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Les racines du ciel

(Morel) aveva trovato modo di seccare più o meno tutti quanti con una storia confusa e ridicola di una petizione al governo.  "Si tratta di una questione che ci riguarda tutti", diceva. Tirava fuori dalla sua cartella un foglio di carta, lo spiegava con cura e indicava col dito il punto dove bisognava apporre la firma - sembrava sicuro che nessuno avrebbe rifiutato, benché non ci fosse nessuna firma in fondo al testo. In genere, alla prima parola di "petizione", la gente gli voltava le spalle, dicendo che non si interessava di politica. "Non si tratta di politica, andiamo!", esclamava subito lui con irritazione.

"Si tratta di una pura questione di umanità"

"Certo, certo", gli rispondevano, con tono canzonatorio, dandogli una pacca amichevole sulle spalle... Orsini, quanto a lui, la conosceva (la petizione) più o meno a memoria, avendola letta e riletta con un piacere triste, nutrendo così senza dubbio il suo odio per ciò che egli detestava, diceva, di più al mondo, cioè un certo tipo d'uomo che si crede  tutto permesso - non diceva cosa di preciso... (Morel) aveva anche seccato (il commissario di polizia  Kotowski). Si trattava apparentemente di un dolce maniaco, del tutto inoffensivo. Fu allora che si alzò nella penombra il gracchiare del disprezzo spaventosamente astioso e aggressivo di Orsini - e tutti coloro che lo conoscevano videro apparire, nonostante la notte, il suo viso sarcastico ed irritato, un viso che diceva al mondo intero che nessuno era mai riuscito a giocarlo, lui, Orsini d'Acquaviva - "chiamatemi semplicemente Orsini, diceva, io me ne frego" - che li aveva tutti smascherati, portati alla luce, fiutati fin dal primo istante, giudicati, insomma, esattamente per quelli che erano, vale a dire, ben poca cosa. Era un grido che aveva lo strano potere di ridurre tutto l'umano orizzonte alle dimensioni d'una punta di spillo. Questo sogghigno trionfante sembrava proclamare che tutto quel che ci si poteva attendere dalla vita era che essa vi autorizzasse, dopo, a lavarvi i denti e a sciacquarvi la bocca, che tutto ciò che gli uomini fanno è destinato a finire in qualche immensa porcheria. Che un uomo come lui potesse amare le stelle, sembrava la prova che esse non erano ciò che generalmente si crede. Era un essere che vedeva tutto bassamente.

"--- E vi dirò, signori, vi dirò: egli è un umanitario!".

Mancò poco che mi alzassi per stringergli la mano. Per un secondo, credetti persino che avesse il senso dell'umorismo. Ma non era questo, per nulla affatto. Designava il nemico, ecco tutto.  Non era capace di umorismo, Orsini.  non era capace di questa cortesia verso il nemico.  Era solamente un uomo che strillava dove gli faceva male. S'era lanciato all'attacco con la passione di chi si sente sfidato da ogni manifestazione di una esigenza troppo nobile verso l'uomo, come se l'umano si elevasse a diecimila metri al di sopra del livello della terra, diecimila metri al di sopra del livello di Orsini. Era deciso a difendere le sue misure, le sue dimensioni.

Avevo fretta di non essere più là, alla mercé di quegli accenti, di quella mediocrità che finiva per diventare grandiosa, e per inghiottire il mondo intero nella sua piccolezza. Era uno di quei momenti in cui si ha bisogno di tutta l'immensità che l'occhio possa farvi scoprire intorno a voi sulla terra e nel cielo per rassicurarvi su voi stessi. Un momento in cui si ha bisogno di prolungamento, e in cui il peso, l'esistenza stessa della materia,  vi fanno sognare qualche impossibile amicizia . Avevo fretta di essere fuori, di ritornare infine alle mie stelle, perché è di questo, non è vero, che è fatta la nostra vecchia Africa, se uno al guarda come si deve. 

Romain Gary. Les racines du ciel

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