invece al punto da non stare più contenuta dentro quattordici elementi di una prasse rituale, PERCHE' - nom de D**u! - questo dovrebbe creare 'barriere insormontabili' invece che, al CONTRARIO, spingere a superarle, precisamente perchè ciò che gli altri conoscono ci è così indispensabile a ricostruire la 'visione d'insieme'?

N'est-ce pas quel che cerchiamo di fare persino qui? ALLARGARE con l'aiuto di ciò che sanno e sentono gli altri quel poco che sappiamo e sentiamo noi?

N'est-ce pas precisamente in questo che ci accorgiamo di quanto sia stretto e circoscritto e limitato il doversi riunire in trenta o trecento in un blog di Repubblica o di chiunque altro, a costruire barriere 'insormontabili' verso gli altri, per ritrovarci day in day out, ripetitivamente, nell'ambito di SEMPRE le stesse formule? Al punto che - Goodness Precious!!! - chiediamo un certificato di appartenzenza alla sinistra prima di ammettere un pellegrino?

ça me fait rire!

Francesca | June 11, 2007 4:30 PM

Probabilmente la Luana (moglie di quel tal Giuliano) non ha voglia di rinunciare all'automobile, agli abiti nuovi, alla casa "nel contesto urbano dove attualmente viviamo", ai cinema, ai ristoranti, ai convegni e ai libri "un sssacco alternativi".
Probabilmente fa solo finta di dar retta al marito e non vede l'ora di tornarsene alla schiavitù del PIL. Anche perché, di tutte le frasi contenute in quell'articolo, non ce n'è una che non sia una bestialità.

KK | June 11, 2007 4:33 PM

Ma certo: la 'specializzazione' e il bisogno gli uni degli altri conducono esattamente al CONTRARIO delle "barriere insormontabili a ricostruire una visione d’insieme anche all’interno di ogni singola branca del sapere". Al contrario!

Semmai, le 'barriere insormontabili', la 'riduzione del campo di consocenza di ogni individuo'. le creerebbero proprio le "piccole comunità (tendenzialmente) autosufficenti", no?

KK | June 11, 2007 4:38 PM

io direi di sì. ma quella di non volersi "confrontare" (posso dire arricchire, nel senso che è sempre una positive sum?) è, secondo me, una abitudine culturale che ha radici profonde in Italia., riscontrabile sovente proprio nel mondo accademico. E, tornando alla politica, è quando questa rinuncia alla responsabilità di operare delle SINTESI che essa diventa antipolitica. No?

alessandro-->KK | June 11, 2007 4:52 PM

Non importa che la 'décrescita' sia semée di bestialità, ma la Felicità - by G*d!! - QUELLA no. La felicità, il tipo non deve neanche osare di cominciare a pensare di poter parlare in nome della 'felicità'! Forse se la cava con "Liana", ma deve bastargli.

Non so, a me viene voglia di marciare con il più pesante Caterpillar sul suo campo di margheritine biologiche, scendere vestita solo di sunglasses, mordere oscenamente un grosso Big Mac e lasciarmi svivolare lascivamente la salsa giallastra addosso! Giusto per vedere che effetto fa il 'valore d'uso' su quella 'felicità', merde!

Francesca | June 11, 2007 5:06 PM

:-))

KK | June 11, 2007 5:19 PM

x Soupe
c'è una relazione tra la povertà del linguaggio di cui parla Zagrebelski e tale movimento per la decrescita ?
Perchè ti è venuta questa associazione ?
x Francesca
uno non può tenere una moglie che si chiama Luana e parlarle del movimento per la decrescita felice ?
Uno non può aspirare ad un diverso modo di gestire la produzione, pur essendo immerso in quello attuale ?
Il suo stare con il piede in due scarpe è ipocrisia, aporia, o cosa ?

Insomma, non nego che quel link sia pieno di pappetta mielosa.
Ma se qualcuno crede che questa sia una vita buona, perchè non deve pubblicizzarla e parlarne ?
E perchè scegliere quello come bersaglio ?
Ad uno che non condivide questa visione (magari in questo momento non siamo in una bella zona di campagna) è ovvio che lo scritto di Giuliano Guglielmo fa venire sonno. Ma perchè basarsi su questo per fare a pezzi il sito ?
Perchè questo sito irrita tanto ?
O fa tanto ridere ?

Pensatoio | June 11, 2007 7:52 PM

Avrei delle (consistenti) riserve sul fatto che Vitruvio vedesse una pietra modanata e un architetto cristiano vedesse solo una pietra di due cubiti. Dipende molto da "quando", ma grossomodo l'architetto cristiano si chiedeva a cosa rimandassero le modanature. Se poi immaginiamo che la mamma dell'architetto cristiano fosse di una qualche popolazione proveniente dal bacino dell'Elba, non mi stupirei che l'architetto potesse trovare un fregio ionico fin troppo semplice e lineare.
@Alessandro ed alla plaudente Francesca: nessuno vi ha mai detto che i frati nei monasteri ci si ritiravano per pregare? Antagonisti de che????? La gente allora invidiava i monaci (considerati campioni della fede). I monaci non vestivano in modo strano, vestivano in modo semplice anzi dimesso. OGGI i loro vestiti sembrano strani perché non sono cambiati da un migliaio di anni a questa parte. S. Benedetto impose il labora non per autosufficenza (a quella ci pensavano già le offerte dei fedeli, c***! O come pensate che campassero per es. gli stiliti?) O pensate che l'unica esperienza monastica sia stata quella tardo cluniacense????
Parlare di monasteri del III millennio è ridicolo fuori da un contesto di fede. O, forse, è in quel contesto di una sorta di religione o fede nella "natura" che bisogna porre le balordaggini sui monasteri del terzo millennio. E allora, se si tratta di un ragionamento vagamente di fede, che senso ha criticarli perché poco dotti?
Infine, il fondatissimo dubbio di Pensatoio: ma che fastidio vi danno? Perché cercano di fare proselitismo? E vabbé, far proselitismo è lecito, visto che posso sempre mandarli al diavolo.
Insomma, posso anche pensare che siano dei cretini (non mi serve un gran sforzo per arrivare a questa conclusione): ma attenzione a nonb cadere nella trappola della superbia intellettuale. La tentazione di godere della propria superiorità intellettuale è fortissima (quante volte ci sono cascato!), ma è la negazione stessa della ricerca.

etienne64 | June 12, 2007 10:01 AM

l'associazione mi è venuta leggendo l'ultimo paragrafo di francesca quando chiede "si può fare una 'politica' quando persino il lunguaggio è ridotto a quello degli indiani nei western?", visto che zagrebelski fa esattamente la stessa domanda (dando ovviamente risposta negativa)

soupe --> pensatoio | June 12, 2007 10:03 AM

Je me demande au contraire ou' est le ridicule chez deux 'papaboys(*)' qui s'en vont à Santiago de Campostela.
La 'superbia intellettuale'.. je ne sais pas. Moi, je la trouve justement dans cette élucubration 'savante' chez les décroissants. Parce-que, tu vois, tous les 'autres' sont les 'esclaves' du PIL, ces abrutis, alors que MOI, JE couine sur les figues de mes parents.

Les africains? Eh bien regarde-MOI! Rergarde comment JE souffre 'pour eux'. JE ne veux pas de leurs produits agricoles, parce-que je veux protéger la sainteté de MON âme, sans quoi il perderaient la leur, parce-que leur salut dépend du MIEN, vu que seule MA 'conscience' est capable d'atteindre certaines hauteurs. Qu'ils fassent donc des marchés pourvu que ça reste entre eux...

Allez, bon courage. F.

(*)un autre de ces termes...

Francesca | June 12, 2007 10:20 AM

Etienne,
dove tu veda la superbia intellettuale è davvero un mistero. Dove tu veda che Francesca stesse sfottendo i monaci è altrettanto un mistero. Boh? Forse hai letto un altro post.

La cosa che fa ridere è, secondo me, riempire pagine e pagine di stronzate invece di fare l'unica cosa coerente: licenziarsi (=liberarsi dalla schiavitù del PIL) e andare in campagna a coltivare fichi rigorosamente di agricoltura biologica (ah, e poi rimarrebbe da vedere come si fa ad evitare lo scambio, o magari addirittura l'"intermediazione mercantile" coltivando solo fichi; ma non cadiamo nella trappola della superiorità intellettuale!).
Invece no: il tipo conciona, si commuove sui fichi del nonno e le conserve della nonna, insomma esibisce la solita panza; ma nella schiavitù del PIL ci rimane eccome.
Come quelli che una volta dicevano "armiamoci e partite".

KK | June 12, 2007 11:32 AM

Dico una cosa solo apparentemente off topic

Leggete qui


In questo blog ne parlammo tempo fa e dedicammo qualche ora a prendere in giro il progetto di legge di questa gente.
Una roba senza ne capo ne coda, scritta con i piedi che per di più rischia di ottenere il risultato opposto a quello che si propone.

Ebbene, è successo. Sono riusciti a far breccia. E ci fosse uno, dico uno che alza la mano per dire che è una sciocchezza, che basta un piccolo sforzo per capire che la strada da fare è un altra.

Io non so se si possa parlare di decadenza, se sia possibile far discorsi generalissimi sulla situazione culturale e politica italiana. Stà di fatto che hic et nunc le stupidaggio spesso riescono a prevalere sulle cose ragionevoli.

Vuoi vedere che prima o poi ci troviamo un ministro che ci propone di farci tutti lìorto sotto casa?

Anonymous | June 13, 2007 6:32 PM

l'anonimo: c'est moi!

colico | June 13, 2007 6:33 PM

bah, io c'ho il pollice nero, anche mi obbligassero a fare l'orto riuscirei senz'altro a far morire qualunque vegetale in pochissimo tempo.
Colichetto, perchè non lo scriviamo noi un progetto di legge in materia e antagonista di quella porcheriola?

B.B. | June 13, 2007 7:25 PM

???

Aspetta che mi metto gli occhiali e rileggo meglio....

KK | June 13, 2007 7:33 PM

Perchè no bb?

Io non concosco neppure le regole attuali.
Ma con l'aiuto di un'amministrativista di passaggio si può colmare la lacuna.

colico | June 13, 2007 7:34 PM

Esattamente cosa vuoi rileggere meglio?

colico | June 13, 2007 7:38 PM

Toh, allora è vero!!!
:-))
Bravi ragazzi...

KK | June 13, 2007 7:39 PM

???!!!


O hai bevuto oppure è vero che l'aria di roma è piena di cocaina.

colico | June 13, 2007 7:43 PM

No, è che non credevo ai miei occhi: BB torna dopo una lunga assenza e propone di scrivere un disegno di legge...

Plaudivo all'iniziativa insperata (peraltro ieri sera ho ingerito molta birra, ma insomma ormai l'effetto è svanito da un pezzo :))

KK | June 13, 2007 7:49 PM

Prima fammi rilegger bene quella roba lì, poi ne parliamo. Ho idea che nel prossimo mese avrò mooolto tempo libero (e non è una cosa positiva, ma pace)

KK, tu fa poco lo spiritoso..guarda che sennò niente Nozze, eh..:-P

B.B. | June 13, 2007 8:06 PM

(peraltro..hai già gli occhiali da presbite?? Sei COSI' vecchio?? :-))

B.B.---> KK | June 13, 2007 8:08 PM

Naaa, sono gli occhiali da MIOPE. Quando sarò abbastanza vecchio, conto di non aver più bisogno di occhiali.

(Alle Nozze non ci credo finché non vedo...)

KK | June 13, 2007 8:11 PM

Ieri ho letto quel che avete scritto del "linguaggio".

Oggi alla radio ho sentito un servizio che raccontava di alcune dichiarazioni di "Joaquín Almunia" a proposito dei contipubblici italiani.

In primo piano la voce del giornalista e sin sottofondo quella del commissario europeo.

In una pausa tra una parola e l'altra del giornalista si è sentito nettamente Almunia dire "tesoreto" (con una "t" sola e la "s" dura".

Cazzarola, vien da dire, riusciamo anche ad esportarle le nostre bischerate.

colico | June 14, 2007 10:23 AM

Scrivi un Commento