Le suicide de Werther
Il suicidio di Werther annunciava già quello dell'Occidente, di guerra in guerra. L'Europa non poteva sopravvivere all'usura operata dalla menzogna nel solo dominio in cui essa era esistita veramente: quello del vocabolario. Le parole le avevano fatto troppe promesse irrealizzabili.
Tutto, in essa, era contraddizione: Nietzsche sarebbe morto d'orrore davanti al nazismo, ma il nazismo gli doveva tutto. Colui che scriveva al suo protettore Ludwig di Baviera delle lettere di una servilità abietta, Wagner, la cui anima non aveva mai cessato di contare i suoi scudi, rivelava allo stesso tempo attraverso il suo genio e la sua piccineria la ragione dell'insuccesso europeo: la borghesia, nel creare la sua cultura, non si sentiva minimamente tenuta da essa, e non concepiva che un'opera di bellezza imponesse delle obbligazioni sociali. Ciò che aveva perduto la Cristianità era di aver lasciato Dio nel cielo, e l'Europa mancò la sua nascita quando essa lasciò i suoi capolavori nei musei, nelle biblioteche e nelle sale di concerto.
Fu la fine quando apparve che un bel poema non creava obbligazioni umane, e non impediva lo sfruttamento.
E tuttavia, questo sogno di un'Europa del quale essa non voleva più sentir parlare, la gioventù lo ereditava oggi fino all'incoscienza con cui la rigettava. Quando gli studenti gridavano "abbasso la cultura-alibi!" obbedivano fedelmente alla cultura, era la cultura che parlava.
Romain Gary. Europa (1971)