Critique post-artiste
Vediamo questo "lessico della contemporaneità":
"Quella che rompe davvero con il moderno, che non lo chiama più neanche post-moderno, ma che impone la contemporaneità con l'evidenza materiale di molti punti di vista: del precario che chiede un salario garantito, dell'informatico che ha bisogno di software libero, della casalinga che rimane in casa per allevare i figli, dello studente che vuole più formazione. Perché non retribuire la vita prendendo atto del fatto che ciascuno, semplicemente per il fatto che vive in una società produttiva, è a sua volta produttivo?"
Impone l'evidenza materiale
COME "impone"? "chiede", "ha bisogno", "vuole".
Quel che NON si sa, e infatti è un "fatto" di cui "prendere atto", è come funziona questo "semplicemente" perchè vivi in una società produttiva, allora sei produttivo.
COME FUNZIONA LA SOCIETA' PRODUTTIVA? PERCHE' E' PRODUTTIVA?(*)
COME si va dal "chiedere", "aver bisogno" e "volere" all'organizzazione della produzione, QUESTO è il problema scomparso dal "marxismo", e quindi la scomparsa del "marxismo". La PRODUZIONE come problema e attività sociale.
"Ricorda la legge classica del valore-lavoro? Il capitale variabile diventava forza lavoro produttiva solo quando era sotto il capitale. Tutto questo è finito. Pur restando al centro di ogni processo di produzione, il lavoro è il risultato di un'invenzione e i suoi prodotti sono quelli della libertà e dell'immaginazione"-
La "legge" classica del valore-lavoro: "finita". I prodotti del lavoro sono quelli della libertà e dell'immaginazione. Ma COME il lavoro produce "libertà e immaginazione"? Creatività individuale ed espressione di sé (=critique 'artiste')? "Esattamente il contrario. Quella è roba evanescente, per chi cerca Dio al fine di darsi un'anima" (à la bonne heure). "Invece ognuno di noi è una moltitudine, un incrocio di cose che ci arrivano addosso e di cose che esprimiamo, ma che hanno significato solo in quanto siamo comuni. È il concetto del 'Comune', da intendere come ricchezza comune, come Res pubblica, ma sempre in movimento come il linguaggio".
La critique post-artiste, passando per il post-strutturalismo, che rompe davvero con il moderno, che non lo chiama più neanche post-moderno.
Ci si accorge almeno che " "Sono stati pochi i passaggi nei quali l'identità non è stata fascista: la lotta dei vietnamiti per l'indipendenza o quella dei neri americani. Ma in questo caso è un'identità che nello stesso momento in cui si afferma, si annulla, diventa universalità. Le sembra che qui stia accadendo?"
E come può accadere se ci si infischia di COME "l'identità" si annulla e DIVENTA "universalità"? COME SI PRODUCE l'identità, e come si PRODUCE l'universalità da quella? "Prendendo atto" che "siamo" comuni. Come DIVENTIAMO 'comuni'?
O come può accadere se questo è il paradigma?
(*)Manuel Castells: The Rise of the Network Society, The Information Age: Economy, Society and Culture, Vol. I.; The Power of Identity, The Information Age: Economy, Society and Culture, Vol. II; End of Millennium, The Information Age: Economy, Society and Culture, Vol. III
(*)Luc Boltansky-Eve Chiapello: Le nouvel esprit du capitalisme
Commenti
"Una Storia d’Italia in quattordici racconti, dal 1848 a oggi".
link
Est-ce que ça bouge, donc?
Indagare
Sorvegliare
Recensire
(pour ma part, j'irai faire mon petit tour là-bas, du côté de Charles River, chez les Econs)
Notevole! Bertinotti che parla di "armonia", Negri che parla di "Comune". Decenni passati a smarronarci col "Conflitto" a proposito (di rado) e a sproposito (quasi sempre) per poi finire nell'elogio delle comunità "lente, stratificate" con tanta saggezza, senso del limite e ricchezza di "beni di relazione", dove si "vive bene" anziché pretendere di "vivere meglio"?
(Almeno Negri, va detto, ammette di essere stato 'marxista' solo in un senso molto particolare)
OK, sarà fatto.
LA STORIA SIAMO NOI
"Una "discensio" (sic) ad infera!", "che culmina in apparizioni metafisiche e nella resa totale dello stampo umano, secondo la sua declinazione italica, che è attualmente a mio parere la punta avanzata della débacle della specie", alla prima persona (?) singolare, che fa "sono disperatissimo" alla sesta parola, e che conclude l'incipit con "io ero nella festa inutile dei lucori borghesi, e lui (il padre, il PADRE!) moriva, solo. Solo. Solo.
Sono, io, sempre, da sempre, solo e, penso, sarò, sempre, solo."
link
Ut ridentibus arrident, ita flentibus adflent, ceu "una risata li seppellirà".
KK: guarda che bisogna un po' trovare il comesichiama dell'affare, il capo della metassa or whatever, che lega tutti i "post" e i "post-post", ect.
Ciao
"io ero nella festa inutile dei lucori borghesi, e lui (il padre, il PADRE!) moriva, solo. Solo. Solo.
Sono, io, sempre, da sempre, solo e, penso, sarò, sempre, solo."
Mica male come epica!!! :)
(Sul capo della matassa: OK)
è il bandolo della matassa
sembra veramente interessante il libro segnalato da francesca
Quello che colpisce secondo me, in questi anni un po' paradossali attraverso cui stiamo passando, non è solo che i marxisti abbandonano il marxismo per forza di cose (l'evidenza storica non si discute: il socialismo ha perso, e poi il socialismo era dispotismo asiatico e uindi ha perso per ben DUE VOLTE!). E' anche che i liberali stessi hanno paura del liberismo economico (Cindia non è un fatto trascurabile per nessuno, neanche per loro!). Insomma nasce una sorta di succedaneo del socialismo marxista che è anche un succedaneo del nazionalsocialismo (nazionalismo protezionista!) fascista e al limite nazista.
Tremonti, che ha scritto un testo illuminante sulla politica e sulla direzione che potrà prendere nei prossimi decenni, ha concepito una delle opere più "di sinistra" degli ultimi 10 anni!
Ci ha messo tutto, anche la decrescita felice, cazzarola, tutto quello che piace alla sinistra antagonista, con una spruzzatina di innocuo spirito cristinao ed europeista (un nazionalismo "continentale", per così dire...)
E poi, ultima novità (molto antica) ha ricreato l'IDEOLOGIA! Questa cosa di cui tutti sentiamo il bisogno ma in cui non riusciamo più a credere...
Secondo me, se Bertinotti e Tremonti non fanno la pace è solo per non peredere troppo la faccia, visto che si sono (in qualche modo) fatti la guerra fino a poco fa.
Adriano, Tremonti non scrive come Naomi Klein. Naomi Klein (et omnes gregis eius) scrive (da sempre) come Tremonti, e se non te ne accorgi è precisamente perchè ti manca una idea di che cosa significhi "superato" o "evidenza" o "storica", come nell'espressione "superato dall'evidenza storica".
Il tema "pensare la contemporaneità" o "fine della modernità" è di grandissima rilevanza: KK è ormai un esperto e vedrai che te lo rintraccia a cominciare da William Blake, tanto per partire da un punto qualsiasi, passando per Keynes, ect ect ect ect.
Il "marxismo" non è più 'morto' o 'vivo' della Politica di Aristotele o dell'Eneide, e piuttosto sarebbe ora di capire perchè lo si è abbandonato ai preti retrogradi e tremebondi di quella che chiami "sinistra" (mirabile dictu) "antagonista" (imbecillitas quam maxima), come già successe appunto a Aristotele e al latino, con varie conseguenze fâcheuses, compresa la laicità trasformata in devozione bigottissima della lumpen-bourgeoisie tenacemente attaccata a quella che chiama la sua "anima", che si vorrebbe - non si sa perchè - virulenta.
Lunga storia.
Dunque nell'intervista di Negri, o in quella di Bertinotti, la cosa notevole è la pochezza dello sforzo, se lo compari alla natura della questione, alla sua storia, e a ciò che succede nel mondo at large.
Stay tuned, e KK prima o poi si esprimerà meglio di quanto possa fare io.
KK,
non so come va il racconto, che potrebbe benissimo essere del genere "epico", ma che al momento mi pare "biblico".
Il Padre è morto, e io sono solo.
Dove ho già sentita questa?
Nel Salmo 22? "Eloi, Eloi, lamma sabactani"?
O "Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me?" in Marco 15.34?
O "Gott is tot, und wir haben Ihn getoetet"?
O Icarus è caduto e nessuno se n'è accorto?
"Perchè mi hai abbandonato", solo che mi "rivolto" perchè scendo ad infera invece di ascendere alla Destra de M. Le Père, e perchè invece di dire "perdona loro" dico "si décompongano" e non se ne parli più?
O ancora peggio, "Padre perchè ti ho abbandonato"?
Io ho un orecchio corrotto, che cce pozzo fa'? Ma uno che esordisce con "sono disperatissimo" e poi va avanti per 100 sontuosissime pagine che cominciano con una descrizione minuziosissima della Stazione Centrale per arrivare a trovare lo "stampo umano", reso (nel senso di 'reddere', immagino) nell'incarnazione italica che è la più avanzata nella "decomposizione della specie", mi fa pensare che non sta descrivendo la Stazione Centrale ma la "superficie étincelante" per meglio passare agli Inferi sotterranei. Mostrare la putrefazione per MEGLIO far risaltare La Virtù?, secondo un topos vecchissimo. Troppo, lusso, con, virgole.
Dubito che in fondo agli Inferi trovi un povero diavolo così povero da accettare la 'disperazione', neanche in regalo.
Ma ovviamente attendo lumi.
Ciao
Adriano,
per cominciare a vedere la distanza che c'è tra il marxismo e la sinistra italiana contemporanea, forse non c'è niente di meglio che guardare l'annata 1991 di Cuore
link
linkata da Alberto/Pragmi.
Dai in particolare un'occhiata al pezzo di Michele Serra nel n. 13 ("Che cos'è il capitalismo"), da cui si apprende nientepopodimeno che il capitalismo consiste ne "la rimozione del concetto del limite".
Capito? Decenni a strillare "vietato vietare" per poi finire a tenerci pensosi sermoni su "questo non si può fare, quello è immorale, non fate il passo più lungo della gamba, rispettate la saggezza dei vostri vecchi", come le nonne e i papà di una volta, o come i preti di tutte le età.
....e la cosa strana è che Marx prometteva proprio l'opposto: l'uomo dio, senza limiti, liberato dalla paura e del bisogno, ecc.
Una vita liberata dal compromesso, che è poi la vera natura del limite umano....
La cosa però si giustifica col fatto che, se non possono star bene tutti, tutti devono fare sacrifici, perchè la solidarietà è il valore supremo, anche rispetto alla felicità personale...
Anche questo è vero, anche se detto così è anche molto pretesco!
... cioè la cosa è iniziata quando è caduta l'urss. Allora la speranza in una umanità che rifiuta il mercato è svanita miseramete. Non che la sinistra italiana (quella avanti, sartriana) ci sperasse molto nell'URSS, ma era comunque l'altra metà del mondo.
Caduta essa, è caduta la fiducia nell'altro mondo possibile, che è poi rinata come vaga aspirazione a un mondo di mercato sì, ma GIUSTO... in un mercato che premia i migliori e non i più furbi e che comunque ha rispetto dei diritti umani lementari: mangiar curarsi ecc. (già Weber diceva che il capitalismo è profondamente etico, ma i marxisti italiani se ne accorgono solo oggi, per necessità di campanile!)
Ma questo è sempre stato ciò che dicevano i preti, oppure i repubblicani moderati alla Mazzini (che non era per nulla pretesco!)
Da qui la convergenza tra Chiesa e sinistra su molti temi economici e sociali.
MA poi Tremonti mi ha spiazzato: anche lui (!!!) contro il Capitale... ALLORA mi sono detto, SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA! SIAMO TUTTI D'ACCORDO, FINALENTE IL SOCIALISMO RINASCE COME IDEA UNIVERSALE, anche se un po' rivista rispetto ai tempi di MArx...
Sembra che, almeno in Occidente, sul piano delle mera teoria beninteso, siamo arrivati finalmente a un accordo, a una pacificazione rispetto al passato.
Che poi Francesca mi dice (se ho capito bene...) che Naomy Klein (cioè non la stilista, si intende) riprende temi del pensiero liberale contro il mercato, questo è solo un tassello ulteriore. Allora anche questo pensiero non è mai stato del tutto cinico e reazionario...
E poi io insisto, ciò che più manca alla gente di sinistra OGGI è l'IDEOLOGIA: avere un'ideologia in qualche modo egualitaria è oggi la sua prioprità assoluta e quindi anche la chiave per conquistare QUELLA gente.
Se poi è (un po') di destra non importa, con i chiari di luna di oggi i marxisti debbono accontentarsi, poveretti! e lo sanno! basta che sia buona e possibilmente anche un po' "buonista"... :-)
... a 'sto punto ditemi cosa pensate di Tremonti, sono curiosissimo.... PLEASE!
Cosa vuoi pensarne, Adriano? :))
Apri per es. la pag. 5 di T. e leggi cose come queste:
"E' finita in Europa l''età dell'oro'. E' finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la 'cornucopia' del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. (...) Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori aprtiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa -vedremo chi e che cosa - ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il 'vaso di pandora', liberando e scatenando forze che sono ora difficili da controllare".
Vai poi a pag. 72: "Ed è proprio dal '68 in poi che sono invece scomparse dal vocabolario della sinistra, come se fossero state sbianchettate, le parole autorità e responsabilità, morale e dovere. Perché l'essenza del '68 è precisamente nell'assenza di valori, nella decivilizzazione prodotta dal relativismo"
Per finire con l'edificante paginetta finale:
"Un tempo sui tram c'era un cartello che invitava i passeggeri a 'Non parlare al conducente'. Ora è come se quel cartello non ci fosse più. Il tram si è fermato, i passeggeri litigano fra loro e, per parte sua, il conducente discute con i passeggeri. Non c'è un progetto comune se non c'è rispetto comune, se non c'è unità di intenti, se non c'è perseveranza nel perseguirli."
Si tratta con evidenza cristallina di un testo di destra allo stato puro, quasi da esempio scolastico. Ci sono tutti gli ingredienti:
- il progresso è una favola, un mito
- chi si mette alla testa del 'progresso' con l'illusione di guidarlo e programmarlo sono 'illuminati', 'fanatici' che aprono il vaso di Pandora
- il corso della storia non si può fermare, ma il politico savio può rallentarlo e rendere la sua affermazione meno gravosa
- la sinistra ha dimenticato l'importanza di autorità e responsabilità, morale e dovere, intorducendo "decivilizzazione, assenza di valori, relativismo"
- se il conducente del tram si mette a parlare con i passeggeri, il tram si ferma e non va più da nessuna parte. Lo Stato è come un tram: non bisogna parlare al conducente.
Tremonti, nonostante le arie, non è certo uno di vasta cultura. Se riesce a scrivere un libro che per qualcuno può passare per un'opera "di sinistra" o giù di lì, è perché da decenni ormai a sinistra si producono testi in cui si condanna o irride il progresso, si invoca il recupero dei valori tradizionali, si denuncia la hybris dell'Occidente ecc. Naturalmente a 'sinistra' non troverai nessuno che faccia l'apologia dell'ordine e dell'autorità, o del 'non parlare al conducente', ma in questo caso il confronto, in termini di onestà intellettuale, va tutto a vantaggio della destra: che almeno ha le palle di dire le cose come stanno (cioè che il ritorno ai valori dei nonni implica il ritorno alle società 'tradizionali' e quindi l'autorità), mentre la 'sinistra' si limita a parlare d'altro (la lentezza, le società stratificate in cui ciascuno ha il suo posto - conducente e passeggeri, ovviamente;-)) -, il Mediterraneo, le identità....)
Conclusione: queste non sono destra/sinistra: sono due diverse specie di destra, una sincera (cioè che si dichiara come tale e non arretra davanti alle conseguenze) e una insincera (salaud, come direbbero i francesi).
La sinistra è tutta un'altra cosa.
La sinistra di oggi è DI DESTRA!
Questa è grossa, biosognerebbe mandarla a un qualche giornale, per aprire un dibattito nazionale.... tutto il tuo intervento lo meriterebbe, ma non so se gli italiani lo aprezzerebbero particolarmente.
In ogni caso, finito il conflitto di classe, un conflitto ci è pur sempre rimasto: quello di interessi, di Berlusconi! :-)
opus hoc - Kake - examinare oportet:
link
contra:
link
Gli manca - ut videor - l'analisi veritablement di sinistra: quella della trasformazione della base materiale, ed in particolare della organizzazione della produzione e del lavoro, che trovi in Boltanski-Chiapello, in Stallabrass, e in Castells et così via, tanto per limitarci a questi.
Anzi guarda: questa (link) prefazione non si domanda, come ci siamo domandati noi quella volta, perchè da voi il 'travaso' è andato nell' "industria culturale italiana(*)" invece che, come altrove, nella Silicon Valley o nell'Open Source - per dire, ma - dice il tipo - "sono rimasto colpito dalle frasi che spiegano la differenza che ha avuto nell’immaginario nostrano la partita di calcio Italia-Germania finita 4 a 3 durante i mondiali in Messico del 1970 (si trattava solo di una semifinale), rispetto alla vittoria finale dell’Italia, sempre sulla nazionale tedesca, nei mondiali del 1982 in Spagna".
"rimanere colpito dalle frasi", "l'immaginario collettivo", "i mondiali" (arte contemporanea). Cioè restare perfettamente all'interno dei materiali e dei procedimenti e dei manierismi di essa "industria culturale italiana", laddove quell'altro (Castells) studia l'economia e la struttura delle reti, i nodi di produttività e di finanziamenti, e l'urbanistica, ect ect ect.
(*)A me pare che "industria culturale italiana" usata in quel modo sia appena un'etichetta, perchè non vedo da nessuna parte la più vaga idea della nozione di "industria". E non è che te la puoi dare a forza di "frasi" e di "immaginario" e di formule magiche tipo "neolibbberismo", ect, così che abbiamo una pura fenomenologia, ma non una critica.
Chi la fa 'sta critica?
Però sono davvero davvero contenta: il me semble que oui: ça bouge pour de vrai, cette fois-ci!!
PS: Caro Adriano. NO. Non diciamo affatto che la "sinistra è di destra". Diciamo che la 'sinistra' non c'è, e quel che c'è non è capace di riconoscere la 'destra' (o i 'clericali'). Che non c'è perchè, dovendo fare i conti con il mondo, che è la sua ragion d'essere, ha preferito suicidarsi, ma scegliendo di farlo nel modo più mélodrammatico possibile: cantando l'aria finale per 40 anni.
E il fatto che non ci sia una sinistra ma solo pessimi performers, mielosi o solforosi, Sturm und Drang o Disneyland, 'radicali' o 'rococo', chics o cafoni - tutto questo non ha la minima importanza - è una tragedia di dimensioni storiche.
....va bene, la sinistra non c'è (più)! Ma allora non potete darci qualche idea per ricostruirla?....
CONTIAMO SU DI VOI!!!!!!!! ;-)
(Sennò io resto un simpatizzante di Tremonti, che almeno - come dice kk - di certa sinistra è più sincero, di altra è più moderno.
Comunque il suo testo non l'ho ancora letto, perchè la biblioteca non lo sgancia e io non lo voglio comperare).
Ohi, Adriano, ci stai facendo un bellissimo complimento! Grazie! :-))
Ma la 'sinistra' non si ricostruisce su un blog, ahimé. Ci si può al massimo cominciare...
Però sulla tua recensione ci conto.
P.S.: ma se continui a rimandarmi delle versioni sempre aggiornate del tuot esto, mi tocca ricominciare daccapo ogni volta! :-)
Adriano,
prendi questo testo: link
dove si trova questa cosa straordinaria:
"Ma come sono conciliabili capitalismo e decrescita? In nessuna maniera. Il capitalismo è fondato su un'equazione che è un esponenziale. Ogni incremento annuale è proporzionale a un certo coefficiente moltiplicato il capitale stesso".
Vediamo prima una questiona banale.
Per vari motivi quando i contabili parlano di un "incremento annuale" intendono un incremento percentuale: non "quest'anno abbiamo prodotto 100 uova in più", ma il 2% in più (per esempio).
Questo si scrive:
dU = U * 0.02, dove 0.02 è il coefficiente.
Ora nota una prima cosa: anche solo limitandoci alle funzioni continue e derivabili, monotone e crescenti, ce ne sono infinite di cui si possa dire che
dU = U * coeff. per un qualche anno.
Supponiamo per esempio che U cresca linearmente:
U = coeff * x (x = indice dell'anno), allora dU = coeff ogni anno, e dU/U = 1/x. Dunque dU/U = 0.02 al 50 anno.
NON BASTA dire che dU/U = 0.02 (o, che è lo stesso, dU = U * 0.02) in un certo anno per affermare che U cresce 'esponenzialmente', cioè non basta osservare l'incremento percentuale di un anno per dire che quella è una equazione differenziale, che dunque si può integrare per affermare che U cresce 'esponenzialmente'.
Fra le infinite funzioni di quel tipo l'esponenziale ha una proprietà speciale, e cioè dU/U = coeff. IN OGNI ANNO, con coeff = costante e uguale per ogni anno.
E infatti l'equazione "capitalista" della crescita NON C'E'. Ci sono diversi modelli che tentano di dar conto di come va questa 'crescita', e te ne cito due semplici:
1-la teoria di un certo Dr. Karl Marx, di Treviri, che NON prevede una crescita esponenziale manco per niente (prevede anzi una diminuzione del "saggio di profitto")
2-il modello di Solow, che è insufficiente. Vedi per esempio qui:
link.
Supponiamo però che il tipo IPOTIZZI che la curva di crescita è esponenziale (con ottimi motivi empirici, ma empirici, perchè NON ci sono modelli analitici definitivi).
Allora l'unico modo di conciliare "Ogni incremento annuale è proporzionale a un certo coefficiente moltiplicato il capitale stesso" con una evoluzione esponenziale è che l'"incremento annuale" di cui parla, senza che ci dica CHE GRANDEZZA è quella dell'"incremento annuale", sia il "capilate stesso". Che ciè il tipo stia affermando:
dK/K = coeff.
Bon. Questa NON è nessuna "equazione del capitalismo". E a parte questo, sorgono una serie di questioni:
Dov'è finito il PIL? perchè quando si parla di crescita è del PIL che si parla. Ora K (il capitale) e il PIL non sono in nessuna relazione "ovvia". Ma anche ignorando in che relazione economica sono queste due grandezze, si dovrebbe capire subito che c'è almeno questa differenza (di cui abbiamo parlato spesso): K è una grandezza integrale (o livello), mentre il PIL è una grandezza differenziale (o flusso). Dunque caso mai non K, ma il coefficiente è in relazione al PIL. Ammesso (ed è una profonda cazzata anche empiricamente) che il consumo di petrolio sia proporzionale al PIL, allora in quella "equazione del capitalismo" questo consumo è costante, perchè è costante il coefficiente (altrimenti K non cresce 'esponenzialmente'). Basta l'intuizione per questo: i barili di petrolio consumati in un anno hanno la dimensione non di "energia" ma di "potenza", e quel che limitano (in quella 'equazione') non è la crescita del livello di K, ma la velocità di crescita del livello di K.
Sarebbe stato MOLTO meglio se invece del consumo di petrolio avesse parlato di livello delle emisioni, perchè quello è almeno un LIVELLO. Se il consumo (flusso) di petrolio è costante allora il LIVELLO delle emissioni aumenta.
Ma non gli è venuto in mente.
Inoltre sempre ammettendo che quella sia l'equazione "giusta", allora K cresce tanto più velocemente quanto più si riducono i consumi. Questo non te lo spiego e te lo lascio 'per esercizio'.
Scusate se mi intrometto.
Io trovo molto interessante, in questo articolo di Rep:
link
questo passo:
"I francesi, che non mancano di un certo umorismo, hanno proposto di ripristinare un qualche "metodo scientifico", termine che non udivano dai tempi della Quarta internazionale, per mezzo di un comitato di saggi incaricati, se intendiamo bene, di trovare una verità "oggettiva". Intenzione apprezzabile, ma purtroppo destinata a confermare, temiamo, la tendenza degli scienziati a modulare la verità sui desideri dei governi cui essi devono l´incarico. Però forse un comitato siffatto riuscirebbe a restringere il ventaglio delle verità soggettive, allo stato francamente troppe".
Si può seriamente dire che stabilire una "verità oggettiva" mediante un "metodo scientifico" è roba da IV Internazionale, e che il massimo che il metodo scientifico può ottenere è "restiungere il ventaglio delle verità soggettive"?
In poche parole, un PESSIMO argomento se quel che si vuole è discutere la relazione del capitalismo e del consumo di energia.
Ripeto: quel che fa schifo non è che si discuta il capitalismo, che NON ha bisogno di essere incompatibile con la decrescita per meritare di essere discusso e crticato e magari 'superato', ma che si 'discuta' in quel MODO.
Perchè poi c'è altro: il socialismo è compatibile, lui, con la décrescita? Lo è il "bolivarismo"? Per esempio leggi questo (qui: link
"Vedo un Venezuela che ha utilizzato le sue enormi risorse energetiche per creare un modello economico e sociale fondato sull’austerità, il riciclaggio e il rinnovamento. Che non dipenda più dagli idrocarburi, e sia un esempio per il mondo."
E più avanti:
"Saranno concluse le grandi opere che faciliteranno le comunicazioni.
Un secondo canale centroamericano e i raccordi che faranno dei fiumi Orinoco, Río Negro, delle Amazzoni e Río de la Plata un'unica via fluviale. Nuove autostrade e ferrovie uniranno la regione".
Non ci sono solo gli "immorali" che parcheggiano il SUV in doppia fila, ci sono gli "immorali" che parcheggiano cazzate su internet e sui giornali, lentezze nel Mediterraneo, ect. A me sembrano "immorali" nello stesso modo.
Ciao
Non voglio mentire, semplicemente il tuo intervento mi riesce incomprensibile. L'ho riletto più volte ma quel che ne ricavo si approssima allo zero!
Sul capitalismo, io non credo - per quel pochissimo che ne so o credo di saperne - che debba portare a un aumento della produttività e del reddito ma che si basi sull'idea e sulla pratica sistematicamente (o quasi) perseguita della massimizzazione razionale dei profitti, quindi potendo anche di un loro incremento.
Ma non penso che questa crescita DEBBA avvenire nè che laddove essa non avviene, anche a livello complessivo, debba andare in crisi il capitalismo come sistema.
Di più non so dire, nè ci provo!
Tanto per darti un'idea, debbo ancora leggere Defoe e capire cosa sia 'sto PIL maledetto!
Come vedi, mi mancano le basi.
Senti Adriano. Forse hai capito la cosa essenziale: bisogna capire. Bisogna porsi il problema di capire.
Mi dispiace se non sono riuscita a spiegarmi. Nota che non stavo discutendo il "capitalismo" o in generale l'"economia", ma solo - a solo titolo di esempio - quella frase:
"Il capitalismo è fondato su un'equazione che è un esponenziale. Ogni incremento annuale è proporzionale a un certo coefficiente moltiplicato il capitale stesso".
Perchè vedi? Si potrebbe discutere in eterno se il capitalismo è davvero 'fondato su quella equazione'. Per esempio NON lo è né secondo l'economia classica, né secondo quella keynesiana, né secondo Marx, che su come funziona il capitalismo ha scritto appunto Das Kapital. La cosa andrebbe avanti in eterno perchè c'è sempre la valvola di sicurezza: "ma è una roba per soli addetti ai lavori, non c'è consenso, si vedrà fra 800 anni, etc".
Ma si può dare per buono che lo sia e allora le conseguenze che ne tira il mentecatto NON si giustificano PROPRIO perchè si serve di quella equazione. E per far questo basta il Calculus de liceo.
Per esempio: un poveraccio mi scrive una letterina piena di apprezzamenti sulla virtù di mia mamma, ect, e poi pone questa bella domanda che dovrebbe tagliare la testa all'asino:
"chi lo ha detto che è una funzione monotona crescente?".
Vuoi spiegare tu come fa una esponenziale a non essere monotona, e una crescita esponenziale a non essere monotona e crescente?
Ciao.
Non ti preoccupare di non sapere: quello si cura facilmente. Preoccupati se non ti preoccupa di sapere o non sapere.