Looking Backward: il "caso" Ariel Toaff
Allora, la storia è andata così.
Un rispettato (finora) storico ebreo italiano, Ariel Toaff, professore all’Università di Gerusalemme, manda in libreria per i tipi del Mulino un libro (non vi sorprendete: la fine della vicenda spiegherà perché il libro è diventato introvabile e dunque costosissimo), che deve uscire nelle librerie tra l’8 e il 10 febbraio 2006.Il 6 esce sul Corriere una recensione di Sergio Luzzatto, uno storico torinese.
La recensione è in effetti un po’ fortina: in sostanza, dice e non dice, lascia intendere che i casi menzionati dall’autore sono pochi, ma non si sa, forse invece sono “molti”, che gli ebrei coinvolti sarebbero delle comunità eretiche, ma comunque avrebbero agito “con il consenso dei rabbini” (ma allora non sono eretici?), e così via. Una recensione chiaramente scritta allo scopo di cercare lo scandalo, insomma.
E lo scandalo puntualmente arriva. Praticamente lo stesso giorno si viene a sapere che la Comunità ebraica romana è sul piede di guerra, che un gruppo di rabbini (tra cui Elio Toaff, il padre dell’autore) sta già pensando di “scomunicare” (un istituto questo che è pressoché sconosciuto nell’ebraismo, ma vabbè) lo storico, eccetera. Beninteso, fino a questo punto nessuno ha letto il libro. Così, il 10, Luzzatto sempre sul Corriere rincara: il libro è stato stroncato prima di essere letto (e fino qui ha perfettamente ragione: in effetti, a quanto pare, quelli che parlano parlano non del libro, ma della recensione di Luzzatto).
Cominciano a comparire (per esempio, su alcuni blog un po’ “oltranzisti”, del genere Anti-Defamation League, ma più sul mattoide, come questo) affermazioni del tipo: questo libro è criminale, bisogna boicottarlo, anni e anni di fatiche per “toglier via” dal dibattito un’accusa così infamante e storicamente infondata buttati al vento grazie alla cazzata di questo qua. Ma lo ripetono un sacco di persone, “intellettuali” o meno. Alcuni in famiglia mi chiedono se a quanto ne so io Il Mulino è ancora una casa editrice “seria”! Io dico: però, come si può parlare di un libro senza averlo letto? L’argomento, inizialmente, funziona (però mi si mi chiede ripetutamente di non comperare il libro di Toaff: boicottaggio*).
Cominciano ad apparire recensioni più o meno informate: prima una di Anna Foa su La Repubblica, che è critica ma dubitativa (perché la Foa ammette onestamente di non aver ancora finito il libro), poi un paio altrove altrettanto critiche (tra cui una molto buona di Massimo Introvigne, uno studioso cattolico), una paraculissima di uno storico cattolico “di destra” come Franco Cardini (che è competente ma appunto pretescamente abile: su Avvenire scrive un articolo in cui elogia cautamente Toaff per il suo “coraggio”, ma avvisa il lettore che su questo argomento ci sono legittime suscettibilità ebraiche, sicché lui, in quanto “cristiano”, non può che fermarsi “rispettosamente” sulla soglia in attesa che gli ebrei finiscano di darsele di santa ragione l’un l’altro e insomma si risolvano sta bega da soli…. Da notare che Cardini ci riproverà, a vicenda ormai conclusa, con un volumetto di analoga inconsistenza), una estremamente critica, ancora su Rep, di uno storico ebreo di cui non ricordo il nome, e infine, il 10, una recensione di un illustre storico delle minoranze religiose e del sistema inquisitorio, Adriano Prosperi, sempre su Rep, che demolisce (definitivamente) il libro di Toaff, che è basato su documenti già stranoti e di cui l’autore si diverte a stravolgere il senso, tra l’altro ignorando la ampia letteratura secondaria nel frattempo accumulatasi sull’argomento.Toaff si lamenta (sul Corriere e Rep) di essere vittima di minacce, di non poter uscire dall’albergo dove si è rifugiato a Roma, di non potersi recare nel Ghetto dove abita il padre, e di essere nell’impossibilità di parlare col padre nemmeno telefonicamente; ribadisce che le accuse che gli muovono sono “farneticazioni”, ma sostanzialmente conferma che la recensione di Luzzatto è “fedele”.
A questo punto (non ho ancora letto l’articolo di Prosperi) un sabato vado a pranzo da degli amici ebrei romani, dove la discussione si anima alquanto. Quando faccio notare che secondo me è assurdo criticare un libro che nessuno ha ancora letto, mi rispondono (i) che in realtà l’indignazione è rivolta più che altro alla recensione di Luzzatto (“uno stronzo”) e (ii) che comunque Toaff avrebbe dovuto smentire la recensione di Luzzatto (il che è verissimo). Poi ci leggiamo tutti quanti la recensione di Luzzatto e , alla luce del fatto che obiettivamente va per fratte (cioè distorce il senso delle parole di Toaff) conveniamo che si tratta di un mero stratagemma di marketing: tutto concordato tra Il Mulino, Luzzatto, Il Corriere e, ahimé, Toaff per vendere qualcosa. Dopodichè qualcuno butta lì la frase: anni di sforzi sprecati solo perché questo vendesse qualche copia in più…Dopodichè si svolge questo dialogo (pressappoco: mi avvalgo della facoltà di libera ricreazione già illustrata da Tucidide- a qualcuno dovrò pure ispirarmi!):
Io: Ma perché sprecati?
Loro: Perché, come sai, l’accusa del sangue è uno dei pilastri dell’ideologia antisemita, fin dai tempi della prima Crociata… Questo libro rinfocolerà l’antisemitismo…
Io: Ma come può rinfocolare l’antisemitismo? In generale, anzi, cosa vi fa supporre che un antisemita sappia leggere e scrivere?
Loro: Eeeeeh, cosa dici, certo che leggono. Adesso tireranno fuori questo libro a ogni pié sospinto… Pensa ai negazionisti… Pensa ad Ahmadinejiad…
Io: Ma figurati se un antisemita ha bisogno di Toaff per alimentare i suoi deliri! Se non ci fosse stato sto libro, si sarebbe basato su qualcos’altro… Pensate ai Protocolli dei Savi Anziani di Sion…
Loro: Be’?
Io: Be’, si sa da cent’anni e passa che è un falso dello spionaggio russo, eppure lo continuano a stampare e tradurre, nei paesi arabi è così diffuso…
Loro: Appunto! Appunto! Non capisci? E’ impossibile smentire una calunnia di questo genere, una volta che si è diffusa…
Io: E quindi?
Loro: E quindi, non bisogna tirarla fuori.
Io: Ma non vi sembra assurdo? Come si può limitare la ricerca scientifica sulla base del sospetto che l’oggetto delle mie ricerche possa danneggiare qualcuno?
Loro: Ma questa non è ricerca scientifica! Questo è pura mondezza antisemita! Chi può credere che gli ebrei nel medioevo…
Io: Vabbe’, in realtà pare che Toaff abbia parlato solo di minoranze…
Loro: D’accordo, ma dalla recensione di Luzzatto sembra diversamente (“col consenso dei rabbini”).
Io: Vabbe’, ma perché non sarebbe ricerca anche questa?
Loro: Perché è impossibile che…Perché persino la Torah dice che il sangue non può essere mangiato… Perché è assurdo… Una calunnia…
Io: Ma come fate a sapere che è una calunnia?
Loro: Ma stai scherzando?
Io: D’accordo. Supponiamo che esista anche solo UN documento che conferma quel che dice Toaff. Avrebbe il diritto di parlarne o no?
Loro: Sì, che c’entra… Magari in una pubblicazione specializzata… In una rivista a bassa circolazione, per specialisti… In attesa di ricevere i commenti degli altri studiosi… Ma non così, con un libro di una grande casa editrice, buttata in pasto a cani e porci…
Io: Intendiamoci, lo so anch’io che il libro è una buffonata.
Loro: Ma allora! E’ quello che dico anch’io!
Io: No, no, un momento… Io dico che devono essere gli storici a dimostrare che il libro è una buffonata. Non si può mica stabilirlo per legge! E’ solo nella discussione tra gli esperti che si forma la verità scientifica (o storica, che è lo stesso). Ad accertare che i Protocolli erano un falso ci si è arrivati grazie agli storici, mica per un proclama dell’autorità…
Loro: Ma come! Che c’entra?... Erano altri tempi… Adesso, perché ci si dovrebbe tornare sopra? Perché riaprire dei discorsi chiusi? E poi, non lo vedi? Nonostante gli storici abbiano dimostrato che erano falsi, dei Protocolli gli antisemiti continuano a parlare come se niente fosse.
Io: Appunto! Appunto!
Loro: Come, “appunto”?
Io: Voglio dire che agli antisemiti non si chiuderà la bocca con gli argomenti, ma nemmeno con la proibizioni. Il libello di Toaff non durerà più di quindici giorni, verrà stroncato da ogni storico serio, e non se ne parlerà più. Gli antisemiti ne parleranno nei loro deliri, certo – ma perlomeno nessuno potrà dire che Toaff è un martire della libertà di espressione e che di certi argomenti, che non piacciono agli ebrei, non si può parlare. Invece così…
Questa è stata l'ingloriosa conclusione della storia. Per una volta, ero stato un buon profeta.
* Io il libro non l'ho mai comprato né letto, perché si trattava, con tutta evidenza, di una porcheria, ma ammetto che, visti i prezzi che ha successivamente raggiunto sul mercato dei libri usati, mi sono molto pentito.
Commenti
Mi ha incuriosito nell'articolo di Introvigne il riferimento alla “eresia Murray". Per certi versi assomiglia ai ragionamenti che Ginzburg fa nei Benandanti.
da come la racconti tu e i tuoi amici state dicendo la stessa cosa.
parto sull'assunto che il libro di toaff sia una buffonata (non l'ho letto, ho letto solo la recensione di prosperi e la prendo per buona).
- toaff doveva fermarsi perché l'argomento è pericoloso? certo che no, e nessuno credo sostenga una cosa del genere.
- toaff doveva fermarsi prima di pubblicare una buffonata? certo che si. a meno che la buffonata fosse inconsapevole (cosa peraltro assai grave per uno studioso), fare ricerca non vuol dire pubblicare la prima cosa che ti passa per la testa!
- una volta pubblicata una buffonata c'è un rimedio diverso dalle pernacchie dei pari? certo che no.
No, soupe, loro sostenevano proprio (e lo sostengono ancora, e con loro molti altri) che di certi argomenti NON si deve parlare (o meglio, che se ne dovrebbe parlare solo in un certo modo).
chi dice "non se ne deve parlare" sbaglia e non ci piove.
ma è questo "in un certo modo" che non capisco bene. se uno intende "se ne deve parlare solo in riviste per addetti" è una cavolata.
Ma se invece intendono "se ne deve parlare seriamente", beh su questo io sono d'accordo.
questa cosa è sempre vera quando fai ricerca, mi sembra ancora più vero in caso di, come dire..."tesi eretiche".
lasciando perdere il caso toaff, più in generale non ti pare che in quel che viene definita "onestà scientifica" ci sia anche una responsabilità del ricercatore di non scrivere buffonate, in particolare se le buffonate possono effettivamente portare a conseguenze nefaste?
Mettiamola così: quegli amici pensavano che (i) dell'argomento in questione bisognasse parlare - per sollevare dubbi, beninteso, altrimenti non c'è problema - solo su riviste specialistiche, e (ii) che proprio perché non lo aveva fatto, Toaff era un buffone e un paraculo. E io sono più o meno d'accordo con entrambe queste posizioni, per la ragione che hai spiegato tu (non è serio affrontare questioni ormai settled da un punto di vista, diciamo, "eretico", senza passare prima per il vaglio della comunità scientifica).
Solo che da questo non discende affatto che sparare cazzate su libri rivolti al general public sia vietato, debba essere vietato o si debba vedere come un attentato alla quiete pubblica (in Italia non ci siamo arrivati, ma in Israele c'è stata un'interrogazione alla Knesset sul libro di Toaff!). Io credo, al contrario di quanto credono quegli amici, che la libertà di espressione sia la migliore tutela proprio delle minoranze. Non è un caso che, laddove c'è libertà di espressione, alla bufala dei Protocolli (o dell'accusa del sangue) non ci crede più nessuno (salvo, ovviamente, i matti e i mitomani), mentre ci si crede ancora in paesi dove non c'è libertà (come in molti paesi arabi). Vietare l'espressione delle idee "eretiche" serve solo a rafforzarle, circondandole del rispetto dovuto a chi è (ingiustamente) perseguitato.
Alla fin fine, quest'atteggiamento a me sembra solo dettato dalla sfiducia nella ragione e nella forza del dialogo (scientifico, culturale, politico).
Secondo te quanto capitato a Pansa è simile?
Non so cosa è capitato a Pansa, gg.
Praticamente scrisse un libro "il sangue dei vinti" che parlava delle violenze partigiane nei confronti dei fascisti. Le presentazioni del libro furono cadenzate da altrettante incursioni di sedicenti difensori della memoria della Resistenza.
articolo 1
articolo 2
No, direi che sono due cose abbastanza diverse, anche se in entrambii casi la risposta migliore è sempre la tolleranza e il dialogo. I coglioni ci sono sempre (e ci sono stati no doubt anche nel caso di Toaff), ma la differenza rilevante è che mentre la tesi di Pansa (che pure non stimo affatto e che è stata esposta solo per paraculistica voglia di cavalcare l'onda "politica", non certo storica - per cui P. non ha certo i numeri - del c.d. revisionismo), pur discutibilissima e secondo me senz'altro sbagliata, ha una sua legittimità storica e cmq è una questione di interpretazione, in cui le opinioni possono legittimamente divergere, mentre sui fatti in sé non c'è controversia, nel caso di Toaff è proprio la tesi storica di base (il fatto) che non ha nessuna consistenza (senza parlare di alcuni grossolani arbitri metodologici, messi ben in luce da Propseri e da Introvigne). Insomma, diciamo che mentre il primo (P.) non pretende di dire nulla di nuovo, il secondo (T.) sì. Dunque, l'argomento di Soupe qui sopra (bisogna PRIMA passare per il vaglio della comunità scientifica) vale senz'altro per T., ma forse non per P.
Commento "omnibus":
per gg. (storia della moneta):
Puoi provare "History of Money", di Clyn Davis (più "scientifico") e "A History of Money from ad 800", di John Chown (più per "educated layman", con moults 'fun' aneddoti, ma non ciarlatanesco).
Però forse il fascino di una tale history è che non c'è una history, ma un sistema di histories. Un modo che io trovo appassionante è quello di mettersi a 'ricostruire' questa storia cercandola nei testi. Per. es, KK ha fatto diversi tentativi nel passato di 'lanciare' una cosa del genere, seguendo le tracce della 'moneta' negli Annales di Tacito, per esempio, nell'Odissea, ect.. Sono sicura che può darti dei buoni tips.
per colico. Stavo scrivendo la faccenda dell'Africa. Mi sono accorta subito che quel che stavo facendo poteva servire - forse - anche per i commenti di gg sul "medico e il dittatore", e inoltre per alessandro a proposito di rapporto Stato-Economia, in una discussione recente che abbiamo avuto. Ma allora ha cominciato a prendere le dimensioni sinistre di un "pippardone". Ora, non solo non so come siano settate le diverse soglie di pipparonicità fra di voi, ma c'è anche il fatto che al momento ho un orribile mal di testa e fra poche ore devo partire, e insomma non me la sento. Domando dunque ancora un anticip.. ehm, un delai per la consegna.
Saluti.
Una domanda per kk, del tutto marginale rispetto al tema del dibattito: perchè definisci Franco Cardini "uno storico cattolico “di destra”"!?
Io sapevo esattamente il contrario (anche considerando che, tra l'altro, ha scritto l'introduzione di un libro sull'Islam della Nicola Teti la quale - come saprai - è la casa editrice più "bolscevica" che l'Italia abbia mai avuto!)
Beh, a parte i giornali dove da sempre scrive (guarda per es. qui: http://www.francocardini.net/articoli.htm, dove noterai la sovrabbodnanza di titoli come Il Tempo, Il Settimanale, Il Giornale) o la giovanile adesione all'MSI, basta leggere quel che scrive per capire che è un rispettabile signore, e un discreto storico del medioevo, decisamente di destra (nulla di impresentabile, intendiamoci).
@francesca: che sia l'ultima volta però! (ti scuso per via del mal di testa, mica perchè scompari sempre: per quello io nutro un poco di invidia...)
Interessante... credevo fosse un 'compagno' perchè ha recensito un libro di Teti dell'Accademia delle Scienze dell'URSS intitolato "L'espansione dell'Islam": libro che conosco perchè ho lavorato un anno in Teti...
Inoltre è un amico di Nicola Teti e quindi credevo.... che avessero idee affini!
Oppure è un caso di omonimia!?.... No è impossibile, infatti sono tutti e due professori di storia medievale dell'Universit di Firenze.
Incollo il link al libro dal sito Teti (da me curato... tempo addietro!)
Sì, sull'Islam Cardini ha sempre avuto una posizione molto aperta (forse anche troppo).
(P.S.: ma nel link che hai indicato, cosa è quel "Yellow dell'Harvard University"? E' un Fellow con caduta di consonante, o a Harvard agli storici italiani applicano delle stelle di stoffa gialla sulla giacca? :-)))
Sul refuso da te riscontrato:
Perchè credi che non lavori più in Teti come redattore?!
Sai che sono riuscito a fargli perdere ben due corrispondenti in un solo mese???
Quando uno c'ha talento..... ;-)
PS ma il mese scorso Teti ha pubblicato un mio articolo sul Calendario del Popolo (722), tema l'Ellenismo. Significa che mi vuole ancora bene, nonostante tutto!
PS adesso se mi ricordo ancora la password il refuso sistemo, anche se non so quanti ci hanno fatto caso prima di te.
fatto!
Sugli articoli di Corriere e Rep non c'è link.
Non li ho trovati online, Pensatoio.