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Microcosmografia della conservazione

F. M. CORNFORD, Microcosmographia Academica (1908), Cambridge, 1993.

Questo piccolo libro, scritto da un famoso grecista di Cambridge, è una deliziosa satira della “politica accademica” (cioè delle lotte per il potere universitario) nelle università inglesi – ma allude maliziosamente anche al mondo più vasto della politica “vera”.

Comincia con una descrizione dei vari “partiti”.  Ci sono innanzitutto  i Liberali Conservatori (Conservative Liberals) e i Conservatori Liberali (Liberal Conservatives): entrambi sono “uomini di larghe vedute” e si differenziano solo perché gli uni desiderano che si faccia qualcosa che non fu fatta nel 1881-2, e gli altri non lo vogliono. Sono simili “nel fatto di essere aperti alla convinzione; ma così tante convinzioni sono già penetrate nella loro testa, che è difficilissimo trovare le aperture. Essi dimorano nella Valle dell’Indecisione”. I Non-Placet (che significava “No” nel Senato Accademico) invece “non sono aperti alla convinzione: essi sono uomnini di principio. Un principio è una regola di inazione, che stabilisce una valida ragione generale per non fare in qaulunque caso particolare ciò che, a un istinto privo di principi, parrebbe essere giusto”.  Gli Adullamiti (da Adullam, luogo in cui si riunivano dei rudi cospiratori ai tempi di Re Davide) sono pericolosi, “perché sanno quello che vogliono, e cioè, tutto il denaro che è in giro”: fuor di metafora, sono scienziati che, ribellandosi al giogo accademico, cercano di ottenere fondi al di fuori dell’Università (e per Cornford impersonano il tipo sbagliato di rivolta contro il bigottismo e conformismo imperante). Infine, i Giovani Che Vanno Di Fretta sono di mente ristretta, “abbastanza privi di esperienza da immaginare che qualcos apossa essere fatto in tempi ragionevoli, e persino da suggerire qualcosa di definito. Dato che il suo difetto più pericoloso è la sua mancanza di esperienza, bisogna fare tutto il necessario affinché gli si impedisca di prendere qualsivoglia parte nelle decisioni” (p. 6-8).

Quanto all’influenza politica, essa può acquistarsi “esattamente nello stesso modo della gotta; infatti, i due obiettivi andrebbero perseguiti insieme. Il metodo è sedersi diritti e bere del Porto. In questo modo vi guadagnerete la reputazione di essere un bravo ragazzo; e  parecchi gravi difetti veranno condonati in uno che ha sano il cuore, se non le estremità inferiori” (p. 14).

Inoltre, “il principio della Disciplina (inclusa la Religione) è che ‘deve esserci qualche regola’. Se chiedete la ragione, scoprirete che lo scopo delle regole è di sollevare i giovani del gravoso senso delle obbligazioni morali o religiose. Se le loro energie debbono essere lasciate intatte per l’esercizio atletico, è chiaramente necessario proteggerli dalla debolezza del loro proprio carattere. Non devono mai essere tormentati dal dover pensare se questa o quella cosa debba essere fatta o no; ciò deve essere sancito da regole. Le regole di maggior valore sono quelle che ordinano di presenziare a conferenze e a celebrazioni religiose. Se non fossero sanzionate, i giovani comincerebbero troppo presto a prendere sul serio il sapere e la religione; e si sa bene che ciò sarebbe maleducazione.  Chiaramente, più regole  potete inventare, meno bisogno ci sarà di perder tempo in inutili quesiti sul giusto e l’ingiusto. Il miglior genere di regole è probabilmente quello che proibisce azioni importanti, ma perfettamente innocue, come fumare nei cortili del College, o camminare fino a Madingley la domenica senza gli abiti accademici. Il merito di simili regole è che, non avendo nulla a che fare con il giusto e l’ingiusto, contribuiscono ad oscurare queste faticose considerazioni in altri casi, e a sollevare la mente da ogni senso di obbligazione morale verso la società.
La spada Romana non avrebbe mai conquistato il mondo se il grande edificio del Diritto Romano non fosse stato costruito per salvare l’uomo che teneva la spada dal dover pensare per conto suo. Allo stesso modo l’Impero Britannico è il risultato dellas disciplina scolastica e di College e del Catechismo ecclesiale.

Il Principio della Profonda Dottrina è che lo strepito della fama volgare non deve mai oltrepassare la calma claustrale dell’esistenza accademica. Pertanto, la dottrina è chiamata profonda quando nessuno ne ha mai sentito parlare; e ‘profondo studioso’ è un elogio applicato a dotti che non hanno alcuna reputazione al di fuori dell’Università, e una alquanto strana all’interno di essa. Se decidete di scrivere un libro (ma sarebbe meglio di no), accertatevi che sia illeggibile; altrimenti sarete chiamati ‘brillanti’ e perderete ogni rispetto” (p. 18-20).

E’ un grave errore supporre che la vera disonestà sia comune. Il numero dei mascalzoni è all’incirca eguale a quello degli uomni che si comportano onestamente; ed è assai piccolo. La grande maggioranza preferirebbe comportarsi onestamente piuttosto che disonestamente. La ragione per cui non seguiamo questa naturale preferenza umana è che temiamo che gli altri non lo faranno; e gli altri non lo fanno perché temono che noi  non lo faremo. Perciò si tratta di questo, che mentre il comportamento che appare disonesto è assai comune, la vera disonestà è circa altrettanto rara del coraggio di evocare la buona fede nei vostri vicini mostrandogli che vi fidate di loro” (p- 22-23): questo pensiero, dai tempi di Hobbes, non è mai stato detto meglio.  

Ma la parte più famosa del libriccino è dedicata agli Argomenti politici. Che poi sono semplicemente argomenti per non far nulla, giacché “C’è un solo argomento per fare qualcosa; il resto sono argomenti per non far nulla. L’argomento per fare qualcosa è che si tratta della cosa giusta da fare” (p. 25) . Ma poi, ovviamente, viene la difficoltà di accertarsi che sia giusta. E allora, “persino una scarsa conoscenza della teoria etica basterà a convincervi che tutte le questioni importanti sono così complicate, e i risultati di ogni corso di azioni così difficili da prevedere, che la certezza, o perfino la probabilità, sono raramente o mai raggiungibili. Ne segue immediatamente che il solo atteggiamento mentale giusitificabile è la sospensione del giudizio; e questo atteggiamento, oltre ad essere particolarmente congeniale al temperamento accademico. ha il vantaggio di essere comparativamente facile da ottenere. Rimane il dovere di persuadere gli altri ad essere altrettanto giudiziosi, e di trattenerli dal tuffarsi in strade selvagge che potrebbero condurli Dio sa dove” (p. 26). I due principali argomenti a questo scopo inventati sono il Cuneo (Wedge) e il Precedente Pericoloso (Dangerous Precedent). Il Cuneo sostiene che “non bisogna agire adesso per paura di creare delle aspettative che si teme di non avere in seguito il coraggio di soddisfare. Una breve riflessione renderà chiaro che il Cuneo implica  l’ammissione che le persone che lo usano non possono provare che l’azione in questione non sia giusta. Se lo potessero, quella sarebbe una ragione più che sufficiente per non farla, e  questo argomento sarebbe superfluo” (p. 27-8). Il Precedente Pericoloso  a sua volta recita che “non dovreste compiere una azione indubbbiamente giusta per paura che voi, o i vostri altrettanto timorosi successori, non abbiate il coraggio di fare l’azione giusta in qualche caso futuro, che, ex hypothesi, è essenzialmente diverso, ma superficialmente somigliante al caso presente. Qualunque azione pubblica che non sia già abituale, o è sbagliata, o, se giusta, è un precedente pericoloso. Ne segue che nulla dovrebbe essere fatto per la prima volta” (p. 28). Come ha giustamente osservato Hirschman in La retorica della reazione, questi due argomenti sono i componenti fondamentali del più celebre argomento conservatore, il Piano Inclinato (Slippery Slope).

Altri importanti argomenti di supporto sono:

-         “Dare al sistema attuale una equa opportunità” (Give the present system a Fair Trial): dove peraltro è oscuro perché il Fair Trial “dovrebbe essere offerto al sistema già esistente, e non alle alternative che vengono proposte” (p. 29);

-         “Il Tempo non è Maturo” (Time is not Ripe), che è un po’ complicato e gira così: “la gente non dovrebbe fare nel momento attuale ciò che essa pensa sia giusto in quel momento, perché il momento in cui pensa che sia giusto non è ancora arrivato” (p. 29)

Ci sono poi argomenti per non far nulla tipici di alcuni partiti.

Quelli preferiti dai Liberali Conservatori sono:

-“la misura attuale bloccherebbe la strada per una riforma più ampia” (che va benissimo assieme col Cuneo);

- “lo strumento per realizzare lo scopo proposto esiste già”, che ovviamente è assai indicata per i casi in cui “lo strumento già esistente non ha mai funzionato, ed anzi è così arrugginito che non c’è la minima possibilità di farlo rifunzionare”;

- “E’ molto meglio che ogni riforma venga dall’interno”, principio che si combina naturalmente con il principio del lavare i panni (“E’ meglio non lavare mai i panni se non potete farlo senza che qualcuno sappia che siete tanto puliti”);

- la Proposta Alternativa (“non appena tre o più alternative sono sul campo, è praticamente sicuro che ci sarà una maggioranza contro ciascuna di esse, e nulla verrà fatto”);

-la Prevaricazione (“Ero a favore della proposta finché non ho sentito l’argomento del Sig. ___ in suo favore”: in altre parole, il principio è che “poche cattive ragioni per fare qualcosa neutralizzano tutte le buone ragioni per farla. Giacché vien devotamente creduta, spesso la politica migliore è quella di polemizzare debomente contro la parte che appoggiate... Poi voterete con la minoranza, e nessuno sarà più saggio”: p. 32-33).

Invece quelli preferiti dai Conservatori Liberali (e che tendono, dice C., a sconfinare nell’invettiva) sono l’Ultima Trincea (Last Ditch), l’Incosciente (Wild Cat: “epiteto applicabile alle persone che sostengono un progetto unanimemente approvato dagli esperti dopo due anni di esauriente discussione di trentacinque o più proposte alternative. Nel suo uso più ampio si applica a tutte le idee che non erano familiari nel 1881)., il “Ricorda che esattamente la stessa proposta venen rigettata nel 1867”, ecc.

Se, poi, ogni altro mezzo vien meno, si può sempre ricorrere all’ultimo: la Perdita di Tempo (Waste of Time) e il Sentimento del College (College Feeling, che “come ogni altra specie di patriottismo, consiste in una fede sincera che l’istituzione a cui voi appartenete sia migliore dell’istituzione s cui appartengono gli altri”: p. 36-7).

Commenti

A prima vista sembra un raffinato aggiornamento degli idola di Francis Bacon ed un'anticipazione del testo appunto di Hirschman. Sarebbe da studiare.

Pensatoio | October 8, 2007 1:16 PM

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