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Notizia Esclusiva: il PIL non misura la Felicità!!

Nonostante gli "economisti" mandino ormai da 100 anni segnali dal Pianeta Terra su tutte le frequenze, ridotti ormai alla disperazione, non c'è modo di far capire ai Decrescenti Felici questa semplice affermazione: IL PIL NON MISURA LA FELICITA'!.

 

Niente da fare: quelli si ostinano a non volerlo credere.

Insistono: "ma un aumento del PIL non distingue fra un aumento di burro e uno di cannoni"!.

E i poveracci con le mani nei capelli: "Ma certo che non distingue fra burro e cannoni!, figurarsi fra Felicità e cannoni!"

E quelli: visto? Dunque riduciamo il PIL e Decresceremo felici!

(Proviamo la frequenza sub-warp): Ma se il PIL non distingue fra una crescita di burro e una di cannoni, come fa a distinguere una decrescita di burro da una di cannoni? Se un aumento del PIL può essere dovuto ad un aumento della produzione di cannoni, perché una decrescita del PIL non potrebbe essere dovuto a una diminuzione della produzione di burro? Se non c'è relazione fra aumento del PIL e Felicità, come insistiamo a dirvi da un secolo!, perchè ce ne sarebbe una fra diminuzione del PIL e Felicità? Convinciti! NON C'E' RELAZIONE FRA PIL E FELICITA'!!

"Ah! Ma io voglio vivere in Felicità e questo significa non dovermi preoccupare del PIL!"!

Ma diavolo! Ma perchè non vivi dunque Felice e SMETTI di preoccuparti del PIL, come se fosse una cosa arcana e inaccessibile, e non ti preoccupi invece veramente della Felicità, che mi sembri considerare una cosuccia ovvia?

Un esperimento: sei in una comunità agricola e decidi di vivere nel modo qualsiasi che più vi rende felici. Non avete a che fare col PIL (ma con il raccolto, le uova e il latte che producete, ect), non dovete preoccuparvi della "produttività" (ma probabilmente finite per sapere quante uova danno le galline, anzi, quante ne da Caterina e quante Armandina), non dovete preoccuparvi dei "ritorni decrescenti del capitale" (ma probabilmente finite per scoprire che il doppio di galline nel pollaio non danno il doppio di uova), non dovete preoccuparvi di "deprezzamento" (ma probabilmente vi accorgerete che l'argine del fiume va rifatto, la pompa aggiustata, le galline invecchiano, ect), non dovete preoccuparvi della "combinazione produttiva" (ma finirete per realizzare che, se dare un trattore a uno di voi aumenta l'estensione dell'aratura che lui fa in un giorno, dargliene due non raddoppia questa misura, o viceversa che non la raddoppia mettere due guidatori sul trattore), non dovete preoccuparvi di "finanza" (ma forse scoprite che il maiale che macellate a dicembre mette qualche mese a crescere), e così via. Producete per la sola sussistenza, se così vi pare, producete come vi pare, distribuite come vi pare. Ma provate a pensare come funziona veramente questa comunità.

Poi provate a immaginare che questa sia una comunità di kilombi.

Commenti

non mi intendo di economia ma ho provato (azzardato) lo stesso una replica qui:

link

Sarei curioso di sapere se ho scritto solo ca...te o se c'è qualcosa di salvabile.

MIRAGE

MIRAGE | June 30, 2008 10:43 AM

Cher Monsieur,

l'économie - croyez-moi - n'est pas si compliquée que tout ça. Posez-vous des bonnes questions, je veux dire des "vraies" questions. Vous préparez par example votre petit dejeneur et vous vous demandez: "Comment se fait-il que j'aie des oeufs au lieu de n'en avoir pas? Comment se fait-il qu'ils soient là, sans qu'il me faille aller les chercher au poulailler?". Des trucs comme ça, rien de tellement métaphysique.

Permettez-moi de vous conseiller d'en faire autant avec vos autres curiosités, sans quoi vous risquez de confondre le chaos avec le hazard, de ne pas vous apercevoir que "mort" et "vif" ne sont pas des "états quantiques", ou que si votre phrase musicale - que je n'arrive pas à entendre, tout en esperant qu'elle ne soit pas l'Offrand Musicale - peut ne pas être d'origine humaine, c'est qu'elle peut bien être la production d'un Grand Prince, d'un singe, ou d'un ordinateur.

Je ne veux absolumment pas vous être désagréable, mais il faut que vous sachiez que je suis tout à fait corrompue par l'esprit des Lumières, assez libertine, avec un tout petit côté jacobin qui s'accorde mal avec les Bourbons anciens ou néo, Français, Espagnols ou Napolitains.

Francesca | June 30, 2008 2:40 PM

ho risposto in merito ai Vostri consigli, madame.

Poichè le risposte sono OT ed anche lunghette, ho preferito inviarVi una mail su yahoo.fr per non tediare gli utenti del blog.

MIRAGE

MIRAGE | June 30, 2008 8:36 PM

è un peccato mirage, perchè avrei letto volentieri qualsivoglia controargomentazione. Perchè, parliamoci chiaro, questa di Francesca è chiaramente una notizia falsa e tendenziosa! :O)

alessandro | June 30, 2008 8:52 PM

Proporrei il post per la cazzata della settimana.
Se questi sono gli argomenti per smontare le teorie su cui non siamo d'accordo, poveri noi.

Mario | July 1, 2008 4:14 PM

Sorry, Mario. Le candidature al concorso vanno motivate.

KK | July 1, 2008 4:19 PM

E' l'unità di misura della felicità che dà problemi, oltre che la misurazione sui singoli membri della comunità e la successiva ponderazione.
Diciamo che esiste almeno un gruppo sociale per il quale il PIL misura la felicità. Si tratta del gruppo (in estinzione, purtroppo) dei prodiani. A dire il vero, per questa piccola etnia, il PIL non misura direttamente la felicità, ma concorre a determinarla. Ciò che li rende felici è il "risanamento", non il PIL. Però il "risanamento" si misura mettendo il PIL al denominatore di una frazione che, al numeratore, contiene un'entità più o meno di fantasia, chiamata "deficit". Poichè il "risanamento", che rende felice questa subcomunità, aumenta con la riduzione del quoziente, è evidente che, a parità di deficit, più alto è il PIL è più felici si è. Controprova? il PIL non sale, e vedete bene che i prodiani non sono felici.

Erasmo | July 1, 2008 5:31 PM

Spiacente Mario.
E\' sconveniente e inutile andare a dire al padrone della trattoria che hai mangiato male.

Comunque a te almeno rispondono in italiano. Al povero mirage, in francese, senza curarsi di sapere se comprende.

Anonymous | July 1, 2008 5:34 PM

Che bello, abbiamo di nuovo i nostri anonimi adesso. Ne sentivamo tanto la mancanza...

KK | July 1, 2008 6:10 PM

Un attimo. I decrescenti felici mi pare che dicano una cosa diversa.
Mi pare cioé che dicano: visto che l'aumento di beni materiali non dà più felicità perché si innesca una sorta di meccanismo "inflattivo" per cui sebbene io abbia tantissime cose, non riesco ad attribuire un gran valore alle singole cose che posseggo (anzi, mi par che dicano i D.F., più hai e meno valore attribuisci alle singole cose che hai) e visto che aumentare così tanto la produzione di beni materiali mi comporta dei notevoli "costi" intesi come riduzione di cose a cui attribuisco un gran valore (la "solidarietà" i rapporti umani "veri", la conservazione della "natura" etc etc), allora il gioco non vale la candela.

Insomma: mi sembra che i D.F. dicano che abbiamo la pancia talmente piena che se ci mettessimo un po' a dieta riusciremmo ad apprezzare di più quel che mangiamo.

Non so se il discorso dei D.F. sia giusto e non so (anzi dubito) che se ci mettessimo a fare i contadini autarchici saremmo tanto felici, dacché è vero che attribuiremo un gran valore a quel poco che riusciremmo a produrre in modo equo, solidale e sostenibile, ma saremmo guarderemmo al cielo con ben altra preoccupazione (adesso il magazzino è stracolmo e anche se viene la grandine, chissenefrega, se il magazzino e quasi vuoto ogni nuvola in cielo non mi fa dormire bene la notte).

Tuttavia, una buona polemica comporta NON adattare le tesi avversarie alle confutazioni che gli si vogliono opporre.
E allora, il tema su cui discutere è: abbiamo la panza troppo piena? E' meglio aver fame o avere qualche chiletto di troppo?

Che poi è la vecchia, vecchissima polemica sulla superiorità delle cose spirituali sulle cose materiali.
S. Francesco, che non era cretino, sapeva benissimo che NON tutti possono fare i mendicanti non foss'altro perché per fare il mendicante ci dev'essere qualcuno che fa l'elemosina. Tuttavia, troverai un sacco di gente che loderà la scelta di vivere di elemosina e che ciò argomenta sulla base della superiorità dei beni "spirituali" su quelli "materiali".
E, in parte, non è che abbiano tutti i torti. E siccome non ha neppur completamente torto Bernardone ad incazzarsi con quel figlio sciagurato (ecchecazzo, si era fatto un culo così in Francia e poi 'sto qua butta tutto via) dobbiamo ammettere che nella nostra testa piccolina non ci può stare tanto Bernardone quanto Francesco: possiamo però dire che qualche ragioncina ce l'hanno tutti e due.
Cerchiobottismo? No, semplice constatazione dei nostri limiti.
Boh

etienne64 | July 1, 2008 7:30 PM

Ecco quel che dicono i Decrescenti Felici, Etienne:
link

KK | July 2, 2008 9:32 AM

KK,

Un tale mi offre un premio senza neanche capire se l'ho meritato, senza che io debba neanche darmi la pena di meritarlo. Mi spieghi come ti viene in mente di metterti in mezzo fra me e detto premio?

Ho vinto! e guai a chi me lo toglie!

Francesca | July 2, 2008 12:05 PM

Etienne, comincio forse a capire perchè hai difficoltà a farti pagare la parcella.
Hai mai provato a studiare i comesichiamano, i "dossiers", su cui lavori?

(Il problema non è 'decrescere': quello è facilissimo, e non sarò certo io a oppormi a che chiunque si metta a dieta come gli pare, fosse anche un Francescano. Niente in contrario, da parte mia. Il problema è la Felicità, soprattutto se essa consiste nel sentirsi molto infelici, e nel rendersi infelici mantenendo in piena efficienza questa idea stupidissima che "il Pil viene confuso con il benessere, e tutto concorre a mantenere quest’inganno", e non potendo fare a meno di una "opinione pubblica [..] formattata a considerare la felicità proporzionale al consumo di “cose” e a misurare il livello di vita con la quantità di merci e servizi che il reddito nazionale permette di acquistare(*)" - anche ammettendo che quella sia una definizione giusta del PIL, chissenefrega - senza la quale non ci sente abbastanza infelici per essere veramente felici. Che non si riesca neanche a concepire una Felicità di comportamenti virtuosi e di relazioni umane ricche senza avere qualche milione di imbecilli criminali da escludere da quelle relazioni umane così ricche).

(*)pag. 57 della tesi di questo signore linkato da KK

Francesca | July 2, 2008 12:09 PM

@Francesca. Si, uso leggerli, più volte. Succede anche che da queste letture mi vengano buone idee che in misura > del 50% portano alla vittoria. Congratulazioni per la raffinatissima argomentazione consistente del dare del cialtrone al tuo interlocutore.
Credo che il caldo non si addica troppo alle discussioni. Ci sentiamo quando farà più fresco. Saluti.

etienne64 | July 2, 2008 12:41 PM

Qui (link) c'è la "mappa del BIL (= Benessere Interno Lordo)", definita così:
"E' un Circuito Causale (strumento della Dinamica dei Sistemi) con il quale è possibile rappresentare fenomeni evolutivi".
(abbiamo già visto questa cosa della Dinamica dei Sistemi parlando dei Limiti alla Crescita, qui: link

Per leggerla bisogna sapere che il segno "+" che marqua le frecce che collegano due "ovali" (=livelli) significa che le cose negli ovali collegati da queste frecce vanno nello stesso 'senso', aumentano o diminuiscono insieme, e il segno "-" signifca che vanno in senso inverso: se una aumenta l'altra dimunuisce e viceversa.

Va benissimo che ci sia questa mappa, indipendentemente dal fatto che sia giusta o sbagliata. Provate voi.

Prendiamo per esempio il 'circuito' che parte dai "Ricavi". Vedete che aumento ricavi -> aumento profitti -> aum. investimenti per innovazione -> aum. miglioramento prodotti e processi ->
diminuziome consumo risorse -> diminuzione tempo di lavoro -> aumento occupati -> aum. responsabilità sociale dell'Impresa - > aum. Visibilità e immagine etica dell'impresa -> aumenti dei ricavi.

Vedete anche che diminuzione consumo risorse -> diminuzione costi di produzione -> aumento prezzi competitivi (che immagino voglia dire "aumento della competitività dei prezzi e in definitiva diminuzione dei prezzi).

Attraverso questo circuito e qualche meccanismo non specificato (ma va bene) abbiamo prezzi più bassi che però sostengono ricavi e profitti e investimenti in innovazione.... Inoltre non è molto chiaro perchè diminuz. consumo di risorse causa diminuz. del tempo di lavoro, né perché dim. tempo di lavoro -> aumento di occupati, ect.

D'altra parte diminuz. tempo di lavoro ->aumento tempo per la famiglia->aumento autoproduzione di beni servizi ->aumento di ricchezza dei beni-> diminuzione del bisogno di reddito pro capite.

Qui si fa più puzzling: l'autoproduzione non sembra collegata col consumo di risorse (forse perchè è "auto"?) la ricchezza dei beni diventa una diminuzione del bisogno di reddito procapite. Vedete anche che attraverso qualche "ovvio" passaggio c'è un aumento di nuova tencologia alimentato dalla richiesta di prodotti e servizi a basso consumo di risorse SENZA però che siano coinvolti investimenti in innovazione: una nuova tecnologia che aumenta senza che ci sia un processo di produzione da parte di "imprese" o di "autoproduttori": aumenta perchè si "richiedono" beni e servizi di quel tipo. QUESTO, fra parentesi, è la firma vera del consumismo: richieste e bisogni diventano cose - come una nuova tecnologia - senza che ci sia produzione: consumismo = nessun rapporto di nessun tipo con la produzione.
E una diminuz. del bisogno di reddito procapite non sembra collegata ai ricavi, che è un po' difficile capire (senza altre informazioni) da dove vengano: non vengono dal reddito?

Non ha importanza che ci siano o no i circuiti "giusti", è importante che qualcuno abbia disegnato dei circuiti che voi potete seguire e valutare SENZA introdurre legioni di imbecilli, di programmi televisivi idioti, di colpevoli, ect.

Francesca | July 2, 2008 1:25 PM

etienne,
chi ha scritto
\"voglio una copia, edizione 1568, delle Vite di Vasari\"
non ti dirà mai che il possesso di merce non dà la felicità.

rufus | July 2, 2008 4:01 PM

rufus: penso che tu possa avere ragione. Ma uno che ti dicesse che la sua felicità gli deriva dal non possedere anche solo UNA qualsiasi merce, tu pensi possa essere sincero?

alessandro | July 2, 2008 8:12 PM

una domanda veloce, prima di coricarmi.... Se il Pil è la ricchezza reale (ovvero l'insieme di beni e servizi) prodotta da un certo paese in un certo arco di tempo, allora un paese che - dico per assurdo - vivesse solo di investimenti fnanziari, i cui membri cioè per assurdo fossero tutti investitori in azioni e vivessero di quello senza creare nulla (fabriche, agricoltura, servizi di alcun genere), allora quel paese.... non avrebbe Pil?
Ditemi di sì...

Adriano | July 2, 2008 10:45 PM

Adriano,

I ragionamenti "per assurdo" sono un modo intelligente per esplorare i ragionamenti stessi e anche la realtà.

MA.

Quando dici "vivono" di investimenti finanziari, o "vivono" di azioni, che cosa intendi? Che strappano i titoli e li mangiano come una insalata? Ne fanno un'emulsione e la bevono? Li polverizzano e ne fanno compresse per quando hanno il mal di testa? li incollano in qualche modo per farne un mezzo di trasporto?

O fanno qualcosa di terrestre, tipo scambiarle con pane e latte e aspirine e corse del metro, che qualcuno produce investendo i risparmi che quei signori collocano in titoli?

Questa storia mi ha stufato. Non è neanche divertente che una cosa che ho scritto proprio come "assurda" (NESSUNO crede veramente, voglio dire in tutte le sue conseguenze, che il PIL non misura la Felicità) viene fuori che è più vera e diffusa di qualsiasi assurdità.
Suscita trabocchi di animus e cazzate a go-go.

Bisognerebbe farsi le domande più 'semplici', che sono spesso quelle profonde: come funziona una fattoria? perchè se risparmio dell'acqua a Roma ce n'è di più nel Katanga?

Se no vengono fuori cose come queste (che prendo dalla tesi - ma non c'è un correlatore, un tutor, di queste tesi? - di cui KK ha messo il link qua sopra:

"una sorgente d’acqua pura non è un dominio privato e quindi non è ricchezza" (pag. 58);

E perchè mai? Quale economista scriverebbe quel quindi?

"se qualcuno ci fa un recinto attorno significa che questo qualcuno sta creando ricchezza (in economia sì) o che sta usurpando ricchezza?"

in economia si? Quale economia dice una cosa del genere?

Oppure: "gli uragani che in questi anni hanno devastato gli Stati Uniti. Di fatto si sono creati posti di lavoro sia per medici, infermieri ecc... sia per ricostruire tutto, c’è bisogno di materiali nuovi, in poche parole le catastrofi ambientali aumentano il Pil;"(pag. 57)

E che "devastazione" è questa che non devasta le fabbriche e le case e gli impianti, che non distrugge posti di lavoro, ect, e se non devasta queste cose perchè c'è da 'ricostruire'? perchè dunque le catastrofi "aumentano" comme ça, comme niente fosse, il PIL? E a parte tutto, il mio post non dice APPUNTO che per gli economisti terrestri la crescita del PIL non distingue fra la buona e la cattiva crescita?

E allora che vuol dire: "più sale il Pil meglio stiamo, secondo gli economisti tradizionali" (pag 57-58)

Che io vi parlo di economisti non 'tradizionali', che vale quasi a dire "che non esistono"?, visto che continuo a dirvi che non è vero per forza, per gli economisti terrestri, che più sale il Pil meglio stiamo?
Non so proprio chi siano questi 'economisti tradizionali' che direbbero una cosa sel genere.

Sapete com'è: nessuna sa dire cosa è la Felicità. Ma tutti sappiamo riconoscerla quando la sentiamo, perchè è contagiosa.
Ora si da il caso che a ME l'autore di questa tesi non pare 'felice' neanche un po', ma proprio per niente. Questa tesi mi pare un lungo ed elaborato commento ad una infelicità, e una infelicità talmente poco pensata, talmente poco autentica, che deve essere illustrata da qualcosa come questa:

"un mondo in cui “Che noia il tg, gira che Lucilla deve corteggiare Costantino”, in cui Lecce è out perché la moda arriva in ritardo di 6 mesi" (pagina 1, in forma di exergue).

Non so chi sono Lucilla o Costantino ma immagino che siano personaggi di qualche soap opera in TV.
Ma è tutto qui? "girare" per NON vedere Lucilla corteggiare Costantino o infischiarsene della moda possono essere davvero cose così impossibili, così inaccessibili a TUTTI tranne che a 'noi'? Sono tutti imbecilli tranne me? Perchè da una parte si mostra un mondo terribilimente onnipotente da costringerci a guardare Lucilla&Costantino anche se ci costa la Felicità, ma dall'altro questo mondo onnipotente è talmente poco onnipotente che "bastano piccoli gesti", o che per quanto piccoli questi gesti non sono alla portata del resto dell'Umanità?
Io proprio non la vedo questa Felicità desiderata, e mi domando: se questi non vi danno retta è perchè sono "imbecilli" o perchè non lo sono abbastanza da scambiare questa bella indignazione virtuosa e a buon mercato per la Felicità? Che Felicità è questa che ha bisogno impellente di imbecilli, e di crearne se non ce ne sono abbastanza, per esistere?

"Cambiare il mondo"? Naturalmente! ma perchè pretendere di cavarsela riducendo PRIMA l'economia in fiction miserabile, e gli economist in "Costantini", in modo che sia possibile DOPO abbatterla con "piccoli" gesti, delle dimensioni della propria panza?

DUE COCOMERI COSI'. Veramente, che palle.

Francesca | July 3, 2008 12:14 PM

Una cosa è sicura: l'intelligenza non dà felicità.

Erasmo | July 3, 2008 2:48 PM

Vorrei essere chiaro: la mia domanda non riguardava il rapporto tra PIL e felicità di cui si discute qui, e su cui non ho un'idea precisa (anche se condivido quel che dici in merito alla facile indignazione contro il mondo come uno dei mali diffusi del mondo di oggi! e se mi conosci la cosa non può stupirti....MA NON ERA QUESTO CHE TI CHIEDEVO!) Io volevo sapere se, posto che il PIL, come hai scritto in altri post, è ciò che consumiamo, che mangiamo, ecc. ecc. e che la moneta (come hai scritto sempre tu vicino a ciò che hai/ho appena detto) è un mezzo per appropriarsi del PIL o della ricchezza, posto tutto ciò, io mi chiedevo se un Paese che vivesse solo di investimenti finanziari, cioè creando danaro dal danaro, e che poi si rifornisse di tutti i beni di cui ha bisogno acquistandoli da altri Paesi (la cui economia non fosse esclusivamente finanziaria ovvero basata su investimenti, ecc.), bene mi chiedevo se quel Paese avesse un PIL proprio: io direi di NO - ma non, sia chiaro, per disprezzo verso la Borsa e le Banche (che sono strumenti finanziari indispensabili in ogni economia moderna!).
No! la mia era una domanda puramente tecnica, volevo sapere se queste attività rientrano o no nella produzione di PIL.

PS ho letto Robinson Crusoe, ho compreso che il PIl è ciò che mangiamo, ciò che creiamo, ecc. E' ciò che R. "si fa" nell'isola in solitudine: pianta il grano, conserva e poi investe parte della ricchezza prodotta per produrre altro grano l'anno seguente, ecc.
Proprio da questo partivo: se il PIL è ricchezza consumabile in tutte le sue forme e se la moneta non è una ricchezza consumabile ma solo un mezzo per acquisire ricchezza o PIL, chi lavora con la moneta (Banche, Borsa, ecc.) produce PIL o no?

Adriano | July 3, 2008 9:22 PM

Adriano,

ho messo troppe cose in un solo commento. Dal punto in cui dico "questa storia mi ha stufato" in avanti NON parlavo a te, e non rispondevo a te. Avrei dovuto farne due, di commenti. Mi dispiace, je te demande pardon.

Allora, quello che dicevo A TE nella prima parte del commento di ieri era che "vivere" di inv. finanziari significa ottenere da questi investimenti un reddito che si scambia con produzione, cose come pane e latte. Dunque qualcuno produce.

Ora, mi sembra che se ammetti che vivere di "denaro" (che 'si crea dal denaro') significa usare questo "denaro" (che si crea dal denaro) per scambiarlo con produzione, quel che ti domandi è se questo non significhi che la produzione (di pane e latte) è una cosa senza relazione con la 'creazione' del denaro che scambi con quei prodotti, che infatti 'crei dal denaro'.

Ma prova a ragionare così: tu metti i tuoi risparmi (che sono un 'integrale' nel tempo di reddito non consumato: cioè vengono da un reddito) in "borsa", per esempio in azioni della Pane&Latte (ma quello che sto per dire vale lo stesso anche se li metti in Buoni del Tesoro, ect). Ma quel che stai facendo è dare questi risparmi alla Pane&Latte, che li usa per produrre pane e latte. Se le tue azioni ti danno effettivamente dei dividendi è perchè la Pane&Latte ha prodotto pane e latte. Insomma questo "denaro" non è prodotto "dal denaro", ma dal denaro impiegato nella produzione.
NOTA BENE: la classica critica marxista del capitalismo NON è che esso produca "denaro dal denaro". I marxisti sanno molto ma molto bene che il problema è la produzione, che il denaro è "creato" dalla produzione, e lo sanno talmente bene che la loro critica è precisamente che si produce SOLO per creare denaro (non per soddisfare bisogni, per esempio). Non potrebbero dire "il capitalismo produce merci solo per creare denaro" se non sapessero che per creare denaro si devono produrre merci.

Ma, potresti dirmi: "Ok, ho capito che il denaro si crea dalla produzione, non direttamente dal denaro: ma se la produzione è tutta importata?".
Questa è una cosa diversa. Tuttavia NOTA: puoi importare il pane e il latte se qualcuno esporta biciclette o salame in cambio. Dunque qualcuno produce all'interno bicliclette e salame. Oppure puoi importare pane e latte se chi te li spedisce ottiene in cambio degli 'assets', e sarebbe il caso in cui tu hai messo i tuoi risparmi in azioni della Pain&Lait francese. In questo caso contribuisci non al prodotto interno lordo, ma al prodotto nazionale lordo. C'è sempre un prodotto di mezzo. (Nota anche che certi beni o servizi non sono esportabili facilmente: non importi, di solito, un taglio di capelli).

"Ma la speculazione finanziaria" - dirai?
Se ci pensi bene ANCHE questa implica una produzione. Anzi il problema è che si produce troppo. Un sacco di cavi transatlantici di telecomunicazioni ('bolla delle TLC'), un sacco di case e grattacieli ('bolla' edilizia). Qui l'effetto non è che la speculazione 'crei denaro dal denaro', senza produrre, ma al contrario che crei UN SACCO di produzione senza relazione con la domanda. Di nuovo QUESTA è la critica marxista del capitalismo: produce SOLO per fare denaro (ma PRODUCE).
E infatti la 'bolla' scoppia PROPRIO perchè si è prodotto troppo, (sarebbe più giusto dire "investito" troppo, ma per questa discussione non importa, perchè gli investimenti sono anche loro parte del prodotto lordo), intendo troppe "cose", non troppo denaro.
(Fra l'altro queste considerazioni formano la base di una grande discussione in corso per esempio sul New York Times, nella quale Paul Krugman si domanda: "se il prezzo del petrolio aumenta a causa della speculazione dov'è l'eccesso di produzione (dunque di scorte) che dovremmo vedere?". Per alcuni questo eccesso è sotto terra, cioè è petrolio non estratto, nel qual caso lo speculatore sarebbe l'OPEC. Lo stesso argomento dovrebbe valere per il cibo: "se il prezzo del cibo aumenta a causa della speculazione e non della domanda, dove sono le scorte accumulate di cibo"?
La speculazione è una cosa terribile insita nel funzionamento del capitalismo, ma la vedi nel CONTRARIO della 'creazione del denaro dal denaro': la vedi nella PRODUZIONE di un sacco di cose in eccesso della domanda, "solo per far soldi". Ed è terribile NON perchè questo meccanismo di produzione di cose in eccesso alla domanda solo per far soldi funzioni, ma AL CONTRARIO perchè NON può funzionare, e prima o dopo l'eccesso di produzione arresta appunto la produzione.

Se gli speculatori, al fine di far soldi, NON distinguono fra un aumento del prezzo dovuto alla domanda da uno dovuto alle loro azioni, a maggior ragione dobbiamo farlo NOI. Se prendessimo infatti ogni aumento di prezzo per "speculazione" invece che per aumento di domanda, finiremmo per arrestare la produzione per soddisfare la domanda credendo di arrestare la speculazione. (Ed è per lo stesso motivo che non c'è un modo "a occhio" di stabilire come le Banche Centrali debbano mettere i tassi di interesse: li alzo per fermare la speculazione sulle case ma finisco per frenare la produzione di pane e latte, ect. Oppure favorisco la produzione di salame ma rischio di agevolare la speculazione sul titanio o che so io).

Dunque DUE cose: la prima per rispondere a te: IL DENARO NON SI CREA DAL DENARO, meno che mai nella speculazione.
La seconda è che il "prezzo" NON basta per caratterizzare la domanda. E la risposta a questo è il CONTRARIO dell'"abolizione dei prezzi" (in effetti il problema è: non ci sono abbastanza "prezzi"), ma l'aggiunta di segnali al prezzo, segnali che devono venire dalla "politica" sotto forma di "prezzi" (per esempio: accorgimenti regolatori che 'prezzino' certi effetti legati agli scambi inter-temporali, ect ect ect. Un sacco di lavoro anche per avvocati, fra l'altro. Un sacco di lavoro anche per matematici ed esperti di dynamica dei systemi, ect ect ect).

Francesca | July 4, 2008 12:21 PM

post e discussione molto interessanti, mi riservo di approfondirli con calma. giusto due note:
a) credo che uno dei problemi quando si parla di PIL derivi dal fatto che spesso viene definito "la ricchezza di un paese", ingenerando una doppia confusione:
- tra stock (la ricchezza) e flusso (il reddito)
- tra grandezze monetarie e grandezze reali

da lì in poi è il caos

b) per fare un esempio un po' meno irrealistico del paese che crea soldi dai soldi possiamo immaginare un paese in cui i residenti campano solo con le rimesse dei parenti emigrati e le spendono interamente in beni di consumo d'importazione. In effetti in quel paese il PIL sarebbe zero e il conto del reddito si ridurrebbe in pratica alla semplice equazione Consumi = Importazioni

Dust | July 4, 2008 3:34 PM

ho guardato la mappa. La vedo bene a fianco di quei quadrettini del genere "Casa dolce casa". E' una strana confusione di due livelli:
livello 1); "come vanno le cose" (vere o presunte leggi dell'economia e della società)
livello 2); "come vorrei andassero nel migliore dei mondi possibili".
Praticamente ogni nesso causale è ipersemplificato e richiederebbe verifiche. In più, pare che essitano solo forme di causalità diretta o inversa. Prendiamo il rapporto tra tempo di lavoro (suppongo pro capite) e occupazione: mentre è forse sostenibile che un aumento generalizzato dell'orario di lavoro reale avrebbe effetti deprimenti (comunque da verificare) sull'occupazione, una riduzione attuata grazie a investimenti capital intensive potrebbe benissimo avere gli stessi effetti (e non mi pare una novità). Ancora, è tutto da dimostrare che maggiori profitti si traducano in maggiori investimenti, i quali a loro volta non implicano affatto innovazione, ad es. se sono concentrati in settori maturi.
Gli effetti del minor tempo di lavoro su famiglia, partecipazione, cultura e simili fanno parte del livello 2. Dico solo che l'Arcadia al confronto è un girone infernale

Dust | July 5, 2008 2:19 PM

Non è solo un orientamento politico, ma una scuola non troppo nuova che torna in auge anche grazie all'Economist a proposito delle ultime tendenze della globalizzazione. L'economia misura da sempre il benessere, ma l'impatto di una produzione frazionata e globale nelle economie in via di svilupposembra avere un effetto di trasferimento "inverso" in termini di effetti negativi (esternalità) sulle economie evolute.
Mi piace l'articolo, ma da economista non credo (personalmente) ci sia possibilità reale di misurazione. Per questo la teoria si presta ad essere sfruttata solo come slogan.

1ps | July 7, 2008 12:16 PM

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