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Sarkozy: l'alba la sera o la notte

Y. REZA, L’aube le soir ou la nuit, Paris, 2007

Era il libro più pubblicizzato della stagione... Ed è molto meglio di quanto pensassi. Per certo, è l’”instant book” su un politico (nella fattispecie: Nicolas Sarkozy) migliore che abbia mai letto (ma nel campo, lo ammetto, non ho una grande esperienza). Probabilmente perché non è affatto un instant book su un uomo politico, ma è tutt’altra cosa.

Innanzitutto, non ci sono accenni alla vita privata di S. (la famosa Cécilia, per es., compare una volta sola), né grandi rivelazioni sulla sua vita politica; i pettegolezzi sono scarsi (anche se due o tre episodi sono difficili da dimenticare. Basti pensare all’incontro con Valéry Giscard d’Estaing, al quale S. presenta Y.R. che, dice, “in questo momento sta scrivendo un mio ritratto. –Ah! Lei scrive un....-  - Un libro, signor Presidente-, rispondo io.  – Sì, un... Un fascicolo?-“; o a quando Chirac dice a S. che è “molto ottimista” sugli esiti delle presidenziali, e S. lo considera più o meno uno iettatore; o l’incontro col presidente algerino Bouteflika che gli dice: “Io appartengo a una generazione che voleva la distruzione di Israele. Abbiamo fallito. Fallito. E’ finita. Io apprezzo, caro amico, la sua posizione su Israele. Ma non dimentichi che c’è un popolo palestinese che ha diritto ad uno Stato. E questo manca un po’ nei suoi discorsi-. – Capisco, signor Presidente-.”  Poche pagine prima, sempre con Bouteflika, c’era stato questo stupefacente scambio: “[Dice S.] - Se, incredibilmente, diventassi presidente, avrei la fortuna di lavorare per lunghi anni con lei-. – Se Dio vuole-. – Dunque, io devo il mio avvenire agli elettori, e lei a Dio-”. Inoltre, Y.R. non è da meno, e nel libro ci sono molte prese in giro di intellos come Michel Onfray davvero divertenti).

In sostanza, si tratta di questo: Y.R., nota commediografa, avvicina S. all’inizio della campagna elettorale e gli chiede di poterlo seguire durante la campagna per poter scrivere, in piena libertà, un libro su di lui. Sorprendentemente, S. accetta sui due piedi. Ed ecco così che Y. R. sale sugli aerei, gli elicotteri, i treni, le navi che trasportano S., prima ministro degli Interni, poi candidato dei gollisti alle presidenziali 2007, in giro per il mondo; assiste alle sue riunioni con il suo ghost-writer, Henri  Guaino, alle sue preparazioni per i dibattiti televisivi, alle sue interviste, ai comizi, alle trattative apparentemente cordiali con gli altri pezzi grossi gollisti, alle sue visite ad ospedali, ministri stranieri, scuole, officine, soprattutto ai suoi spostamenti continui. Non sappiamo quali fossero le idee politiche della scrittrice all’inizio del libro né quali siano alla fine. Possiamo pensare che avesse qualche perplessità sui socialisti (un amico socialista le dice: “Royal propone qualcosa di virtuale. E’ meglio di lui che, implacabilmente, propone di alzarsi presto la mattina. Ma chi ha voglia di alzarsi presto la mattina?”: p. 68-9) e soprattutto sugli intellettuali di sinistra (c’è al riguardo una memorabile pagina, dove parla del manifesto degli intellettuali della Gauche contro S. dopo il primo turno, su Libération: “Tralascio la debolezza del testo perché non è il mio argomento, per interessarmi alle firme.  Un centinaio di nomi, la maggior parte scrittori, registi teatrali, attori, cineasti, musicisti o semplicemente <<artisti>>. Per quale stranezza, delle persone per cui la fantasia è la ragion d’essere, la cui libertà e talvolta la gloria consiste nell’ essere sfuggiti al ragionevole, indossano con questa gravità furiosa lo statuto d’intellettuale?”) e che condividesse le perplessità sugli altri candidati espresse da una sua amica a p. 136-137 (memorabile questo passo: “Le chiedo per chi intenda votare. Sono parecchio incerta,  fa lei. Bayrou, certamente no.  Non voto di sicuro per un uomo che ha fatto sei figli alla moglie. E’ un malaccorto”); ma non è affatto chiaro quale sia la sua posizione nei confronti dei gollisti, o dello stesso S. se è per questo.

In realtà, nonostante quel che si può pensare, questo non è un libro sulla politica: è, o vuole essere, un libro su un uomo. Nemmeno sulle sue idee: anche se su alcune R. non nasconde il suo consenso (ed è effettivamente difficile non essere d’accordo con il bellissimo discorso di S. del 12 aprile: “Sì, sono figlio di immigrati. Sì, sono il figlio di un ungherese e il nipote di un Greco nato a Salonicco... Sì, sono un francese di sangue misto che pensa che si sia francesi in proporzione dell’amore che si porta alla Francia, dell’attaccamento che si porta ai suoi valori di universalità... La Francia non è una razza, non è una etnia... Non si è francesi solamente per le proprie radici, per i propri antenati... Si è francesi perché si vuole esserlo”: p. 134; o con la risposta che S. dà a Y.R. quando questa gli chiede come mai parli con tanto calore di gente di sinistra come Zapatero, Blair, Prodi: “Il n’y a qu’en France où les gens se vivent à gauche!”: p. 99 – qui peraltro si sbaglia: non solo in Francia, in Italia è anche peggio-; o quest’altro: “La Francia non è una nostalgia. La prosternazione dinanzi al passato non deve occultare l’avvenire... I grandi paesi impietriti in una lunga storia dimenticano l’avvenire... la Cina sposa l’avvenire!”, p. 68; e vari altri); ma proprio su un uomo. Il ritratto procede per piccoli tocchi discreti,  come si conviene forse allo stile di una commediografa.

S. possiede molte debolezze (gli piacciono i Rolex, i bei vestiti; è contento di sapere che il suo libro vende molte copie; a un certo punto, quando la vittoria si fa molto probabile, si lascia scappare: “Mi ritroverò con un palazzo a Parigi, un castello a Rambouillet, un forte a Brégançon. E’ vita”: p. 167; i suoi interessi intellettuali sono limitati; raramente legge qualcosa oltre le prime pagine; è impaziente, egoista, ecc.), ma anche molte virtù rare in un politico: ad esempio, non cambia le sue opinioni o le sue parole per piacere agli interlocutori (affronta senza paura i fischi nelle piazze; quando costringe una troupe televisiva a registrare una trasmissione con lui in molto meno tempo che con gli altri candidati, alla fine va a trovare la troupe non per scusarsi, ma per spiegare il perché) ed apprezza lo stesso atteggiamento anche negli altri (ad es., dice agli eletti del partito gollista: “Non voglio che si faccia dell’UMP una macchina per applaudirmi. Non lo voglio. Il partito dev’essere libero. Libero di dire le cose o altrimenti il presidente rimane rinchiuso ed è la morte... Io non faccio una battaglia politica, io faccio una battaglia ideologica. Si fa campagna su dei valori. E’ prendendo dei rischi che si vince. Io credo che si prende tutto o non si prende nulla. Questa strategia, è la sola che permette di vincere, ma vi dico di più, è la sola che permette di essere felici”: p. 152-153; ed alla fine esprime la sua gratitudine a Y.R., pur senza avere ancora letto quello che scriverà di lui). Sovente l’autrice sottolinea i tratti infantili della sua personalità, che a volte emergono anche come espressioni di innocente sorpresa o entusiasmo.  D’altronde Y.R. non nasconde di essere stata oggetto di una abile tattica di seduzione da parte del suo “argomento”: S. va a teatro a vedere la messa in scena di una sua commedia e il giorno dopo le recita a memoria una frase del copione, quella da lei preferita e “in generale, poco ricordata”; si mette a ridere di se stesso quando Y.R. gli fa notare qualche stupidaggine che ha detto o fatto; arrivato in Algeria, dice: ”L’idea che ho di  questo posto, mi viene dai libri. Sono i bus colmi, l’arrivo al mare dove il sole è più giallo, l’acqua più azzurra, le ragazze più belle. Io arrivo, mi dicono che ho portato la pioggia e, quanto alle ragazze, zero. Lo dico davanti a Yasmina, la letteratura è importante, ci issa al di sopra della nostra condizione”: p. 29.

Indubbiamente il titolo enigmatico (“Non ci sono luoghi nella tragedia. E non ci sono nemmeno ore. E’ l’alba, la sera o la notte”: p. 126) allude alla perenne fretta di S., alla sua volontà di non perdere tempo, di non aspettare (“Tutta la vita la gente mi ha detto di non aver fretta... sempre aspettare! E poi un giorno ci si ritrova vecchi e non si è fatto altro che aspettare”: p. 123). Questo è  il punto che ha più colpito i recensori, ad es. quello dell’Economist che ha parlato di un personaggio che ha paura del tempo che passa e che lo vuole esorcizzare con l’attività (che è indubbiamente un good point, ma forse un po’ esagerato. Comunque di vero c’è questo passo a p. 164: “Dice, Io sono estraneo al mio passato. La sola cosa che m’interessa, è questo pomeriggio, domani”).

Ma a mio parere il vero tema del libro è l’ambizione, come in un certo senso è reso evidente anche dalla bella citazione di Borges che chiude il libro e su cui torneremo alla fine. A volte S. dà quasi l’impressione di essere una reincarnazione di qualche personaggio balzacchiano, una specie di Rastignac. Vedi per es. il magnifico scambio di p. 40-1: “- L’amore, è la sola cosa che conta-. – Non ti credo. Se ti levassero la tua vita sociale, deperiresti-. – Se mi levassero la mia famiglia, ancora peggio-. – Se ti mettessero con Cécilia e i bambini a Maubeuge, ti butteresti nel fiume-. – Diventerei il re di Maubeuge entro due anni!”. Un altro giorno, a ventiquattr’ore dal primo turno, Y.R. gli chiede se sia inquieto. “- Meno di quanto credessi. Non vi sono stati incidenti. Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Ho fatto tutto a fondo-. Io capisco che è precisamente questo che mi colpisce in lui. Fa tutto quello che può. A fondo. Non crede che sarà il cielo ad aiutarlo”: p. 146. Oppure: “Mi sarebbe piaciuto nascere in Algeria. Quando tu nasci in Africa del nord, sogni la Francia; quando nasci a Parigi, non sogni proprio nulla!”, p. 151. Per finire con questa riflessione: “E’ strano volere a non importa quale prezzo, al prezzo delle più grandi rinunce, qualcosa che non ci eccita più e che abbiamo cessato di amare. Abbandonato dalle forme vitali, resta la volontà. La volontà come residuo. Tuttavia così potente”, p. 174.

E l’altro tema del libro, connesso con quello dell’ambizione, è la fondamentale solitudine dell’uomo che cerca e raggiunge il potere (“Io so essere solitario nelle decisioni. E’ tutto”: p. 56). Dopo l’elezione, all’Eliseo: “Dico: - Sei contento?-. – E’ la parola che tu sceglieresti?-. – Non direi felice-. – Io sono sereno-. – Sereno, va bene-. – Sì. Sono profondamente contento, ma non provo gioia”: p. 179-180. E dopo: “- Non posso dirti che sono infelice... Eccomi infine liberato di questo fardello... Vincere significa piacere, dice, il mio mestiere invece è decidere. Ero molto più incerto della mia capacità di piacere”, p. 183. E’ questo peraltro un tema che presto si fonde con quello, decisamente universale, della fine delle cose, il senso di vuoto che attende chiunque si è gettato anima e corpo in un’impresa che poi arriva al termine, il sentimento della conclusione di una bella stagione della propria vita (caratteristico di chi partecipa a un’impresa collettiva, come una recita teatrale, in cui si sviluppano amicizie e affetti destinati poi a perdersi) : “Penso all’improvviso che questi sono gli ultimi momenti, che tra una settimana non ci saranno più le tavole della colazione, le cioccolate, i petits-fours, la macchine per il caffé che non so usare, le stanze più o meno sistemate, più o meno fredde, gli schermi mal regolati, la poltrone in cuoio finto, la tavola del trucco, la valigia di Marina, il portatore di vestito e camicie, le foto delle persone che si mettono a fianco del candidato, gli uni dopo gli altri, pazzi di gioia, le cravatte di provincia, le scarpe coi pompons, tutti quelli che abbraccio e che mi fanno passare per le porte vietate, quelli che mi gridano si parte e devo sbrigarmi, tra otto giorni, tutto ciò non esisterà più”: p. 155. Sentimenti che ritornano nella riflessione finale sui frutti dell’ambizione, del politico come di chiunque altro: “Un giorno, per strada, verso Marsiglia, Patrick Devedjian m’ha detto: <<Il potere è come l’orizzonte, più si avvicina, più si allontana. Ma è necessario vedere il paesaggio  che c’è dietro la montagna. Forse è il viaggio di Ulisse. Partito come lui alla ricerca delle sue origini. Le presidenziali, sono il viaggio di Ulisse>>. Avevo annotato queste seducenti congetture. Ma quali origini? Nessuna patria che non sia quella dell’oblio o dell’indifferenza. Né luoghi, né giorni sono restati. Straniero al mio passato, aveva detto. E’ nato su una terra che non è niente, che non è da nessuna parte, e non c’è alcuna Itaca. Ancora meno verde e modesta, o di verde eternità. Io capisco però che si possa averne nostalgia. Vedere fosse anche nient’altro che il fumo che si leva dalla sua terra... tanto è vero che nulla è più dolce che la patria e i parenti. Una nostalgia senza scampo. Dietro la montagna, c’è la memoria del tempo dei prodigi, la traccia fuggitiva dell’impatto, ma non c’è né fumo, né verde prateria, e non è nemmeno sicuro che ci sia qualunque cosa” (p.185-6).

Così, nel bene e nel male, è questo libro.

Commenti

Bravo KK.

vorrei aggiungere che tra le virtù rare di sarkozy aggiungerei qualcosa che in italia sembra incredibile, ovvero ascoltare anche l'avversario quando ha qualcosa da dire.
vi immaginereste qualcosa di equivalente ad un sarkozy che chiama Bassanini e Monti ad un qualcosa come la "Commission pour la libération de la croissance française"?

ps letto ieri su repubblica quel discorso sull'architettura? ("l'architettura è politica")

soupe | September 20, 2007 12:08 PM

ma lì, soupe, tradiva una certa grandeur...

addb | September 20, 2007 12:28 PM

Sì, soupe. spero che addb ci faccia un post.

KK | September 20, 2007 12:41 PM

soupe, questa me la paghi.

addb | September 20, 2007 12:45 PM

:-))

KK | September 20, 2007 12:49 PM

Quel che merita, necessita anzi, lo sguardo del commediografo è - invece - la gauche.

Par exemple, le SMIC à 1 500 euros brut dans cinq ans, qui est une idée phare de Laurent Fabius, ou la généralisation des 35 heures, sont deux idées qui étaient dans le projet des socialistes, que j'ai reprendre dans mon pacte présidentiel et qui n'ont pas du tout été crédibles.

Questo è "drammatico".

par example:

Fool: Dost thou know the difference, my boy, between a
bitter fool and a sweet fool?

KING LEAR: No, lad; teach me.

Fool:
That lord that counsell'd thee
To give away thy land,
Come place him here by me,
Do thou for him stand:
The sweet and bitter fool
Will presently appear;
The one in motley here,
The other found out there.

Francesca | September 20, 2007 2:31 PM

Ah, cioè lei (S.Royal) non era convinta dell'idea ma ha dovuto metterla nel suo programma?
E chi l'avrebbe costretta?

KK | September 20, 2007 3:23 PM

Mais justement! è *questo* il punto.
Per capire "costretto", ad un certo punto, se non vai dritto dritto per ovvietà (gli "élephanti", la Medef, i poteri forti, la McDonalds), ad un certo punto per capire un "costretto" che è una disposizione di "cultura", ti serve qualcosaltro... Forse un commediografo?

Bon. je me sauve.

Francesca | September 20, 2007 3:32 PM

l'aveva costretta un semplice calcolo politico, la sua voglia di diventare présidente, e probabimmente una certa sfiducia in se stessa.

per una fetta assolutamente rilevante dell'elettorato socialista le 35 ore e lo SMIC (e le "Sacre Service Public") sono "sinistra" ---> le tengo nel programma pur non essendone convinta

c'è da aggiungere che ségo aveva iniziato la sua campagna proprio dicendo "le 35 ore non sono un tabù, *discutiamone* ".
è stata ferocemente accusata di andare dietro a sarkozy e non ha avuto la forza di portare avanti quel "discutiamone", se non con quei ridicoli débats citoyens dove si limitava a diore a tutti "oui mais bien sûr, vous avez raison!".

soupe | September 20, 2007 4:12 PM

Facciamo un po' di "commedia", allora!

Scena: un blog italiano, agosto 2007.
Contesto: dibbbbattito sulle dichiarazioni agostane di caruso sui presunti rapporti tra leggi Treu e Biagi e presunto aumento degli infortuni sul lavoro.

Tizio dice: - Suggerire, come fa Caruso, che il problema della sicurezza del lavoro verrebbe fortemente ridimensionato se non esistessero le leggi Treu e Maroni, è un'analisi sbagliata del problema, perchè involontariamente lo minimizza, lo circoscrive ad un determinato rapporto lavorativo quando è invece generalizzato.
in secondo luogo la forma: la sinistra deve capire che se vuole portare avanti certi sacrosanti temi deve fare una battaglia culturale prima ancora che legislativa. le battaglie culturali ai giorni nostri si fanno convincendo, e non spaventando la gente. usare un linguaggio prossimo a certe rivendicazioni del brigatismo rosso, oltre ad essere esecrabile è anche controproducente
-

Caio risponde: - Caruso ha poi (qualora abbia detto quello che gli si attribuisce, perchè i resoconti giornalistici giocano sulle virgolette) fatto riferimento al suo bacino di consenso (non dico elettorale perchè magari quello elettorale può aver subito la sua candidatura) e cioè a quelli che da lui vogliono (ed anche in fretta) un miglioramento della loro situazione di precarietà e che magari già lo considerano uno che si è rammollito. Non ci sono solo persone che si impauriscono ad un certo linguaggio, ma ci sono anche quelli che si arrabbiano se non dici quello che per loro è "pane al pane". Magari Treu può marcare i primi, ma chi si presenta ai secondi ? gli prometti un posto di lavoro per raccomandazione per tacitarli ? O fai rappresentanza politica cercando comunque di rispettarne le istanze modulandole una volta con un'uscita una volta con un'altra ? Non è facile...Caruso rappresenta una minoranza, ma rappresenta quella, perchè rappresentandola è stato preso in considerazione dal partito che poi lo ha candidato. E Rifondazione farebbe male a perdere quell'aggancio : perchè non è l'Udc, ma è Rifondazione. A ciascuno il suo mestiere, diceva il sindaco di Bologna.-

Vedete? Noi lo capiamo benissimo perché Ségolène Royal mette nel suo programma qualcosa che sa essere una boiata: perché proprio come il Carneade italiano che pensa di capire tutto di politica, considera la politica un business che consiste semplicemente nel dare al tuo cliente, cioè al tuo elettore *già acquisito*, quello che lui vuole: cazzata o cosa sensata, non fa nessuna differenza, perché se non lo fai tu, lo farà un altro.
Fosse almeno un business che consiste nel conquistare *altri* clienti, ancora ancora. Macché: ognuno si deve custodire gelosamente la propria nicchietta di mercato, guai a distrarti. Soprattutto: guai a fare POLITICA sul serio.

KK | September 20, 2007 5:38 PM

Insomma il politico diventa una specie di macchietta, di personaggio della Commedia dell'Arte, eterno, immutabile e prevedibile: così come l'Amoroso spasima, il Pedante pedanteggia e lo Spaccone spacconeggia, e cascasse il mondo loro faranno e diranno sempre quelle stesse cose in saecula saeculorum, così il Rivoluzionario fa il rivoluzionario, il Cattolico fa il cattolico e l'Ecologista fa l'ecologista in sempiterno. E guai ad uscire dal seminato!
E così la Sinistra e la Destra diventano non due politiche, ma due Modi di Essere (come dice Sarkozy nel libro: "les gens se vivent à gauche!"): per prima cosa, quel che conta è ostentare la tua fedeltà al Modello. E così di una qualsiasi cosa (da una proposta di legge a un aperitivo) non si discute il merito, ma prima di tutto (e praticamente soltanto questo) se è di destra o di sinistra, dopodiché è già tutto deciso.

KK | September 20, 2007 5:45 PM

x KK
Come al solito sei fazioso nel commentare il corsivo.
Non si tratta di clientele, si tratta di rappresentanza. Che può essere modulata, ma solo sino ad un certo punto. Altrimenti devi ricorrere al rapporto clientelare, per cui addormenti l'elettore arrabbiato con il "favore", per poi fare l'elegantone, l'illuminista, il conciliante in sede parlamentare. Ma il disagio sociale, la rabbia attraverso cui si manifesta, non sempre si possono addomesticare così. Per cui devi fare attenzione e devi rappresentare anche la rabbia quando è il caso e rappresentarla diventa anche naturale se in parte la si condivide.
Quanto all'ironia sulla riduzione dell'orario di lavoro, io credo che bisognerà aspettare un poco : Sarkozy da ministro dell'Interno ha ricevuto non pochi affronti (la rappresentazione di lui come uno che sa ascoltare da parte di Soupe è secondo me illusoria) e la piazza francese si muove meglio di quella italiana.

Pensatoio | September 20, 2007 6:12 PM

sono perfettamente d'accordo KK.

mi rendo conto che il mio post di prima poteva sembrare piuttosto tenero con la royal, non era affatto mia intenzione.
anzi, il fatto che sia partita da certe premesse eccellenti ("mettiamo in discussione certi totem della sinistra per vedere se vale la pena o no di tenerli") tradendole completamente all'inseguimento di tutti, fanno di lei un esempio da manuale di quello che non si deve fare in politica.

la sola cosa che ho da dire a sua difesa è che effettivamente si muove in un posto dove "les gens se vivent à gauche!" e il rifiuto prioritario di discutere certi argomenti della sinistra francese è qualcosa di straordinario (segue)

soupe | September 20, 2007 6:18 PM

ti faccio un esempio: la "TVA sociale", ovvero l'idea aumentiamo l'iva per finanziare una parte di contributi sociali.

proposta di sarkozy: lavoriamoci, in danimarca l'hanno fatto e funziona.
ps (coro unanime): l'iva non può essere sociale.

(fine della discussione)


soupe | September 20, 2007 6:22 PM

beh non è una rappresentazione, è semplicemente che per riformare la pubblica amministrazione in francia sarkozy chiede consiglio a bassanini.

"la piazza francese si muove meglio di quella italiana"
questa me la devi spiegare. la piazza francese è un qualcosa capace di bloccare per 45 giorni di fila un service public che fa cagare (i traghetti per la corsica) per tutelare...."la continuité du service public"

qualcosa capace di bloccare un paese se solo si pensa di iniziare a discutere di servizi minimi garantiti

qualcosa capace di bloccare i trasporti parigini per una settimana per protestare per l'uccisione di un controllore, quando due ore dopo l'incidente si era capito che il poveretto era morto d'infarto tutto solo...

soupe --> pensatoio | September 20, 2007 6:29 PM

Massì, anni passati a prendere per il culo il Nano perché aveva ammesso di essere entrato in politica dopo un'attenta operazione di marketing, con un vero development plan (al centro c'è un'area scoperta, potenzialmente redditizia, occupoiamola), e poi la sinistra fa lo stesso, per di più in modo casareccio e approssimativo (vedi il Caio di sopra: "Treu può marcare i primi, ma chi si presenta ai secondi?").

Secondo me in Francia, la prima a dover ringraziare Sarkozy è proprio la sinistra. Un nemico in gamba ti obbliga a rimetterti in discussione, a rivedere certezze che credevi acquisite, a buttare a mare la zavorra, a ripensarti. Il Labour Party l'ha fatto in Inghilterra, e tanto brillantemente che adesso sono i conservatori a trovarsi nella situazione in cui era il Labour alla fine dei Settanta (ed infatti, per i coglioni nostrani, i laburisti inglesi - che hanno fatto una politica di sinistra come ce ne sono state poche- sarebbero poco meno che fascisti...). Vedremo se il PSF saprà fare lo stesso.

KK | September 20, 2007 6:34 PM

x KK
Io credo che il Labour party abbia fatto un ripensamento tale da non essere più un partito di sinistra
E credo che Sarkozy non ci dia alcun materiale di riflessione

x Soupe
E 'inutile fermarci a degli episodi. Per me la piazza francese fa benissimo a fare così, anche quando sbaglia. La Francia è secondo me un paese un tantino più civile del nostro anche perchè la piazza si muove (anche sbagliando, ma si muove) e lo fa in maniera determinata.
A gente come Sarkozy e alle associazioni imprenditoriali non bisogna concedere niente se non sul campo di battaglia.
Può darsi che vincano : la maggioranza silenziosa (o il ventre molle o la Palude chiamatelo come volete) si sta rivelando un nemico formidabile. Ma lo è come lo è per alcuni l'Iran degli ayatollah o le masse fondamentaliste. Se la Palude ha ragioni da vendere, lo hanno anche gli ayatollah, perchè fatte le debite proporzioni occupano in questo contesto storico la stessa posizione.
Quando sul mio luogo di lavoro viene un cordiale cliente che si lamenta delle tasse e delle sanzioni ricevute per il lavoro in nero, io non ascolto le sue ragioni. Gli sorrido luminosamente e dico allargando le braccia "Un po' di pazienza..."

Pensatoio | September 20, 2007 9:05 PM

Soupe, non voglio farla troppo lunga con la storia del commediografo. Solo che una comm. ha gettato il suo su Sarkozy (che del resto ieri, su France 24 diceva: "è un romanzo"), e la cosa mi ha colpito perchè... Bon voi sapete perchè.

"Non ha avuto la forza... ha dovuto". Mi chieso solo se lo sguardo del comm. non potrebbe aggiungere rilievo, non sostituire l'analisi, di queste cose: "la forza" che non si ha, o il "dover" cedere.
Io ero con due tizi davanti a TV5 quando Ségo ha detto quello: il regista ha subito fatto delle coupures sulle facce dei tizi nel plateau, esattamente come noi ci siamo guardati gli uni gl altri. C'erano sorpresa, persiflage, un tas de 'sentimenti'... Voglio dire *era* un fatto "drammatico". Poiché sono una donna corrotta, a me è subito venuto in mente lo sweet (Ségo) e bitter (Fabius) fool. Che cosa 'costringeva' King Lear se non sweet foolishness a cedere alla bitter foolishness di that lord?
Ma c'è di più.
"Discutiamone". ça veux dire quoi, "discutiamone"? DIS-correre, dis 'disgiuntivo', no? Il fatto è che "discutiamone" è "sweet", vuol dire "NOI discutiamo mentre LORO 'calcolano'. Non è "discutiamo QUESTO o QUELLO", noi AGIAMO su questo o su quello, ma "discutiamone" nel senso di "noi SIAMO"...
Les dieux (per dire) s'en mêlent, et stronzi come sono ti trasformano il "discutiamo" precisamente in "calcolo".
Dopo di che: "Hè, Ebe! porta nettare e ambrosia, che on va rigoler!": il "calcolo" è SBAGLIATO!.

Aggiungo: "dans ma profession de foi, il n'y avait pas le SMIC à 1 500 euros". Dans ta... dans ta QUOI?.

Forse uno sguardo di comm. può permettere di plaisenter, certo, ma non nell'usuale modo canagliesco, ma in quello del tipo "what fools these mortals be!".

Francesca | September 21, 2007 11:16 AM

"Secondo me in Francia, la prima a dover ringraziare Sarkozy è proprio la sinistra. Un nemico in gamba ti obbliga a rimetterti in discussione, a rivedere certezze che credevi acquisite, a buttare a mare la zavorra, a ripensarti. Il Labour Party l'ha fatto in Inghilterra, e ..."

e dillo anche a Polito, però! ;P

alessandro-->KK | September 21, 2007 11:38 AM

x Soupe
La pensiamo diversamente. Per me il sindacato o gli studenti hanno tutto il diritto di bloccare la vita economica di una città o di una nazione se lo ritengono necessario. Naturalmente possono sbagliare. Ma il fatto che abbiano questa possibilità mi sembra una manifestazione di democrazia matura, forte, consapevole.

Pensatoio | September 21, 2007 1:38 PM

per una volta non sono tanto sicuro di aver capito quello che vuoi dire.

quello che volevo dire io ieri è che credo che ségo sia partita (mi riferisco alla fase in cui non era ancora lei la candidata del PS) da un'ottima intuizione politica, appunto quella di abbattere i totem del walhalla socialista (le 35 ore, le service minimum, ecc.).
in questo senso discutere (etimologicamente se non ricordo male "scuotere"): mettiamo in discussione le idee che abbiamo sostenuto fino ad ora, vediamo quelle che hanno funzionato e laissons béton le altre.
quella fase di ségo mi aveva veramente entusiasmato, e penso che le vada dato atto che è merito suo se per la prima volta da ere geologiche a questa parte per un nanosecondo la sinistra francese ha effevamente discusso di idee (invece del solito "mettersi in discussione" e "régler les comptes").

poi, vabbé, non è stata capace di fare quel che si proponeva, è andata a finire a schifio come tutti sappiamo e son ritornate le professioni di fede e i regolamenti di conti...

soupe --> francesca | September 21, 2007 2:59 PM

e s'è pure separata...quelle débacle.

addb | September 21, 2007 3:08 PM

x Soupe
forse qualche voto Segolene l'ha perso anche per voler abbattere i totem...

Pensatoio | September 21, 2007 5:09 PM

dal punto di vista puramente elettoralistco l'adorazione dei totem gli sarebbe costata molti piu voti probabilmente, per quello che puo contare.....

pietro | September 21, 2007 6:12 PM

x Pietro
Bisogna vedere quanto gli è andato da Bayrou al momento del ballottaggio e quanto ha perso dal circa 10% dell'estrema sinistra

Pensatoio | September 21, 2007 7:59 PM

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