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July 7, 2008

Muhammad Yunus visto da un architetto

Questa è la fiaba del “io ti presto pochi spiccioli, quelli che ti servono per costruire semplici oggetti e rivenderli, tu mi restituisci gli spiccioli con un piccolo interesse e in piccole rate”.

E’ una fiaba, state accorti, non è la pubblicità della cucina o del televisore al plasma in 10 comode rate.

 

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March 10, 2008

La ricchezza delle nazioni - (1)

A. SMITH, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776), tr. F. Bartoli, C. Camporesi, F. Caruso, Milano, 1977.

Il grande libro di Smith è una ricerca, come dice il titolo, sulla natura e le cause della ricchezza non dei singoli, ma delle nazioni. Al fondo c’è un problema che oggi diremmo di teoria dello sviluppo economico: quali sono le cause che rendono alcuni paesi ricchie ed altri poveri.  Il problema è già accuratamente enunciato nella Introduzione, dove S. afferma che, tra le due possibili cause (cioè l’arte, la destrezza e l’intelligenza con cui si esercita il lavoro, e il rapporto tra gli individui ooccupati in un lavoro utile e il complesso della popolazione) la prima è la più importante (infatti, tra i popoli di cacciatori e raccoglitori tutti lavorano eppure sono poveri, mentre nei paesi civilizzati lavorano solo alcuni eppure la ricchezza prodotta è molto più grande. E sin dall’inizio si enuncia anche un altro elemento caratteristico del libro di S., l’attenzione all’effetto che i regimi politici e le istituzioni giuridche esercitano sullo sviluppo dell’economia propriamente detta.

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November 26, 2007

La bilancia commerciale

D. HUME, La bilancia commerciale, 1752 (Saggi, XV, Roma, 1975, trad. L. Formigari)

Eccoci al terzo e ultimo dei grandi saggi economici di Hume.

L’obiettivo polemico del saggio sono le correnti mercantiliste, all’epoca  molto forti.

H. comincia col ricordare come, “nelle nazioni inesperte della natura del commercio”, è frequente vietare l’esportazione delle merci, per mantenere tutto ciò che abbia valore e utilità nel paese. H. obietta che questa poltiica produce proprio l’effetto opposto (“più una merce si esporta più se ne produce, ed è all’interno che se ne avrà sempre la prima offerta”); ed espone la storia di questi divieti, da Atene all’epoca presente. Ma non meno sciocco è nutrire analoghi timori per il denaro (metallico, ricordiamolo: oro e argento, per la precisione). L’errore, come abbiamo già visto in precedenz, consiste nel credere che la ricchezza risieda nel denaro anziché nelle merci che una nazione produce. “Temere che il denaro corra via lontano da una nazione popolosa e attiva è come temere che tutte le sorgenti e i fiumi si prosciughino”. 

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September 25, 2007

L'interesse secondo David Hume

D.HUME, L’interesse, 1752 (Saggi, XIV, Roma, 1975, trad. L. Formigari)

Veniamo al secondo dei grandi studi economici di Hume.

H. condivide l’idea tradizionale che un basso saggio di interesse sia segno di florida condizione economica di un paese. Però ritiene che la ragione comunemente addotta per questa opinione- cioè che la modestia del tasso d’interesse dipende dall’abbondanza di denaro – sia sbagliata. Secondo H., invece, se la quantità del denaro è stabile, anche l’abbondanza del denaro ha il solo effetto di alzare il prezzo del lavoro.

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September 17, 2007

Il denaro secondo David Hume

D. HUME, Il denaro (Saggi, XIII: Roma, 1975, p. 174-186, trad. L. Formigari)

Non tutti sanno che, tra le molte cose su cui David Hume ha scritto pagine memorabili, c’è anche l’economia. Ed è proprio dai suoi tre grandi Saggi economici (sul denaro, l’interesse e la bilancia commerciale) del 1752, che tanto influirono su Adam Smith e gli altri, che cominciamo un ciclo di letture dei principali classici del pensiero economico, che arriverà (speriamo :-)) da Hume e Quesnay fino a Keynes, e oltre.

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January 9, 2007

Beni pubblici, beni privati, e risorse comuni

C’è un argomento economico sul quale si fa spesso confusione. Dato però che si tratta di un argomento piuttosto importante, anzi decisamente cruciale, nell’economia e nella politica contemporanea, è bene conoscerlo. Si tratta della distinzione tra beni privati, beni pubblici, risorse comuni (common resources, o anche commons) e beni artificialmente limitati.

Le caratteristiche in base alle quali questi beni si distinguono sono le seguenti:

• sono escludibili (excludable) se chi li produce può impedire a chi non paga di consumarli, altrimenti sono non escludibili;

• sono rivali nel consumo (rival in consumption) se la stessa unità del bene non può essere consumata da più di una persona contemporaneamente, altrimenti sono non-rivali nel consumo.

Facciamo degli esempi per capirci meglio. Un quintale di grano è un bene escludibile: il produttore può venderlo a Tizio ma non a Caio. Ed è anche rivale nel consumo: una volta consumato da Tizio, quel quintale non potrà più essere utilizzato da nessuno.

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