F. CASSANO, Il pensiero meridiano, Bari, Laterza, 2005 (I ed. 1996)
Si tratta di un raccolta di saggettini che nella ristampa del 2005 vengono preceduti da una prefazione. Nel prosieguo ometteremo ogni riferimento ai due articoli che chiudono il libro, quello su Camus e quello su Pasolini, perché hanno una connessione, a dir poco, alquanto remota col tema.
La prefazione già rivela molto: ad es., l’insistita preferenza per espressioni come “gesto teorico”, “mossa teorica” (sei occorrenze in tre pagine) è indicativa di un “pensiero” che si mette in posa e gonfia il petto per celare la sua inconsistenza; i generici riferimenti a una non meglio specificata “globalizzazione liberista” (e il suo “pensiero unico”) aprono la stura alla brillante conclusione (p. x) per cui “ogni ottimismo, che mima comicamente le movenze delle aree forti, è destinato a sfaldarsi sotto l’urto dei processi reali”, essa stessa veramente comica, visto che in tutto il libro, del resto così prolisso, se di qualcosa davvero non si parla mai, è proprio dei processi reali...
La tesi fondamentale del libro è che, per il Sud (d’Italia, parrebbe: ma Cassano rifiuta di fornire qualificazioni geografiche, anche se al dunque gli esempi concreti che fa riguardano soprattutto Bari), la “modernità” e lo “sviluppo” non sarebbero la cura, ma la causa del male. Il male non è il sottosviluppo, ma è il pensiero del sottosviluppo: la malattia consiste nell’accettare le categorie imposte dagli altri, dai colonizzatori, dal Nord. ). Il sottosviluppo non esiste: “nel momento in cui i paesi non-sviluppati accettano di definirsi tali (...) hanno perso di fatto la loro identità culturale e hanno iniziato a giudicarsi dal di fuori” (p. 67). Insomma, sia l’”identità culturale” sia i dati economici si riducono, per il nostro, a puri e semplici nomi: basta cambiare il nome per eliminare il problema.
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