Budget e rugby in Sudafrica
Le metafore sportive in politica non hanno necessariamente l’effetto di trasformare il discorso politico in spazzatura (come accade in Italia da oltre un decennio). Nel discorso sul budget del Ministro dell’economia del Sudafrica (vedilo qui), i paragoni con il rugby (che d’altronde ha appena vinto la Coppa del Mondo) si sprecano, eppure le cose dette sono ragionevolissime. In particolare, sembre interessante l’idea che le extra-entrate fiscali incassate per via di “ cyclical factors, such as high commodity prices and the consumption boom, should be treated differently. Cyclical revenue should be spent on “things that raise our ability to grow faster in the long term”, such as infrastructure, education and institutional capacity. It could also be used to pay off debt or for savings.” Si tratta, in altre parole, di mettere da parte i soldi negli anni buoni per investirli in modo tale da consolidare e prolungare la crescita, e da evitare gli anni cattivi.
In un Paese con così tante contraddizioni, e in cui non si sa ancora chi succederà al presidente Mbeki alla guida dell’ANC (a quanto pare, si potrebbe ricandidare lui stesso), non sorprende che anche la questione della rappresentatività razziale all’interno di uno sport come il rugby abbia destato molte polemiche (anche se non sembra che abbia avuto a che fare con la mancata riconferma di Jack White come allenatore degli Springboks). Ma si possono applicare delle quote, come una sorta di affermative action, in uno sport?