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La "N" e la "C", Miraggi Catartici

"Demeure; il faut choisir, passer à l'instant
 De la vie à la mort, ou de l'être au néant.
 Dieux cruels! s'il en est, éclairez mon courage.
 Faut-il vieillir courbé sous la main qui m'outrage,
 Supporter ou finir mon malheur et mon sort?
 Qui suis-je, qui m'arrête, et qu'est-ce que la mort?"

Questa è la traduzione del "to be or not to be" di Hamlet, par Voltaire.

C'è un intero capitolo intitolato "The French and Shakespeare: The Age of Voltaire" in un bel libro di Robert e Isabelle Tombs: "The Sweet Enemy. Britain and France: the history of a love-hate relationship" Vintage Books, 2006. (Marito e moglie, lui inglese lei francese), che illustra una fase importante della formazione culturale non solo della 'love-hate relationship' fra quei paesi, ma dell'Europa intera.

Perchè Voltaire, non Uno Qualsiasi, compie quella incredibile (ai nostri occhi di oggi) operazione? Il primo commento 'recorded' (ah! gli storici inglesi, e la loro ricerca nei 'records'!), del 1704, su Shakespeare suona così: "Shakespear has quite good imagination, thinks naturally, and expresses himself with finesse; but these qualities are overshadowed by the rubbish he mixes into his plays".

Il teatro classico francese era filosofico (intorno a dilemmi morali), Shakespeare era psicologico (intorno all'esplorazione del carattere). Il francese era basato sulla descrizione poetica di avvenimenti invisibili, Shakespeare sulla loro messa (letteralmente) in scena (inclusi quelli sgradevoli come risse e uccisioni). Per i francesi il teatro doveva essere uno spazio protetto e civilizzato, anche se poi l'impresario-attore Garrick scriveva nel suo diario: "the French can't bear Murder upon ye Stage but rack Criminals for small thefts". In Shakespeare (Cymbeline, II.2) si trovano dialoghi come questo: "What time is it? - Almost midnight, madam", laddove in Racine la risposta sarebbe stata "Il giorno attingerà bentosto il suo ultimo riposo".

Con la sconfitta di Napoleone (l'ultimo episodio della 'seconda guerra dei Cento Anni, 1688-1815', secondo l'interessante tesi degli autori) la cosa si inverte, Shakespeare viene (arbitrariamente - methinks) appropriato dal Romanticismo, che in Inghilterra e soprattutto in Germania aveva anche una tintura ideologica anti-francese, per l'appunto. I Francesi si mettono a drammatizzare la vita, (senza i cui grandi romanzi non si capisce il Socialismo, fra l'altro), ma i critici, questa volta borghesi, inventano il "messaggio catartico", secondo l'espressione di Mirage: si può parlare di adultere a condizioni che finiscano sotto un treno o avvelenate con l'arsenico, la Cousine Bette può essere una perfida "in carne e ossa" che non declama puri alessandrini e armeggia in cucina, purchè ci faccia il piacere di morire fra atroci tormenti, ect ect ect. Nell'Inghilterra Vittoriana le matrone sottraggono alle fanciulle i romanzi francesi che leggono i loro mariti al club, matrone e mariti ugualmente convinti che si tratti di titillazioni.

E basta questo a provare che l'arte non separa "il reale" dal "procedimento estetico", ma al contrario conferisce al reale col "procedimento estetico" (che non funziona, del resto, che quando non è un semplice procedimento) una maggiore densità di verità.

Che c'entra tutto questo con la cazzata della settimana (che non è la cazzona della settimana)?

Niente del tutto. Perchè una potrebbe, in un primo momento, credere che "la cazzata" non sia che una delle innumerevoli manifestazioni di questa accelerata rincorsa all'indietro verso la "cultura" XIX o addirittura XVIII-siècle, imbecille e preoccupante mica perchè è all'indietro, ma perchè è all'indietro e - par là - inautentica. La cultura XIX poteva anche essere spregevole in molti suoi aspetti, ai nostri occhi, ma era XIX nel XIX, non nel XXI.

No. L'ho messo qui perchè volevo suggerire ad Anna Diana, che si sposa, un testo per le sue nozze, non per forza per la Cerimonia nella Chiesa, ma magari per salutare i suoi invitati alla fine delle celebrazioni, e mi era venuto in mente il Midsummer's Night Dream, Oberon e le fairies che si ritirano nel V atto, che poteva forse recitare il 'best man' dello sposo. Una cazzata del genere. 

E mi sono imbattuta in questo qui e in quel fenomenale "warning" all'inizio, e quall'altra faccenda sul dibattito in corso presso il Religious Right!! Per rispondere all'"indovinello" di Mirage: il fattore Nuts and Cons, e - c*%%o! - se questo non mi fa vincere un'edizione del 1568 delle Vite di Vasari scrivo subito all'Antitrust e al Codacons!

La cazzata della settimana è tutt'altra e più schifosa faccenda, secondo me.

In "Architettura della Felicità, di A. de Botton, recensito qui da Anna Diana tempo fa, c'è una foto in cui il Feldmarschal Goering parlotta con l'ambasciatore francese e altri due generali in un salone alle cui pareti sono appesi una Lucretia di Cranach e un trittico (vado a memoria, non ricordo esattamente) medievale. Io ne ho una (che non ho sotto mano) in cui un Gerarca fascista vestito di nero e grondante di insegne lugubri se ne sta coi suoi stivali sul pavimento intarsiato della cattedrale di Siena, e lo guarda con l'aria di un Padrone soddisfatto di come stanno venendo i suoi carciofi, con affianco una dama tutta vaporosi tulle alle quali - mi immagino - sta spiegando il "genio italiano" nella coltivazione di detti carciofi.

Sono cose come queste che introducono a un certo punto nella cultura europea questa constatazione: si possono benissimo pianificare ed eseguire massacri all'ombra di opere d'arte 'sublimi', e lo si può tanto più in quanto di esse opere non vediamo che il "sublime".

Ed è di questo che si agisce (non si 'parla': i romanzi non 'parlano'. Se parlassero il Feldmarschal e il Gerarca li sentirebbero) in Lolita.

E il bello è che un certo blog di persone autenticamente 'colte' (questo è essenziale: NON si tratta di smorfiosi, di poseurs, di snobinards, ma di persone autenticamente colte) era decorato tempo fa con una fotografia che mostrava in primo piano due bellissimi giovani dalla faccia intelligente seduti su un canapé, uno con un braccio adagiato plasticamente sul comesichiama, l'armrest, al capo del quale pendeva una mano sensibile che reggeva una flûte senza nessuno sforzo, come la più naturale cosa del mondo, illuminati da quel che appare come il bagliore di un grande schermo luminoso tipo LCD da 70 pollici, e il loro sguardo intenso concentrato su questo. Alle loro spalle una dama in un nero elegante versa champagne (o qualcosa di simile) da una bottiglia, e in FONDO, dietro le spalle dei giovani e dietro la dama, una grande biblioteca carica di libri. Epoca: Festival di Cannes, 2008.

Naturalmente non ho nessuna ragione di credere che questa foto dica di quei signori quel che le altre dicono di Goering o del Gerarca. Et pourtant...

Come è possibile che tutta questa dimestichezza con l'arte, tutta questa perfezione di forme e di stili non vi ricordi, dopo Lolita, che la dimestichezza con l'arte e la perfezione di forme e stili non garantiscono la vostra innocenza? Che non basta apprezzare la loro bellezza, che anzi non la si apprezza che in modo superficiale, se non ci si sente compromessi con quel che agiscono di <em>vero</em>?

Come è possibile che non vi forniscano che raffinatissimi insulti e abbaiamenti contro la cazzona, contro i cazzoni, contro il "Paese di merda", contro gli "Italiani di merda", che non ve ne serviate che come un deposito di risorse (non rinnovabili, fra l'altro) per abbaiarvi e azzannarvi e spregiarvi su immani e meschinissime cazzate, il toupet di Berlusconi, l'ulrima battuta di Barbara o del Ministro, quando accanto, sul margine di sinitra dello stesso blog di Karl Kraus, avete l'esempio di ordinari esseri umani per i quali l'arte e lo scrivere puramente - solamente - terrestri, senza ricercatezze, senza Festivals del Cinema, sono mobilitati non dico per battersi ma solo per sopravvivere al massacro e all'oppressione VERE, in Zimbabwe? 

Anche solo: What do you do for fun? Il lavoro, gli affanni, i colleghi stupidi, Berlusconi, aaa crisi, d'accordo. Ma quando vi riunite fra persone che si stimano e si vogliono bene? Se il giorno vi inferocite sui cretini, la sera vi dilettate di cretini?. E vi serve una biblioteca per inferocirvi o dilettarvi di cretini? Non capita di ridere per qualcosa invece che di qualcuno? Non capita di palpitare per qualcuno invece che di palpitare contro qualcuno?

C'è una speranza che 'sta storia di New Italian Epic vi faccia uscire da questa palude? Forse ne avete finalmente! abbastanza di "monstrous incuriosity"?

Allez, je vous embrasse.  

 

Commenti

la foto dei due mollement balancés era da me, ho dovuto rileggere per accorgermene. erano paolo, maurizio e daniela alle spalle. questo, ad ogni modo, è un bellissimo post. che sottoscrivo in ogni riga

adlimina | June 26, 2008 2:53 PM

"Somebody will probably tell you that Bottom is a parody of Puritanism, the Elizabethan version of our own Christian Right. These people sought to "purify" religious practice and popular culture. One item on their political agenda was making theater illegal. The Puritans were unpopular with folks who liked to go to Shakespeare's plays. Shakespeare parodies Puritans elsewhere (do you understand the joke in the opening line of Julius Caesar?) The claim that Bottom is a caricature of a Puritan rests on the following:

He is a pretentious, loud-mouthed fool;

He gets a donkey head for a while;

He attempts to quote Paul ("The eye of man has not heard...");

Commentators will tell you that a disproportionate number of weavers were Puritans. I am not aware of any evidence that this is true.

You'll need to decide for yourself whether Bottom is a Puritan. Members of the Religious Right would occasionally blast "A Midsummer Night's Dream" as "satanic", etc., because of the magic and nature spirits. When I first posted this page in 1994, there were several links; all have disappeared.
Christian Answers -- a conservative Christian site, praises "A Midsummer Night's Dream" for its family values."

Fantastico!

KK | June 26, 2008 2:56 PM

nessun lcd... et pourtant questo è un post che sottoscrivo praticamente in toto

adlimina | June 26, 2008 3:05 PM

in effetti disperarsi per l'imbecillità è del tutto inutile, il fatto è che l'imbecille quasi sempre arreca danno perché aggredisce come una cellula cancerosa. il disperante non è mai un grande stratega, se attaccato si inibisce e coltiva un tumore, portato a caccia preferisce l'ombra di un albero e l'attesa della sera. è bene sapere però che dal suo piagnisteo sono nati sofocle, shakespeare manco a dirlo, il qohelet, l'immenso tolstoj... freud ha inventato poco, così come bach. la loro genialità è stata quella di costruire un nuovo linguaggio con le vecchie lingue: la lingua della necessità. quella che gente come freud, bach o einstein hanno decifrato violentando la loro disperazione. è contro natura il genio che batte il Grande Indifferente (dio? il demiurgo?) nella solita faticosa interminabile partita a scacchi. conoscere il Male significa anche praticarlo, ma in un laboratorio, replicarlo come in un esperimento. capire la necessità che sottende l'estetica dell'atto, anche quella del più martoriante degli stupri, le sue ragioni anche le più terribili, che terribili non sono mai perché solo al primitivo è concesso essere terribile. biblioteche e aboiements a parte, non tutto è quel che appare. specie qui. salut

adlimina | June 26, 2008 6:33 PM

quale onore Francesca che un mio commento abbia dato lo spunto a così forbita ed aulica dissertazione !
Ma grazie!

Dunque, io a differenza di Adlimina che pare abbia compreso interamente il tuo post tanto da sottoscriverlo in "ogni riga", penso di averne compreso discretamente il senso ma solo fino al rigo che finisce con "...se non ci si sente compromessi con quel che agiscono davvero...?"

A partire invece dal rigo che inizia con "...Come è possibile che non vi forniscano che raffinatissimi insulti e abbaiamenti ..." in poi, non ho capito più nulla. Ma forse ho bisogno di rileggere con piu attenzione.

Riguardo alla prima parte per me comprensibile, i punti essenziali credo siano i seguenti:

1) l'arte non separa "il reale" dal "procedimento estetico", ma al contrario conferisce al reale col "procedimento estetico" (che non funziona, del resto, che quando non è un semplice procedimento) una maggiore densità di verità.


2) si possono benissimo pianificare ed eseguire massacri all'ombra di opere d'arte 'sublimi', e lo si può tanto più in quanto di esse opere non vediamo che il "sublime".
Ed è di questo che si agisce in Lolita.

3) Come è possibile che tutta questa dimestichezza con l'arte, tutta questa perfezione di forme e di stili non vi ricordi, dopo Lolita, che la dimestichezza con l'arte e la perfezione di forme e stili non garantiscono la vostra innocenza? Che non basta apprezzare la loro bellezza, che anzi non la si apprezza che in modo superficiale, se non ci si sente compromessi con quel che agiscono davvero?

Bene, riguardo a questi 3 punti cercherò di replicare più tardi perchè ora non ho tempo.

Tu intanto Francesca, perchè non fai una visitina al mio blog e magari scrivi un commento su uno dei miei post a tua scelta ?
Sai, non ci scrive mai nessuno sul mio blog ... mannaggia !!!!

A dopo!

MIRAGE

MIRAGE | June 27, 2008 8:46 AM

Non capita di ridere per qualcosa invece che di qualcuno?
E' talmente condivisibile e bella che, se trovo un pazzo furioso che mi rilascia fidejussione, potrei incominciare sul serio a pensare di farti avere il Vasari.

etienne64 | June 27, 2008 1:07 PM

Ad Limina,

E' inutile disperarsi per l'imbecillità, ect? Non può essere questo ciò che intendo, se dico anzi che non il "disperarsi", ma neanche la Cappella Sistina può impedire a un tizio in uniforme, ect. L'utile o l'inutile non c'entrano.

"Le silence éternel de ces espaces infinis m'effraie".

D'accord.

Ma il ritmo sapiente di questa frase squisita non ti rincuora? Magari Leonardo inventa una contraption volante e in questi espaces infinis si slancia a vedere?
Non dico mica che il ritmo sapiente o la contraption volante li colmano 'sti spazi infiniti, o che lo popolano di suoni armoniosi, 'sto silence éternel. Time is out of joint; faut vivre (et mourir) avec. Eh bien voilà: noi fabbrichiamo ritmi sapienti o contraptions volanti. Futili, je veux bien, fragili, perdono pezzi a ogni scuotimento. E li rimettiamo insieme. Je te parle - credo - di "necessità che sottointende all'estetica dell'atto", justement.

Ma bisogna capirsi. O è necessità o non lo è, o è estetica dell'atto o è solo estetismo. Per esempio: è necessità quella che spinge a spiegare che "detesto spiegare".
Bisogna capirsi: non è che tutti i silences sono éternels, o les espaces infinis. Il telefono che non suona mica è per forza un silence éternel; una domenica pallosa mica è per forza un espace infini. E come faccio a sapere se ho fatto il giro del Tutto prima di dire che sono disgustata di Tutto? E' una speranza lancinante di gusto che fa dire "disgusto di tutto".
Persino il trombone Pascal è costretto a negare, dall'atto estetico con cui parla del suo sgomento, il suo proprio sgomento. (Ma scambio volentieri tutte les sue Pensées contro una a caso delle tue).

E siamo sicure che siamo sufficientemente disperate se siamo così sicure che il Male che pratichiamo per esperimento non sfugga dal laboratorio? O se lo siamo, siamo sufficientemente disperate se l'idea neanche ci viene che, pur non sfuggendo dal laboratorio, questo Male sperimentale può avvelenarci e ci avvelena, infatti?
Perchè se lo siamo questa disperazione nasconde malissimo un resto non di speranza ma di gusto della disperazione...

Francesca | June 27, 2008 1:39 PM

Mi te go dito mi'e vo'te che ti me piasi molto, Mona. Ma no go fortuna: ti te vol sempre raganàr!
Adesso è tardi, Sior: me devi procurar un aneo con diamante beo groso de 5 carati almeno:).


Francesca | June 27, 2008 1:59 PM

Rieccomi,
ho riletto meglio la parte finale e finalmente l'ho capita (stamattina andavo di fretta).

Che dire ? Ho provato a scrivere una replica, però l'ho riletta e mi sono accorto che era inconcludende.
(è la prima volta che mi capita di avere difficoltà a replicare ad un bloger - onore a te quindi)

Alla prossima

MIRAGE

MIRAGE | June 27, 2008 6:56 PM

ops
"inconcludende"
adotto il lessico del glorioso Ciriaco De Mita.

MIRAGE | June 27, 2008 7:21 PM

Cette façon dont vous dépensez si prodigalement des honneurs pour quelqu'une qui, sans même vous avoir parlé, arrive pourtant à vous faire taire, Monsieur, est assez sinistre.
J'ai peur de ce genre de Géants.
Je vous tire donc ma révérence et je file vite me cacher.

Francesca | June 27, 2008 7:45 PM

nessuna paura, ne t'inqiuete pas.
eppoi non sai che i giganti son tutti buoni ?

piuttosto fammi anche tu ora l'onore di venire sul mio blog che ho appena riaperto , così vedrai che ti passerà ogni paura.

Verrai? o ti farai prendere da usual incuriosity ?

MIRAGE

MIRAGE | June 28, 2008 12:11 PM

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