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April 27, 2008

I Mondiali: una società sviluppista o pre-industriale?

Il passaggio, o l'evoluzione, della civiltà contadina verso quella industriale comporta decisivi mutamenti culturali? Per fare un esempio diretto: la trasformazione, persino troppo rapida, dell'Italia da Paese basato sull'agricoltura a società industriale ha provocato l'abbandono di usi, credenze, atteggiamenti? Il transito dalla campagna alla città significa anche la fine di comportamenti millenari? E' difficile rispondere a queste domande, del resto, in tale campo le generalizzazioni sono illecite e pericolose: è indispensabile esaminare caso per caso.

La civiltà contadina è segnata dalla successione di precisi riti, sia religiosi sia civili; questo è un dato approfondito e, oggi, di comune cognizione. Tra tali riti, quelli relativi al cibo hanno un posto preminente; e non soltanto nelle cerimonie che accompagnano i grandi "passaggi" dell'esistenza individuale (i pranzi nuziali o funerari ne sono gli aspetti più rilevanti), bensì anche in quella evenienza quotidiana e normale che è "l'invito a pranzo".

Allorchè l'invitato non è persona con cui si hanno rapporti confidenziali, o è individuo di vera o presunta rilevanza sociale, la sceneggiata è sempre la medesima. Innanzitutto, il cibo offerto deve essere abbondante e succulento: diluviano i condimenti, le carni (che non possono mancare nel menu, come piatto che la cultura contadina considera privilegiato) vengono servite in grandi pezzi, quasi sempre realizzati con enormi bistecche o massicci arrosti. Il secondo aspetto di siffatte cerimonie manducatorie è la netta differenza fra invitante e invitato per ciò che riguarda il cibo da ingerire. Mentre chi invita (e i suoi familiari, salvo i minorenni) assaggia appena le portate p se ne serve con estrema parsimonia (a indicare la sazietà consueta ai ricchi), l'invitato viene sottoposto a una continua, stressante azione di incitamento a ingerire, ripetere il passaggio di cibo dal piatto di portata a quello che gli sta innanzi, lamentando, da parte dei padroni di casa, una sua scarsa disponibilità, trattandolo come se fosse un affamato da saziare una tantum.

Nei casi estremi la cerimonia si ripete a notte alta, quando la padrona di casa in persona prepara un colossale piatto, abitualmente di tagliatelle condite senza economia, che gli invitati sono costretti, loro malgrado, a ingerire prima di venir congedati, o portati a dormire. La trasformazione del cibo nell'oggetto, quasi sacrale, di una cerimonia rituale rimane tuttora un aspetto del comportamento di molti nuclei familiari, il cui passaggio dall'agro alla città e il cui aumentato reddito sono fatti troppo recenti per aver inciso nella condotta quotidiana. C'è però un altro elemento basilare della società agricola che, seppur travestito e alterato nei suoi connotati esterni, mostra una tenace sopravvivenza, anche ad alti livelli: ed è il convogliare della vita della collettività verso un apice, verso la Festa annuale, quella del santo patrono, la cui data viene attesa come punto culminante del ciclo solare e di quello lunare. In vista della Festa e delle cerimonie che la accompagnano (processioni, danze, luminarie, fuochi di artificio), l'abitato viene sottoposto a una radicale opera di abbellimento e di trasformazione: le strade, abitualmente sporche, sono accuratamente ripulite, i vetri delle finestre lavati, gli intonaci riparati, in un tripudio di drappi multicolori, di infiorate. Il fervore e la tensione che precedono e annunziano il grande giorno vengono meno quando questo è trascorso, al nuovo sorgere del sole: la negligenza abituale riprende il suo corso monotono, la sporcizia e l'abbandono escono dal momentaneo e brevissimo limbo. Il fatto è che le civiltà agricole ignorano il concetto di manutenzione, non conoscono la cura, ininterrotta e perenne, del centro abitato e delle sue strutture (strade, facciate, pubbliche utilità), i cui problemi vanno affrontati e risolti di continuo, senza attendere il giorno festivo, o il traguardo di una qualsiasi occasione eccezionale. Si penserebbe che un atteggiamento mentale del genere sia assente nell'Italia ufficiale dell'anno 1990: eppure esso è tuttora presente e attivo, anche se sotto aspetti surrettizi; alludo alla faccenda del Mondiali di Calcio.

[...]

La mentalità contadina, con i suoi riti festivi, le sue impennate momentanee, i suoi effimeri miraggi, agisce tuttora nelle menti di coloro che reggono le sorti d'Italia. Costoro non sanno che in una vera democrazia i problemi e le questioni del buon funzionamento della collettività, dei centri urbani e delle loro infrastrutture vanno discussi giorno per giorno in un dialogo coi cittadini, e risolti continuamente, senza fuochi d'artificio, senza rimandarli a scadenze o traguardi, superando schemi illusori che interrompono per poche orela sonnolenza delle società preindustriali.

Federico Zeri. Orto Aperto. Longanesi 1990. pag- 209 e segg. "Mondiali Rurali"

Le suicide de Werther

Il suicidio di Werther annunciava già quello dell'Occidente, di guerra in guerra. L'Europa non poteva sopravvivere all'usura operata dalla menzogna nel solo dominio in cui essa era esistita veramente: quello del vocabolario. Le parole le avevano fatto troppe promesse irrealizzabili.

 

Tutto, in essa, era contraddizione: Nietzsche sarebbe morto d'orrore davanti al nazismo, ma il nazismo gli doveva tutto. Colui che scriveva al suo protettore Ludwig di Baviera delle lettere di una servilità abietta, Wagner, la cui anima non aveva mai cessato di contare i suoi scudi, rivelava allo stesso tempo attraverso il suo genio e la sua piccineria la ragione dell'insuccesso europeo: la borghesia, nel creare la sua cultura, non si sentiva minimamente tenuta da essa, e non concepiva che un'opera di bellezza imponesse delle obbligazioni sociali. Ciò che aveva perduto la Cristianità era di aver lasciato Dio nel cielo, e l'Europa mancò la sua nascita quando essa lasciò i suoi capolavori nei musei, nelle biblioteche e nelle sale di concerto.

 

Fu la fine quando apparve che un bel poema non creava obbligazioni umane, e non impediva lo sfruttamento.

 

E tuttavia, questo sogno di un'Europa del quale essa non voleva più sentir parlare, la gioventù lo ereditava oggi fino all'incoscienza con cui la rigettava. Quando gli studenti gridavano "abbasso la cultura-alibi!" obbedivano fedelmente alla cultura, era la cultura che parlava.

 

Romain Gary. Europa (1971)

April 21, 2008

Il Concorso: XIX settimana

Categoria Giornaliimbattibile Marco Travaglio sull'Unità: chi glielo spiega al lettore ignaro, se non lo fa l'illustre cronista di giudiziaria impancatosi a tuttologo politico, che il famoso "Contratto con gli italiani" non è valido e non può essere azionato, e che di conseguenza l'attore e i suoi avvocati andrebbero tutti quanti buttati a pedate giù dalle scale del Palazzo di Giustizia? 

Menzione di Merito a questo articolo di Rep sul caro prezzi agricolo, specie per questo pezzo di squisita prosa nonsense, che dimostra chiaramente che a Rep, anche qusndo ci provano, non riescono proprio a capire ciò di cui parlano: "Da un rapporto presentato oggi sulle previsioni di produzione dei cereali, emerge che per i paesi africani a basso reddito con deficit alimentare la bolletta per tariffe e trasporto del petrolio aumenterà del 74% a causa dell'impennata dei prezzi dei cereali, delle tariffe dei trasporti e del petrolio" (sfido chiunque a spiegare cosa esattamente volesse dire l'articolista).

Categoria Blog: ex aequo questo post di Lameduck (specie il passo: "A me verrebbe da pensare che la ricchezza si crea solo dallo spostamento della proprietà di un bene da una mano ad un'altra e che i beni a disposizione, le risorse, il denaro, non sono inesauribili ma dati e finiti"), perché anche se pensare sciocchezze capita a tutti, scriverle non è obbligatorio; quest'altro di Conteoliver (""E' facile imbattersi in qualcuno che non ha imparato neanche da adulto questa regola elementare. E molti altri, che pure la regola l'hanno imparata, non vanno tanto oltre: producono senza problemi interiori una adeguata quantità di rifiuti, poi li gettano nell'apposito contenitore e si dimenticano della loro esistenza, certi che arriverà qualcuno che li toglierà dalla loro vista") perché non è obiettivamente facile raggiungere questi livelli di bigottismo e deleteria sensiblerie piccoloborghese; e questo post di Anellidifumo, per i seguenti motivi: 1) sostenere che il fatto che gli omosessuali non possano sposarsi significa che "che una parte della popolazione non gode degli stessi diritti civili e fondamentali del 95% della popolazione" è una evidente idiozia; 2) sostenere che "l’eguaglianza dei diritti civili non esiste non solo per le persone Glbt ma, nella pratica, non c’è nemmeno per le donne, che a parità di livello lavorativo hanno in media un salario più basso di quello degli uomini" è un'altra assurdità (alla stessa stregua, e forse a maggior ragione, si potrebbe affermare che, siccome NON avranno mai lo stesso "livello lavorativo", gli operai non hanno gli stessi "diritti civili" dei manager, e i meno istruiti di quelli istruiti); 3) la acuta "analisi" (si fa per dire) della tattica di Veltroni ("Il PD di oggi è un esperimento che mira a perdere le elezioni (altrimenti si alleava con la Sinistra Arcobaleno, che ha subito tre scissioni alla sua sinistra pur di dare sangue al governo Prodi, e con il PS, oltre che con Di Pietro e i Radicali) in cambio dell'ottenimento del migliore risultato percentuale possibile. Dunque, l'obiettivo di Veltroni e soci è quello di perdere, di dare il pallino a Berlusconi nella speranza, al massimo, di essere poi chiamati da lui a una corresponsabilità di governo, che ai miei occhi pare più una chiamata di correo. Quindi Veltroni non mira a vincere le elezioni, né a farle perdere a Berlusconi. Veltroni mira a far sopravvivere il suo partito e a sopravvivere politicamente lui alla guida di esso"), che mi pare non meriti alcun commento; 4) la logica con cui scrive che "Tra poche ore si andrà a elezioni anticipate. Non sono, al contrario di quanto tutti vi hanno detto, elezioni di particolare importanza" per poi aggiungere, nel post successivo, che "L'Italia, dopo il 14 aprile, sarà governata dalla compagine più di destra dal 1945"; 5) perché Nadine Gordimer e l'AIDS non c'entrano una minchia col post.

Ricordo che le regole del Concorso sono le seguenti: ogni settimana potrete segnalare l'articolo di giornale (= quotidiano o periodico) italiano (=scritto in italiano, o meglio: non scritto in una qualunque altra lingua conosciuta), ovvero il post e/o il commento su un blog italiano (idem), o infine la dichiarazione di un politico italiano, più cretino che avete letto. Le segnalazioni dovranno però obbligatoriamente contenere una riga di spiegazione del perché l'articolo (o il post, o il commento, o la dichiarazione) è cretino. Infatti lo scopo del concorso NON è quello di farsi una bella risata! Le candidature per ciascuna categoria, con le relative spiegazioni, devono pervenire sul blog (precisamente, nella rubrica "Concorsi"); i voti, viceversa, se mai qualcuno volesse farli pervenire in incognito, possono anche essere inviati a lskarlkraus@gmail.com. Ma ricordate: quando segnalate un candidato, NON potete votarlo.

April 15, 2008

La città in vendita

P. BERDINI, La città in vendita, Roma, Donzelli, 2008
Un libro molto documentato, pieno di dati, però molto insoddisfacente. Non è sufficiente, per es.,  buttar lì il numero delle automobili o dei turisti di Roma e pretendere che dal mero dato si deduca la conclusione che il traffico o il turismo a Roma sono “insostenibili” (o “palesemente insostenibili”): è una cosa che si può benissimo affermare, ma ci vorrebbe anche qualche argomento, no?
A me verrebbe voglia di dire all’autore: caro Berdini, abbiamo capito che
- la decisione di non spostare fuori  dal centro di Roma le funzioni pubbliche è un errore;
- il nuovo piano regolatore (di fatto solo una sanatoria di precedenti abusi)  è un regalo alle imprese immobiliari;
- non si è mai fatto nulla per risolvere il problema del traffico a Roma, in primis incentivando il traffico su rotaie;
- il centro storico è ridotto ad una serie di servizi per i turisti (ma non è chiaro cosa suggeriresti di fare: abolire il turismo? E non è forse eccessivo dire che il turismo sta “distruggendo l’identità storica di Roma”);
- dal centro storico  si sono espulsi e si continuano ad espellere i residenti;
- non ti piace l’Ara Pacis di Meier perché secondo te al centro si possono fare solo interventi conservativi (ma allora non si capisce perché contemporaneamente invochi il ritorno all’edilizia pubblica nel centro);
- non ti piace l’attuale Galleria Sordi, soprattutto per via dei tavolini di caffè in mezzo al passaggio (che peraltro mi pare una indignazione palesemente esagerata);
- secondo te ogni cambiamento (dall’apertura di un centro commerciale alla sostituzione dei sampietrini con l’asfalto) è una catastrofe epocale ed  irrimediabile;
ma allora, se i problemi che denunci sono tutti vizi o errori della politica, perché continui a  prendertela col “mercato”? Se i problemi di Roma derivano dalla mancanza di regole, che c’entrano il mercato e l’onnipresente “neoliberismo”?

April 8, 2008

Il Paese della Qualità

Dopo il successo universale di Medea e Arianna!
 
Dopo la Trasgressione di Anna Karenina e Emma Bovary!
 
Dopo la Perdita del Treno di Donna in Carriera e Anziana Con Acciacchi!
 

Conflitto & Laicità, Precarietà & Sogni Infranti in un dramma di Inculcata Pubblicità!
 
Generazione Trenta: "MOLTE trentenni si specchieranno in questa storia" (sans blague!)
 

April 4, 2008

Parlons du diable

-- Parliamo del diavolo, disse. Quel caro, caro Mefisto...

Credo che ci abbiano turlupinati. Goethe ci ha dato delle false speranze.. La verità sulla questione  Faust e su tutti quelli che si danno tanta pena per trovare compratori e concludere l'affare, è che, ahimé, non c'è alcun diavolo per acquistare la nostra anima...

Una successione di truffatori, impostori, imbroglioni e di piccoli faccendieri che promettono sempre, ma non mantengono mai...  Nella peggiore delle ipotesi, il fascismo, i preti o lo stalinismo, con le loro offerte di felicità inaudite, in cambio della vostra anima... Nella migliore, la cultura, l'arte... la miseria finisce così nel lusso, cosa dopo tutto normale in una Europa in cui la sofferenza serve ai poemi e in cui le guerre fanno di più per la letteratura che la letteratura contro la guerra.
 
Non ci sono compratori per la nostra piccola immondizia.
 
Romain Gary. Europa (1972)