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October 29, 2007

Il Concorso: 5° settimana

Ecco i fortunati vincitori:

Categoria Giornali: vince questo pezzo di Rep sul fatturato dell'azienda/industria mafia: 90 Mld di (utili? fatturato?) non si sa cosa, e soprattutto, non si sa come misurati. La taglia va a GG.

Menzione di Merito, invece, all'articolo di Livini su Rep/Affari e Finanza segnalato da Nomero, per la disinvolta collocazione geografica di Gaza ("A Gaza, lungo il Nilo, hanno poco da preoccuparsi").

Per la categoria Blog: vince questo post di Barbara dove Sciascia viene definito uno "scrittorello infame" (motivazione fornita dal bounty killer di turno, Colico: "Definire Sciascia uno "scrittorello infame" è di per sé meritevole di candidatura", a maggior ragione "se lo si fa in uno scritto in cui si mischia senza sfumature la mafia e mastella, falcone e de magistris come se tutto fosse uguale, tutto un confrontarsi chiarissimo tra bianchi bianchissimi e neri nerissimi").

Menzione di Merito, invece, al commento di Abdel Nur da Mario ("è possibile guardare all'Italia, per scorgere l'accalcarsi di coscienze politiche differenti: dai lavoratori che giungono dal Terzo Mondo e che non tengono conto di una coscienza di classe nella stipula degli accordi contrattuali". I lavoratori del Terzo Mondo vengono qui da noi e non tengono conto della NOSTRA "coscienza di classe", sti stronzi! Chissà se al tizio in questione è mai venuto in mente che magari quei lavoratori del Terzo Mondo tengono conto della LORO "c.d.c."?) e al commento di Mirage da Adlimina, segnalato da Adlimina ("Quando ci si allontana dall'amore per l'umanità sorgono i mostri: il nazismo ieri, l'ateismo liberale oggi", con la seguente motivazione: se non si è certi di quel che si scrive, dotarsi almeno di una garzantina, ché mettere per iscritto che l'ateismo e il nazismo sono due crimini di medesimo peso pare francamente troppo).

Ricordo che le regole del Concorso sono le seguenti: ogni settimana potrete segnalare l'articolo di giornale (= quotidiano o periodico) italiano (=scritto in italiano, o meglio: non scritto in una qualunque altra lingua conosciuta), ovvero il post e/o il commento su un blog italiano (idem) più cretino che avete letto. Le segnalazioni dovranno però obbligatoriamente contenere una riga di spiegazione del perché l'articolo (o il post, o il commento) è cretino. Infatti lo scopo del concorso NON è quello di farsi una bella risata! Le candidature per ciascuna categoria, con le relative spiegazioni, devono pervenire sul blog (precisamente, nella rubrica "Concorsi"); i voti, viceversa, se mai qualcuno volesse farli pervenire in incognito, possono anche essere inviati a lskarlkraus@gmail.com. Ma ricordate: quando segnalate un candidato, NON potete votarlo. I vincitori verranno proclamati il lunedì.

October 25, 2007

Looking Backward: il "caso" Ariel Toaff

Allora, la storia è andata così.

Un rispettato (finora) storico ebreo italiano, Ariel Toaff, professore all’Università di Gerusalemme, manda in libreria per i tipi del Mulino un libro (non vi sorprendete: la fine della vicenda spiegherà perché il libro è diventato introvabile e dunque costosissimo), che deve uscire nelle librerie tra l’8 e il 10 febbraio 2006.

Il 6 esce sul Corriere una recensione di Sergio Luzzatto, uno storico torinese.

La recensione è in effetti un po’ fortina: in sostanza, dice e non dice, lascia intendere che i casi menzionati dall’autore sono pochi, ma non si sa, forse invece sono “molti”, che gli ebrei coinvolti sarebbero delle comunità eretiche, ma comunque avrebbero agito “con il consenso dei rabbini” (ma allora non sono eretici?), e  così via. Una recensione chiaramente scritta allo scopo di cercare lo scandalo, insomma.

E lo scandalo puntualmente arriva. Praticamente lo stesso giorno si viene a sapere che la Comunità ebraica romana è sul piede di guerra, che un gruppo di rabbini (tra cui Elio Toaff, il padre dell’autore) sta già pensando di “scomunicare” (un istituto questo che è pressoché sconosciuto nell’ebraismo, ma vabbè) lo storico, eccetera. Beninteso, fino a questo punto nessuno ha letto il libro. Così, il 10, Luzzatto sempre sul Corriere rincara: il libro è stato stroncato prima di essere letto (e fino qui ha perfettamente ragione: in effetti, a quanto pare, quelli che parlano parlano non del libro, ma della recensione di Luzzatto).

Cominciano a comparire (per esempio, su alcuni blog un po’ “oltranzisti”, del genere Anti-Defamation League, ma più sul mattoide, come questo) affermazioni del tipo: questo libro è criminale, bisogna boicottarlo, anni e anni di fatiche per “toglier via” dal dibattito un’accusa così infamante e storicamente infondata buttati al vento grazie alla cazzata di questo qua. Ma lo ripetono un sacco di persone, “intellettuali” o meno. Alcuni in famiglia mi chiedono se a quanto ne so io Il Mulino è ancora una casa editrice “seria”! Io dico: però, come si può parlare di un libro senza averlo letto? L’argomento, inizialmente, funziona (però mi si mi chiede ripetutamente di non comperare il libro di Toaff: boicottaggio*).

Cominciano ad apparire recensioni più o meno informate: prima una di Anna Foa su La Repubblica, che è critica ma dubitativa (perché la Foa ammette onestamente di non aver ancora finito il libro), poi un paio altrove altrettanto critiche (tra cui una molto buona di Massimo Introvigne, uno studioso cattolico), una paraculissima di uno storico cattolico “di destra” come Franco Cardini (che è competente ma appunto pretescamente abile: su Avvenire scrive un articolo in cui elogia cautamente Toaff per il suo “coraggio”, ma avvisa il lettore che su questo argomento ci sono legittime suscettibilità ebraiche, sicché lui, in quanto “cristiano”, non può che fermarsi “rispettosamente” sulla soglia in attesa che gli ebrei finiscano di darsele di santa ragione l’un l’altro e insomma si risolvano sta bega da soli…. Da notare che Cardini ci riproverà, a vicenda ormai conclusa, con un volumetto di analoga inconsistenza), una estremamente critica, ancora su Rep, di uno storico ebreo di cui non ricordo il nome, e infine, il 10, una recensione di un illustre storico delle minoranze religiose e del sistema inquisitorio, Adriano Prosperi, sempre su Rep, che demolisce (definitivamente) il libro di Toaff, che è basato su documenti già stranoti e di cui l’autore si diverte a stravolgere il senso, tra l’altro ignorando la ampia letteratura secondaria nel frattempo accumulatasi sull’argomento.

Toaff si lamenta (sul Corriere e Rep) di essere vittima di minacce, di non poter uscire dall’albergo dove si è rifugiato a Roma, di non potersi recare nel Ghetto dove abita il padre, e di essere nell’impossibilità di parlare col padre nemmeno telefonicamente; ribadisce che le accuse che gli muovono sono “farneticazioni”, ma sostanzialmente conferma che la recensione di Luzzatto è “fedele”.

A questo punto (non ho ancora letto l’articolo di Prosperi) un sabato vado a pranzo da degli amici ebrei romani, dove la discussione si anima alquanto. Quando faccio notare che secondo me è assurdo criticare un libro che nessuno ha ancora letto, mi rispondono (i) che in realtà l’indignazione è rivolta più che altro alla recensione di Luzzatto (“uno stronzo”) e (ii) che comunque Toaff avrebbe dovuto smentire la recensione di Luzzatto (il che è verissimo). Poi ci leggiamo tutti quanti la recensione di Luzzatto e , alla luce del fatto che obiettivamente va per fratte (cioè distorce il senso delle parole di Toaff) conveniamo che si tratta di un mero stratagemma di marketing: tutto concordato tra Il Mulino, Luzzatto, Il Corriere e, ahimé, Toaff per vendere qualcosa. Dopodichè qualcuno butta lì la frase: anni di sforzi sprecati solo perché questo vendesse qualche copia in più…

Dopodichè si svolge questo dialogo (pressappoco: mi avvalgo della facoltà di libera ricreazione già illustrata da Tucidide- a qualcuno dovrò pure ispirarmi!):

Io: Ma perché sprecati?

Loro: Perché, come sai, l’accusa del sangue è uno dei pilastri dell’ideologia antisemita, fin dai tempi della prima Crociata… Questo libro rinfocolerà l’antisemitismo…

Io: Ma come può rinfocolare l’antisemitismo? In generale, anzi, cosa vi fa supporre che un antisemita sappia leggere e scrivere?

Loro: Eeeeeh, cosa dici, certo che leggono. Adesso tireranno fuori questo libro a ogni pié sospinto… Pensa ai negazionisti… Pensa ad Ahmadinejiad…

Io: Ma figurati se un antisemita ha bisogno di Toaff per alimentare i suoi deliri! Se non ci fosse stato sto libro, si sarebbe basato su qualcos’altro… Pensate ai Protocolli dei Savi Anziani di Sion

Loro: Be’?

Io: Be’, si sa da cent’anni e passa che è un falso dello spionaggio russo, eppure lo continuano a stampare e tradurre, nei paesi arabi è così diffuso…

Loro: Appunto! Appunto! Non capisci? E’ impossibile smentire una calunnia di questo genere, una volta che si è diffusa…

Io: E quindi?

Loro: E quindi, non bisogna tirarla fuori.

Io: Ma non vi sembra assurdo? Come si può limitare la ricerca scientifica sulla base del sospetto che l’oggetto delle mie ricerche possa danneggiare qualcuno?

Loro: Ma questa non è ricerca scientifica! Questo è pura mondezza antisemita! Chi può credere che gli ebrei nel medioevo…

Io: Vabbe’, in realtà pare che Toaff abbia parlato solo di minoranze…

Loro: D’accordo, ma dalla recensione di Luzzatto sembra diversamente (“col consenso dei rabbini”).

Io: Vabbe’, ma perché non sarebbe ricerca anche questa?

Loro: Perché è impossibile che…Perché persino la Torah dice che il sangue non può essere mangiato… Perché è assurdo… Una calunnia…

Io: Ma come fate a sapere che è una calunnia?

Loro: Ma stai scherzando?

Io: D’accordo. Supponiamo che esista anche solo UN documento che conferma quel che dice Toaff. Avrebbe il diritto di parlarne o no?

Loro: Sì, che c’entra… Magari in una pubblicazione specializzata… In una rivista a bassa circolazione, per specialisti… In attesa di ricevere i commenti degli altri studiosi… Ma non così, con un libro di una grande casa editrice, buttata in pasto a  cani e porci…

Io: Intendiamoci, lo so anch’io che il libro è una buffonata.

Loro: Ma allora! E’ quello che dico anch’io!

Io: No, no, un momento… Io dico che devono essere gli storici a dimostrare che il libro è una buffonata. Non si può mica stabilirlo per legge! E’ solo nella discussione tra gli esperti che si forma la verità scientifica (o storica, che è lo stesso). Ad accertare che i Protocolli erano un falso ci si è arrivati grazie agli storici, mica per un proclama dell’autorità…

Loro: Ma come! Che c’entra?... Erano altri tempi… Adesso, perché ci si dovrebbe tornare sopra? Perché riaprire dei discorsi chiusi? E poi, non lo vedi? Nonostante gli storici abbiano dimostrato che erano falsi, dei Protocolli gli antisemiti continuano a parlare come se niente fosse.

Io: Appunto! Appunto!

Loro: Come, “appunto”?

Io: Voglio dire che agli antisemiti non si chiuderà la bocca con gli argomenti, ma nemmeno con la proibizioni. Il libello di Toaff non durerà più di quindici giorni, verrà stroncato da ogni storico serio, e non se ne parlerà più. Gli antisemiti ne parleranno nei loro deliri, certo – ma perlomeno nessuno potrà dire  che Toaff è un martire della libertà di espressione e che di certi argomenti, che non piacciono agli ebrei, non si può parlare. Invece così…

 

Questa è stata l'ingloriosa conclusione della storia. Per una volta, ero stato un buon profeta.

 

* Io il libro non l'ho mai comprato né letto, perché si trattava, con tutta evidenza, di una porcheria, ma ammetto che, visti i prezzi che ha successivamente raggiunto sul mercato dei libri usati, mi sono molto pentito.

October 22, 2007

Il Concorso: IV settimana

Ed ecco i vincitori della scorsa settimana: 

Categoria GiornaliRepubblica fa l'en plein, complimenti! Ex aequo questo articolo di Mauro su Rep (segnalato da Francesca) per un sacco di motivi (perché usare questi termini: "si apre lo spazio per una partecipazione nuova al discorso pubblico - nuova nelle persone, nel linguaggio, nei riti, nei contenuti"; "Nuova la leadership, anche generazionalmente, nuovi i programmi, nuova la liturgia "; "un professionismo con tocchi efficaci di dilettantismo, dunque decifrabile e non distante, un linguaggio aperto a codici nuovi, un orizzonte non più ideologico e tuttavia mitologico "; e il continuo parlare di "simboli"? Perché il "tocco di dilettantismo" renderebbe il professionismo decifrabile e non distante? Perché i riti, perché le liturgie, perché le mitologie? Insomma, per aver scambiato la linea politica di Veltroni con quella del suo giornale, il mestiere del politico con quella del giornalista di Rep, e se stesso e i suoi colleghi con la Società Civile); e questo articolo, sempre comparso su Rep (e segnalato da Pensatoio e Ardbeg), a proposito delle mance in Italia, ove si apprende che "in Italia non c'è la cultura della mancia" e che comunque essa non va data in monetine, ma "sempre in banconote".

Menzione di Merito invece al servizio sulla nuova sede del PD a Roma, sempre su Rep, segnalato da Mamo (la motivazione l'ha fornita Mamo nel commento di segnalazione).

Categoria Blog: vince il commento di Hermann da Harry segnalato da Colico ("Io ho contestato *** quando affermava che non serviva alcuna autorizzazione mentre.... si vede che è soggetto a responsabilità giuridica e restrizioni varie. Il preavviso viene anch'esso spesso e volentieri chiamato autorizzazione anche dalle autorità"), per aver allegramente trasformato la soggezione alla legge nella necessità di un'autorizzazione (così, dato che se butto mio figlio dalla finestra vado in galera, ne deriva che ho bisogno di un'autorizzazione per fare figli).

Menzione di Merito per il commento di Lestaat da Cloroalclero ("bilanci in attivo, pil, crescita…….tutto quello schifo insomma che non serve assolutamente a nessuno e che non produce nulla se non denaro…….e manco cartaceo, ma virtuale, che anche condito continua a non sapere di una ceppa e a non riempire la pancia degli unici in questo maledettissimo paese che si fanno il culo per PRODURRE qualcosa: il PROLETARIATO"), per la singolare idea che ignorare cosa sono crescita e PIL serva in un modo misterioso a migliorare la situazione di coloro che "si fanno il culo per produrre qualcosa",e che chissà perché crescita e PIl non abbiano nulla che fare col produrre qualcosa.

Nessun vincitore, invece, per la categoria Ibridi. Avrebbe vinto a mani basse il solito pezzullo di VZ segnalato da GG, se solo questi si fosse ricordato che la candidatura è valida SOLO se c'è anche la motivazione. ;-)) Alla prossima volta!

Ricordo che le regole del Concorso sono le seguenti: ogni settimana potrete segnalare l'articolo di giornale (= quotidiano o periodico) italiano (=scritto in italiano, o meglio: non scritto in una qualunque altra lingua conosciuta), ovvero il post e/o il commento su un blog italiano (idem) più cretino che avete letto. Le segnalazioni dovranno però obbligatoriamente contenere una riga di spiegazione del perché l'articolo (o il post, o il commento) è cretino. Infatti lo scopo del concorso NON è quello di farsi una bella risata! Le candidature per ciascuna categoria, con le relative spiegazioni, devono pervenire sul blog (precisamente, nella rubrica "Concorsi"); i voti, viceversa, se mai qualcuno volesse farli pervenire in incognito, possono anche essere inviati a lskarlkraus@gmail.com. Ma ricordate: quando segnalate un candidato, NON potete votarlo. I vincitori verranno proclamati il lunedì.

October 17, 2007

il Quarto Potere spiegato e stirato

Quanto guadagna The Economist? Quanto la Repubblica? Aggregato o disaggregato?

Come si cerca su google?

Chi è più fico? 

Queste e altre meraviglie in questo post.

October 15, 2007

Il Concorso: Terza settimana

Per la scorsa settimana, ecco i vincitori.

Categoria Giornali: questo articolo di Bonini su Rep (segnalato da Colico) per avere introdotto l'inedito concetto del  "tratto femminile" nello scrivere le sentenze.

Menzione di Merito, invece, per questo articolo della Padania (segnalato da Soupe), per aver disinvoltamente trasformato un ritardo dell'UE a rispondere ad una richiesta del governo italiano, in un rifiuto della stessa richiesta.

Categoria Blog: vince questo post di Galatea per l'elegante sprezzatura con cui parla di massimi e minimi edittali, senza aver mai minimamente (i) aperto il Codice né (ii) essersi fermata a riflettere mezzo minuto se per caso l'aumento delle pene edittali abbia davvero qualcosa a che fare con l'effettività della sanzione.

Categoria Ibridi (a metà tra giornali on line e blog): vince Vittorio Zucconi con ben tre risposte ai lettori di Rep del dì 11 ottobre: una (segnalata da GG) con cui si diffonde per l'ennesima volta sui "consumi superflui" ("Ma in una società il cui benessere materiale e psicologico è costruito sui consumi superflui, moderare i desideri è la massima forma di eversione. Dopo l'11 settembre, il consiglio di Giuliani e di Bush fu: go shopping, andate a fare compere inutili. Gli avvoltoi lo sanno e volteggiano"); un'altra (segnalata da Soupe) in cui rivendica l'ignoranza dell'italiano da parte della sua categoria ("Non sò neppure io il perche. A mala pena mi ricordo che sul quì e sul quà, l'accento non và. Se lei leggesse accuratamente i giornali e ascoltasse i TG dovrebbe avere capito da tempo che la conoscenza dell'italiano è facoltativa nel giornalismo"); e infine quella in cui attribuisce uno dei mali dell'Italia, la cialtroneria e l'aggressività immotivata, al mondo di Internet nonché alle lettere dei lettori a lui, VZ, dimenticandosi del bell'esempio che le sue risposte forniscono del medesimo male (" rendono bene il clima di astio, di rabbia, di animosità che sta avvelenando il nostro "discorso pubblico" e sta trasformando quella meravigliosa ipotesi di libertà che è Internet, in uno sfiatatoio di narcisismi e di reciproci vaadarviailculismo (mi sono stancato della versione centro meridionale oggi imperante, rivendico la par condicio per il milanese ma va a dà via el cu, da concludere a piacere con un pirla). Se questa rubrica ha un senso è quella di essere uno specchio, non per me, ma per chi scrive").

Menzione di Merito, invece, a questo pezzo (segnalato da GG) in cui si fa una apprezzabile confusione sul tema del voto degli italiani residenti all'estero nelle elezioni europee.

Ricordo che le regole del Concorso sono le seguenti:

ogni settimana potrete segnalare l'articolo di giornale (= quotidiano o periodico) italiano (=scritto in italiano, o meglio: non  scritto in una qualunque altra lingua conosciuta), ovvero il post e/o il commento su un blog italiano (idem) più cretino che avete letto.

Le segnalazioni dovranno però obbligatoriamente contenere una riga di spiegazione del perché l'articolo (o il post, o il commento) è cretino. Infatti lo scopo del concorso NON è quello di farsi una bella risata!

Le candidature per ciascuna categoria, con le relative spiegazioni, devono pervenire sul blog (precisamente, nella rubrica "Concorsi"); i voti, viceversa, se mai qualcuno volesse farli pervenire in incognito, possono anche essere inviati a lskarlkraus@gmail.com. Ma ricordate: quando segnalate un candidato, NON potete votarlo.

I vincitori verranno proclamati il lunedì.

October 14, 2007

Il liberismo è di sinistra?

A.ALESINA- F. GIAVAZZI, Il liberismo è di sinistra, Milano, 2007.

 

Cominciamo col dire che buona parte di quel che c’è scritto in questo libro è assolutamente condivisibile. Per esempio, è ragionevolissimo dire che “oggi, in Italia, chi ha a cuore i valori storici della sinistra, cioè equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe, dovrebbe schierarsi in prima linea nelle battaglie a favore di un mercato nel quale vengano fatte rispettare regole del gioco trasparenti e non <<catturate>> anch’esse da pochi privilegiati” (p. 16).

E’ giusto dire che è di sinistra liebralizzare commercio e professioni, mentre è di destra continuare a permettere che le farmacie si trasmettano di padre in figlio; è ragionevole dire che non ha senso spendere le risorse dell’Università in personale tecnico e amministrativo per poi (come è capitato a Lecce) non avere i soldi per il riscaldamento; come è ragionevole dire che le riforme nella pubblica amministrazione sono necessarie perché una P.A. inefficiente (una scuola inefficiente, ad es.) danneggia in primo luogo, se non proprio esclusivamente, i meno abbienti. Ed è ragionevole, e anche di sinistra, dire che il nostro sistema di welfare (che costa, in percentuale sul PIL, quasi il doppio di quello inglese) non funziona perché non riesce ad aiutare efficacemente chi ha bisogno di aiuto (ed infatti riduce il numero di famiglie a rischio di povertà dal 22 al 19%, mentre in Inghilterra il welfare lo riduce dal 26 al 18%: p. 42). E anche che fenomeni come il sostegno ad Alitalia (che costa all’Italia circa 2 milioni di euro al giorno) non hanno alcun senso e sono anzi un vero scandalo. E che fa ridere rivendicare il nostro Stato sociale rispetto a quello degli USA, quando “in Italia ancora oggi il reddito dei genitori è più importante nel determinare quello dei figli di quanto non lo sia negli USA” (p. 42). Ed è anche giusto dire che “la disuguaglianza sociale non si elimina sopprimendo la concorrenza e impedendo che le retribuzioni siano decise dal mercato; questo è solo un modo per ammazzare la crescita. Gli strumenti per correggere la distribuzione dei redditi sono le tasse e il welfare, anche perché il vero nemico è la povertà, non la disuguaglianza in quanto tale” (p. 61).

Ci sono varie cose decisamente intelligenti, e che in Italia sentiamo dire di rado. Tipo che “la crescita è sempre stata una bandiera della sinistra progressista. Sono i conservatori che generalmente la temono perché la crescita amplia le opportunità e rende più difficile difendere i privilegi. Le aristocrazie sono state spazzate via dalls crescita” (p. 52). O le ragioni per cui da noi la sinistra ha sempre diffidato del “consumatore” (p. 49 ss.). O il motivo per cui ”in Italia il numero di fallimenti di imprese è tra i più bassi dei paesi OCSE... In Italia falliscono molte meno imprese che negli Stati Uniti: lo 0,4 per cento delle imprese, contro il 4 per cento negli Usa. Ma non perché in Italia le imprese siano più sane. Il motivo... è che l’inadeguatezza delle procedure fallimentari induce le imprese a correre meno rischi, a  rinunciare a occasioni di espansione e a perdere opportunità di conquistare nuovi spazi sul mercato” (p. 77).  O anche questa: “il motivo per cui le privatizzazioni sono condizione necessaria per un libero mercato è che uno Stato proprietario è un pessimo regolatore. Se lo Stato è il maggior azionista di Enel o di Eni, avrà interesse a che queste aziende facciano buoni profitti. Quindi avrà interesse a che la regolamentazione non sia troppo severa” (p. 106).

Alcune affermazioni sono più controverse. Ad es., dire che “ridurre i vincoli ai licenziamenti riduce la disoccupazione, non la aumenta come molti vorrebbero far credere” (p. 19, concetto poi ampiamente sviluppato in seguito, pp. 63 ss.) secondo me è vero, ma non è self-evident come A&G vogliono far credere.

Altre (poche, a onor del vero) affermazioni di A&G sono chiaramente delle bestialità, tanto più grossolane in quanto obiettivamente non c’era alcun bisogno di parlarne. Che senso ha, per esempio, dire che Margaret Thatcher è un “modello” a cui la sinistra italiana dovrebbe ispirarsi (p. 123)?

Il vero problema del libro, per quanto mi riguarda, è il suo titolo. Mi spiego. Avessero intitolato il libro “Il riformismo è di sinistra”, nessuno avrebbe avuto da ridire. Credo che anche un titolo come “Il liberalismo è di sinistra” l’avrei trovato ragionevole. Ma che senso ha invece parlare di “liberismo”, quando in primo luogo che questo sia di sinistra non è affatto scontato (e se uno lo volesse comunque sostenere, dovrebbe come minimo tentare di argomentarlo), e in secondo luogo, e soprattutto, le misure di cui si parla nel libro non hanno nulla, ma proprio nulla, a che fare col “liberismo”? Gran parte di esse infatti sono correntemente messe in atto dai governi socialisti e socialdemocratici di tutta Europa (dalla Germania alla Svezia all’Inghilterra).

E allora, se quello di cui parlano i due autori NON è affatto “liberismo”, che senso ha un titolo del genere? La mia impressione è che si sia trattato di un titolo meramente provocatorio, sostanzialmente volto a produrre un succès de scandale. Ne segue, con tutto il rispetto per i due autori, che anche il libro altro non è che un instant-book che mira solo a fare chiasso e a vendere copie, e al limite “influenzare il dibbbbattito politico” senza minimamente contribuire  a chiarire le idee, ovvero incrementando la confusione esistente (che è difficile non ritenere già eccessiva). C’è però un’altra spiegazione, più benevola verso gli autori (e più deprimente riguardo alla situazione “culturale” italiana). Può darsi che A&G abbiano pensato, a furia di leggere i giornali e guardare la TV italiana, che in Italia “liberismo” sia ormai divenuto sinonimo di “riforme” non meramente di facciata, che significhi sostanzialmente tutto ciò che minaccia in un modo qualsiasi lo stato di cose esistente. Se è così, allora i due autori non hanno fatto altro che utilizzare un termine nella sua accezione corrente, benché scorretta. Hanno comunque fatto male a non spiegarlo, magari nell’introduzione (in cui parlano di tutt’altro); ma si tratterebbe di un errore tutto sommato non troppo grave.

October 8, 2007

Il Concorso: seconda settimana

Per la categoria "Giornali", i vincitori della scorsa settimana sono ex aequo l'articolo di Repubblica segnalato da Mamo, che in sostanza annuncia nientepopodimeno che la scoperta dell'acqua calda, e il pensum di Scalfari che, dal canto suo, a proposito di caste e razza padrona, insegna, di citazione di Einaudi in citazione di Einaudi, che il male dell'Italia, cioè l'esistenza della "Casta", dipende nientepopodimeno che dallo strapotere dei Padroni del Vapore, e "giù giù per li rami" da Silvio Berlusconi.

Per la categoria "bloggers", vincono a mani basse questo post di Anellidifumo, segnalato da Colico, e questo di Gianni Guelfi segnalato da Kalecki. E' vero che lo spunto i due bloggers l'hanno ricavato da una serie di articoli di giornale (come questo) secondo i quali un (presunto) matrimonio canonico di un incapace di intendere e di volere riceverebbe, in forza degli accordi Stato-Chiesa, automatico riconoscimento dal diritto civile; ma ci hanno indubbiamente aggiunto del loro. E come si diceva una volta, ignorantia legis non excusat, perlomeno se uno si vuole metetre assolutamente, nonostante le calde esortazioni in senso contrario di tutti i suoi amici, a parlare di diritto.

Ricordo che le regole del Concorso sono le seguenti:

ogni settimana potrete segnalare l'articolo di giornale (= quotidiano o periodico) italiano (=scritto in italiano, o meglio: non  scritto in una qualunque altra lingua conosciuta), ovvero il post e/o il commento su un blog italiano (idem) più cretino che avete letto.

Le segnalazioni dovranno però obbligatoriamente contenere una riga di spiegazione del perché l'articolo (o il post, o il commento) è cretino. Infatti lo scopo del concorso NON è quello di farsi una bella risata!

Le candidature per ciascuna categoria, con le relative spiegazioni, devono pervenire sul blog (precisamente, nella rubrica "Concorsi"); i voti, viceversa, se mai qualcuno volesse farli pervenire in incognito, possono anche essere inviati a lskarlkraus@gmail.com. Ma ricordate: quando segnalate un candidato, NON potete votarlo.

I vincitori verranno proclamati il lunedì.

October 7, 2007

Microcosmografia della conservazione

F. M. CORNFORD, Microcosmographia Academica (1908), Cambridge, 1993.

Questo piccolo libro, scritto da un famoso grecista di Cambridge, è una deliziosa satira della “politica accademica” (cioè delle lotte per il potere universitario) nelle università inglesi – ma allude maliziosamente anche al mondo più vasto della politica “vera”.

Comincia con una descrizione dei vari “partiti”.  Ci sono innanzitutto  i Liberali Conservatori (Conservative Liberals) e i Conservatori Liberali (Liberal Conservatives): entrambi sono “uomini di larghe vedute” e si differenziano solo perché gli uni desiderano che si faccia qualcosa che non fu fatta nel 1881-2, e gli altri non lo vogliono. Sono simili “nel fatto di essere aperti alla convinzione; ma così tante convinzioni sono già penetrate nella loro testa, che è difficilissimo trovare le aperture. Essi dimorano nella Valle dell’Indecisione”. I Non-Placet (che significava “No” nel Senato Accademico) invece “non sono aperti alla convinzione: essi sono uomnini di principio. Un principio è una regola di inazione, che stabilisce una valida ragione generale per non fare in qaulunque caso particolare ciò che, a un istinto privo di principi, parrebbe essere giusto”.  Gli Adullamiti (da Adullam, luogo in cui si riunivano dei rudi cospiratori ai tempi di Re Davide) sono pericolosi, “perché sanno quello che vogliono, e cioè, tutto il denaro che è in giro”: fuor di metafora, sono scienziati che, ribellandosi al giogo accademico, cercano di ottenere fondi al di fuori dell’Università (e per Cornford impersonano il tipo sbagliato di rivolta contro il bigottismo e conformismo imperante). Infine, i Giovani Che Vanno Di Fretta sono di mente ristretta, “abbastanza privi di esperienza da immaginare che qualcos apossa essere fatto in tempi ragionevoli, e persino da suggerire qualcosa di definito. Dato che il suo difetto più pericoloso è la sua mancanza di esperienza, bisogna fare tutto il necessario affinché gli si impedisca di prendere qualsivoglia parte nelle decisioni” (p. 6-8).

Quanto all’influenza politica, essa può acquistarsi “esattamente nello stesso modo della gotta; infatti, i due obiettivi andrebbero perseguiti insieme. Il metodo è sedersi diritti e bere del Porto. In questo modo vi guadagnerete la reputazione di essere un bravo ragazzo; e  parecchi gravi difetti veranno condonati in uno che ha sano il cuore, se non le estremità inferiori” (p. 14).

Inoltre, “il principio della Disciplina (inclusa la Religione) è che ‘deve esserci qualche regola’. Se chiedete la ragione, scoprirete che lo scopo delle regole è di sollevare i giovani del gravoso senso delle obbligazioni morali o religiose. Se le loro energie debbono essere lasciate intatte per l’esercizio atletico, è chiaramente necessario proteggerli dalla debolezza del loro proprio carattere. Non devono mai essere tormentati dal dover pensare se questa o quella cosa debba essere fatta o no; ciò deve essere sancito da regole. Le regole di maggior valore sono quelle che ordinano di presenziare a conferenze e a celebrazioni religiose. Se non fossero sanzionate, i giovani comincerebbero troppo presto a prendere sul serio il sapere e la religione; e si sa bene che ciò sarebbe maleducazione.  Chiaramente, più regole  potete inventare, meno bisogno ci sarà di perder tempo in inutili quesiti sul giusto e l’ingiusto. Il miglior genere di regole è probabilmente quello che proibisce azioni importanti, ma perfettamente innocue, come fumare nei cortili del College, o camminare fino a Madingley la domenica senza gli abiti accademici. Il merito di simili regole è che, non avendo nulla a che fare con il giusto e l’ingiusto, contribuiscono ad oscurare queste faticose considerazioni in altri casi, e a sollevare la mente da ogni senso di obbligazione morale verso la società.
La spada Romana non avrebbe mai conquistato il mondo se il grande edificio del Diritto Romano non fosse stato costruito per salvare l’uomo che teneva la spada dal dover pensare per conto suo. Allo stesso modo l’Impero Britannico è il risultato dellas disciplina scolastica e di College e del Catechismo ecclesiale.

Il Principio della Profonda Dottrina è che lo strepito della fama volgare non deve mai oltrepassare la calma claustrale dell’esistenza accademica. Pertanto, la dottrina è chiamata profonda quando nessuno ne ha mai sentito parlare; e ‘profondo studioso’ è un elogio applicato a dotti che non hanno alcuna reputazione al di fuori dell’Università, e una alquanto strana all’interno di essa. Se decidete di scrivere un libro (ma sarebbe meglio di no), accertatevi che sia illeggibile; altrimenti sarete chiamati ‘brillanti’ e perderete ogni rispetto” (p. 18-20).

E’ un grave errore supporre che la vera disonestà sia comune. Il numero dei mascalzoni è all’incirca eguale a quello degli uomni che si comportano onestamente; ed è assai piccolo. La grande maggioranza preferirebbe comportarsi onestamente piuttosto che disonestamente. La ragione per cui non seguiamo questa naturale preferenza umana è che temiamo che gli altri non lo faranno; e gli altri non lo fanno perché temono che noi  non lo faremo. Perciò si tratta di questo, che mentre il comportamento che appare disonesto è assai comune, la vera disonestà è circa altrettanto rara del coraggio di evocare la buona fede nei vostri vicini mostrandogli che vi fidate di loro” (p- 22-23): questo pensiero, dai tempi di Hobbes, non è mai stato detto meglio.  

Ma la parte più famosa del libriccino è dedicata agli Argomenti politici. Che poi sono semplicemente argomenti per non far nulla, giacché “C’è un solo argomento per fare qualcosa; il resto sono argomenti per non far nulla. L’argomento per fare qualcosa è che si tratta della cosa giusta da fare” (p. 25) . Ma poi, ovviamente, viene la difficoltà di accertarsi che sia giusta. E allora, “persino una scarsa conoscenza della teoria etica basterà a convincervi che tutte le questioni importanti sono così complicate, e i risultati di ogni corso di azioni così difficili da prevedere, che la certezza, o perfino la probabilità, sono raramente o mai raggiungibili. Ne segue immediatamente che il solo atteggiamento mentale giusitificabile è la sospensione del giudizio; e questo atteggiamento, oltre ad essere particolarmente congeniale al temperamento accademico. ha il vantaggio di essere comparativamente facile da ottenere. Rimane il dovere di persuadere gli altri ad essere altrettanto giudiziosi, e di trattenerli dal tuffarsi in strade selvagge che potrebbero condurli Dio sa dove” (p. 26). I due principali argomenti a questo scopo inventati sono il Cuneo (Wedge) e il Precedente Pericoloso (Dangerous Precedent). Il Cuneo sostiene che “non bisogna agire adesso per paura di creare delle aspettative che si teme di non avere in seguito il coraggio di soddisfare. Una breve riflessione renderà chiaro che il Cuneo implica  l’ammissione che le persone che lo usano non possono provare che l’azione in questione non sia giusta. Se lo potessero, quella sarebbe una ragione più che sufficiente per non farla, e  questo argomento sarebbe superfluo” (p. 27-8). Il Precedente Pericoloso  a sua volta recita che “non dovreste compiere una azione indubbbiamente giusta per paura che voi, o i vostri altrettanto timorosi successori, non abbiate il coraggio di fare l’azione giusta in qualche caso futuro, che, ex hypothesi, è essenzialmente diverso, ma superficialmente somigliante al caso presente. Qualunque azione pubblica che non sia già abituale, o è sbagliata, o, se giusta, è un precedente pericoloso. Ne segue che nulla dovrebbe essere fatto per la prima volta” (p. 28). Come ha giustamente osservato Hirschman in La retorica della reazione, questi due argomenti sono i componenti fondamentali del più celebre argomento conservatore, il Piano Inclinato (Slippery Slope).

Altri importanti argomenti di supporto sono:

-         “Dare al sistema attuale una equa opportunità” (Give the present system a Fair Trial): dove peraltro è oscuro perché il Fair Trial “dovrebbe essere offerto al sistema già esistente, e non alle alternative che vengono proposte” (p. 29);

-         “Il Tempo non è Maturo” (Time is not Ripe), che è un po’ complicato e gira così: “la gente non dovrebbe fare nel momento attuale ciò che essa pensa sia giusto in quel momento, perché il momento in cui pensa che sia giusto non è ancora arrivato” (p. 29)

Ci sono poi argomenti per non far nulla tipici di alcuni partiti.

Quelli preferiti dai Liberali Conservatori sono:

-“la misura attuale bloccherebbe la strada per una riforma più ampia” (che va benissimo assieme col Cuneo);

- “lo strumento per realizzare lo scopo proposto esiste già”, che ovviamente è assai indicata per i casi in cui “lo strumento già esistente non ha mai funzionato, ed anzi è così arrugginito che non c’è la minima possibilità di farlo rifunzionare”;

- “E’ molto meglio che ogni riforma venga dall’interno”, principio che si combina naturalmente con il principio del lavare i panni (“E’ meglio non lavare mai i panni se non potete farlo senza che qualcuno sappia che siete tanto puliti”);

- la Proposta Alternativa (“non appena tre o più alternative sono sul campo, è praticamente sicuro che ci sarà una maggioranza contro ciascuna di esse, e nulla verrà fatto”);

-la Prevaricazione (“Ero a favore della proposta finché non ho sentito l’argomento del Sig. ___ in suo favore”: in altre parole, il principio è che “poche cattive ragioni per fare qualcosa neutralizzano tutte le buone ragioni per farla. Giacché vien devotamente creduta, spesso la politica migliore è quella di polemizzare debomente contro la parte che appoggiate... Poi voterete con la minoranza, e nessuno sarà più saggio”: p. 32-33).

Invece quelli preferiti dai Conservatori Liberali (e che tendono, dice C., a sconfinare nell’invettiva) sono l’Ultima Trincea (Last Ditch), l’Incosciente (Wild Cat: “epiteto applicabile alle persone che sostengono un progetto unanimemente approvato dagli esperti dopo due anni di esauriente discussione di trentacinque o più proposte alternative. Nel suo uso più ampio si applica a tutte le idee che non erano familiari nel 1881)., il “Ricorda che esattamente la stessa proposta venen rigettata nel 1867”, ecc.

Se, poi, ogni altro mezzo vien meno, si può sempre ricorrere all’ultimo: la Perdita di Tempo (Waste of Time) e il Sentimento del College (College Feeling, che “come ogni altra specie di patriottismo, consiste in una fede sincera che l’istituzione a cui voi appartenete sia migliore dell’istituzione s cui appartengono gli altri”: p. 36-7).

October 1, 2007

And the winners are...

Per la settimana precedente, i vincitori, nella categoria "giornali", sono ex aequo i seguenti articoli:

questo articolo del Corriere della Sera sulla tassazione delle rendite finanziarie, per aver omesso di ricordarci le condizioni alle quali è subordinata una misura di politica tributaria di questo genere, nonché le ragioni addotte a suo tempo nel programma dell'Ulivo per proporla e da Prodi oggi per rinviarla;

questo articolo, sempre del Corriere, sulla sentenza del Tribunale di Cagliari sulla fecondazione assistita e la diagnosi preimpianto, per averci parlato di una sentenza inesistente (dato che la sentenza non contiene nulla di ciò di cui si parla dell'articolo) e di non averci viceversa affatto parlato della sentenza reale, che presumibilmente l'articolista non ha letto; e

questo articolo di Repubblica (Ilvo Diamanti) su governanti e governati, per aver sostenuto la tesi (peraltro non nuova) che i rappresentanti debbano, ed anzi nella normalità dei casi siano, migliori dei rappresentati.

Menzione di merito infine per questo articolo, sempre di Rep, per aver introdotto l'innovativa nozione di "economista etico", ahimé senza delimitarne gli sfuggenti confini, nonché per il pensum di Ezio Mauro, direttore di Rep, che si chiede il perché dello sfascio, dimenticandosi di menzionare, sia tra gli effetti sia tra le cause dello stesso, l'atteggiamento "culturale" rappresentato inter alia proprio dal giornale da lui diretto.

Ora il Concorso riparte per la settimana in corso. Mi raccomando: non dimenticate di segnalare e votare anche articoli di altri giornali (mica esistono solo Rep e Corriere!) nonché post e commenti di blog. 

Ricordo che le regole del Concorso sono le seguenti:

ogni settimana potrete segnalare l'articolo di giornale (= quotidiano o periodico) italiano (=scritto in italiano, o meglio: non  scritto in una qualunque altra lingua conosciuta), ovvero il post e/o il commento su un blog italiano (idem) più cretino che avete letto.

Le segnalazioni dovranno però obbligatoriamente contenere una riga di spiegazione del perché l'articolo (o il post, o il commento) è cretino. Infatti lo scopo del concorso NON è quello di farsi una bella risata!

Le candidature per ciascuna categoria, con le relative spiegazioni, devono pervenire sul blog (precisamente, nella rubrica "Concorsi"); i voti, viceversa, se mai qualcuno volesse farli pervenire in incognito, possono anche essere inviati a lskarlkraus@gmail.com. Ma ricordate: quando segnalate un candidato, NON potete votarlo.

I vincitori verranno proclamati il lunedì.