Camptown Ladies

... Così, quando l’economia USA si riprese, specie durante la metà dei Novanta, un mutato lavoro nuovamente filo-mercato ricomparve sulla scena, nel qaule le identità divenivano associazioni spettrali, il loro mescolarsi e spostarsi di qua e di là essendo l’oggetto del capriccio consumistico. Un esempio notevole è il lavoro di gran successo di Kara Walker, i cui ritagli di scene fantastiche di sesso e violenza giù nelle piantagioni generarono grandi controversie. 
L’identità nella sua massima traumaticità – la profonda umiliazione della schiavitù – è letteralmente vista di profilo mentre delle figure caricaturali recitano i più grossolani atti di soggiogamento, resi in una maniera dolce, fiabesca. Come ha notato Coco Fusco, qui non c’è alcuna struttura morale di riferimento, e il lavoro non documenta né predica ma si appella alle fantasie e ai desideri soppressi. La questione è, i desideri di chi? Alcuni commentatori neri, specie Betye Saar, si trovarono profondamente a disagio di fronte all’improvviso e drammatico successo di Walker nelle istituzioni d’arte mainstream, considerando la sua opera come un lavoro che divertiva il pubblico bianco con una pericolosa conferma dei suoi propri pregiudizi.

(J. STALLABRASS, Contemporary Art. A Very Short Introduction, Oxford, 2006, p. 14)