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Harry Potter and the Deathly Hallows

J.K.ROWLING, Harry Potter and the Deathly Hallows, London, 2007

(Tranquilli, la conclusione non ve la rivelo :-))

Così finalmente siamo arrivati alla fine della Saga per antonomasia: dopo la morte di Dumbledore/Silente, Harry, accompagnato da Ron e Hermione, deve affrontare l’ultima delle sue missioni: scovare e distruggere gli Horcrux (gli oggetti magici che garantiscono l’immortalità di Voldemort) e successivamente eliminare Voldemort in persona.

Non c’è dubbio che l’ultimo volume abbia da tirare un sacco di fili rimasti senza capo nei precedenti episodi. Tanto per dire i più importanti: chi diavolo è il misterioso “R.A.B.” che ha beffato Voldemort sottraendogli l’Horcrux nascosto nell’isoletta al centro del lago sotterraneo (che avevamo incontrato in una delle scene più emozionanti del sesto volume), e che cosa ha fatto di quell’Horcrux? E’ davvero possibile che Severus Snape/Piton abbia così clamorosamente tradito la fiducia accordatagli da Dumbledore/Silente? Che razza di natura ha il legame mentale che unisce Harry a Voldemort consentendogli istantaneo accesso ai pensieri di quest’ultimo? E bisogna riconoscere che a tutte queste domande, e a molte altre, viene data, nel volume finale, una risposta esauriente, per nulla stiracchiata o cervellotica (come invece, personalmente, avrei scommesso).

Ma, quasi a rendersi il compito ancor più difficile, la Rowling aggiunge un sacco di domande del tutto nuove: perché Dumbledore/Silente continua a non spiegare i dettagli delle missioni che affida ad Harry, continuando a lasciarlo brancolare nel buio? Perché gli lascia in eredità proprio quei tre misteriosi oggetti? Cosa diavolo sono i tre “Deathly Hallows” del titolo, menzionati per la prima volta da Xenophilius Lovegood (sì, proprio lui, il papà dell’amabile Luna), uno dei quali ha una inquietante rassomiglianza con un oggetto che Harry, Ron ed Hermione conoscono già da un bel po’ di anni? Hanno davvero qualcosa a  che fare con la (bellissima) fiaba per bambini che viene letta da Hermione a metà del libro (The Tale of the Three Brothers)? C’è del vero nelle scandalistiche rivelazioni della solita giornalista d’assalto Rita Skeeter, nel suo ultimo bestseller The Life and Lies of Albus Dumbledore (in particolare,  che in gioventù avesse avuto legami d’amicizia con un illustre Mago Oscuro, Gellert Grindelwald, di cui poi era diventato nemico e che aveva infine sconfitto in un celebre duello, ma di cui forse aveva in principio condiviso i progetti razzisti di dominio sui Babbani)?

Le complicazioni si moltiplicano quasi ad ogni pagina, perché davvero c’è una quantità di cose che la Rowling non aveva mai spiegato nei volumi precedenti e che ora è costretta ad affrontare passo passo. Così ora ci deve spiegare subito perché Harry deve assolutamente essere trasferito dalla casa dei suoi zii in un luogo sicuro proprio il giorno del suo diciassettesimo compleanno, né un giorno prima né un giorno dopo; o che importanza ha, nella vita dei maghi, il diciassettesimo compleanno; o come funzionano le complicate regole che presiedono ai rapporti tra un mago e la sua bacchetta.

Come si conviene ad un episodio conclusivo, questo ci riporta in tutti i luoghi visitati nelle puntate precedenti: così, anche se solo la parte finale del libro si svolge ad Hogwarts, rivediamo però Privet Drive, Grimmauld Place, The Burrow/La Tana, il Ministero della Magia, la Banca Gringotts (oltre ad un sacco di luoghi mai visti prima, tra i quali il principale è Godric’s Hollow). E ci ridispiega dinanzi tutti i personaggi della saga, anche alcuni (come Dobby, Ollivander o Percy Weasley) che da un po’ avevamo perso di vista. E di molti ci offre aspetti che non conoscevamo (che rapporti avevano avuto, durante l’infanzia e l’adolescenza, la madre di Harry e Snape/Piton? Perché Kreacher è diventato così cattivo? Che tipo di mago è stato davvero Dumbledore/Silente? Fino a che punto Ron è – infondatamente, peraltro - geloso di Harry e del suo rapporto con Hermione? La professoressa McGonagall/McGranitt è davvero così fredda e impassibile come vuole sembrare? Come si comporterebbe, in un duello magico all’ultimo sangue, Molly Weasley, la mamma di Ron, questa donna così affettuosa e gentile? E Draco Malfoy è davvero devoto alla causa di Voldemort?).

La particolare piega che prende la storia rende il libro abbastanza diverso dai precedenti, che erano tutti formati sulla ferrea struttura del calendario scolastico di Hogwarts; stavolta, quasi tutta la vicenda si snoda fuori da Hogwarts, perché i tre protagonisti ci mettono piede praticamente solo per la battaglia finale, cosicché un ruolo cruciale lo assumono personaggi finora relegati in ruoli abbastanza minori (come Luna e Neville, o Kreacher) e personaggi del tutto nuovi (come Aberforth, Xenophilius, Bathilda Bagshot, Griphook). Ma il libro continua a ricevere forza dall’abituale miscuglio di generi letterari che ha fatto la fortuna e l’originalità della saga: il libro di avventure e il  romanzo “di scuola” (che nella letteratura inglese ha una vasta fortuna, a partire almeno da Tom Brown’s Schooldays per finire a The Alchemists di Margaret Doody, magari passando per Salinger o John Barth), dalla storia di fantasmi al Bildungsroman. E ovviamente il lato “nero” della storia, che aveva cominciato ad apparire nel terzo volume e si era precisato nel quarto, quando i reali contorni della minaccia rappresentata dai Mangiamorte (i seguaci di Voldemort) si erano per la prima volta chiariti, arriva al culmine. In questo volume, lo scontro tra Bene e Male (sempre presente) si caratterizza come una lotta fra tolleranza e intolleranza del diverso: ci rendiamo improvvisamente conto che la vittoria di Voldemort significherebbe l’oppressione, lo sfruttamento, la riduzione in schiavitù o anche la distruzione fisica e lo sterminio dei Babbani, dei Mudbloods (i maghi figli di Babbani, come Hermione), di elfi e goblin, che insomma il Nuovo Ordine che Voldemort vuole instaurare  assomiglia in modo impressionante al Terzo Reich (con i maghi purosangue come la Razza Superiore); e ci sono molte parti del libro - in cui sono descritte la vita sotto copertura di Harry e dei suoi amici fuori da Hogwarts, e la sorda lotta che gli altri amici di Harry dentro Hogwarts oppongono al Nuovo Ordine - che assomigliano moltissimo alle storie della lotta partigiana. Una così convinta difesa della fondamentale uguaglianza fra gli uomini, e della necessità della tolleranza e dell’accettazione del diverso per poter continuare a potersi definire umani, è da molto tempo che non si vedeva nella letteratura “mainstream” – e figuriamoci nel genere fantastico, dove di norma l’enfasi (anche in innegabili capolavori come i libri di Tolkien) è sull’Ordine, la Religione, la Tradizione, quando non semplicemente la Forza, la Spada o la Magia. Qui la magia è solo una abilità particolare, che non rende i maghi superiori a chi non la possiede, ma anzi impone loro obblighi e doveri particolari; e le magie più importanti di tutte (come Dumbledore/Silente spiegherà ad Harry in una pagina memorabile) sono l’amore, la lealtà, l’innocenza. Ma si tratta, va subito aggiunto, di un pensiero che non è affatto ignoto nemmeno alla letteratura "di massa" (come, nell'ambito del genere "fumetti di supereroi", gli X-Men).

Capite, insomma, che si tratta di un libro che piacerà sia ai bambini sia agli adulti, perché si può leggere a molti livelli diversi, e perché è il frutto di una abilità  e di una intelligenza diaboliche. C’è solo da augurarsi che sia  davvero (come peraltro pare: anche perché, a meno di resurrezioni improbabili.... Oops!, una continuazione la vedo difficile) l’ultimo!

Commenti

complimenti alle pargole di kk per questa bellissima recensione!
:-)

soupe | September 10, 2007 9:54 AM

:-)

KK | September 10, 2007 12:17 PM

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